Archivi categoria: Letture

Prospettive. di Nicola Tassoni

assaggio 1
Notte di Maggio

L’inverno è passato senza lasciare altri segni. Bologna si è svegliata dal torpore di un inverno freddo e disordinato. Appena il primo sole ha cominciato a baciarla sul collo (o sui colli) si è emozionata. Ai balconi sono apparsi i primi vasi di gerani e nei giardini i bambini hanno cominciatoa correre dietro ai palloni evitando, per quanto possibile, le cacche dei cani. Le ragazze sono passate direttamente dalle giacche imbottite, alle canottiere e alle mini senza calze, mettendo in mostra la maggior parte dei centimetri di pelle possibile. Continua a leggere

Ts’ao Hsueh-Ch’in, Il sogno della camera rossa

di Giorgio Morale

“Brama, desio, spasimo, struggimento,
tutta illusione! A che serve il cimento?”

Il sogno della camera rossa è considerato il più grande romanzo cinese. 700 pagine fitte nella traduzione italiana, in cui si affollano 448 personaggi, dicono alcuni che li hanno contati (qualcun altro dice 700), tutti ben individualizzati e legati da relazioni ricostruite minuziosamente.

Lu Hsun ne parla come di “una gemma della letteratura cinese”. E dice che “La più grande virtù del suo autore è che egli osa descrivere realisticamente la vita, senza usar sotterfugi. Ogni persona del libro è reale ed il romanzo determina una svolta nell’arte della narrativa in Cina”. Continua a leggere

Narrazione araba e i pupi

Quando una favola araba incontra la Sicilia
Breve intervento di Fabrizio Corselli

L’accostamento della narrazione orale araba e quella siciliana nella diretta figura del contastorie, potrebbe far storcere, a primo acchito, il naso a molti; tale approccio ha invece il pregio di avvicinare due ambiti apparentemente diversi ma che parimenti condividono la stessa tradizione.

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L’infinito nel finito (appunti)

Di Letterio Cassata

1. Il titolo
Assai significativo, nel titolo, il passaggio – non documentato dalle edizioni critiche – dall’iniziale maiuscola («L’Infinito») negli autografi (quello conservato a Napoli, AN, e quello conservato a Visso, AV) e nella prima pubblicazione a stampa, nel periodico milanese «Il Nuovo Ricoglitore» (NR25) e nell’indice dell’edizione bolognese dei Versi del 1826 (B26i) – attraverso il tutto maiuscolo («L’INFINITO») di B26, dell’edizione fiorentina dei Canti del 1831 (F) e di quella napoletana del 1835 (N) – alla minuscola («L’infinito») negl’indici di F (Fi) e N (Ni); analogamente in Ni, per XIV, da «Alla Luna» (Fi) ad «Alla luna», per XVIII da «Alla sua Donna» ad «Alla sua donna» e per XIX da «Al Conte Carlo Pepoli» ad «Al conte Carlo Pepoli» (come già negli autografi). L’iniziale maiuscola, con la sua funzione ipostatizzante, implicava, nominalmente, l’assolutezza trascendentale dell’idea astratta; la minuscola ne dichiara l’immanenza, la relatività. Continua a leggere

“La fede e la paura” di Salvatore MANNUZZU

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La fede e la paura. Lei scrive che “l’antitesi della fede è la paura, più ancora del dubbio”.

Il dubbio è nella natura delle cose di cui stiamo parlando. Io però gli sono particolarmente affezionato: oltre la sua misura logica. Quando scrivo mi viene di partire dall’oscurità, da ciò che so. Forse una storia si può raccontare in due modi: partendo da ciò che si sa o partendo da ciò che non si sa. Io parto sempre da ciò che non so. Non tanto per mia scelta, quanto proprio per come sono diventato. E’ difficile non essere se stessi; guai se si cerca di imbrogliare le carte. Non dico che ci si deve accettare, ma insomma… almeno ci si deve adoperare, per quello che si è e non per quello che non si è. Continua a leggere

La donna che parlava con i morti

Mi è difficile riuscire a credere. Mi è difficile riuscire a non credere.

 

Non posso e non voglio scendere nei dettagli di una trama o nell’analisi critica di una scrittura. Sono operazioni che non mi competono. Ho intrapreso questo viaggio da lettrice, semplicemente, e quello che porto con me è un punto di vista necessariamente parziale, solo uno dei tanti libri possibili che quest’ultima fatica di Remo Bassini racchiude. Non necessariamente il giallo o la storia d’amore e di morte annunciati in quarta di copertina, anzi; sgombrato il campo da queste prime, possibili definizioni ciò che sembra [spesso] non è quel che è.

Come la leggenda contadina che apre la storia, che contiene la chiave del mistero e non possiamo immaginarlo. Come il piano troppo – e pericolosamente – inclinato delle relazioni tra i personaggi, tra il passato e il presente, tra un mondo di relazioni concrete e radicate ed un universo di virtualità e immaginazione. Come il mistero, difficile da credere ma anche da non credere, che muove i fili di storie solo in apparenza distanti tra loro. Come la maledizione di una felicità fuori della portata umana che pure ci ostiniamo a voler raccogliere, anche quando cresce sull’orlo di un abisso, illusoria e a due facce come una moneta.

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La Storia si ripete

Nel “Tramonto degli oracoli”, un dialogo piuttosto noiosetto composto intorno all’anno 100 d.C., Plutarco racconta una leggenda metropolitana. La riporto anche se è ben nota, perché illustra bene gli sbandamenti della coscienza collettiva quando le certezze che per secoli e secoli erano apparse indubitabili perdono il loro appeal.
Il dialogo si svolge a Delfi, fra parecchi interlocutori. Quando prende la parola un certo Filippo, qualificato come storico, ma del quale non viene specificata neanche la città di provenienza, il dialogo si tinge dei colori di un crepuscolo cosmico. Continua a leggere

Frustrazione

Non ricordo esattamente la frase né l’autore, ma era pressappoco: “Solo chi è infelice scrive romanzi” (e poesie, aggiungerei).
Partendo da questa frase posso dire, quindi, che la frustrazione del progetto di vita è una delle cause scatenanti di una certa produzione letteraria.
Ciò che mi preoccupa è che nei secoli la quantità e la qualità della frustrazione sono cambiate, portando più ampie fasce di scrittori a vivere una condizione disperata e allo stesso tempo veicolante un profondo malessere invece della frustrazione / indignazione che animava la voglia di riscatto e di costruzione attraverso la spinta letteraria.
L’ Oscura Frustrazione sembra proprio appannaggio dei giovani autori, i quali riescono utilmente a far porre l’attenzione sulle radici di un malessere che spesso ci troviamo a condividere a livello inconscio, effetto che giustifica ampiamente la lettura delle loro opere in prosa o in poesia.
Ma ogni tanto spero che ciascuno di noi faccia una tappa leggendo o rileggendo anche altri autori (magari del passato) che possano indurre in noi una positiva reazione o magari anche solo rasserenarci per un po’.

Buone Letture

“I tre giorni all’inferno di Enrico Bonetti, cronista padano”: o della dolorosa finitezza delle parole

Tre giorni.jpgSe mi chiedessero di cosa parla questo libro, la mia prima risposta sarebbe: è un romanzo sul dolore. Tullio Avoledo definisce Binaghi «un rabdomante del Male». Sono d’accordo: ogni pagina dei Tre giorni è intrisa del Male cui ormai ci siamo assuefatti, di quello che ci spacciano come (nor)Male, somministrandocelo ogni giorno – un sonnifero, una panacea, un biscottino alla massa di cagnolini ammaestrati – dal tubo catodico. Eppure. Il dolore è l’altra faccia del Male, ne è la conseguenza logica, ed è inarginabile. Il dolore provocato, o il dolore provato.
Frate Remigio, il religioso che aiuta Enrico Bonetti nelle sue indagini, da bambino è stato vittima, insieme al fratello, di violenza sessuale. Con Remigio, però, la sorte è stata “benevola”: lui è riuscito a fuggire mentre suo fratello è rimasto ucciso. Ora, Frate Remigio ha il dono di percepire le voci strazianti degli innocenti violati.
«Questa cosa da giovane mi ha portato alla disperazione. Ho cercato ogni forma di ebbrezza e di stordimento, fino alla nausea, ma quelle voci ritornavano sempre, sono arrivato alle soglie del suicidio, finché Dio mi ha tratto in salvo dall’uragano e mi ha dato rifugio nell’Arca della Chiesa».
L’impossibilità del Male di essere nominato emerge dalla fede nelle scienze positiviste.
«Da ragazzino dovetti subire un autentico calvario, tra psichiatri ed esorcisti, prima che la dura verità venisse ufficialmente sancita anche da un neurologo positivista».
Ed è questo sfuggire alle definizioni razionali il vero potere del Male.
Come diceva Baudelaire, il capolavoro di Satana è convincerci che non esiste.
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La Storia

La Storia (quella del mondo e quella personale di ciascuno di noi) ha due facce: quando tutto deve ancora succedere, e bisogna prendere delle decisioni, il futuro ci appare caotico. Non esiste alcuna garanzia che alle nostre azioni corrisponderà un esito favorevole o sfavorevole. Potrebbe anche non succedere niente (e infatti il più delle volte i nostri sforzi risultano inutili). Solo quando li guardiamo a posteriori, sia la storia del mondo che i nostri percorsi personali, sembrano avere un senso; ma non è mai il senso che avremmo voluto dargli noi. Continua a leggere

LA STRADA, di Cormac Mcarthy

appunti di lettura intorno a LA STRADA, di Cormac Mcarthy, Einaudi

dalla quarta di copertina

Un uomo e un bambino viaggiano attraverso le rovine di un mondo ridotto a cenere in direzione dell’oceano, dove forse i raggi raffreddati di un sole ormai livido cederanno un po’ di tepore e qualche barlume di vita. Trascinano con sé sulla strada tutto ciò che nel nuovo equilibrio delle cose ha ancora un valore: un carrello del supermercato con quel po’ di cibo che riescono a rimediare, un telo di plastica per ripararsi dalla pioggia gelida e una pistola con cui difendersi dalle bande di predoni che battono le strade decisi a sopravvivere a ogni costo. E poi il bene più prezioso:  se stessi e il loro reciproco amore. 

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Antonio Pagliaro

Da Il sangue degli altri, Sironi.

Verso le nove, Lo Coco ricevette una telefonata. Numero riservato. Aveva già ricevuto due offerte commerciali quella mattina. Era incerto se prendere il telefono o no. Decise di sì.
La voce bassa di un uomo. «Signor Lo Coco? Il giornalista?».
«Sono io» rispose Lo Coco.
«È lei che si occupa dell’affare dei casinò per “L’Ora”, giusto?».

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Due bambini

Il primo si chiama Frank e racconta della sua vita di piccolo irlandese negli anni ’30. Il secondo, anch’egli irlandese, vive negli anni ’60 e si chiama Paddy Clarke. Entrambi fanno parte delle mie irregolari riletture. Succede che di tanto in tanto riprenda Le Ceneri di Angela di Frank McCourt o Paddy Clarke Ha Ha Ha di Roddy Doyle aprendoli del tutto a caso, solo per sentir parlare questi due bambini, due piccoli uomini che crescono. Frank tratteggiato sulla vera biografia del proprio autore raccontata con uno stile “sbrindellato”, Paddy più apertamente inventato eppure non meno vero grazie allo stile di Roddy Doyle straordinariamente vero nella sua “infantilità”.
Due romanzi che dovrebbero far parte dei testi obbligatori in un fantomatico Master per Genitori.

Impariamo le nostre lingue# 2: Il ladino

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Da: La Quotidiana (di Coira) del 26 agosto 2005

Dad ULRICH CAFLISCH

Quei plaid sesanfla all’entschatta dil psalm 103: Lauda il Segner, mi’olma,buc emblida tut il bien ch’el ha fatg.Ami para quei in plaid adina actual. Pertgei? Perquei ch’igl ei la paupra qualitad da nus car tgauns dad emblidar era caussas ch’ins astga maina emblidar.Il psalm 103 indichescha inatala, sch’el gi: Lauda il Segner, mi’olma,bc emblida tut il bien ch’el ha fatg. Il bien e bi che Ti gaudas, vegn quei da Tei? Ei quei Tiu meret? – Na, quei ei tut regal. – Ed emblidar quei vul gir, stgirentar la veta.
Mo, stimada lectura, stimau lectur, ei dat era tut autras caussas che nus vessen buca d’emblidar, schiglioc idealisein nus il carstgaun en ina moda e maniera che sa buca survir al bien.
Etgei fuss quei? – Quei fuss per exempel Auschwitz. Ina part dallas lecturas e dils lecturs vegnan matei a dumandar:
«Auschwitz, tgei ei quei?» Pia gia emblidau. – Continua a leggere

da “Qui da noi”, di Zena Roncada

Non più

Settembre di giorno è ancora l’estate, di sera e di notte non più.
La civetta lo dice, vicina alla casa.
Di notte l’odore di ciancia batte nei vetri.
E’ di zolfo dolciastro e di altro.
Della barbabietola ha solo il fresco di cetriolo maturo.
Racconta la fabbrica che c’era.
Coi suoi rumori (o clangori) secchi e ritmati, andava e andava: zampettio di cingoli e luci, e operai nascosti chissà dove
a sudare.

A sentire l’odore, viene voglia di cercare i vapori, o almeno le strie dei carri, per terra, o la gente ai cancelli a guardare ‘sto circo da poveri, che non costa niente.
La fabbrica è spenta, da tanto.
Tana di gatti, che la notte colano lungo i muri, senza rumore, come miele dal vaso.
L’odore viene da lontano, portato dal vento.

Perché anche i luoghi hanno fantasmi, a saperli annusare.

Ci son storie fatte d’odori che restano in gola come carta vetrata.


Vi invito a leggere l’intero e-book di Zena Roncada:
Qui da noi, ( Feaci Poesia )
Mi ringrazierete.

Friedrich Nietzsche – Umano, troppo umano – Parte quarta “Dell’anima degli artisti e degli scrittori” (1° Parte)

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149. Il lento dardo della bellezzaLa più nobile specie di bellezza è quella che non trascina a un tratto, che non scatena assalti tempestosi e inebrianti (una tale tendenza suscita facilmente nausea), ma che s’insinua lentamente, che quasi inavvertitamente si porta via con sé e che un giorno ci si ritrova davanti in sogno, ma che alla fine, dopo aver a lungo con modestia giaciuto nel nostro cuore, si impossessa completamente di noi e ci riempie gli occhi e il cuore di nostalgia. Di che abbiamo nostalgia alla vista della bellezza? Dell’essere belli: ci immaginiamo che molta felicità debba andare a ciò congiunta, ma questo è un errore. Continua a leggere

Avventura

Sono l’Oceano Pacifico
e sono il più grande di tutti.
Mi chiamano così da tanto tempo,
ma non è vero che sono sempre calmo.
A volte mi arrabbio e allora do una
spazzolata a tutto e a tutti.

Era il 1969 e lessi queste parole sulla prima vignetta de Una Ballata del Mare Salato che iniziava la sua pubblicazione sul Corriere dei Piccoli, in una versione bicromatica “seppia”.
Fu così che conobbi Hugo Pratt e Corto Maltese, e lì iniziò il mio innamoramento che mi portò a conoscere Conrad, Melville, Cooper e scavare alla ricerca dei personaggi storici che il marinaio protagonista delle storie di Pratt incontrava nel dipanarsi delle sue vicende.
Esistono fumetti che restano “fumetti” ma l’opera di Pratt (insieme a quella di pochi altri autori italiani) supera il limite del mezzo, la restrizione della tavola disegnata per essere allo stesso tempo romanzo e cinema, immagine e poesia.
Se volete leggerlo o ri-leggerlo…

Jolanda Insana – Tutte le poesie (1977 – 2006)

Questo “elefante” garzantiano viene a colmare un vuoto editoriale particolarmente sentito fra i lettori dell’ultima ora di Jolanda Insana: ripropone infatti integralmente tutte le sue compagini pubblicate dal 1977 in poi (anno del suo esordio con “Sciarra Amara”, edito nei quaderni collettivi della Guanda) aggiungendo inediti accumulati alla fine degli anni ‘70 che hanno il compito di illustrare il suo iniziale progetto di ricerca linguistica e brani di una raccolta ancora in fase di elaborazione. Continua a leggere

Fidarsi della vita perché Dio la vive con noi. Ricordo di Alfred Delp

delp1.jpgA proposito di un film sulla vita di Claus Schenk Graf von Stauffenberg, l’uomo che tentò di uccidere Hitler il 20.7. 1944, in Germania si è riacceso nell’ultimo periodo un dibattito sulla resistenza tedesca contro il nazismo.
Pochi sono, in generale, i nomi che si ricordano – e purtroppo sempre gli stessi. Infatti si parla dei fratelli Hans e Sophie Scholl che facevano parte della Rosa bianca, un gruppo di studenti che erano attivi a Monaco e del cosidetto Kreisauer Kreis a cui apparteneva appunto Stauffenberg.
Ma non solo lui. Continua a leggere