Archivi categoria: Letture

“Leggero è il macigno/portato con le ali”

Bevendo il tè con i morti di Chandra Livia Candiani sarà presentato mercoledì 2 aprile alle ore 18 presso la libreria Archivi del 900 di via Montevideo 9, a Milano. Presenterà Vivian Lamarque, leggerà Chandra Livia Candiani.
Ricordo che su lapoesiaelospirito si possono leggere due letture di questo libro qui e qui. Segnalo anche una intervista a Chandra Livia Candiani, che si può leggere qui. Altro materiale sull’opera si trova in rete, in particolare qui.
Accompagno questo annuncio con degli appunti annotati durante la lettura del libro. Continua a leggere

Una mimosa per Gelsomina Verde (da “Gomorra”, di Roberto Saviano)

gomorra.jpg[Non c’è nulla di mio, in questo post.
O forse sì. Forse c’è proprio tutto.
Per non dimenticare, mai, nessuna.
E per ringraziare dal profondo del cuore Roberto Saviano, che ha dato vita a uno dei libri più importanti degli ultimi decenni, e che mi ha permesso di ricordare Gelsomina. Uno scrittore con uno stile che trafigge, un uomo che ha saputo raccontare. Dote ormai rarissima.]

“Il cadavere sembrava uno di quelli trovati sotto la cenere del Vesuvio dopo che gli archeologi avevano versato il gesso nel vuoto lasciato dal corpo. Le persone intorno all’auto erano diventate decine e decine, ma tutte in silenzio. Sembrava non ci fosse nessuno. Neanche le narici azzardavano a respirare troppo forte. Da quando è scoppiata la guerra di camorra molti hanno smesso di porre limite alla propria sopportazione. E sono lì a vedere cos’altro accadrà. Ogni giorno apprendono cos’altro è possibile, cos’altro dovranno subire. Apprendono, portano a casa, e continuano a campare. Continua a leggere

La Strada, di Cormac McCarthy

di Mauro Baldrati

la-strada1.jpgLa strada è un libro già scritto. Perché è dentro di noi. L’autore, Cormac McCarthy, ha fatto come Michelangelo, ha eliminato la materia superflua per estrarre quella originaria. L’opera. Un testo che parla di paura, amore, morte, fuga, ignoto. Forse non è consigliabile per chi si trova in bilico sulla depressione, perché il senso di vuoto, di minaccia potrebbe compromettere un già precario equilibrio; oppure sì, è addirittura terapeutico perché una teoria afferma che la rappresentazione di un sentimento negativo può contribuire al suo superamento. E noi lettori in questo romanzo vaghiamo coi due protagonisti, un uomo, un padre, e un bambino, il figlio, in un mondo distrutto, senza luce, senza colori, un mondo morto, lungo una strada asfaltata che attraversa pianure brulle e spoglie, montagne coperte di una neve sporca, sotto una pioggia gelida, sferzati da un vento che solleva nubi di cenere. Perché tutto è bruciato, cauterizzato. La vita, animale e vegetale, è estinta. Restano i sopravvissuti all’apocalisse, spettri vestiti di stracci, come gli antichi lebbrosi, che vagano senza sosta alla ricerca ossessiva di residui di cibo, qualunque avanzo commestibile, e sono dediti al cannibalismo.
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Metà guaro metà grappa. di Gessica Franco Carlevero. Fandango Libri.

Quando ho letto questo libro, mi son detto che forse il caribe occorreva scriverlo cosí. Anche altre storie. Non tutto, ma qualcosa sí, si poteva, riuscendoci, a scriverlo cosí. Ma bisognava esercitarcisi. Bisognava decidersi. Bisognava essere capaci a farlo. E non era facile. Bisognava sorvegliare.

Metà guaro metà grappa, di Gessica Franco Carlevero, intanto é un viaggio insolito, in un Costarica distante dalle solite cube dei mandrilli, dalle isole sociali, dal realismo magico alla macombo. Continua a leggere

La lettura secondo Marcel Proust

di Mauro Baldrati

proust_gilberte.jpg“Non esistono forse giorni della nostra infanzia che abbiamo vissuto intensamente quanto quelli che crediamo di avere perduto senza viverli, i giorni trascorsi in compagnia di un libro molto caro”.
Sulla lettura nacque come introduzione alla versione francese di Sesame and Lilies di John Ruskin ed è, come tutti i prodotti della sua macchina di scrittura, strettamente legato all’intera opera di Marcel Proust. Quei “giorni che crediamo di avere perduto senza viverli” sono i giorni del narratore ragazzino della Ricerca, quando, a Combray, la macchina fonde immagini, suoni, colori, odori, solitudini, personaggi/maschere che si muovono nello scenario individuale dinamico – dinamico nell’ambiente collettivo bloccato – della casa di campagna. Qui, il narratore ragazzino che segue le scansioni rigide della famiglia ultraborghese, cerca di soddisfare la sua voracità di letture: e in questa prima parte del testo non è tanto importante il chi, ma il come, e il dove: i luoghi di lettura, la sala da pranzo, “su una sedia, accanto al debole fuoco di legna”, mentre arrivano i frequentatori della casa, come attori di una pièce che si esibiscono nelle loro performances: la cuoca, lo zio, la prozia, che il narratore/lettore ci descrive con la consueta ironia.
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Notti attiche e orologi a cucù

Ho letto le “Notti attiche” di Aulo Gellio e mi è tornata in mente la battuta di Orson Welles nel film “Il terzo uomo”. L’Italia del rinascimento era tutta guerre, congiure, sommosse, e ha prodotto Leonardo, Raffaello, Michelangelo. La Svizzera non fa una guerra da cinquecento anni e che cosa ha prodotto? L’orologio a cucù!
Non so bene come dirlo: da un lato non me la sento di raccomandare la lettura delle Notti attiche, dall’altro io le ho lette e mi ci sono divertito. Non ho il coraggio di raccomandare un libro di appunti, pensieri alla rinfusa, disquisizioni sulla quantità di una certa vocale, etimologie assurde e gossip su questo o quel personaggio storico. Però mi ha fatto entrare nello spirito del II secolo dopo Cristo e ci ho trovato un sacco di analogie con la Svizzera degli orologi a cucù (e con l’Italia di oggi). Continua a leggere

Etere 2: i secoli “bui” e anche no.

di Antonio Sparzani

statuta di Giordano  Bruno a piazza Campo dei Fiori, Roma

Dopo un inizio all’insegna della poesia, l’etere s’inoltra proteiforme nelle tenebre dei cosiddetti secoli bui, che bui non furon poi tanto, intrufolandosi negli scritti degli scienziati e dei filosofi, parole a quei tempi davvero equivalenti. Questi secoli vanno dall’ottavo al quattordicesimo, molto approssimativamente dico, perché distinguere il buio dalla luce non è agevole per nessuno, con quella retina poi così limitata che abbiamo tutti. Limitata realmente perché mentre è in grado di percepire i meravigliosi colori dell’iride, è invece del tutto cieca a tutte le altre radiazioni elettromagnetiche, infrarosso, ultravioletto, e su su fino ai raggi X, raggi gamma, e, d’altra parte, alle onde radio di tutte le frequenze possibili. Del resto pensate che spavento se la retina “vedesse” le onde radio, le UHF e tutto il resto, non vivremmo più – la televisione in diretta continua. Ma ancor più limitata metaforicamente, perché come facciamo a percepire le sconosciute latitudini dei pensieri di uomini così lontani da noi, se già facciamo così fatica a percepire quelli di chi ci sta a due passi.
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Negazione, dono, eredità

Da poco è uscito il secondo libro e primo romanzo di Sabrina Campolongo, Il cerchio imperfetto, nella collana “Declinato al femminile” diretta da Francesca Mazzucato per le Edizioni Creativa. Questa è la mia prefazione:

C’è una frase cruciale dentro questo bel romanzo di Sabrina Campolongo. «La negazione di sé pesa quanto il donarsi, né più né meno». Continua a leggere

La strada

Cormac McCarthy è l’autore di Meridiano di sangue, probabilmente il capolavoro della letteratura mondiale nella seconda metà del Novecento. I suoi altri esiti letterari sono stati altalenanti e vanno dallo stupendo manierismo di Cavalli selvaggi al barocchismo di Oltre il confine, passando per romanzi non altrettanto riusciti.
Qualcuno ha rilevato nella traiettoria di McCarthy un andamento simile a quello di Hemingway, rivelatosi con Fiesta (romanzo d’avanguardia, quasi senza trama, quasi sperimentale) e poi caduto in una narrativa compiacente, tesa al sentimentalismo e all’effetto come in Il vecchio e il mare. Nello sviluppo della narrativa di McCarthy La strada avrebbe la stessa funzione. Continua a leggere

Lettera ai poeti (che erano bimbi nell’estate dell’80)

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di Alessandro Seri

Cari poeti che comparite in questo spazio virtuale dove discutere di poesia e tanto altro, nel 1980 avevo nove anni e mi fa persino effetto scriverlo perché con una certa immodestia intima mi vedo sensibile allora forse più che oggi solo che quello era il tempo dell’ascolto, il tempo in cui le antenne erano puntate ed impegnate nell’intercettare il mondo dal quale volevo imparare. Ascoltavo i grandi litigare, programmare le loro vite e tanta televisione che tra un cartone animato e un telefilm mi lasciava ascoltare i fatti.

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Patrizia Bianchi, La murata e altre cose.

quadro4.jpg 1.

Non si distinguono più la lingua e l’occhio bello. Ora la luce è dall’altra parte: non più sulla tavola, tra le pagine del libro, che è ancora aperto. Non hai faccia, nella mia direzione! *Non hai faccia!* Sei straniero. Se vuoi, ti do da bere, anche se aspetti altro. Senti, senti il profumo che vìola le stanze. E le piccole cose stanno lì, sul divano vecchio, tra sedia e sedia. Solo ai miei gatti permetto di salire – i gatti sono assorti. Non aspettarti nulla, dico. Non aspettarmi, se ti dico che torno. Voglio perderti. *Vuoi perdermi*.

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Zanzotto e il calzolaio

Tutto un giorno piantato nel corpo senza essere raggiunto da nessuno. Primo pomeriggio con stomaco pieno d’ansia e di cioccolata. Due telefonate. La prima con scrittore irpino, la seconda con scrittore milanese. Dopo le due telefonate: faccia bollente, nervi aggrovigliati, voglia di uscire a prendere aria. Incontro dopo un po’ di passi nel grigiore del paese nuovo un vecchio calzolaio. Continua a leggere

Etere 1 : l’antichità.

di Antonio Sparzani
Firomaco, Combattimento tra Etere e gigante, altare di Zeus

La storia di cui vorrei raccontarvi alcuni episodi corre su due rotaie, spesso parallele: quella della poesia e della letteratura, che continua a vedere l’etere come qualcosa di vago e misterioso, ma che in questa vaghezza trova la sua sottile bellezza, e quella, d’altra parte, dei tentativi che ha messo in atto la scienza per cogliere finalmente, per serrare tra le tenaglie di una definizione precisa e quantitativa, questo inafferrabile elemento, che continuamente è stato congetturato esistere, ma che altrettanto continuamente è sfuggito ad ogni presa. Perché queste rotaie non sono poi soltanto due e non sono neppure tanto ben distinte: anche la filosofia e la medicina mescoleranno infatti i loro saperi nella trama, stranamente tenace, dell’etere.

Nei poemi omerici, punto cardine d’irradiazione della nostra cultura, l’etere è femminile, Continua a leggere

Rette

Bisceglie è un’ottima meta. Fantàstico di raggiungerla ed eleggervi il mio nuovo domicilio. Il tribunale ha sancito il mio fallimento l’altro ieri. Mi sento, in modo incommensurabile, felice. A modo mio.
Carla se ne farà una ragione. Basta spese faraoniche al supermarket dell’Ipermercato, giusto fuoriporta. Riscopriremo l’orto. E basta anche le code sulla tangenziale mentre alla radio Shakira ci ammannisce le palle, coi suoi fiati latini e la sua voce stentorea e malinconica, insieme. Baratteremo il pozzetto dei surgelati con un motofalciatore, usato. Cosi come la Suv, e la domestica rumena, che alla fine, potrà dedicarsi ad una famiglia più felice. Continua a leggere

Il disincanto delle Sirene, ovvero metamorfosi degenerativa dell’Arte attraverso i paradigmi mitici greci.

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di Fabrizio Corselli

Come una eco lontana e sepolta tra le vetuste macerie del pensiero, che s’insinua tra le parole della Pizia mentre sé interroga sulla verità delle cose, così cade il timone e la chiglia della ragione al pari di una nave durante la tempesta, naufragando quieta tra le illusorie parole di Cassandra, sibilla. Un’illusorietà, questa, che ben s’addice alla condizione artistica, contesa dall’una e dall’altra parte, da una molteplicità di falsi profeti che parlano con tracotanza per bocca dei loro superiori. Uno stato dell’incubazione quasi in deliquio per l’agognato accesso a quell’enkoimeterion dove i sogni prendono forma e le volontà dell’atto superiore conseguono il proprio corso; Continua a leggere

Grossmann:” Vi racconto il lato oscuro di Gerusalemme”

di Guido Caldiron
«In Israele il cinema svolge oggi un po’ lo stesso ruolo che la letteratura ha avuto negli ultimi trent’anni: serve al paese per guardarsi negli occhi, per capire dove si sta andando e dove, non smettendo di coltivare la speranza e la pace, si può pensare di andare «In Israele il cinema svolge oggi un po’ lo stesso ruolo che la letteratura ha avuto negli ultimi trent’anni: serve al paese per guardarsi negli occhi, per capire dove si sta andando e dove, non smettendo di coltivare la speranza e la pace, si può pensare di andare. Per questo sono qui per parlare soltanto del mio romanzo e del film che ne è stato tratto,
Qualcuno con cui correre». David Grossman è come sempre cortese, ma al tempo stesso fermo. Continua a leggere

Carolina Invernizio, la dismenorroica di Voghera – di Annalisa Busato

Carolina Invernizio

Cent millions de feuilletons
(ipotesi di trama con capitoli centrali intercambiabili)
Parte prima – LA FAMIGLIASTRA

Finalmente ritrovato il 127.mo romanzo di Carolina Invernizio, ambientato, con slancio futuristico, nel 2007. L’opera si conclude quanto mai tragicamente con una TOS (Terapia Ormonale Sostitutiva), la quale, subita dalla sfortunata protagonista, Carolina I***, in una condizione all’incirca simile agli arresti domiciliari, segna tragicamente la fine della rigogliosa vita onirico-fantasmatica di una fanciulla dal temperamento vivace e… sanguigno.
Carolina aveva regalato sfrenate gioie e trionfi intellettuali (orgasmi sublimati) al suo psicanalista, autore, per merito di lei, di: “Histoire d’I”, “Corpo Luteo e latenza dell’oblio”, “Il lettino di Procuste”, “Ciclo femminile e panni da lavare in casa” e dell’esaustivo testo:”Flusso di coscienza”.
Le opere di quel devoto seguace del viennese Dr.Freud avevano dato il via a dotte polemiche in ambiente accademico, specie dopo la pubblicazione su una nota rivista medica di uno sprezzante articolo, dal titolo “Sull’incidenza dell’allergia alla cellulosa nel vissuto onirico-mestruale della donna del sud-est europeo, Balcani inclusi”.
Purtroppo il manoscritto, trovato nel corso di restauri entro un antico baule, risulta gravemente danneggiato dal tempo e dalle intemperie. Per di più sembra sia stato diviso a metà, e dopo la sibillina scritta ” – pausa ” potrebbero esserci stati altri capitoli rivelatori… Ma saranno ritrovati?
Daremo in seguito notizie sulla fortunata trouvaille agli appassionati lettori della nostra Autrice, che rimane la più famosa e letta scrittrice del genere rosa.
Ecco dunque a voi l’incipit del romanzo “La famigliastra”.
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