Pochi in giro lo sapevano, perché non mi andava di parlarne, ma non sono figlio unico. Avevo un gemello del tutto diverso da me: un bel ragazzo sportivo che piaceva alle donne, voleva diventare scrittore, suonava la chitarra e andava in moto come un pazzo. Andava in moto come un pazzo anche la notte in cui raddrizzò una curva e si schiantò contro un palo. Giunsi in ospedale che lui era già morto, così che non potei raccogliere le ultime parole che, come mi dissero, voleva rivolgermi. Continua a leggere
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Magliani e Krauspenhaar a LA PENNA DEL MAGNIFICO
Siamo al secondo appuntamento di questa iniziativa letteraria, che già in occasione del suo primo incontro ha riportato un notevole successo, con articoli ottenuti sulla stampa e un bellissimo servizio di Luigia Sorrentino su Rai News 24.
Mercoledì 21 maggio, alle ore 17,00, nella “Sala Ferri” di Palazzo Strozzi (in Piazza Strozzi, a Firenze, al piano terra), avrà infatti luogo la presentazione dei due libri “Quella notte a Dolcedo”, di Marino Magliani (ed. Longanesi) ed “Era mio padre”, di Franz Krauspenhaar (ed. Fazi).
Presenterà gli autori, oltre all’organizzatore Giovanni Agnoloni, il Dr. Maurizio Bossi, responsabile del “Centro Romantico” del Gabinetto Vieusseux.
“Genio e patriottismo, come l’anima, non hanno sesso” – Lady Morgan
«Si attraversa il Tevere passando per Ponte Milvio – si arriva alla Porta del Popolo, proprio alla fine di Via Flaminia – e finalmente si entra a Roma. Il cuore del viaggiatore si arresta dall’emozione – anche il cuore dell’umanità si arresta, ma a causa di un’emozione ben diversa…» [1]
Lady Morgan [2] arrivò a Roma nel dicembre del 1819 e soggiornò in Via dell’Agnello: il suo arrivo provocò agitazioni e timori all’interno dei vertici dello Stato della Chiesa, tanto che il Papa fu costretto a farla pedinare durante tutti i suoi spostamenti. La Roma che si presentò agli occhi di Lady Morgan era ben diversa dalla città che fino a due secoli prima dominava incontrastata sul mondo; la scrittrice irlandese detestava ciò che essa rappresentava, ovvero l’alleanza tra Trono e Altare, che nello stato della chiesa trovava la sua più spregevole incarnazione. L’aspetto esteriore di Roma non faceva che confermare il suo estremo grado di corruzione: «Poiché la stessa Roma, ora, non è altro che l’immondezzaio di quel mondo di cui una volta era padrona».
Se si considera la personalità di Lady Morgan, profondamente radicata nei valori della libertà, dell’uguaglianza tra gli uomini, portavoce dei diritti degli emarginati e delle popolazioni oppresse, strenua sostenitrice delle innovazioni che Napoleone mise in atto in Italia – ai danni, soprattutto, degli ordini monastici e del clero – a favore dell’istruzione dei giovani e, in particolare, delle donne, probabilmente si ottiene un quadro più preciso nel quale inserire le sue affermazioni, a dir poco critiche, nei confronti della Chiesa. Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 59
Correre a braccia aperte incontro a chiunque, anche a chi non pensa che a fare sgambetti e a dare cazzotti sui nasi, è certamente un eccesso. Ma ancora più pernicioso è l’eccesso opposto, il non voler capire che dolori e terrori alle volte sono soltanto messaggeri, addirittura portatori di doni. È a causa di quest’ultimo eccesso che si fugge, si fugge fin quando le occasioni migliori non sono sfumate. Peccato, peccato. Continua a leggere
Fugacità del tempo, di Antonio Spagnuolo
Antonio Spagnuolo, Fugacità del tempo, LietoColle – collana Aretusa
Luminoso e persino rutilante. Cerco, è evidente, gli aggettivi “giusti” per avvicinare la poesia di Antonio Spagnuolo, per ricondurre la sua ideale coloratissima luce napoletana alla dimensione fisica della grigiastra nebbia nostrana. Una luce che illumina ogni poesia, ogni verso […]
La voce dello scrittore napoletano risuona nel silenzio rumoroso e spesso assordante che circonda oggi tutte le cose, della cultura o della vita, per ricordarci l’annientamento dell’illusione, il dileguarsi dell’inganno dei sensi, l’impressione insomma che tutto proceda verso la propria fine. Continua a leggere
Micame, di Livio Borriello
di Franco Arminio
Da qualche giorno ho in casa un libro che aspettavo da tempo. Lo ha scritto il mio amico Livio Borriello. Si chiama Micame e lo ha stampato una giovane ma agguerrita casa editrice di Napoli che si chiama Orientexpress. Detto questo adesso sono libero di scrivere quello che voglio e mi pare il miglior modo di aderire alla lezione del libro. Continua a leggere
Guido Seborga
da Quaderni del GIRASOLE Casa editrice Spaziani 1942:
Valle
Qui il giro lento delle notti, l’ansia cresce la flora meravigliosa della valle.
Qui ogni riposo è dolore,
il tempo nei rami degli alberi e la notte conduce
alla fissità irreale della sostanza.
Pietra od erba nel campo
e la valle in me si sprofonda al grido ilare degli uccelli.
.Sia di conforto la voce.
Qui giace la vita perduta. Continua a leggere
Nudo
[Questa poesia è contenuta nella raccolta Men/Uomini: Ritratti maschili nella poesia femminile contemporanea, edita da Le Lettere nel 2004 e curata da Giorgia Sensi e Andrea Sirotti. La sua autrice è una delle più grandi poetesse irlandesi dei nostri giorni, ovvero Nuala Nì Dhomnaill. Nudo era stata originariamente composta in gaelico con il titolo Gan Do Chuid Édaigh, ed è stata poi tradotta in inglese da Paul Muldoon. La ripropongo qui, nella versione italiana tradotta dai curatori della raccolta]
Nudo
Per andare subito al sodo
dirò che preferirei vederti nudo
la camicia di seta
e la cravatta
esclusiva, l’ombrello sotto il braccio
in caso di pioggia,
il completo di grisaglia
che fa tanto tendenza,
i mocassini sfiziosi Continua a leggere
Nelo Risi
da Né il giorno né l’ora
A torto si lamentan gli omini della
fuga del tempo incolpando quello di
troppa velocità, non s’accorgendo
quello essere di bastevole transito
(Leonardo)
Nessuno
Una pietra esiste
per essere guardata
ecco David
mentre riposa in sé
come potrebbe essere il mondo?
stupore di esserci ancora
che il visionario dell’azione
diventi visibile
sradicati: l’avulso uno strappo
però con un che di diverso
che ci spinga all’insù
verso l’ardire del non compiuto
nell’indistinto
nel flusso riflusso di un futuro
in ciò che non è ancora
tenebra nella sua latenza
nel non avvento in acque calme
dove non muore foglia
niente accade né possa accadere
all’intelletto impigrito
un nuovo dizionario ci vorrebbe
per comprendere la morte
come nuovo elemento di vita. Continua a leggere
Era mio padre, di Franz Krauspenhaar
“I miei si conobbero nel 1955, a Sanremo, al matrimonio di Erna col sanremese Nicola Pitto, figlio del maresciallo dei carabinieri Giuseppe Pitto, genovese purosangue, e di una zia della mamma, calabrese,sorella di mia nonna….”
Non comincia così Era mio padre, di Franz Krauspenhaar, infatti questo brano si trova a pagina 168. Forse avrebbe potuto. Sarebbe stato, però, un’altra cosa. Una cosa già vista, probabilmente.
Era mio padre è un memoriale atipico, un dialogo sguaiato e malinconico, un atto di dolore e di autocompiacimento. Ma è anche qualcos’altro.
La famiglia Krauspenhaar era originaria dei Sudeti, una regione tedesca incastonata nel cuore dell’imperio austro-ungarico. Una famiglia facoltosa, di commercianti. La loro storia poteva essere raccontata come un’epopea novecentesca affascinante e drammatica, una nuova Heimat multinazionale (divisa fra Boemia, Germania, Svizzera e naturalmente Italia, da San Remo alla Calabria). Oppure con il tono affettuoso, sul filo dell’avventuroso dramma epocale, di un altro Lessico famigliare.
Franz non aveva bisogno né dell’una dell’altro. Franz aveva bisogno di fare a cazzotti con la sua storia e con la sua vita, e con qualche ragione. Continua a leggere
Devoti a Babele: una presentazione milanese
il 6 maggio ore 18.30
LIBRERIA EQUILIBRI via Farneti 11 – Milano
Gianni Biondillo e Franz Krauspenhaar
presentano Devoti a Babele di Valter Binaghi, edito da Perdisa Pop, nella collana Walkie Talkie, diretta da Luigi Bernardi.
Una donna scrive al Presidente della Repubblica
Quel figlio negato
Di Stefania Nardini
Siamo un paese povero.
Povero di civiltà. Perché, al di là delle questioni etiche o morali, il fatto che una donna, una coppia, sia costretta a rinunciare alla nascita di un figlio non puo’ che indignare. Si, perché un figlio costa. E tanto. Recentemente un settimanale ha pubblicato un’indagine: mantenere un figlio da quando nasce a quando avrà completato gli studi (ammesso che sempre ci sia la disponibilità per pagare l’Università) richiede un investimento di circa 300mila euro in 24 anni. E puo’ permetterselo una famiglia che guadagna circa 3.500 euro al mese. Continua a leggere
Il lavoro, gli affetti, gli obblighi, gli appuntamenti, gli amici e l’amore
di Demetrio Paolin
Ora è finito. Davvero
ps
…se questo fosse un romanzo quello sopra sarebbe il finale perfetto, ma Tommaso sa che non è un romanzo e conosce la sua chenosi come ineluttabile. Lui sarà sempre meno e meno. Chiuderà questa storia in un rantolo e non si nega, Tommaso, che tale disparizione sarà l’esito finale di una eccessiva felicità. Continua a leggere
Lei è (scrivere poesia) – Anamaría Crowe Serrano
Anamaría Crowe Serrano è poetessa e scrittrice irlandese, di origini spagnole. In italiano ha pubblicato un libro di racconti tradotto da Riccardo Duranti per Leconte Editore, dal titolo Dall’altra parte. Di recente è uscita in Irlanda una raccolta di poesie, Femispheres, ancora inedita in Italia, ma già disponibile su IBS.
Ho scelto di tradurre Lei è perché, di quelle presenti nel corpus poetico di Crowe Serrano, mi è parsa assolutamente emblematica. È stata un’esperienza splendida lavorare gomito a gomito con l’autrice: mi capita di rado nel mio mestiere. Sono i momenti più belli e più ricchi per chi si accosta a un testo che pulsa dell’anima e del sangue, dei pensieri e dello spirito di chi lo ha scritto.
La seconda poesia, tradotta da Riccardo Duranti, si intitola Translation, ed era stata pubblicata in esclusiva nel mio vecchio sito, Triskell. La raccolta nella quale uscirà si intitola The Music of Meaning e sarà presentata a Londra il 1 giugno.
She is
(for Mark)
That woman on the park bench –
She is every season of your youth
your fears
your hopes
every anguished crease on your mid-life brow.
Deep in your throat she is all the names
you have forgotten
and names you will regret. Continua a leggere
Elio Pecora
da Simmetrie
L’inesprimibile (ciò che mi appare pieno di mistero e
che non sono in grado di esprimere) costituisce forse lo
sfondo sul quale ciò che ho potuto esprimere acquista
significato
(Ludwig Wittgenstein, Pensieri diversi)
Quadri cittadini
*
Torna la folla, ad assalire, a tenere
le mura strette della città fra le porte.
In mezzo ai gridi, alle risa, ai richiami,
anche minacce, anche parole d’intesa:
sgombro il futuro di ogni resa o castigo.
In cielo appare la luna del primo quarto,
il sole scende dietro terrazze e antenne.
Di tanti ognuno comprende nel buio cuore
l’urgenza estrema di questo andare insieme,
l’uno a fianco dell’altro, portando la norma
che viene prima del pane, prima del sonno,
e qui si spinge e consuma nel giorno veloce.
Violenza e desiderio
È appena uscito un mio piccolo saggio che si intitola In terra sconsacrata: perché l’immaginario è ancora cristiano (Bompiani, pagine 152, euro 10). Comincia così.

Sto per raccontarvi una storia di anime in pena, terre sconsacrate e corpi sconvolti dalla passione. È una storia che conosce il desiderio e non è ignara della violenza, perché questo in definitiva siamo, noi umani:un grumo di violenza e desiderio che soltanto la bellezza può redimere. Prima di tutto, è una storia, è il grande racconto attraverso il quale il cristianesimo, in parole immagini e opere, continua a influenzare le parole, le immagini e le opere della nostra contemporaneità. In definitiva, e a dispetto di ogni altra considerazione, è una storia di speranza.
Giuliano Gramigna
da Quello che resta
In seduta
“Perché non mi chiede mai
se sono stato felice?
Eppure è qualcosa che conta
anche qui in analisi.
Non le importa della mia vita.
Nemmeno a me importava
in quei giorni ventosi sull’argine del Reno
nel ronzio dorato di biciclette
o sulla cime del Pont Neuf
super flumen Parisiorum.
Adesso importa al morticulus o moribondus
in postascolto di voci sperperate; e il resto.”
– Mio caro, tutto questo l’ha plagiato
dal dottor Lucian Gras. Continua a leggere
Guido Seborga
Da “ GLI INNOCENTI ” 1961(1° edizione)
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Savona era lucente nella fredda mattina invernale. Pochi giorni prima era caduta la neve sulle colline e montagne intorno. La cittadina si sviluppava stretta alle spalle dalla montagna, di dove scende la ferrovia che viene dal
Piemonte, di fronte il mare con le sue insenature, il sacco blu chiuso del porto con la torre di Leon Pancaldo, che fa ricordare in piena vita moderna un mondo antico diventato posticcio in quell’atmosfera di navi di depositi di fabbriche. Le case si allungano sulla costa sino a Spotorno che appare ridente dopo il Capo. Ma dalla parte di Savona la costa è brulla, severa, coi comignoli delle fabbriche; e non c’è demarcazione tra Vado e Savona, ma un susseguirsi ininterrotto di casoni grigi e tristi. Quando verso sera le sirene delle fabbriche lacerano l’aria, le strade e i filobus cominciano a riempirsi di frotte di operai, e anche le biciclette compaiono numerose, e si coglie forse meglio che in ogni altra ora, la qualità della città, durante il giorno le grandi strade sono quasi deserte, solo l’Aurelia mantiene sempre il suo traffico. Continua a leggere
Tutto deve crollare. Vibrisselibri. di Carlo Cannella.
Ho chiesto a Carlo Cannella autore per vibrisselibri di raccontarci la sua esperienza umana e letteraria, le sue letture, e di parlarci di questo suo noir duro come la pietra.
Alle mie prime letture è legata la percezione del conflitto di classe. Avevo 9 anni. Succedeva ogni qual volta il maestro distribuiva fra gli alunni i libri della biblioteca. Funzionava così: lui ci mostrava la copertina di un libro, che so, “L’ultimo dei Mohicani” o “Il libro della giungla” o “Le avventure di Robin Hood”. Continua a leggere
La visita del Papa a Pavia, di Roberto Plevano
Ci prendiamo tardi questa mattina e ci mettiamo in strada di gran fretta con l’agitazione delle cose da fare e già cominciate male. È mezzogiorno di un sole estivo e pesante, eppure questo sole non è alto, non sale nemmeno e pare quasi di toccarlo. C’è afa nella bassa, come se un qualsiasi limpido orizzonte fosse stato cancellato per mancanza di spazio. Continua a leggere







