un racconto (per l’8 marzo?) di Ezio Tarantino
1
“Piove. Non funziona niente”, disse Michela.
“Come dici?”
Michela chiuse le persiane, sporgendosi. Davide si aggiustò il maglione sulle spalle, davanti al portatile, poggiato sul tavolino di fronte al divano. Le chiese qualcosa da bere. “Di che tipo?”
Il rumore del liquido color del miele, viscoso e grasso, un blop con risacca e bolla d’aria, riempì il salone.
Davide riattizzò il fuoco del camino, inginocchiandosi. Guardò in direzione della moglie. Le chiese: “Vai a dormire?”
Lei rispose: “La senti la pioggia?”
Cadeva forte, a ondate.
“Vai a letto? La pioggia, sì, la sento.”
“Ora ci vado.”
Davide chiuse il portatile: “Avevi ragione.”
“Perché lampeggia quella spia?” domandò Michela.
Davide guardò la spia del ricevitore satellitare che in effetti lampeggiava.
“Non so”, rispose. Sorseggiarono simultaneamente. “Devo prendere il libretto.”
Rimasero lì a guardare. Lei gli si era avvicinata, con le braccia conserte. Guardarono finché la luce rossa non smise di lampeggiare.
“Fine”, disse lei. E aggiunse: “Strano, però.”
La luce andò poi via per circa dieci minuti durante i quali rimasero seduti sul divano davanti al camino acceso, all’inizio in silenzio.


