La lettura del nuovo romanzo di Silvana La Spina, “L’uomo che veniva a Messina” (Giunti, 2005), mi ha spinto verso un’ulteriore riflessione sul potere “sanante” della letteratura.
Nella nota che leggiamo alla fine del volume, Silvana La Spina ci dice che questo suo nuovo libro “è innanzi tutto un romanzo. E in quanto tale vive di vita propria – ossia piegando la realtà ai suoi bisogni, la storia vera alle sue storie”. Ma è anche vero, come evidenzia l’autrice, che di Antonello si sa molto poco. Ed ecco, dunque, che viene in soccorso proprio quell’aspetto peculiare del potere “sanante” della letteratura a cui facevo cenno prima e che trova il senso più alto nel ricomporre i pezzi e nell’aggiungere i tasselli mancanti affidandosi alla forza dirompente della narrazione, della scrittura che crea. D’altra parte non stiamo parlando di un uomo qualunque, di un artista qualunque. Stiamo parlando di Antonello, del grande Antonello, del Messinese: l’unico tra i pittori siciliani (per dirla con La Spina) ad aver raggiunto una fama universale, a essere entrato tra i giganti della sua epoca. Continua a leggere
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SEBASTIANO GATTO, “BLUES DELLE ZUCCHE”
Sebastiano Gatto, Blues delle zucche, Venezia Mestre, Amos Edizioni, «Poetiche», 2015, 105 pp., 10 euro
CRESCIAMO AL MODO DELLE ZUCCHE. Quasi una recensione
di Luciano Curreri
Gatto è del 1975, io del 1966, eppure il suo Blues delle zucche lo so strimpellare anch’io. Mi è bastato sfogliarlo con gli occhi, seguirlo con le mani, è stato come leggere uno spartito: è un blues che sa di requiem, come ogni buon blues, del resto. E che ogni fatto cantato sia frutto di fantasia, non importa. Ci stai dentro comunque, tanto il ritornello è fantastico, nelle sue circolari, significative varianti:
«Cresciamo al modo delle zucche e quando è ora ci trovi al mondo come sui banchi del mercato, e siamo in offerta, e costiamo poco. In tanti sui banchi del mercato nemmeno ci finiamo: ci lasciano ai merli senza la fatica della raccolta (p. 21)»;
«Quando cresci al modo delle zucche sai già in quale mercato finirai, sai già che sarai in offerta, che costerai poco. Ammesso che su quei banchi si finisca, perché un giorno, magari, ti accorgi che, invece di raccoglierti, ti hanno lasciato ai merli, senza la fatica della raccolta» (p. 94). Continua a leggere
Claude Lanzmann, L’ultimo degli Ingiusti
È un paragrafo del romanzo di André Schwarz-Bart L’ultimo dei giusti (Premio Goncourt 1959, trad. it. di Valerio Riva, Feltrinelli 1960). Francia non occupata, tarda estate 1941: ultimo discendente di una stirpe di rabbini trascinata nel fiume della storia degli ebrei d’Europa dal XII secolo, Erni Levy, alla notizia della deportazione in Germania di tutti i membri della famiglia, rinnega l’intera sua vita, il suo stesso essere uomo. Inizia a ingozzarsi di carne cruda, “carni al sangue, sanguinacci d’ogni sorta“. In breve diventa mostruosamente grasso. L’aspetto fisico diventa il segno visibile dell’apostasia. In lui esplode furore e ostilità verso Dio, che permette l’annientamento del suo popolo. Dio a cui Erni vorrebbe ormai avvicinarsi “quel tanto che basta per permettermi di sputargli in faccia“. Il grasso di Erni, così come le piaghe sul corpo di Giobbe, sono il segno della licenza data a Satana sulla sorte dell’uomo.
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VIDEO-INTERVISTA DI SONIA CAPOROSSI A GIOVANNI AGNOLONI
La critica letteraria Sonia Caporossi intervista lo scrittore Giovanni Agnoloni per il blog “Critica Impura”. Tema portante dell’intervista è il movimento letterario connettivista, con riferimento al suo Manifesto e, specificamente, al tema dell’Oltre (già trattato teoricamente da Agnoloni in questo articolo).
All’interno di questa video-intervista, vengono analizzati i motivi ispiratori della poetica del Connettivismo e le più recenti pubblicazioni dei suoi esponenti principali.
Particolare attenzione viene quindi dedicata ai saggi scritti, curati e tradotti da Giovanni Agnoloni come studioso di J.R.R. Tolkien, nonché alla sua serie narrativa della “fine di internet”, ad oggi comprensiva dei romanzi Sentieri di notte e La casa degli anonimi, oltre allo spin-off/interludio Partita di anime (Galaad Edizioni),in attesa del romanzo conclusivo, la cui uscita è prevista per l’autunno 2016. Continua a leggere
Maria Lenti su “Dolore dei sassi”, di Rosa Salvia

Rosa Salvia, Dolore dei Sassi, postfazione di Manuel Cohen, Pasturana (AL), puntoacapo, 2015, pp. 90, € 12
Il dolore, la linea nemmeno troppo segmentata della vita che, forse, più appartiene a chi scrive versi, è insinuato fin dal titolo nella raccolta di Rosa Salvia. I sassi (a cominciare dai Sassi materani, in cui si svolge un incontro-dialogo su una maternità da non interrompere, ad apertura di libro), le pietre dei passi esistenziali, quelle rotolate addosso o a sbarrare il cammino, quelle che segnano, infine, il non più o il non ancora, avvertono di sbarramenti e di possibili cadute, immettono a salti nella necessità dell’arresto. Continua a leggere
SUL TAMBURO n.11: Sauro Albisani, “Orografie”
Sauro Albisani, Orografie, prefazione di Giancarlo Pontiggia, Firenze, Passigli, 2014
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La vita di ognuno si configura come una carta geografica, una mappa in cui sono segnalati i luoghi notevoli, i laghi, i fiumi, le montagne, le altezze significative che popolano le platitudes dell’esistenza. Anche la poesia aspira ad essere una cartografia delle passioni, degli scacchi, delle insofferenze e delle impossibilità della gloria che costituisce, nella miseria e nella gioia, la sostanza degli eventi che costellano ciò che inevitabilmente accade ogni giorno. Questa raccolta di liriche di Albisani, uscita a non molta distanza di tempo dalla Valle delle visioni1, cerca di rendere conto di questi dislivelli, di queste asperità, di queste impossibili riduzioni dell’esistenza a puro picco di ovvietà quotidiana senza che se ne debbano ricercare le cause profonde, i sogni inquietanti, le aspirazioni inconfondibili:
SUL TAMBURO n.10: Alfonso Cardamone, “Dell’entropia ancora. Versi”
Alfonso Cardamone, Dell’entropia ancora. Versi, prefazione di Marcello Carlino, Roma, Cultura e dintorni Editore, 2015
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Alfonso Cardamone ritorna alla poesia dopo Diario del mare (Cosenza, Pellegrini, 2011) con una nuova plaquette di versi scabri e accuratamente torniti come sassi lavorati da tormentose maree estive. L’entropia appare come allegoria di una condizione poetica (e non solo esistenziale) che lega la vita quotidiana di ognuno allo sforzo di ricavarne una plausibile (anche se impossibile) spiegazione che non sia banale o cursoria, accidentale o elusiva.
Scrive Marcello Carlino nella sua Prefazione, lucida e perentoria nella sua vocazione affabulatrice:
Tanti Libri per le vacanze natalizie
Penso che il regalo di Natale bello, utile, dilettevole, per ogni età, sia ancora un buon libro: donare un volume alle persone amate – familiari, parenti, amici, colleghi – sia un gesto di altruismo, bontà, intelligenza, soprattutto quando si sceglie riflettendo sul valore delle opere nascoste tra gli scaffali di una libreria (o anche viaggiando on line), senza le facili lusinghe di strenne altisonanti, che il più delle volte si rivelano tanto costose quanto inutili. Continua a leggere
L’Europa di Gabriella Sica: lo sguardo dei poeti su di noi

Gabriella Sica, Cara Europa che ci guardi (1915-2015), Roma, Cooper, 2015
di Marco Zanier
Quanto è presente Petrarca nel suo libro sull’Europa? Questa domanda, che mi è venuta in mente troppo tardi, avrei voluto farla a Gabriella Sica a Villa Celimontana a Roma, il giorno di una prima presentazione, al “Festival della letteratura di viaggio”, del suo ultimo libro Cara Europa che ci guardi (1915-2015), edito da Cooper. Continua a leggere
IL TERZO SGUARDO n.50:
Rossana Cavaliere, Leonardo Sciascia e le immagini della scrittura. Il poliziesco di mafia dalla letteratura al cinema, Pisa, Felici, 2015
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di Giuseppe Panella*
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Leonardo Sciascia è stato tra gli scrittori italiani più importanti del Novecento quello che è stato maggiormente prediletto dai registi e dai produttori cinematografici. Quasi tutta la sua opera romanzesca è stata trasferita sullo schermo sia al cinema che in televisione, con risultati spesso pregevoli e importanti (anche se talvolta non graditi dall’autore stesso che ne parlò, in relazione alla loro uscita, in termini poco elogiativi1). Inoltre l’aspirazione di Sciascia sarebbe stata quella di diventare egli stesso un cineasta anche se tale desiderio non si sarebbe potuto realizzare mai. In uno scritto pubblicato poco prima della morte e poi rifluito in Fatti diversi di vita civile e letteraria2, il valore dell’esperienza e della scrittura cinematografica andava al di là del puro e semplice “piacere dello spettatore” per divenire una vera e propria metafora della conoscenza.
Roberto Piperno, Andare per giorni

Roberto Piperno, Andare per giorni, a cura di Plinio Perilli, Edizioni Tracce, 2015
di Rosa Salvia
Siamo memoria /accumuli di esperienze selezionate / da imprevedibili / incontrollati istinti di piacere / e di sopravvivenza / di incomprensibili paure / con istanti di ragionevoli certezze / anche i rifiuti del passato / infanzia nascosta e il Nove di Av / ci guardano e ci riconoscono / parte di sé / immagine più completa / della nostra persona / che si trasforma all’istante senza mai perdersi. (Da Esseri, 2010) Continua a leggere
“SE UN ALTRO GIORNO ESISTE”, DI VIERI TOMMASI CANDIDI
Recensione di Giovanni Tortelli
In un tempo indefinito, in un luogo imprecisato del pianeta, un manipolo di uomini e donne lotta, soffre e s’incammina per scampare a morte certa e per sperare in qualcosa che non sia il presente. Sono queste le coordinate volutamente sfuocate che fin dall’esordio attanagliano il lettore del nuovo romanzo dello scrittore fiorentino Vieri Tommasi Candidi (Se un altro giorno esiste, Cicorivolta editore – 2015, pagg. 315).
Storia semplice e tanto più credibile; personaggi vissuti ancor prima che creati grazie alla naturale ricchezza introspettiva dell’Autore; dialoghi essenziali ed efficacissimi che determinano forse la migliore qualità del romanzo e che ne scandiscono il ritmo vigoroso; sequenze incalzanti che non lasciano il tempo a toni blandi; messaggio di sintesi chiaro e univoco. Continua a leggere
SUL TAMBURO n.9: Luigi Martellini, “Le «Prospettive» di Malaparte”
Luigi Martellini, Le “Prospettive” di Malaparte (Una rivista tra cultura fascista, europeismo e letteratura), Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2014
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Nonostante siano ormai molti gli anni trascorsi dalla sua scomparsa il 19 luglio del 1957, su Malaparte il dibattito critico e filologico è ben lungi dall’essere terminato. Anche le condizioni di difficile (se non impossibile) consultazione del suo archivio e delle carte in esso contenute rendono ancora difficile formulare un giudizio definitivo su questo autore così controverso del Novecento italiano. Il titanico lavoro filologico svolto da Luigi Martellini con la schedatura attenta e accurata dei cinquantuno numeri di cui si compone il totale della rivista “Prospettive” e gli Indici che concludono il suo grosso volume dedicato alla maggiore impresa editoriale di Malaparte nel campo delle pubblicazioni politico-letterarie permette di avere a disposizione materiale molto prezioso per giudicare e valutare il lavoro culturale dello scrittore pratese.
ANNA di Niccolò Ammaniti
«Figli miei adorati, vi amo tanto. (…) La mamma se ne sta andando per colpa del virus che si è diffuso in tutto il mondo. Queste sono le cose che so sul virus e ve le racconto così, senza bugie. Perché non le meritate». Sono frasi tratte da un quaderno che riporta sulla copertina consunta il titolo “Le cose importanti”. Le ha scritte Mariagrazia, madre di Anna: la ragazzina tredicenne protagonista del nuovo romanzo di Niccolò Ammaniti (“Anna”, Einaudi, p. 275, € 19).
Ci troviamo in una Sicilia attanagliata da questo virus (“la Rossa”) che, partendo dal Belgio, ha cominciato a diffondersi ovunque decimando la popolazione. Si manifesta con macchie rosse sulla pelle, tosse, febbre, croste sulle narici e sulle mani. E non lascia via di scampo. Colpisce tutti, tranne i bambini. Anche loro tuttavia sembrano destinati a soccombere, giacché il virus è legato agli ormoni della crescita ed è praticamente impossibile sopravvivere a lungo superata la soglia dei quattordici anni di età. Continua a leggere
L’occasione di Giuseppe Panella
Giuseppe Panella, L’occasione della poesia. Poesie 2007-2014, Interlinea, Novara 2015, pp. 96, euro 14,00.
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di Andrea Galgano
Il nuovo libro di Giuseppe Panella (1955), docente di Estetica presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, L’occasione della poesia. Poesie 2007-2014, edito dalla novarese Interlinea, è l’esito di una gestazione autentica che modula il tessuto vocalico con forza e scoperta.
L’interiore inseguimento che il poeta percorre, cerca l’indizio di un’occasione per compiersi e dirsi in tutta la portata del suo dettato e del suo grido.
La ricchezza verbale e le letture assorbite in questi anni rappresentano l’arsi di una scena asseverativa e descrittiva che si pone come voce ultima, come spazio connesso alla chiarezza estrema del quotidiano, dove la poesia cerca le sue armi e pone le sue gioie e i suoi dolori ultimati.
VICTORIA CÁCERES, “LA FUGA DE POLLOCK”
Introduzione e traduzione dallo spagnolo di Giovanni Agnoloni
Quarta puntata della serie dedicata agli scrittori internazionali da me conosciuti durante la residenza letteraria presso H.A.L.D. Hovedgaard.
Oggi parliamo di Victoria Cáceres, scrittrice argentina nata a Buenos Aires. Laureata in Lettere e Filosofia e autrice di romanzi, racconti e saggi (tradotti in numerose lingue), è stata ospite di residenze internazionali negli Stati Uniti, in Cina e, appunto, in Danimarca. Ricordo in particolare le sue raccolte di racconti El baño turco (Urania, 1997) e Monasterio (Orbital, 2000), e i romanzi Sentimiento Oceánico (Orbital, 2006) e La fuga de Pollock (Textosintrusos, 2014).
Proprio da La fuga de Pollock – una fantasmagoria di percezioni e angosce scaturenti dall’immaginarsi della scrittrice all’interno di una delle opere del maestro dell’espressionismo astratto americano, fuori da qualsiasi riferimento spazio-temporale – traggo questo estratto (le pagine iniziali), da me tradotto dallo spagnolo. Continua a leggere
IL TERZO SGUARDO n.49
Emiliano Alessandroni, Ideologia e strutture letterarie, prefazione di Emanuele Zinato, Roma, Aracne, 2015
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di Giuseppe Panella*
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Emanuele Zinato chiarisce bene, fin da subito, la missione critica del secondo libro di Emiliano Alessandroni (di lui avevo già recensito positivamente il precedente La rivoluzione estetica di Antonio Gramsci e György Lukács, prefazione di Pietro Cataldi, Padova, Il Prato, 2011) :
«L’iiriducibilità della letteratura all’ideologia, che si palesa nelle icursioni estetiche di Marx e di Engels, è che informa di sé la tesi principale del libro di Alessandroni, è fondata su una nozione di ideologia come falsa coscienza soggettiva, ignoranza, inganno e mistificazione. L’ideologia, però, ha un doppio volto, come negli anni Venti ha dimostrato la ricerca di Pavel N. Medvedev, che chiamò idologemi (concetto-termine utilizzato ampiamente, ma con accezione negativa e in opposizione a Ferruccio Rossi-Landi, anche in Ideologie e strutture letterarie) quelle formazioni “parte della realtà sociale materiale che circonda l’uomo” imparentate con altri concetti, come temi e motivi socialmente condivisi, che pur essendo esterni alle categorie estetiche, costuiscono buona parte del “materiale grezzo” con cui si costruiscono i testi» (p. 19).
Joseph Czapski, «Proust a Grjazovec»
Józef Czapski, Proust e il ritorno della memoria nella ‘terra disumana’ dei gulag.
Proust a Grjazovec (Adelphi, pp. 125, euro 18) è un libro decisamente particolare. Denso, a tratti commovente, luminoso. Di che si tratta? È un saggio, una lezione, una conferenza su Proust, un florilegio della memoria sfuggito, per miracolo, alle maglie strette del gulag di Grjazovec – uno dei tanti nell’enorme arcipelago –, a quattrocento chilometri da Mosca. Continua a leggere
SUL TAMBURO n.8: Costanza Geddes da Filicaia, “Dura Lex sed Dura”
Costanza Geddes da Filicaia, Dura Lex sed Dura. Parodie di uomini di legge in letteratura italiana, Firenze, Nicomp Editrice, 2015
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La dizione esatta sarebbe, ovviamente, Dura Lex sed Lex ad indicare la necessità di rispettare la legge stabilita e vigente anche in presenza di molte attenuanti per chi ne è l’oggetto e soprattutto se le sue pratiche punitive possono sembrare disumane e impossibili da accettare e applicare. La capacità di far funzionare la legge e di farla rispettare equanimemente dovrebbe, infatti, permettere a ogni consorzio civile stabilito di vivere tranquillamente nelle proprie occorrenze quotidiane e di stabilire, di conseguenza, regole consolidate e accettate da tutti.
Ma altrettanto ovviamente non è così. La letteratura, vista come un osservatorio privilegiato delle storture della vita umana e dell’imbecillità in essa predominante, contiene innumerevoli momenti significativi di scontro tra il buon senso e l’esercizio della giustizia e molte esemplificazioni rappresentative del cattivo esercizio del modo in cui essa viene applicata.
Il silenzio insubordinato di Rossella Milone
Dentro ci sono sei racconti, storie di donne eccentriche e forti, a volte dure, disperate e poi struggenti. Traccia delle linee, Rossella Milone, con questo suo nuovo libro, Il silenzio del lottatore (Minimum fax, pp. 226, euro, 14), dei graffi che tentano, sempre più dappresso, di tracciare il profilo di tante donne difficili, dalla sfacciata brillantezza intellettuale, indefinibile eppure concretissima. Continua a leggere





