Archivi categoria: Recensioni

I risvolti profetici di un libro

corno

(Sarban, Il richiamo del corno, traduzione di Roberto Colajanni, Adelphi, pagine 191,18 euro)

John William Wall, conosciuto come scrittore con lo pseudonimo di Sarban, è stato un diplomatico inglese. Ha pubblicato in vita due raccolte di racconti e un romanzo.

Adelphi riscopre e manda in libreria Il richiamo del corno, un romanzo ucronico e distopico diventato un libro di culto per tutti gli appassionati del genere. Il libro fu pubblicato nel 1952 e alla sua uscita fece subito discutere.

Continua a leggere

Da dove nasce un buon pugile.

images

Amato da scrittori di grande fama quali ad esempio Ernest Hemingway ed Elmore Leonard, W.C. Heinz è in Italia ancora relativamente poco conosciuto.
Eppure fu Hemingway stesso, all’indomani dell’uscita del primo romanzo di Heinz, Il Professionista, che non esitò a definire questa storia l’unico bel romanzo sulla boxe che avesse mai letto e il suo autore uno dei più bravi e promettenti dell’epoca.
Heinz e Hemingway in realtà si erano già conosciuti anni prima dell’uscita de Il Professionista, in Germania, durante il secondo conflitto mondiale, quando Heinz lavorava come inviato di guerra del New York Sun ed Hemingway del Collier’s.
Heinz però impiegò molto tempo prima di riuscire a pubblicare il suo primo romanzo (Il Professionista è del 1958) e la sua fama restò per lunghi anni legata più alla sua attività di giornalista sportivo (insieme a Tom Wolfe, Jimmy Breslin e Gay Talese gettò le basi di quel “New Journalism” destinato a cambiare la nostra maniera di leggere i quotidiani e di Continua a leggere

Fare spazio a un mondo diverso: i giocattoli di Cesare Zavattini

Zavattini

di Giacomo Verri

“Ho torto forse a ripetere che il mondo sarebbe bello se tutti fossimo malati?”, leggo a un certo punto tra alcune brevi prose di Cesare Zavattini che le edizioni Hacca hanno rimesso in volume con il titolo I giocattoli (pp. 59, euro12): si tratta di una plaquette di una sessantina di pagine, aperta e chiusa da dotti saggi di Valentina Fortichiari e Gualtiero De Santi; i testi di Za risalgono tutti al lustro 1934-1939, e tutti apparvero in origine su «L’illustrazione del medico» e furono ripresi nel 1976 da Einaudi, nel volume di poco successo Al macero: Scritti 1927-1940. Il peso di queste prose è quello lieve della malinconia appena velata da un palpito ironico; un peso specifico, direi, che in questo delicato volume, dalle pagine ben spaziate, trova l’esatto veicolo per poter essere apprezzato al meglio. Continua a leggere

SUL TAMBURO n.7: Maria Attanasio, “Il condominio di Via della Notte”

Maria Attanasio, Il condominio di Via della NotteMaria Attanasio, Il condominio di Via della Notte, Palermo, Sellerio, 2013

_____________________________

di Giuseppe Panella

.

Questo quinto testo narrativo di Maria Attanasio nasce da una provocazione editoriale di Antonio Sellerio che le aveva chiesto di scrivere un racconto per un libro collettivo che si incentrava sullo “straniero”. Dapprima tentata di rifiutare, la scrittrice caltagironese ha poi avuto un’intuizione che si è tradotta in un romanzo che appartiene di diritto alla tradizione distopica del Novecento, apparentandosi a opere come 1984 di Orwell o a Brave New World di Aldous Huxley:

«All’improvviso, qualche giorno dopo, l’illuminazione. A soccorrermi creativamente fu la narrazione delle vicissitudini condominiali dei miei amici Maurizio e Luciano: a partire da sette foglie secche cadute dal verdeggiante terrazzino milanese della casa, dove avevano appena traslocato, nel sottostante balcone; con la sequela di accanite rimostranze della vicina, e l’allerta per i nuovi venuti del condominio tutto. La letteratura è esplorazione del nome, scrive Roland Barthes in Critica e verità, essendoci dentro i pochi suoni di un nome tutto un mondo da esplorare e tradurre in testo»1.

Continua a leggere

Io sono gatto, di Jackie Morris

FullSizeRender
C’è un libro per l’infanzia appena uscito in Italia (l’originale inglese è però del 2012) che mi sento di consigliare non solo ai bambini ma anche ai loro genitori e a un po’ tutti gli adulti, per il messaggio di amore per la natura, che esso, indirettamente, lancia e comunica soprattutto attraverso le immagini: Continua a leggere

La televisione e la comunicazione attraverso i libri

perego_topo_gigio
Nove libri dal piccolo schermo al futuro tecnologco

di Guido Michelone

Nei mesi scorsi alcuni giornali italiani celebrano, nelle pagine di cultura, un anniversario quasi misconosciuto: i novant’anni della nascita della televisione. In realtà non si tratta di un evento oggettivamente databile, com’è per il cinema, al quale si attribuisce la paternità dei fratelli Pierre e Auguste Lumière con la prima proiezione pubblica al Café des Arts di Parigi il 28 dicembre 1895 (e tra qualche mese saranno appunto i 120 anni di un’altra invenzione storica, rivoluzionaria e prodigiosa). Il 1925 della TV (o tivù per dirla all’italiana) riguarda in primis il 25 marzo di quell’anno, allorché l’ingegnere scozzese John Logie Baird offre una dimostrazione pratica del mezzo al centro commerciale Selfridges di Londra; quella di Baird viene dagli storici definita televisione elettromeccanica perché sia l’apparecchio di ripresa delle immagini sia quello di visione si basano sul disco di Nipkow, dispositivo elettromeccanico inventato il 24 dicembre 1883 appunto dal tedesco Paul Gottlieb Nipkow; Continua a leggere

“Adua”: il romanzo di chi parte senza sapere dove arriverà

Adua
di Giacomo Verri

Se passeggiate per Roma e imbroccate la piazza Santa Maria sopra Minerva, ai piedi del piccolo obelisco potreste vedere una donna che si confida con il dolce elefantino del Bernini: è Adua (così il titolo dell’ultimo romanzo di Igiaba Scego, Giunti, pp. 186, euro 13), figlia dell’indovino somalo Mohamed Ali Zoppe, giunta in Italia negli anni Settanta con un sogno nel cuore, quello di diventare come Marilyn o come Audrey una stella del cinema, e finita invece a girare un porno tanto leggero quanto ignobile e spietato. Continua a leggere

SUL TAMBURO n.6: Nicola Pugliese, “Malacqua”

Nicola Pugliese, MalacquaNicola Pugliese, Malacqua. Quattro giorni di pioggia nella città di Napoli in attesa che si verifichi un accadimento straordinario, Napoli, Pironti, 20132

_____________________________

di Giuseppe Panella

.

Solo nel 2013 questo “piccolo capolavoro del Novecento” (“Questo è un libro che ha un senso e una forza e una comunicativa” – così ne scrisse Italo Calvino, accettandolo nel 1977 per una nuova collana di Einaudi che poi non ebbe granché successo e fu dismessa) è stato ristampato grazie alle insistenze dell’editore Pironti e le cure della figlia Alessandra.

E’ quindi ormai tempo di mettere un po’ d’ordine nella vicenda letteraria di Nicola Pugliese, scrittore, a un tempo, esaltato e negletto, osannato e malfamato, amato e disprezzato in egual misura, considerato l’autore di un capolavoro incompreso dalla critica e, tuttavia, apprezzato da un folto manipolo di estimatori d’élite, dimenticato sugli scaffali della storia letteraria del secolo scorso e ripescato solo da poco dall’editoria, dopo una serie di vicende ancora tutte da ricostruire e soltanto dopo la morte del suo autore (e l’uscita in vita, ma semi-clandestina, di una raccolta di brevi testi narrativi che a quell’unico romanzo chiaramente alludono e sono circoscritti1).

Continua a leggere

Nel “Buio assoluto” di Remo Bassini

Bassini Remo
Brevi riflessioni sui nuovi racconti dello scrittore cortonese

di Guido Michelone

Remo Bassini è un autore noto ai lettori de La Poesia e lo Spirito sia per gli interventi sia per le recensioni a lui dedicate: è altresì famoso come blogger, ma soprattutto per un’attività di giornalista (iniziata fin da giovane) e di romanziere (di epoca più recente, e forse per questo oggi come oggi assai continuativa) che lo hanno imposto all’attenzione del pubblico e della critica. Continua a leggere

SUL TAMBURO n.5: Vanni Santoni, “Muro di casse”

Vanni Santoni, Muro di casseVanni Santoni, Muro di casse, Roma-Bari, Laterza, 2015

_____________________________

di Giuseppe Panella

.

Che cos’è un rave party e perché ha contato tanto per la cultura giovanile degli anni zero del nuovo millennio (e non solo per coloro che allora erano ventenni in cerca di facili emozioni)?

Vanni Santoni cerca di spiegarlo esaurientemente nel suo intenso e compatto Muro di casse che si presenta non tanto come un saggio documentario su quel periodo quanto come un docu-romanzo (se mi è permesso di usare questo apparente neologismo) in cui diversi personaggi raccontano le loro esperienze sul campo e il significato che hanno avuto per loro, spesso appoggiandosi alla non moltissima letteratura secondaria esistente (soprattutto al magnifico Saggio sulla transe di Georges Lapassade1) e trasformando la trama dei loro ricordi e sensazioni in una sorta di tessitura verbale fitta e spesso allucinata. Eccone un esempio. Chi parla è Iacopo che rappresenta nel testo la memoria sensoriale (il capitolo si intitola Iacopo – I sensi):

Continua a leggere

Sade in drogheria e altri racconti, di Roberto Barbolini

Barbolini FOTO
Brevi riflessioni attorno a un romanziere ‘sperimentale’

di Guido Michelone

Nel racconto che dà il titolo alla raccolta, il divin marchese, ovvero Donatien-Alphonse-François de Sade, si trova a Modena – correva l’anno 1775 – alla ricerca, come sempre, di emozioni forti, benché il festino nel retro bottega del caffè-drogheria Giusti non lo soddisfi sufficientemente. Le gesta erotiche del filosofo-libertino sono tuttavia il pretesto per una metafora sulla violenza, con l’autore che crea un immaginario dialogo fra un tale Benelli e la coppia di sociologi francofortesi Horkheimer e Adorno. Continua a leggere

FRANCO MICHIELI, “LA VOCAZIONE DI PERDERSI

Recensione di Giovanni Agnoloni

Franco Michieli
La vocazione di perdersi
Ediciclo Editore, 2015

Questo libro di Franco Micheli l’ho visto praticamente nascere. Mi spiego meglio: l’amico e collega Davide Sapienza mi aveva parlato di un viaggio a piedi in Lapponia in programma insieme all’autore e a un terzo escursionista, Davide Ferro. Poi un’intempestiva tendinite l’avrebbe costretto a dare forfait, per cui sarebbero rimasti in due, per quella che si prospettava come una marcia senza il supporto di mappe, bussole, GPS o altri ausili tecnici per l’orientamento; solo le stelle, il sole e la conformazione del territorio.
prod_1377_MichieliLa sfida, estremamente affascinante, sarebbe poi diventata questo prezioso volumetto edito da Ediciclo, il cui titolo (La vocazione di perdersi) e sottotitolo (Piccolo saggio su come le vie trovano i viandanti) disegnano un arco ideale all’interno del quale sta racchiusa tutta la filosofia di viaggio di Franco Michieli (“Piccola filosofia di viaggio” è, appunto, il titolo della collana che lo ospita). Perdersi significa infatti mollare qualunque riferimento che possa venire da strumenti cartacei o tecnologici e affidarsi al paesaggio, lasciando che siano le sue linee, unite alla volta celeste di notte e al percorso apparente del sole di giorno, a orientare i passi. Così facendo, si apre uno scenario in cui sono le vie a venire incontro ai viaggiatori – va da sé, non del tutto impreparati sull’orografia del territorio che attraversavano né sprovveduti in materia di costellazioni e natura in genere. Inoltre, ogni strada imboccata o panorama scorto avrà il sapore di un’epifania, a sua volta capace di suggerire nuovi spunti. Continua a leggere

Il piccolo felino di Hiraide Takashi. Brevi riflessioni su “Il gatto venuto dal cielo”

Image-1
di Guido Michelone

Credo che, quando un libro possegga il dono della naturalezza e della semplicità, dell’amore e del coinvolgimento, sia sempre difficile parlarne, soprattutto se tali qualità si rivelano un ingrediente decisivo della sua bellezza letteraria (che la traduttrice, Laura Testaverde, restituisce nell’arduo passaggio all’italiano da una lingua ideogrammatica come il giapponese). Continua a leggere

Libri per ferragosto

FullSizeRender
Dieci titoli per intense giornate culturali

di Guido Michelone

Nella speranza che ciascuno di noi trovi spazio e tempo per la lettura, durante le brevi vacanze ferragostane, è sempre divertente, a mio parere, provare a ragionare su quali testi mettere in valigia: certo, l’e-Book risolverebbe il problema più rapidamente, ma il gusto di ‘appesantire’ i bagagli con qualche tomo cartaceo lo considero impagabile. Continua a leggere

Quando un bambino piangeva. Rapide considerazioni sul nuovo romanzo di Aldo Nove

Aldo Nove
di Guido Michelone

Un bambino piangeva, il nuovo romanzo di Aldo Nove è, come spesso gli accade, di natura autobiografica, poiché tratta le vicende dell’autore bambino, inframmezzate da antiche mitologie sarde, esemplificabili, a loro volta, nella figura di un altro fanciullo di nome Saltaro. Continua a leggere

La scienza divulgata. Brevi riflessioni attorno a due successi editoriali

Rovelli
di Guido Michelone

Come avevo annunciato in un intervento sui dieci ‘miei’ libri estivi, ho fra le mani, in contemporanea, il breve testo di Rovelli e quello – lungo il quadruplo – di Odifreddi, che presentano entrambi lo stesso argomento: la divulgazione scientifica. Continua a leggere

Il gruppo, di Joseph O’Connor

Il Gruppo
di Guido Michelone

Riflessioni sul nuovo romanzo del grande autore dublinese

Il grande romanziere irlandese scrive la sua prima opera narrativa interamente dedicata al rock, presentando una storia di pura fantasia, costruendo a tavolino un immaginario, ma credibilissimo quartetto new wave dal nome The Ships, attivo fra il 1981 e il 1987, composto dai compagni di scuola Fran (voce), Rob (chitarre), dai gemelli Trez (basso e violoncello) e Seán (batteria). Continua a leggere

SUL TAMBURO n.4

Gualberto Alvino, L'apparato animaleGualberto Alvino, Scritti diversi e dispersiGualberto Alvino, L’apparato animale, introduzione di Giovanni Fontana, Torino, Robin, 2015; Gualberto Alvino, Scritti diversi e dispersi (2000-2014), prefazione di Mario Lunetta, Roma, Fermenti, 2015

_____________________________

di Giuseppe Panella

.

Scrive Giovanni Fontana nella sua lunga introduzione al libro di Gualberto Alvino (e il titolo del suo testo critico la dice lunga sul taglio dell’intervento dello scrittore di Frosinone):

«Il suo testo si torce in un’orgia di materia grondante di umori. Talvolta Gualberto Alvino svolta repentino. Fugge per la tangente. Poi torna grondante per apparire di fronte e di profilo a un tempo. Per scomporre l’immagine di sé in vortici. E analizzarne gli elementi. Radici. Ecco che propone allora accumulazioni drammatiche e fluttuazioni incongrue. Una Humanitas fatta di parti anatomiche. Per esempio. E’ un duro atlante di anatomia che si esplica nell’elenco spietato delle membra rivelandone la fragilità come su un tavolo di analisi. Tarsie di cose morte. […] E’ qui che Alvino (si) scrive il corpo in latino. L’elenco articolato nel linguaggio dotto degli antichi. Rotto in sequenza dalla scansione libresca e didattica che ricostruisce sulla pagina i segreti di quel corpo»(1).

Continua a leggere

Alain Baraton, “Il giardiniere di Versailles”

Alain Baraton, Il giardiniere di Versailles, Skira – Storie, 2015, pp. 213, euro 17,00

_____________________________
di Andrea B. Nardi

.

Alla mia bell’età ho finalmente scoperto quale sia il più bel mestiere del mondo: quello di Alain Baraton, capo giardiniere del Parco di Versailles. E ne è prova anche il fatto che, pur non essendo un professionista della scrittura, il signore in questione abbia nel suo lavoro accumulato una tale sensibilità d’animo, una così marcata acutezza intellettuale, un’esperienza di vita tanto serena, da consentirgli di scrivere questo libro sorprendente.
Ancora una volta il catalogo Skira si arricchisce di un volume fuori dai contesti omologati, un memoir dalla prosa suadente, elegante e divertentissimo, con la storia di un modesto giardiniere diventato, dopo una lunga carriera, direttore del parco più famoso della storia, quando la vita vera sa essere più affascinante di un romanzo.

Continua a leggere