Archivi categoria: Scritture

Fil rouge, il romanzo epistolare di Alessando Seri

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(di Enrico De Lea)

“Fil rouge – Le lettere segrete di Yvette Mirabeau”, di Alessandro Seri (Vydia editore, 2013, disponibile anche in formato e-book), rappresenta il segno, per l’autore (oltre che narratore, assai intenso poeta e critico, nonché efficace organizzatore di cultura nelle Marche), di una scommessa creativa vinta, quella di un genere letterario – il romanzo epistolare – oggi all’apparenza inconsueto, eppure favorevolmente inattuale, per la storia narrata attraverso un epistolario e per il fascio di valori, emozioni, temperie storica che attraversa. Continua a leggere

Provocazione in forma d’apologo 261

Un tempo, quando avevo tempo per queste cose, me ne andavo a leggere in un parco cittadino sufficientemente tranquillo e silenzioso. Un giorno che stavo appunto leggendo (un poeta, qui non importa quale) su una panchina, la sola occupata da me fra molte deserte, comparve un uomo e mi si sedette accanto. Era un barbone, peraltro dall’aspetto abbastanza pulito e in ordine, come appurai sbirciandolo con la coda dell’occhio, anche se non mandava un buon odore. Sedeva dritto, guardando avanti, come se non mi avesse visto, come se io non esistessi. Trascorsero alcuni minuti di silenzio durante i quali cercai di proseguire la lettura. Alla fine l’uomo, sempre guardando avanti, sempre all’apparenza ignorandomi, aprì la bocca e incominciò a parlare:
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Ci sei

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Mancava solo questo per finire.
Ho imparato a innalzare grattacieli,
cattedrali dai nobili pinnacoli,
persino ponti sospesi sul nulla;
volavo e facevo volare, come
certi aeroplani che si lasciano
dietro una scia lucente d’illusioni.
Mancava solo un piccolo dettaglio
che ho scoperto per caso, disperando
d’oltrepassare il muro che isolava
me da lei. Basta poco per trovare
la porta: ecco, un po’ più in là, ci sei.

Giobbe

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Fino a quando? si chiedeva il profeta.
Ingenuamente, forse, perché il fondo,
con Dio, non è mai fondo a sufficienza:
se c’è qualcosa che deve morire
e invece è ancora in piedi, stanne certo,
prima o poi morirà. Ma un po’ alla volta,
a fuoco lento, lasciandoti il tempo
di struggerti fino all’ultimo grammo
d’infelicità.

Eppure

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Sai quando il tempo cambia
e sembra che esca il sole,
e già ti appresti a mettere da parte
la giacca che t’ingombra,
l’ombrello che ti pesa,
i sentimenti grigi dell’inverno,
con la corte maligna dei presagi
tristi? Già pregusti la fetta azzurra
di cielo (al di là della vetrata),
il merlo che s’arrampica sul palo,
condottiero che pianta la bandiera
sul punto più elevato della rocca
nemica. Eppure già senti lo scroscio
disonesto, il funesto temporale
che infradicia i pensieri, fino a sera.

Shoah

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Tre teste di maiale, un bel ricordo,
non c’è che dire. Sì, fraternamente
uniti con chi soffre le memorie
di un odio secolare, senza senso,
come qualsiasi odio, a ben pensarci:
ma è il pensiero che manca a chi schernisce
le piaghe del fratello, a chi ferisce
la morte disperata, l’abbandono
in punta di coltello, la tristezza
che prende quando a sera si ricontano
i presenti e gli assenti, chi rimane
e chi invece saluta, senza voce,
in un ultimo sogno di perdono.

Il dato

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Mi chiedi perché non scriva più poesie,
da questa terra piena di ricordi.
Non è soltanto il cielo sovraccarico
di pioggia né il lavoro che mi preme,
e nemmeno, credi, la malinconia
che sento rimontare senza tregua,
come il bisogno d’incontrarne presto
lo sguardo, quel sorriso che mi dava
la certezza strana, il dato, d’esserci
davvero, e non trovarmi, come allora,
lasciato sul più bello, insomma dire
eccomi, sono qui, sapendo bene
che lui, dall’altra parte, chiederebbe
come stai? Sì, mi manchi, non morire.

Il distacco della memoria, di Giovanni Ibello

scia celeste
A separarci fu l’incoscienza
la resistenza delle unghia nere
la tensione di una smorfia, le vene
dilatate nella mano, a reggere
il peso del corpo che cede.
Ci ha separato l’incoscienza
perché il distacco non ha memoria:
la mente è troppo vile per restare
mentre il corpo, ancora vivo, si abbandona.
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Natale e quale

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Potessimo vedere più lontano
delle luci che da giorni attraversano
in lungo e in largo la nostra città.
Potessimo sentire che la voce
che conta non è quella d’improbabili
e stolide illusioni. Se cantassimo
sulle note del vento che c’ispira
da dentro, avrebbe senso intasare
la rete di messaggi. Se parlassimo
la lingua degli ultimi, resteremmo
meno soli a fare notte fonda,
in attesa di un’alba che non viene.

Nichita Stanescu, Il senso dell’amore

Nichita Stanescu
di Augusto Benemeglio

1. Al parco Stanescu di Bucarest.
Se vi capita di andare a Bucarest (la città bella, la città della gioia), in un mattino d’autunno, “quando il sole è un’aria piena di uccelli/ che volano ala nell’ala”, chiedete del parco intitolato a Nichita Stanescu , uno straordinario poeta che ci ha lasciato un’opera vasta e intensa, uno che dà corpo al pensiero del nostro tempo, ma che non rinnega la poesia di Arghezi e Blaga, di Barbu e Voiculescu, un poeta intenso, luminoso, bellissimo, nato a Ploiesti, mezzo rumeno e mezzo russo, per via di madre, che è insorto contro l’anchilosi e l’inerzia che minacciava di morte la creazione lirica di poeti nati nel terzo decennio, sotto la dittatura comunista, uno che è stato capace di rifiutare il dogmatismo ideologico, l’enfasi patriottarda e la requisitoria politica , uno che ha rivendicato i diritti della poesia ad accogliere tutti gli aspetti della nostra situazione esistenziale che resta problematica e drammatica, insidiata dal dolore, dalla solitudine e dalla morte. Continua a leggere

Provocazione in forma d’apologo 257

E. era un giovane ufficiale di carriera non proprio monarchico e certo non fascista. Quando venne l’8 settembre si sputò sulle mani e da buon piemontese si disse: “È ora”. Ma subito il diavolo ci mise la coda. Nella primissima azione – ma già quest’espressione è eccessiva, meglio diremo nella prima uscita di trasferimento – si trovò di fronte ad una situazione davvero particolare, con appena un secondo per decidere il da farsi. Lui decise senza sparare e far morti, e adoperandosi poi affinché l’episodio si chiudesse senza danni; eppure da quella decisione scaturì una rappresaglia che si ricorda ancor oggi, come a volte è stato ricordato lui, spesso senza nominarlo, come la testa calda che era caduta nella trappola, che aveva creato il pretesto per quel terribile gesto dimostrativo.
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Provocazione in forma d’apologo 256

Benché avesse una bella famiglia, una bella casa e un buon lavoro, l’uomo non era felice. Anzi, si può dire che per quanto all’indietro si spingesse coi ricordi, felice non era stato mai. Gli era sempre bastato posare lo sguardo o anche solo il pensiero sul suo piede sinistro per essere invaso dalla furia.
Eccolo lì l’estraneo, il nemico! Beninteso, quel piede non aveva nulla di speciale, ed era sanissimo. Bella forza, si diceva l’uomo, quell’escrescenza aliena viveva e prosperava a dispetto ed a spese di lui, del corpo che sentiva suo. Nondimeno, immaginando ciò che gli avrebbero risposto e come lo avrebbero poi trattato, della questione non aveva mai fatto parola con nessuno, in particolar modo con i medici. Sentiva che la cosa doveva risolverla lui stesso, quando l’esasperazione fosse giunta al colmo, quando avesse trovato i mezzi giusti e l’occasione buona si fosse presentata. Finalmente le tre condizioni si verificarono insieme, e lui non si lasciò sfuggire il momento propizio.
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Provocazione in forma d’apologo 255

Suona la campanella, è mezzogiorno: inizia l’ultima ora della vita lavorativa del bidello Antonio. Il cambio dell’ora avviene rapidamente, il bidello Antonio percorre per l’ultima volta i corridoi quasi deserti della scuola. Ma una porta si apre, un professore convocato d’urgenza dal preside lascia l’aula e subito nella classe si scatena la solita gazzarra.
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A Pier Paolo Pasolini

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di Giorgio Galli

Qui dove manco l’odore del mare
ci viene a consolare,
qua in mezzo a questa mondezza
che puzza come puzza l’omicidio
gira il fantasma del grande poeta,
spettro incapace di pace, che gira
e gira il mondo dei vivi perché vi appartiene ancora,
perché in quel mondo non ha ancora terminato
il suo mandato. Continua a leggere