
Si parla, si chiacchiera di tante cose. A volte si sparla, si denigra, si irride. Regolarmente, ci sentiamo svuotati: ma insistiamo, come se perdere, fallire, in questo campo, fosse diventato inevitabile. Eppure, se parliamo di Dio, se lasciamo che lo Spirito conduca il discorso, sperimentiamo una pienezza duratura, un anticipo di eternità. Pensiamoci bene, alla prossima occasione.
Il dardo dei serafini

Siamo coscienti di non amare abbastanza, soffriamo per il fatto di non sentire a sufficienza l’amore per Gesù. Dobbiamo dirlo a Lui: guarirà questa piaga, magari, con un’altra sofferenza, quella che chiama, parlando con Gabrielle Bossis, il “dardo dei serafini” . Essere trafitti dall’amore: ecco il dono che ci aspetta. Dovremmo desiderarlo più di ogni altra cosa.
Luigi Maria Corsanico legge Pablo Neruda. 9
Casa

Dimorare nella misericordia: è lì la nostra casa, la patria a cui davvero apparteniamo. Stare a nostro agio nell’intenso desiderio di Gesù di amare e perdonare. Non c’è pericolo di montare in superbia, di cedere a qualche tipo di arroganza: più entriamo nella verità, più ci illumina su quello che siamo.
Eroi
Ornithology 3. Menicanti

Epigramma
– Ma come? – diranno. – Se stava
così bene. Cantava…
– Comico, poi: morto di crepacuore.
Questo diranno e:
– Levate la gabbia dal chiodo
Semplice
Intenzioni

C’è chi si confida di più, e chi di meno. Qualcuno è chiuso in se stesso, come una fortezza; altri non fanno che rovesciarsi, l’uno sull’altro, un mare di parole. Quello che evitiamo è parlare con Gesù: ci sembra assurdo considerarlo un confidente. Se lo facessimo, la vita cambierebbe, perché nessuno ci ama come Lui. Ma forse il problema è proprio questo: non vogliamo cambiare. Che tutto rimanga come prima.
Un gioco da ragazzi
Qol demama daqqa

Non ho bisogno di scrivere poesie.
C’è la vita che esplode
come il frutto di una mente concentrata
per accogliere il dono.
So che mi vuoi:
l’infinito mi abita e il mutuo da pagare
è la morte per croce, il grido del tuo venerdì
che squarcia i veli,
i muri che qualcuno
a nostra insaputa costruisce:
una pianta velenosa
che potrebbe folgorarci all’istante,
se il battito del cuore, questo segno tenace,
l’ultima Thule della vocazione,
il tesoro prezioso consegnato
al monte dei pegni del tuo desiderio
di perdono, se il respiro
non potesse intendere che questo:
Io ti amo, da sempre,
memoria senza inizio
e senza fine.
SUL TAMBURO n.78: Marino Magliani, “Prima che te lo dicano altri”
Marino Magliani, Prima che te lo dicano altri, Milano, Chiarelettere, 2018
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Questo romanzo si basa su un desiderio rimasto inesausto: mettere in parole la nostalgia di una patria nella quale non si è potuto vivere come si sarebbe voluto. I personaggi della storia si ritengono tutti esuli (molti, come Christel, la matura mediatrice di immobili per i “russi” di cui Leo si invaghisce e che vorrebbe portarsi a letto) e il loro soggiorno sulla riviera ligure Magliani è un narratore nato e la sua ricerca linguistica non è mai disgiunta dalla volontà di raccontare storie, di illuminare con la luce radente dello stile vicende umane di grande spessore e di dolorosa potenza. Questo suo ultimo romanzo racconta un durissimo apprendistato di vita ma anche la struggente riconquista di un passato. Leo Vialetti di Sorba (Imperia), ligure come quasi tutti i protagonisti dei romanzi di Magliani, nasce e appartiene a una Liguria scabra, rocciosa, poco generosa con i suoi abitanti che pure la amano, costruita su baluardi montuosi, intervallati da brevi tratti di pianura, da salite erte e difficili, popolata di cinghiali e di uomini spesso più testardi e duri di quegli stessi animali selvatici cui danno la caccia.
Nello stesso tempo, il romanzo di Magliani descrive un mondo che dovrebbe risultare radicalmente opposto a quello nativo del protagonista: la Liguria e l’Argentina appaiono nelle sue pagine due continenti diversi e lontanissimi, eppure simili nel loro rapporto con l’umanità dolente che le abita.
La domanda
Luigi Maria Corsanico legge Arseny Alexandrovich Tarkovsky
Sorrisi
Frammenti di Cinema # 8

Il neorealismo italiano di Roberto Rossellini e Vittorio De Sica ha influenzato molto il cinema moderno. Ne ha plasmato lo sguardo e le tecniche di ripresa. D’altra parte, quanto a storie e soggetti, quindi passando dal linguaggio delle immagini ai contenuti, non riesco ad immaginare il grande cinema americano degli anni ’70, e non solo, senza i romanzi di Joseph Conrad. Anzi, in modo speculare, a leggerli, questi stessi ci appaiono subito molto cinematografici.
Lui e io

Io sono amato. Gesù confida alla Bossis che la sua passione è prova dell’altra sua passione, quella che nutre per noi. Dovremmo essere sconvolti da questa coscienza: “Lui e io; sono Io e te: in te”. Questo cambia la vita, e basta crederci: ci sarà fatto così come crediamo. Lui e io: cosa posso mai desiderare, più di questo?
Tanaliberetutte
di Barbara Pesaresi
È una vecchia foto. Loro sono in piedi, una stretta all’altra, si tengono a braccetto. Sui loro volti si percepiscono sorrisi incerti, forse timidi o forse diffidenti. La foto è sbiadita, come se un velo di foschia vi si fosse depositato sopra. Continua a leggere
Inseguendo chimere

Dio vuol essere amato: questa verità non smette di stupirci. Aspetta un cenno, un nostro desiderio, anche un minimo inizio di cammino, il resto lo fa Lui. Soffre se si sente estraneo, se è messo da parte. La nostra missione è farlo amare, portargli anime, senza stancarci: anche se gli occhi e gli orecchi sembrassero rivolti altrove, inseguendo chimere.
Vivalascuola. La scuola non se ne frega
Per rilanciare un Appello per la scuola pubblica che ha raccolto numerose adesioni, si svolgeranno nella seconda metà del mese di ottobre vari convegni in otto città d’Italia (Roma, Genova, Torino, Padova, Bologna, Senigallia, Catanzaro, Palermo), promossi dall’Associazione Nazionale Per la scuola della Repubblica. E’ l’occasione per riproporre ai lettori di vivalascuola l’Appello, che mette a fuoco tematiche cruciali per il mondo della scuola, e che è bene rilanciare nel momento in cui Governo e amministratori locali fomentano parole d’ordine come: Voglio farmi la mia scuola con i miei soldi, con i miei insegnanti e con i miei programmi e chi se ne frega degli altri. La scuola, invece, non se ne frega. Accompagniamo l’Appello con una presentazione dei convegni di ottobre da parte di Anna Angelucci e una analisi dello stato della scuola da parte di Franco Toscani. Continua a leggere







