Legge Bacchelli per il poeta Beppe Costa

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Per sollecitare l’applicazione della Legge Bacchelli al poeta, scrittore, editore e libraio Beppe Costa, che versa attualmente in assai difficili condizioni di salute ed economiche, un gruppo di scrittori e poeti si è fatto promotore di una petizione al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Invito tutti a firmare e diffondere la petizione, a questo link di Change.org.


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https://ilmanifesto.it/la-parabola-di-beppe-costa-tra-impegno-scrittura-ed-editoria/

Poesie di Beppe Costa in rete

https://poetarumsilva.com/2017/07/27/lultima-nuvola-di-beppe-costa-una-proposta-di-lettura/
https://poetarumsilva.com/2017/08/31/rosso-poesie-amore-rivolta-beppe-costa/
https://poetarumsilva.com/2018/04/17/beppe-costa-per-chi-fa-turni-di-notte-nota-di-lettura/

Ilaria Palomba, “Disturbi di luminosità”

Da Disturbi di luminosità, di Ilaria Palomba. Gaffi Editore, 2018

Ascolto i rumori della strada, invadono. Mi lascio invadere, senza tuttavia lasciarmi scalfire. Fuori ci sono gli zingari, un uomo che vende rose e un altro che rovista nel cassonetto.

Arriva una voce di donna, il rombo di un’auto, c’è il vento. Poggio le mani sul vetro, lascio i segni. Disegno serpenti con le dita, le porto a me, stringo la carotide fino a farmi mancare l’aria.

Immaginami sul divano, i piedi scalzi, laidi, il vestito nero arricciato sulle cosce, i capelli scarmigliati e il cuore che batte a centottanta bpm.

Non c’è nulla che somigli a un attacco di panico, l’ansia è fisica, quello che io provo ha a che fare con il pensiero. Anche se il corpo dovrebbe essere tutt’uno col pensiero, io li vivo dissociati. Di fondo anche il mio corpo non sta bene. La mia testa è piena di rimbombi. Ma sono le cose che penso a gettarmi di faccia in un baratro. È l’eterno ritorno dell’identico, da questo non si può guarire, non si può guarire da sé stessi. Posso soltanto tapparmi le orecchie. Sbatto contro un caleidoscopio dai mille volti e sono sempre io e non posso fingere di non vedere.

Dicevo: Non sono sicura che questa realtà sia vera. Continua a leggere→

Geni della gioia


Vi ho detto tutte queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Così dice Gesù al termine di uno dei suoi lunghi discorsi riportati nel Vangelo di Giovanni. Significa che il centro del messaggio è questo, e che senza gioia si perde di vista pure Dio. Allora il nostro compito, come insegna Cristo alla Bossis, è essere “geni della gioia”, portatori sani di un virus benedetto.

Chi ha orecchi


Andiamo in cerca di chissà che cosa,
di quale identità, viltà
di una posa omertosa,
prima con noi stessi e poi con gli altri,
scaltri gestori di una risorsa esausta,
di un’infausta voglia di affermarsi,
distrarsi dal vero io, che è Dio.
E Dio è il bambino, L’Archetipo del bene,
la sottile linea della santa innocenza,
la scienza dell’amore, il cuore:
quello che manca alla nostra società:
l’urlo, il respiro, il battito selvaggio,
l’ortaggio al pubblico ufficiale,
lo sberleffo, il ceffo opposto
all’insalùbre cortesia, la grande ipocrisia
di questo mondo immondo, di questa terra
attonita sul punto di morire: dire la parola
osare il Verbo, l’ombra del Progetto
che si stende sul deserto arido, che pende
sul vuoto. E chi ha orecchi per intendere
– non uso volutamente il congiuntivo – intende.

Magnificat


Dio ha gioia di noi. Molta di più di quanto noi ne abbiamo per Lui. La fede è mettersi in cammino per unire questi due sentimenti, per rialzarsi da ogni forma di accidia, in cui ci induce la natura. Il male fa sì che la gioia sia rimossa dalla nostra coscienza; la chiamata di Cristo la rimette in gioco, a ogni nostro risveglio: il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore.

Poesia d’autunno

The Ballad of the Sad Café

di Stefanie Golisch

Tra un gratta e vinci e l’altro ci stanno giusto
un caffè ristretto e una sigaretta. Cazzo, mio
figlio mi ha rotto le palle, è uguale a suo padre,
stronzi tutti e due. Vieni da me questa sera bella
bionda, dice il padrone del bar, e lei risponde:
neanche morta. Davanti alla porta d’ingresso
un corvo mangiucchia un piccione morto in
questo pomeriggio d’autunno che non canta.
La vita fa schifo, dice la donna dalle mani ruvide
e dal rossetto sbavato prima di andarsene senza
salutare. Il bar sulla provinciale Monza-Saronno
si chiama Jolly, il mese ottobre, lei non si sa

Testamento


Gabrielle Bossis è malinconica, perché deve ripartire da Lourdes. Gesù le dice: non sono sempre con te? Non metto il mio passo davanti al tuo, per non farti inciampare? Te ne sei mai lamentata? E le raccomanda di fissare lo sguardo in Lui, lo sguardo di un Dio. Mi commuove questo, perché mi ricorda il versetto della lettera agli Ebrei che ho posto a fondamento della vita: tenendo lo sguardo fisso su Gesù. Per finire, Lui lascia a Gabrielle una sorta di testamento in tre parole: umiltà, dolcezza e misericordia. E le raccomanda di pesarle bene. Saranno queste, ogni giorno, la sua Lourdes.

Daniele Maria Pegorari, Letteratura liquida (Manni, 2018)

 

Daniele Maria Pegorari ci invita con le sue Sei lezioni sulla crisi della modernità ad un viaggio dantesco che dall’inferno del Novecento risale alla luce della contemporaneità. Solo che qui non troviamo stelle da ammirare, ma la precaria luminosità della fabbrica dei libri, del totalitarismo della comunicazione, della contumacia dell’autore, della bulimia dell’economia del capriccio. Insomma, l’uscita dal “secolo breve” non ci ha condotto in paradiso. E qualora il benessere materiale conquistato, da qualcuno possa ancora essere considerato un paradiso, scopriamo che questo non è affatto desiderabile, se ci viene svelato come una “variante luminosa del nulla”.

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Il pescatore di perle


Di quante delicatezze è capace Gesù. Non meraviglia del resto, perché è Dio. Stare nelle sue braccia è un anticipo di paradiso: è il pescatore di perle, e nessuno ne possiede di un tale valore. Per attingere a questo privilegio bisogna percepire la terra come un mezzo per raggiungere la dimora eterna, dove più nulla ci separerà dal Bene: né morte né dolore né lontananza alcuna.

Infallibile


Facciamo mille progetti, assecondando una creatività benedetta che deve collegarsi, tuttavia, al Creatore. Più maturiamo, più siamo consapevoli del fatto che c’è un unico Progetto, il Suo. È bello sapere, da personaggi un po’ groggy del festival dei fallimenti, che esiste, in qualche angolo del cuore, qualcosa che non può fallire.

Qui comincia


Portare anime a Gesù, desiderare di salvare con Lui, è la missione che ci viene consegnata e la fonte della nostra gioia. Per fare questo bisogna offrire la nostra miseria al Dio infinito e onnipotente, che in cambio ci darà molto di più. L’importante è non avere paura. Perché temere un Dio che è amore senza limiti? Fidiamoci: qui comincia la vita.

Premi letterari: da trent’anni, poesia e impegno sociale a Porto Recanati

I premi letterari sono tanti, anche quelli dedicati alle opere poetiche, a differenza di come si potrebbe pensare, vista la difficoltà con cui si legge e si promuove la poesia. Molti premi hanno vita breve, nel giro di una manciata di edizioni sono solo un ricordo impresso su pagine di blog e trafiletti nei quotidiani.
Il premio letterario internazionale “Città di Porto Recanati” celebrerà nel 2019 il suo trentesimo “compleanno”; tutto sommato un premio giovane, ma dalle spalle forti e lo sguardo proiettato verso il futuro, non tralasciando mai di fare riferimento al passato. Marco Pigliacampo, segretario del Premio, è il figlio del fondatore, Renato, e prosegue il percorso tracciato con passione, amore e una fortissima motivazione, dal papà.

Marco, il premio è nato trent’anni fa per volere di tuo padre. Come mai ha istituito un premio letterario?Mio padre Renato, che purtroppo è scomparso tre anni fa, era un sociologo; si occupava di problemi dei portatori di handicap e li viveva in prima persona, in quanto non udente. Ha dedicato tutta la vita a cercare di migliorare l’integrazione sociale dei sordi italiani, con il lavoro di ricerca, l’insegnamento universitario, i testi scientifici. Con il premio di poesia volle estendere questo suo messaggio alle persone più sensibili e ideative, ossia i poeti, proponendo un tema fisso: la disabilità o l’emarginazione sociale in genere. La risposta fu positiva, perché induceva i poeti a riflettere sulla realtà che avevano attorno a loro. Continua a leggere→

SUL TAMBURO n.79: Paolo Marati, “Gli indecenti”

Paolo Marati, Gli indecenti, Siena, Melville, 2017

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di Giuseppe Panella

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Perché Gli indecenti come titolo di un romanzo di costume? Perché l’in-decenza come categoria centrale in una riflessione sulla deriva della società contemporanea? Marati riprende alcuni personaggi del suo precedente L’intrusione delle onde anomale (Siena, Barbera, 2014) per raccontare una società in declino che non riesce più a trovare un centro, una direzione, un “centro di gravità permanente”. Soprattutto non riesce più a capire dove vuole andare a parare con i suoi stili di vita, i suoi tic, le sue mode, la sua ricerca di qualcosa di nuovo che la faccia uscire dalle asfittiche pareti del già visto. Federico Galbiati è un anti-eroe, un “inetto” – si sarebbe detto ai tempi di Verga e di Svevo. Divorziato ma felicemente accoppiato con una ragazza svedese, Harriet, conosciuta in circostanze avventurose nel primo romanzo, in procinto di volare a Stoccolma come fa ogni due settimane, viene bloccato da una perentoria richiesta di sua madre: l’anziana donna vuole rivedere Claudia, la figlia primogenita, l’un tempo severissima professoressa di latino protagonista di vicende sentimentali molto sfortunate narrate in L’intrusione delle onde anomale e apparentemente scomparsa quattro anni prima. La madre è radicale nelle sue richieste: se non rivedrà la figlia entro domenica, sicuramente il suo cuore si schianterà.

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Orbite


Alzo gli occhi versi i monti: da dove mi verrà l’aiuto? Così recita il salmo. È il segreto della vita sulla terra: guardare il cielo. Il Padre è lì, Gesù e lo Spirito, la Madre nostra Maria, sono lì. Perché sprofondare negli affanni di un granello di polvere che gira in un’orbita minuscola dell’universo? La svolta, nella vita, è lasciarsi attrarre nell’orbita di Dio: il suo Regno, la sua gloria. Il resto, che conta?