Tu che hai fatto letame
della mia vita allietati:
sparso in poderi d’altri
il nome sparirà
ma resteranno il loglio
i rossi fiori e il grano.
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BERNARD LONERGAN – INSIGHT – CITTA’ NUOVA EDITRICE (98 euro)

Da quando studio filosofia, circa trent’anni, considero questo il più importante evento editoriale nel nostro paese.
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Pensierini del primo dell’anno.
Dediche. Per un fantastico 2008.
Dediche generiche, da cittadino “che va a fare la spesa”. Lasciando perdere poesia, cultura, lettura, scrittura. Le prime che mi sono venute, così, senza una gerarchia.
La prima è per il signor Presidente del Consiglio. E’ partito per la montagna. Ha caricato i bagagli sulla sua station wagon ed è partito. Niente jet privato, niente “faraonici” alberghi in Egitto, niente ex modelle, starlette, bandane, barzellette, stupri morali della consorte. Grazie. Un felice 2008, Presidente.
La seconda, di nuovo, al Presidente del Consiglio. Signor Presidente del Consiglio, visto che le ho appena augurato un felice 2008, volevo darle una dritta: sa, se la gente “percepisce” di essere più povera, significa che è più povera. Continua a leggere
di Antonio Sparzani
[Pier Jacopo Martello vi avrebbe deliziato
col verso martelliano, se fosse più durato:
trattasi, com’è noto, d’un doppio settenario
con la rima baciata, come un doppio binario
che potete allungare a vostro piacimento
sempreché il vostro pubblico si dimostri contento]
(mi tenta la congettura che Pier Jacopo Martello abbia fatto un tale brillante uso del settenario, perché il suo nome completo è uno splendido settenario, a.s.)
Gloria della Serdàna
Nei gorghi e nelle gore della cascina in festa
s’aggirava l’afrore nell’ombra più funesta
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RACCOLTA DALLA VIVA VOCE DI MAMMOLO DA VALTER BINAGHI

Dal basso della nostra esperienza, e da una riflessione che non supera in altezza quella di una felce maschio, tre passi distinguiamo nel cammino delle cose umane.
L’indistinto, l’irriducibile, il comprensivo.
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Continuità
Forse quanto è possibile è accaduto,
ma da te si rigenera l’attesa,
la piena d’avvenire trattenuta
dal cielo fino all’ultima preghiera
mentre,sempre immaturo, con perenne
vicenda si ricrea dalle sue ceneri
il domani e ogni giorno precipita deluso
come musica stanca di sgorgare
musica rifluisce alla sorgente. Continua a leggere
Dal mondo esposto
L’amore è la salute della scimmia.
Gli occhi dell’asino santo imbrattati dal vedere
la ruggine quieta delle cisterne.. Continua a leggere
Io vivrò sempre uguale.
Sarà un mio vanto, azzimato, azzurrato,
come la sigaretta di un signore.
Vivrò d’amore e di lacrime.
Sarò la persona straordinariamente
giovane, che sorprende gli antichi compagni
di liceo un giorno sul treno,
nel variare dei casi: “Ma tu…
ma tu non sei…?”. Sì, lo sono.
“Non sei cambiata per niente!”. Continua a leggere
NICOLAS GOMEZ DE AVILA – TRA POCHE PAROLE – ADELPHI

Dobbiamo questo prezioso florilegio a Stefano Borselli, su Il Covile.
Il mondo moderno non è una calamità definitiva. Esistono depositi clandestini di armi.
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Uno dei tanti vizi umani consiste nello “scoprire” qualcuno (cantante, sportivo, poeta, uomo politico, ecc.), metterlo su un altare, tributargli omaggi quotidiani e mandare al rogo per lesa maestà chiunque osi mostrarsi tiepido. Continua a leggere
Specchio delle mie trame
sei cieco metallo
non vedrai mai il tuo volto,
freddo riflettore
di carni e marmi. Continua a leggere
di Marco Ercolani
Questo poemetto nasce da una molteplice riflessione sulla grande metafora del freddo: il freddo come costruzione di un clima artificiale, di un mondo umano disumanizzato, dominato dal tutto-visibile e dal tutto-detto, dove trionfa l’omologia, la sterilità, la superficie: e, d’altra parte, il Freddo invernale e sensoriale, a sua volta metafora dell’inevitabile fine della vita terrena, exitus biologico a cui dovrebbe seguire un adeguamento psicologico e morale alla morte, come testimonia l’invocazione finale ”Vieni, Freddo” (Epilogo). Continua a leggere
Nella seconda lezione abbiamo esaminato la tecnica della narrazione in prima persona singolare usata attraverso un narratore che si identifica ai lettori in quanto protagonista della storia narrata. L’io narrante quindi parla di ciò che lui ha vissuto in quanto personaggio centrale della storia.
Ma esiste un’altro modo di narrare in prima persona singolare, quando l’io narrante non parla di se stesso, dove l’io narrante non è il protagonista principale della storia, dove addirittura l’io narrante svanisce alla presenza del o dei personaggi che si accinge a descrivere, dove la storia narrata ha l’io narrante in veste sopratutto di testimone di ciò che ha visto, sentito o gli è stato riferito.
scrivere degli abbaini
scrivere degli abbaini dice, in grafia
sghemba e frettolosa, un mio appunto
solitario dal margine destro del foglio
a quadretti di un notes consunto Continua a leggere
Que vaudrait la douceur
Que vaudrait la douceur
si elle n’était capable,
tendre e ineffable,
de nous faire peur? Continua a leggere
L’idea sottostante a Canti emiliani dei morti è raccontare un lungo pezzo della vita del suo autore, dall’infanzia – Giuseppe Caliceti nasce nel 1964 – fino al 2000, anno della morte di suo padre. Il libro è strutturato in quattro canti ed è scritto in forma di poesia narrativa. Continua a leggere
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Sparodico. Quella parola continuava a ronzargli nella testa. Sparodico, sparodico, spa-ro-di-co, sparo dico, sparo.
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