Hoist the colors

di Ezio Tarantino

Pensierini del primo dell’anno.
Dediche. Per un fantastico 2008.
Dediche generiche, da cittadino “che va a fare la spesa”. Lasciando perdere poesia, cultura, lettura, scrittura. Le prime che mi sono venute, così, senza una gerarchia.

La prima è per il signor Presidente del Consiglio. E’ partito per la montagna. Ha caricato i bagagli sulla sua station wagon ed è partito. Niente jet privato, niente “faraonici” alberghi in Egitto, niente ex modelle, starlette, bandane, barzellette, stupri morali della consorte. Grazie. Un felice 2008, Presidente.

La seconda, di nuovo, al Presidente del Consiglio. Signor Presidente del Consiglio, visto che le ho appena augurato un felice 2008, volevo darle una dritta: sa, se la gente “percepisce” di essere più povera, significa che è più povera. Continua a leggere→

Nuovo anno: preludio al martelliano!

di Antonio Sparzani

serdana

[Pier Jacopo Martello vi avrebbe deliziato
col verso martelliano, se fosse più durato:

trattasi, com’è noto, d’un doppio settenario
con la rima baciata, come un doppio binario

che potete allungare a vostro piacimento
sempreché il vostro pubblico si dimostri contento]

(mi tenta la congettura che Pier Jacopo Martello abbia fatto un tale brillante uso del settenario, perché il suo nome completo è uno splendido settenario, a.s.)

Gloria della Serdàna

Nei gorghi e nelle gore della cascina in festa
s’aggirava l’afrore nell’ombra più funesta
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Mario Luzi

fiamma.jpg

Continuità

Forse quanto è possibile è accaduto,
ma da te si rigenera l’attesa,
la piena d’avvenire trattenuta
dal cielo fino all’ultima preghiera
mentre,sempre immaturo, con perenne
vicenda si ricrea dalle sue ceneri
il domani e ogni giorno precipita deluso
come musica stanca di sgorgare
musica rifluisce alla sorgente. Continua a leggere→

Poesia “Buon anno”, buon sempre

Io vivrò sempre uguale.
Sarà un mio vanto, azzimato, azzurrato,
come la sigaretta di un signore.
Vivrò d’amore e di lacrime.
Sarò la persona straordinariamente
giovane, che sorprende gli antichi compagni
di liceo un giorno sul treno,
nel variare dei casi: “Ma tu…
ma tu non sei…?”. Sì, lo sono.
“Non sei cambiata per niente!”. Continua a leggere→

K

Uno dei tanti vizi umani consiste nello “scoprire” qualcuno (cantante, sportivo, poeta, uomo politico, ecc.), metterlo su un altare, tributargli omaggi quotidiani e mandare al rogo per lesa maestà chiunque osi mostrarsi tiepido. Continua a leggere→

La costruzione del freddo, di Lucetta Frisa

frisa.jpg

di Marco Ercolani

Questo poemetto nasce da una molteplice riflessione sulla grande metafora del freddo: il freddo come costruzione di un clima artificiale, di un mondo umano disumanizzato, dominato dal tutto-visibile e dal tutto-detto, dove trionfa l’omologia, la sterilità, la superficie: e, d’altra parte, il Freddo invernale e sensoriale, a sua volta metafora dell’inevitabile fine della vita terrena, exitus biologico a cui dovrebbe seguire un adeguamento psicologico e morale alla morte, come testimonia l’invocazione finale ”Vieni, Freddo” (Epilogo). Continua a leggere→

Terza Lezione

Nella seconda lezione abbiamo esaminato la tecnica della narrazione in prima persona singolare usata attraverso un narratore che si identifica ai lettori in quanto protagonista della storia narrata. L’io narrante quindi parla di ciò che lui ha vissuto in quanto personaggio centrale della storia.

Ma esiste un’altro modo di narrare in prima persona singolare, quando l’io narrante non parla di se stesso, dove l’io narrante non è il protagonista principale della storia, dove addirittura l’io narrante svanisce alla presenza del o dei personaggi che si accinge a descrivere, dove la storia narrata ha l’io narrante in veste sopratutto di testimone di ciò che ha visto, sentito o gli è stato riferito.

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Il grido

bhuttobenazir.jpgE’ morta Benazir.
La morte violenta di una donna è uno schiaffo in più,
un insopportabile dolore.
Maledetti il ferro e il fuoco
che hanno piegato Benazir.
Nasca da questo sangue
il grido di un mondo nuovo.