Con gli uomini sono un disastro, lo confesso. Pur essendo in possesso di un’aspetto umano e femminile sotto ogni profilo, ho sempre avuto problemi con gli umani di sesso maschile. Continua a leggere
Absolute performance
se hai files audio o audio/video di tue letture e/o performances poetiche, spediscili a questo indirizzo:
Selezioneremo i lavori migliori e li pubblicheremo su www.absolutepoetry.org.
Ti aspettiamo,
La redazione di “Absolute Poetry”
Miserere asfalto (afasie dell’attitudine) #3 di Marina Pizzi
130.
le caldarroste vendute all’angolo del viale premurano un rituale arreso, un crocicchio sgangherato tra un traffico e l’altro
131.
il mio compagno lavora alle fogne della stazione Tiburtina. quando è pulito e il tempo è la luce o la luce elettrica, scrive poesie
132.
il frammento è il lusso del superstite
133. Continua a leggere
“Trovatori” di Gianni D’ELIA
“Se varie voci parlano in un sogno,
o nelle stanze del reale mondo,
io non so, ma so che dentro ogni sogno
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UN LIBRO DA TRADURRE URGENTEMENTE
(A cura di) William A. Dembski
Uncommon Dissent. Intellectuals Who Find Darwinism Unconvincing – ISI Books

Vi propongo questa articolata recensione di Bruce Thornton, nella traduzione dell’amico Fabio Brotto che ringrazio per avermi permesso di riprodurla dal suo blog.
UNA SFIDA AL FONDAMENTALISMO DARWINIANO di Bruce Thornton
Se si dà retta a quello che si dice sui media dominanti, i critici della teoria darwiniana dell’evoluzione sono tutti creazionisti fanatici, i quali credono che il Genesi descriva letteralmente l’origine della vita, e così equivalgono, come scrive William Dembski nella sua Introduzione, a “negatori dell’Olocausto, sostenitori dell’idea che la Terra è piatta, o credenti negli oroscopi”.
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Domenico Lombardini
i figli crescono alla luce delle vetrine,
[il principio del piacere: basta solo additare]. una vetrina?
no: scandali e sfaceli, un mondo ruinante.
vedi un muro, l’intonaco nuovo: no, solo crepe e fil di ferro
sporgenti, come ossa da corpi sfatti. Continua a leggere
Poesia “Nevica”
Nevica, nevica.
Nevica il bagno caldo che non ricordo d’aver fatto
quando cercai di seguire l’amore
su tracce e foglie che ora la neve ricopre.
Nevica sulla terra e su altre cose.
Alta come sei, profumi di bambina
quando io sola ho la fortuna
che dove attaccano i tuoi capelli
si capiscono campi e inverni.
Nevica, e sono stagioni molto lontane.
Per arrossare questa neve così bianca
ci vorrebbe un delitto
o un timido chiamato ad amare.
Così, nell’esibizione delle passioni.
Ma nevica, e ci rintaniamo anche fuori.
Gli uccellini, l’umana miseria, le luci della vita,
gatti, scintille, la bellezza che ti perseguita,
la fede, il mare, il ricordo e tutte le arti,
il cielo ti bacia, hai quattro e venti anni,
io sono qui ad aspettarti. Nevica.
Francesca Matteoni – Inediti
Segnalo che in La dimora del tempo sospeso, il blog del nostro amico Francesco Marotta, sono in rete da oggi pomeriggio alcuni inediti di Francesca Matteoni, ex redattrice di Lpels, che consiglio di leggere. Qui
FK
Appello per l’insegnamento della “Cultura civica” nella scuola italiana
In rete e sulla stampa è reperibile il seguente appello, che appare, sotto il profilo dell’etica pubblica, ancorché sotto quello politico, assai condivisibile (E.D.L)
Nel nostro paese sta maturando una crisi morale e politica assai grave che investe in particolare le nuove generazioni. Si tratta di un fenomeno di cui si avvertono i sintomi anche nel resto d’Europa, ma che in Italia è ormai così pervasivo da avere già provocato una profonda degradazione della convivenza civile e della vita democratica. Continua a leggere
Contro i writers
Mi avrebbe fatto piacere inserire a mo di esergo, qualche frase famosa, che so di qualche grande architetto, una di quelle frasi che quando le leggi ammantano di curiosità, e inducono il lettore a cibarsi tutto il post.one.
Ma non ce l’ho, in punta di memoria, e sono addirittura troppo pigro per andarmela a cercare a bella posta, su google come magari au qualche raro testo di architettura che pure nel marasma della mia libreria dovrei avere. Continua a leggere
Grossmann:” Vi racconto il lato oscuro di Gerusalemme”
di Guido Caldiron
«In Israele il cinema svolge oggi un po’ lo stesso ruolo che la letteratura ha avuto negli ultimi trent’anni: serve al paese per guardarsi negli occhi, per capire dove si sta andando e dove, non smettendo di coltivare la speranza e la pace, si può pensare di andare «In Israele il cinema svolge oggi un po’ lo stesso ruolo che la letteratura ha avuto negli ultimi trent’anni: serve al paese per guardarsi negli occhi, per capire dove si sta andando e dove, non smettendo di coltivare la speranza e la pace, si può pensare di andare. Per questo sono qui per parlare soltanto del mio romanzo e del film che ne è stato tratto,
Qualcuno con cui correre». David Grossman è come sempre cortese, ma al tempo stesso fermo. Continua a leggere
La figlia del Caffè
di Flavio Tannozzini
Don Marcelino staccò un rametto da una pianta di caffè. Fruscìo nella selva. Gocce di umidità si persero nella nebbia che calava con la sera. Prese una bacca rossa e la portò alla bocca: quel sapore dolce e delicato lo accompagnava da quando, bambino, aveva cominciato a lavorare nella piantagione. Erano le prime bacche mature della stagione ed erano veramente grandi: quell’anno ci sarebbe stato un raccolto formidabile, pensò mentre si faceva largo tra l’erba alta a colpi di machete. Ecco il sentiero fangoso, ecco la strada verso casa. Stringeva, in una mano, il rametto carico di bacche per rassicurare sua moglie Julia con la buona notizia; in spalla portava alcuni sacchi di tela che la giunta comunitaria aveva distribuito per la prossima raccolta dei frutti del caffè. Continua a leggere
Fra il trauma e il desiderio
I possibili effetti di una madre fredda
Un convegno organizzato dal centro psicoanalitico di Roma indagherà i modi in cui si formano, nella evoluzione della nostra psiche, quelle crepe che permetteranno a esperienze come uno stupro, una guerra, un dissesto finanziario, o la perdita di una persona cara di trasformarsi in traumi
di Sarantis Thanopulos
Immersi come siamo in uno scenario di violenza e di arbitrio, rischiamo di rivolgere alle esperienze traumatiche uno sguardo che si limita a attribuire importanza agli effetti diretti di quanto ci ha colpito, senza curarci di ciò che si trovava già depositato nella nostra psiche e che attendeva solo di venire risvegliato. La nostra è una cultura di denuncia, fondata sull’immagine e tutta proiettata verso la visibilità: una visibilità che fa vedere poco, dal momento che più le immagini si impongono alla nostra vista più rischiano di restare prive di quel significato che è realmente capace di parlare alla nostra soggettività. Qualche anno fa Jean Luc Nancy, confrontando il mondo di oggi con il mondo dei poeti tragici greci, scrisse che abbiamo perso la capacità di dare senso alle catastrofi, e dunque assistiamo impotenti allo spettacolo della loro ripetizione. Continua a leggere
Un “non” di troppo è… pericoloso
Siamo all’inizio di un nuovo anno: che sia di serenità per tutti.
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Qualche giorno fa siamo stati testimoni involontari di una lite coniugale, per motivi di gelosia, scaturita da un “non” linguisticamente inopportuno. Un nostro carissimo amico, in occasione dell’anniversario del suo matrimonio, aveva regalato alla moglie un bellissimo mazzo di rose accompagnato con un biglietto sul quale aveva scritto: “Amore mio adorato, in questo fausto giorno non posso non rinnovarti, senza gioia, la mia promessa d’amore e rammentarti, ancora una volta, che non posso non amare che te, solo te”. Continua a leggere
Rose e gigli (scuola di poesia, 4), di Massimo Sannelli
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Lettore, ora ti raccomando di leggere *Nudo di madre* di Aldo Busi. In primo luogo, perché Busi è innominabile, tra gli intellettuali, anche giovani. Tu troverai un intero capitolo *contro la poesia*, che per Busi è la serva e l’epigona di cose troppo umane: un’antiopera e un antigenere che non contesta e non descrive, e si trasforma in un gioco sociale, inutile e ridicolo. [ricorda: se Busi ride di te, come ha riso del vecchio Montale «gelatinoso», è perché *se lo può permettere*: e tu non puoi dirgli niente, perché Busi non ha nascosto nulla di sé, né del suo sesso né della sua cultura; e non puoi rispondergli che tu conosci meglio la vita e che la ami, mentre lui è «suicidale»; di vite, Busi ne ha già vissute tre, quante le lingue che parla – eppure ride, in italiano]. Continua a leggere
Una vita piena di passioni
Alle dieci del mattino di una domenica di dicembre Ettore Crivelli si fermò a massaggiare il gomito colpito a tradimento da una fitta. Accese una sigaretta. Scommise con se stesso che non avrebbe fatto in tempo a fumarne neanche metà, ed ebbe la sua magra soddisfazione: il tram emerse dalla nebbia, si arrestò scricchiolando e aprì le porte. Tutto intorno, Milano si scongelava come un barbone che apre gli occhi, si sente il ghiaccio nelle ossa e si meraviglia di essere vivo. Continua a leggere
L’inizio della fiera, di Gaja Cenciarelli
[Questo racconto è stato pubblicato nell’antologia Allupa Allupa. Stupore e allarme di 25 scrittori e 25 artisti visivi, a cura di Silvana Maja e Nadia Tarantini, ed edita da DeriveApprodi]
Quando M. arriva a Roma ha trent’anni e continua ad accartocciarsi su una verità acuminata che le si infilza nello stomaco e nell’utero. Roma per lei è un po’ di tutto, tutto insieme e tutto all’improvviso. M. pensava di allattare al ventre della lupa le sue paure, lo squarcio che le ha aperto in due la vita a dieci anni, e che dopo vent’anni perde ancora sangue e visceri.
M. – la cara, scura M. – pensava di nutrire la bambina che per vent’anni era stata costretta a rimanere tale. A Torino, M. aveva vissuto la sua vita, gli anni più importanti, la scuola, la morte dei genitori, la solitudine di vivere con un fratello pilota d’aereo. Un fratello con spalle e testa squadrata, e mani lunghe come tentacoli che non volevano saperne di privarsi di M.: per vigliaccheria, per amore, per sesso.
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Levate la pietra
Oggi abbiamo riscaldato un po’ la chiesa, perché qualcuno potrebbe stare male. La sacrestia, invece, è sempre un frigorifero. Prima di varcarne la soglia, per la messa, mi concentro sui tre amici: Gesù, Maria e Padre Pio. Chiedo loro aiuto, perché è come lanciarsi nel vuoto. Entri in una cosa non tua, e devi volare. La sacrestia è la pedana di lancio, con le pareti spoglie, le ragnatele che pendono dall’alto. Lì sei ancora un uomo, con le incertezze e le paure. Dopo, quando superi l’archetto, non sei più tu a guidare il gioco.
Impressioni sull’ultimo prodotto del marchio Fabiovolo
L’altro giorno passavo in libreria, cercavo l’ultimo libro di Romano Luperini: L’incontro e il caso. Narrazioni moderne e destino dell’uomo occidentale (Laterza). Naturalmente non era disponibile. Continua a leggere
Fileno Carabba bad trip
di Mauro Baldrati
“Alterazione degli stati di coscienza”: è uno dei concetti usati da Ernst Jungher e Aldous Huxley nelle corrispondenze con Albert Hofmann, il chimico della Sandoz che nel 1939 scoprì un alcaloide della segale cornuta chiamato dietilamide dell’acido lisergico – LSD. L’acido altera, allarga la coscienza, amplifica le percezioni, può andare alla radice della gioia ma anche della paura e della disperazione, si spinge in profondità in zone inesplorate del nostro animo e va oltre l’osservazione del mondo reale. “Che cosa le ha insegnato l’acido lisergico?” chiedeva Pino Corrias in una famosa intervista a Hofmann uscita su La Stampa nel 1992. “Mi ha permesso di vedere” risponde Hofmann, “di capire che fuori di noi c’è una serie infinita di mondi e che più allarghi il tuo sguardo più vedi, anche se il vedere non è spiegabile”.
Vedere altri mondi, altre realtà possibili, diverse visioni, interpretazioni molteplici. Non so se Enzo Fileno Carabba, scrittore quarantenne toscano, come Huxley abbia mai scritto sotto LSD, probabilmente no, eppure questo Pessimi segnali (romanzo a suo tempo rifiutato in Italia, pubblicato in Francia da Gallimard e quindi ripubblicato in Italia da Marsilio nel 2004) è uno dei libri più lisergici, o psichedelici, che abbia mai letto.
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