Una collana su Tolkien scrittore. Finalmente.

Restituire Tolkien a Tolkien. Dopo decenni di disinvolte e superficiali appropriazioni, rifiuti di prammatica o sterili dispute ideologiche nasce finalmente uno strumento d’approfondimento rigoroso e assieme divulgativo per spostare l’attenzione su Tolkien dal gossip paraculturale all’ambito della letteratura e dell’indagine filologica. La casa editrice Marietti 1820, una delle più antiche d’Italia, ha inaugurato nel 2007 una nuova collana, denominata Tolkien e dintorni.

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L’onda marchigiana

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(prima parte)

Non esiste la linea marchigiana, non esiste una comune cifra stilistica degli autori marchigiani. Per alcuni che negli ultimi anni si sono voluti addentrare in un dibattito simile non esistono neppure le Marche come regione e tanto meno come comunità linguistica. In gran parte condivido lo scetticismo dei più e anche il pessimismo derivante da una storica assenza di contatti tra i cosiddetti poeti marchigiani. Però, però, però non si può nascondere che dal secondo novecento in poi questa regione ha continuamente prodotto voci poetiche di tutto rispetto a volte persino eccellenti. Continua a leggere→

Solo le parole ci salveranno dai fondamentalismi

Rafik Schami: «L’ esilio è una condizione amara ma può anche essere liberatorio»
Lo scrittore siriano Rafik Schami è nato nel 1946 nel quartiere cristiano aramaico di Damasco. Nel 1971 si è rifugiato in esilio in Germania. Nel 2006 è uscito in libreria «Il lato oscuro dell’ amore» (Garzanti, pagine 858, euro 22).
Rafik Schami
Credo che non sia inutile rileggere oggi l’intervista che gli fece Claudio Magris, pubblicata sul Corriere della sera del 12 marzo 2006. a.s.

Claudio Magris: La globalizzazione cancella alcune identità, ma ne crea altre, accresce diversità e meticciati. Sul piano letterario, incrementa un fenomeno stimolante, già esistente in passato, l’ opera di autori che – in seguito all’ esilio, all’ emigrazione, allo sradicamento – scrivono i loro testi in una lingua diversa da quella materna, come un tempo Joseph Conrad oppure oggi, in Italia, uno scrittore quale Giorgio Pressburger. Rafik Schami, siriano immigrato in Germania all’ inizio degli anni Settanta – è nato nel 1946 -, è divenuto un narratore tedesco di grande successo, anche in Italia, col suo libro Il lato oscuro dell’ amore, tradotto da Rossella Zeni. È un affresco epico, un tappeto orientale in cui i fili di innumerevoli destini individuali si intrecciano in un disegno in cui vive il Medio Oriente nel crogiolo delle sue stirpi, religioni e culture.
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La ‘monnezza’ raccontata dagli scrittori

Tre testi e un’indicazione per vedere come la scrittura letteraria si è cimentata col tema dei rifiuti: da Calvino a oggi.

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Molto, molto prima della cronaca la letteratura aveva già raccontato tutto. Del resto, volendo – per vocazione – sporcarsi le mani col mondo gli scrittori hanno trovato nei rifiuti, nell’immondizia, nella discarica un terreno di riflessione in cui, senza troppo cercare forzate profezie, si possono leggere molti tormenti dell’oggi, e cioè di un mondo sovraccarico, confuso, perfino assediato da ciò che produce e scarta, dalle scorie del proprio desiderio di durare e dalla certezza che molto, anzi quasi tutto, deve abbandonare e gettare.

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Eterogenesi dei fini

È un’esperienza che capita a tutti: se misuro la distanza fra l’idea di futuro che avevo da ragazzo e il modo in cui il futuro di allora è diventato il presente di oggi, mi accorgo che tutto è cambiato, sì, ma in un modo ben diverso da come avrei voluto. A questo punto ho l’impressione di aver passato la vita a spingere nella direzione sbagliata, e ci resto male. Poi ci ripenso, dico a me stesso: “È l’eterogenesi dei fini” e il parolone complicato mi mette il cuore in pace. Continua a leggere→

Abbasso i terroni!

di Pasquale Giannino

“Ingegnere, ha visto lo schifo di Napoli?” mi fa Davide. “Lo schifo di Napoli?” “Insomma, lo scandalo dei rifiuti…” Il locale è gremito, sono già le nove e devo correre in ufficio. Ho un meeting di quelli tosti, oggi, sarà un bagno di sangue. “Ah, le discariche… Senta, il caffè me lo faccia corretto per favore.” “Non gli bastano i miliardi che gli abbiamo dato?” incalza il barista. Io annuisco, in realtà non lo ascolto più. Il caffè è pronto. Lo mando giù senza gusto, come se fosse una medicina. Mi affretto verso l’uscita. Continua a leggere→

Pro e contro le briciole (Scuola di poesia, 5), di Massimo Sannelli

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Lettore, il problema non è uscire dalla cameretta e diventare uno scudo umano dove uno scudo umano *serve*. Devi essere chi sei, e chi non è Majakovskij o Cardenal o Torres – vive in un altro mondo [chi parla un’altra lingua – e performare *nel modo più alto*, o combattere, non è venerare la stanza segreta – deve risplendere nella sua lingua privata: la cameretta non è un carcere, di per sé; la cameretta è l’uomo interiore: perché vi siano l’una e l’altro, occorre un IO; ciò che Bene negava a se stesso e ciò di cui Majakovskij si è privato, come ogni vittima o eroe]. *Sei* TU? Sii un IO coerente.

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LA 194, LE SUE VESTALI E PASOLINI di Valter Binaghi

rivoluzione

Come sempre, quando si accenna a possibilità di revisione della legge 194, le vestali dell’intellighenzia progressista si stracciano le vesti e mobilitano l’intero armamentario del trionfante soggettivismo post-moderno. Cfr. Per esempio qui, qui e qui.
Se non avete tempo di leggere riassumo in breve: chi intende tutelare la vita in gestazione è l’orco, chi invece pretende disporne fino all’eliminazione è l’intemerato custode della libertà. Dunque, con l’abituale rozzezza che il galateo progressista non mancherà di rimproverarmi, preciso in proposito quanto segue.
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Platone e Aristotile

«In generale due sembrano essere le cause che hanno dato origine all’arte poetica, e tutte e due naturali. In primo luogo l’imitare è connaturato agli uomini fin da bambini e in questo l’uomo si differenzia dagli altri animali, perché è quello più proclive a imitare e perché i primi insegnamenti se li procaccia per mezzo dell’imitazione. E in secondo luogo, tutti si rallegrano delle cose imitate. Prova ne è quel che accade in pratica, poiché cose che vediamo con disgusto, le guardiamo invece con piacere nelle immagini delle bestie più ripugnanti» (Aristotele, Poetica, 4, 1448 b, 4-13).

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Voci di soldati bambini

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A cura di Antonio Consoli

Secondo dati ufficiali, nel 2001 il numero dei minori di diciotto anni coinvolti in conflitti armati nel mondo sarebbe stato di almeno trecentomila, di cui circa un quarto in Estremo Oriente. Ma, se riguardo alla protezione dell’infanzia è sempre difficile determinare stime e proiezioni, rispetto al fenomeno dei bambini soldato il compito diventa impossibile.

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Dino Campana

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a cura di Elena F. Ricciardi

[…] Su Campana rigorosissimo critico del proprio testo si ricordi la testimonianza del Ravagli (Dino Campana e i goliardi del suo tempo, Marzocco, Firenze 1942):

“Gli era così agevole estraniarsi da tutto ciò che lo circondava, così facile vivere con sè e per sè pur nelle condizioni d’ambiente meno propizie, che riusciva a lavorar di lima al bar Nazionale, sulle carte de’ suoi manoscritti, anche quando, tutt’intorno, ferveva il tumulto delle discussioni più animate.” Continua a leggere→

Il Silenzio di Laocoonte

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di Fabrizio Corselli

“Il maestro mirava alla somma bellezza, accettando i condizionamenti del dolore fisico. Questo in tutta la sua violenza deturpante, non si lasciava conciliare con quella. Egli lo dovette perciò mitigare; dovette ridurre le grida in sospiri; non perché il gridare tradisse un’anima volgare, ma perché stravolge il volto in modo sdegnoso. Perché si immagini di spalancare al Laocoonte la bocca e si giudichi. Lo si faccia gridare, e si osservi. Era una figura che suscitava compassione, perché esprimeva insieme bellezza e dolore; adesso è divenuta solo una brutta, ripugnante figura dalla quale volentieri si volge lo sguardo, perché la vista del dolore suscita dispiacere senza che nel contempo la bellezza dell’oggetto sofferente riesca a tramutare questo dispiacere nel dolce sentimento della compassione”. Continua a leggere→

IL RE DEL MONDO di Valter Binaghi

contadinello

Le conquiste di Alessandro erano come un fragrante mare di grano, che il signore riguarda compiaciuto al tramonto. Il suo nome era pronunciato con timore e venerazione: era un nome sacro, dall’Atlante all’Himalaia. Ma il discepolo di Aristotele aveva mangiato del frutto dell’universale, e ardeva per esso soltanto: unico vasto regno è il mondo, di cui chi non cinge la corona resta suddito. Perciò il suo cuore, tra tanta gloria, era oppresso da una grave nostalgia: nessuna gloria è paragonabile a quella del sole.
Un giorno un mendicante, all’angolo di una strada, fermò il suo cocchio e gli gridò:
– O Re dei re, conosco il tuo cruccio. Sappi dunque che laggiù, oltre il Gange, vive un popolo che afferma di conoscere il segreto del Re del mondo, colui che, nascosto ai più, regna senza confini: parti senza esitare, uomo ricco e senza pace! –
Per questo Alessandro, contro il parere dei suoi luogotenenti più anziani, volle spingere l’esercito fino alle terre lontane dove sorge il sole.
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