E’ morta Benazir.
La morte violenta di una donna è uno schiaffo in più,
un insopportabile dolore.
Maledetti il ferro e il fuoco
che hanno piegato Benazir.
Nasca da questo sangue
il grido di un mondo nuovo.
FESTA DEI SENSI (SCUOLA DI POESIA, 3), di Massimo Sannelli
FESTA DEI SENSI Niente è meno trasgressivo – dunque: meno attuale – della «Contemporanea. Italiana. Poesia». Continua a leggere
Roma per le strade
Me la guardo, Roma, attraverso gli occhi degli scrittori.
Di questi scrittori.
Non molti romani di nascita. Tutti romani nell’anima. Continua a leggere
The great pretender – di Lisa Sammarco
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“Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t’amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l’ombra e l’anima.”*
E va da sé che anche tutto quel che scrivo
è negazione e affermazione, è tempo che si elide
vita acquea che evapora nei versi, io parlo, azzanno l’aria Continua a leggere
La Parola Lontana
Chi cerca non trova, chi
non cerca viene trovato.
Franz Kafka
Non l’amata che è lontana,
ma la lontananza è amata.
Karl Kraus
La PAROLA LONTANA.
Nell’indagine fisiognomica il dettaglio minimo e fratto conta tanto quanto la regola generale ed astratta nella tradizione scientifica aristotelica. Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 44
Attendendo ai suoi umili compiti Erre elucubra su un aforisma variamente formulato e chiosato da suoi maggiori del calibro di Goethe, Hegel, Tolstoi, Rilke: “Nessuno è grande per il proprio domestico”. Sorridendo e scuotendo la testa dice tra sé: “Bah! Non è più attuale”. Continua a leggere
Necrosi di un’anima, di Fabrizio Corselli
Lui dorme da solo – di Pamela Canali
“Non mi chiamare più” ha detto
semplicemente. Ed è finita.
Nel cuore della notte mi sveglio
con un dolore forte nel petto, dopo
averlo sognato. Ogni notte è uguale. Continua a leggere
COLORI FONDAMENTALI di Valter Binaghi
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Io vi dirò che giallo è il lato est, da dove sorge il sole,
e le forme sono ancora velate nella luce discreta dell’alba,
e i pensieri come uova si schiudono a un invitante tepore. Continua a leggere
“La resistenza dei fatti” Titos PATRIKIOS (Atene, 1928)
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Da Ritorno della poesia – 1948-1951
Gli amici
Non il ricordo degli amici uccisi
a straziarmi le viscere.
E’ il pianto per le migliaia di sconosciuti
che lasciarono gli occhi spenti
nei becchi degli uccelli,
che stringono nelle mani gelate
una manciata di bossoli e di spini. Continua a leggere
Amare
Per la maggior parte dei bambini prima dell’ età degli otto-dieci anni,9 il problema è quasi esclusivamente quello di essere amati per quello che sono. Il bambino di quest’età non ama ancora; risponde con gratitudine, con gioia all’amore. Continua a leggere
Ventuno storie di Natale da Vibrisselibri
Quella del Racconto di Natale è una tradizione pericolosa. Ci si sono cimentati, e magari divertiti, molti Grandi Scrittori: da Christian Andersen, Charles Dickens e Lev Tolstoj fino a – tanto per stare a casa nostra – Luigi Pirandello, Grazia Deledda, Dino Buzzati, Italo Calvino. Senza contare le Poesie di Natale: ci hanno provato, tanto per dire, Guido Gozzano (la famigerata «Il campanile scocca / lentamente le sei», e le sette, le otto, le nove, eccetera), Salvatore Quasimodo, Giuseppe Ungaretti.
Strenna di Natale di LPELS
Vi ripropongo questi versi celebri di Arthur Rimbaud (Giorgio)
Dallo stesso deserto, nella stessa notte, sempre i miei occhi stanchi
si destano alla stella d’argento, sempre, senza che si commuovano i Re
della vita, i tre magi, cuore, anima, spirito.
Quando ce ne andremo di là dalle rive e dai monti, a salutare la
nascita del nuovo lavoro, la saggezza nuova, la fuga dei tiranni e dei
demoni, la fine della superstizione, ad adorare – per primi! – Natale
sulla terra!
Carolina Invernizio, la dismenorroica di Voghera – di Annalisa Busato
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Cent millions de feuilletons
(ipotesi di trama con capitoli centrali intercambiabili) Parte prima – LA FAMIGLIASTRA |
Finalmente ritrovato il 127.mo romanzo di Carolina Invernizio, ambientato, con slancio futuristico, nel 2007. L’opera si conclude quanto mai tragicamente con una TOS (Terapia Ormonale Sostitutiva), la quale, subita dalla sfortunata protagonista, Carolina I***, in una condizione all’incirca simile agli arresti domiciliari, segna tragicamente la fine della rigogliosa vita onirico-fantasmatica di una fanciulla dal temperamento vivace e… sanguigno.
Carolina aveva regalato sfrenate gioie e trionfi intellettuali (orgasmi sublimati) al suo psicanalista, autore, per merito di lei, di: “Histoire d’I”, “Corpo Luteo e latenza dell’oblio”, “Il lettino di Procuste”, “Ciclo femminile e panni da lavare in casa” e dell’esaustivo testo:”Flusso di coscienza”.
Le opere di quel devoto seguace del viennese Dr.Freud avevano dato il via a dotte polemiche in ambiente accademico, specie dopo la pubblicazione su una nota rivista medica di uno sprezzante articolo, dal titolo “Sull’incidenza dell’allergia alla cellulosa nel vissuto onirico-mestruale della donna del sud-est europeo, Balcani inclusi”.
Purtroppo il manoscritto, trovato nel corso di restauri entro un antico baule, risulta gravemente danneggiato dal tempo e dalle intemperie. Per di più sembra sia stato diviso a metà, e dopo la sibillina scritta ” – pausa ” potrebbero esserci stati altri capitoli rivelatori… Ma saranno ritrovati?
Daremo in seguito notizie sulla fortunata trouvaille agli appassionati lettori della nostra Autrice, che rimane la più famosa e letta scrittrice del genere rosa.
Ecco dunque a voi l’incipit del romanzo “La famigliastra”.
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Parola di vecchio cowboy
“Chi ha paura della morte ha anche paura della vita”.
(Clark Gable a Marilyn Monroe in “Gli spostati” di John Huston, sceneggiatura di Arthur Miller – 1961)
Aveva iniziato
Due giorni prima di natale aveva iniziato a scavare quell’enorme buca in giardino. E proprio dalla celebrazione della messa in piazzetta non si è più visto in paese e la buca in giardino è stata ricoperta.
Auguri scomodi

Natale 1985
Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.
Io, invece, vi voglio infastidire.
Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.
Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.
Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!
Di terra nera fu la mia testa. Ricordo di Albert Ehrenstein
Wie bin ich vorgespannt
Den Kohlenwagen meiner Trauer!
Widrig wie eine Spinne
Bekriecht mich die Zeit.
Fällt mein Haar,
Ergraut mein Haupt zum Feld,
Darüber der letzte
Schnitter sichelt.
Schlaf umdunkelt mein Gebein.
Im Traum schon starb ich,
Gras schoß aus meinem Schädel,
Aus schwarzer Erde war mein Kopf. Continua a leggere
LA VITA IMPIGLIATA IN RETE di Antonio Scurati
(Da: LA STAMPA, 22 dicembre 2007)

Una sorta di giudizio universale anticipato. A questo sembra esporci il combinato composto delle tecnologie informatiche, televisive e telematiche. Quando nella Valle di Giosafat saremo chiamati a veder la nostra vita sciorinata innanzi agli occhi dell’umanità, quello scrutinio finale non sarà che una replica di quello a cui siamo stati sottoposti qui sulla Terra. Con la sola differenza che l’occhio onnisciente di Dio si sostituirà all’occhio tecnologico della sorveglianza totale. Ci induce a pensarlo l’ultima svolta nelle indagini di Garlasco. Gli esperti informatici hanno rintracciato nella memoria del computer del fidanzatino presunto assassino l’orma di perversi percorsi pedopornografici che il biondino credeva cancellati per sempre. Ora forse il delitto trova un movente nella feroce determinazione a non vedere scoperte inconfessabili inclinazioni sessuali. La rete non perdona. La tecnologia non fa sconti. Tutto il nostro passato, tutto quello che abbiamo fatto o che siamo stati, ci sarà imputato. Camminiamo sotto un cielo di ricognizione piena e totale.
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Un racconto di Roberto Plevano
Dio?
Di primo mattino in casa non si osserva molto movimento, a dire il vero non c’è nessuno che osservi, e questo potrebbe far sospettare che non ci siano segni di vita, di vita cosiddetta intelligente almeno, visto che tra le piante ornamentali e la biomassa microscopica che ha eletto tappezzeria, dispensa e angoli dimenticati a propria dimora prosegue indisturbato il macinare del vivente senza coscienza. Tale sospetto tuttavia non ha motivi di sorgere se si presta orecchio ai respiri regolari che provengono dalle stanze da letto, verifica impossibile in assenza di un orecchio che ascolti. E anche in quel caso, c’è da dire che il sonno di primo mattino è il più fermo di tutti i riposi, e giustifica sufficientemente la prima considerazione fatta dall’inesistente osservatore sull’immobilità domestica.

