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Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani. 3 # GIANRUGGERO MANZONI

a cura di Franz Krauspenhaar

Dieci domande secche (o delle 100 pistole) a scrittori e poeti italiani. Sempre le stesse domande per tutti, non si scappa. Scrittori e poeti giovani e meno giovani, famosi e poco conosciuti. Domande provocatorie (forse) sulla vocazione letteraria. Uno spaccato, un ritratto, un modo di vederci più chiaro, uno spunto per approfondire una conoscenza. Uomini e donne che fanno della loro vita un romanzo non solo da continuare a vivere ma anche da continuare a scrivere. O sotto altre forme della scrittura, come la poesia. Un modo per essere al mondo ed esprimere non solo se stessi ma proprio questo mondo che noi siamo e allo stesso tempo ci contiene.

Sei uno scrittore. Chi te lo fa fare?

L’essere certo che la scrittura, come poi l’arte in genere, può essere un’arma al pari di una pistola o di un bazooka se usata come si deve e se chi maneggia tale strumento è un uomo credibile… almeno in questa convinzione mi sono allevato e mi hanno allevato. Continua a leggere→

Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani. 2 #GIANLUCA MOROZZI

a cura di Franz Krauspenhaar

Dieci domande secche (o delle 100 pistole) a scrittori e poeti italiani. Sempre le stesse domande per tutti, non si scappa. Scrittori e poeti giovani e meno giovani, famosi e poco conosciuti. Domande provocatorie (forse) sulla vocazione letteraria. Uno spaccato, un ritratto, un modo di vederci più chiaro, uno spunto per approfondire una conoscenza. Uomini e donne che fanno della loro vita un romanzo non solo da continuare a vivere ma anche da continuare a scrivere. O sotto altre forme della scrittura, come la poesia. Un modo per essere al mondo ed esprimere non solo se stessi ma proprio questo mondo che noi siamo e allo stesso tempo ci contiene.

Sei uno scrittore. Chi te lo fa fare?

Intanto: non so fare altro. L’unica cosa che so fare bene è scrivere. Per una bizzarra coincidenza, è anche l’unica cosa che ho sempre voluto fare da quando ho capito che non avrei mai giocato nel Bologna in serie A (e l’ho capito a quindici anni). E’ anche la cosa che mi dà da mangiare, mi consente di pagare l’affitto, di svegliarmi quando mi pare, e di divertirmi immensamente. Non mi sembra poco. Continua a leggere→

Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani. 1# LUIGI DI RUSCIO

a cura di Franz Krauspenhaar

Dieci domande secche (o delle 100 pistole) a scrittori e poeti italiani. Sempre le stesse domande per tutti, non si scappa. Scrittori e poeti giovani e meno giovani, famosi e poco conosciuti. Domande provocatorie (forse) sulla vocazione letteraria. Uno spaccato, un ritratto, un modo di vederci più chiaro, uno spunto per approfondire una conoscenza. Uomini e donne che fanno della loro vita un romanzo non solo da continuare a vivere ma anche da continuare a scrivere. O sotto altre forme della scrittura, come la poesia. Un modo per essere al mondo ed esprimere non solo se stessi ma proprio questo mondo che noi siamo e allo stesso tempo ci contiene.

Sei uno scrittore. Chi te lo fa fare?

A pensare tutto il tempo che io ho perso con la poesia c’è da rabbrividire. Se invece di scrivere avessi fatto un lavoro qualsiasi ora starei molto meglio. Nella mia prima raccolta, Non possiamo abituarci a morire, che miracolosamente trovò un editore che mi pubblicava gratis e con la prefazione di Franco Fortini, c’erano le poesie sul vicolo dove ho abitato sino al 1957. Poesie sui vicoli non erano mai state scritte, io ho provato a riuscirci. Continua a leggere→

Poesia fotodigitale #3 [dittico] di Franz Krauspenhaar

[Una delle ultime frontiere della poesia. La poesia fotodigitale è senza parole, ma si avvale soltanto di un’immagine. La poesia fotodigitale parla per interposto mezzo comunicativo. Le parole sono talmente in libertà dall’essere facoltative, e non devono mai essere scritte, bensì, a scelta del lettore, pensate. Nessun titolo, che potrebbe condizionare il pensiero del lettore. Ripeto:nessun titolo. Grazie a nome della Pentax, nostro sponsor ufficiale.]

HALT!

Seconda del dittico.

Poesia fotodigitale #2 – di Franz Krauspenhaar

[Una delle ultime frontiere della poesia. La poesia fotodigitale è senza parole, ma si avvale soltanto di un’immagine. La poesia fotodigitale parla per interposto mezzo comunicativo. Le parole sono talmente in libertà dall’essere facoltative, e non devono mai essere scritte, bensì, a scelta del lettore, pensate. Nessun titolo, che potrebbe condizionare il pensiero del lettore. Ripeto:nessun titolo. Grazie a nome della Pentax, nostro sponsor ufficiale.]


Poesia fotodigitale #1 – di Franz Krauspenhaar

[Una delle ultime frontiere della poesia. La poesia fotodigitale è senza parole, ma si avvale soltanto di un’immagine. La poesia fotodigitale parla per interposto mezzo comunicativo. Le parole sono talmente in libertà dall’essere facoltative, e non devono mai essere scritte, bensì, a scelta del lettore, pensate. Nessun titolo, che potrebbe condizionare il pensiero del lettore.]


Imprescindibile – one man show

One man show  di Franz Krauspenhaar tra poesia, racconti, improvvisazioni, forse invettive, forse altro ancora.

Il 9 Luglio venerdì a Milano presso la Fondazione Durini, Sala delle danze, all’interno della mostra “Il Mito del vero/il ritratto/il volto” in via Santa Maria Valle 2 (vicino a via Torino, MM Duomo.)
Dalle ore 21 fino ad orario imprecisato.

FK sarà presente in sala anche fra le 18 e le 20 per due chiacchiere preventive.

Guest star: Fernando Coratelli.

E se potessi – di Carlotta Giucastro

E se potessi risalire a morsi
il corso del tuo corpo liberato
dagli abiti, e poi bevuto a sorsi,
mi temeresti o mi saresti grato?

E se volessi aggiungere vergogna
ai tuoi ricordi per gli anni a venire,
raccogliendoti là dove si sogna,
anima mia, soltanto di finire?

Che non resti di te che un centro nudo,
arso dal vento, scarnito, rappreso,
mendicante a se stesso eppure pieno,

nell’arco vivo del tuo corpo teso
che cerca la sua morte sul mio seno
e la offre tremante, come un dono.

[Immagine: Franz Krauspenhaar – Mirror tree.]

Il pescatore di scorfani calcistici

di Franz Krauspenhaar

Non assisto alla disfatta di Lippi contro la Slovacchia. Ho capito da tempo che la squadra azzurra non avrebbe fatto strada, e provo per la Nazionale, da tempo, una sorta di sorda inimicizia, di digrignante antipatia. Il presuntuoso “Paul Newman” del caciucco-sport dice di non aver lasciato fenomeni a casa; di certo ha lasciato in Italia i migliori, come Cassano. Su Facebook, la seconda casa di parecchi – me compreso – lancio frasi a effetto sull’argomento, come “Lippi lippi bau bau”, “Credo che un Lippi così non ritornerà più”, “Finalmente Lippi è pronto per la sua nuova carriera di Capitan Findus”, ecc. Sono frasi tristi, in fondo, che fanno comunque risaltare, nella parte del cattivo dello spaghetti western, un personaggio di infinito squallore, l’epitome dell’italiano medio, dell’ex bagnino della Versilia  -posto che ho sempre trovato abbastanza  triste e freddo, nonostante le attrezzature balneari – che fa fortuna fuori, l’ex bel ragazzo dal piglio deciso – che lo sappiamo, in ogni italiano veramente medio si nasconde un Mussolini magari d’altra taglia, come l’allenatore biancocrinuto – che sfonda con la furbizia e un certo rigore nell’impegno. Continua a leggere→

Inediti – di Maura Gancitano

Prima che tutto accada

Spengo la sigaretta,
e tu fai lo stesso.
Hai ragione, è strano pensare che io mi trovi qui.
Le mie braccia si spingono
fino alla spalliera della tua poltrona,
e tu guardi la meraviglia
di ciò che non succede neanche oggi.
Ma parliamo d’altro,
e i nostri occhi navigano nei nostri occhi. Continua a leggere→

Dialogo tra Cézanne, Morandi e Mondrian

di Raffaella Terribile

Le nature morte, più di qualsiasi altra opera, rivelano l’evoluzione nella concezione cézanniana dello spazio, la negazione dei valori prospettici tradizionali e l’importanza riconosciuta alla forma geometrica, elementi che saranno alla base della successiva rivoluzione operata dal cubismo con la “quarta dimensione”. L’artista desidera ricreare drasticamente una nuova immagine del mondo. Continua a leggere→

Il “golden boy” del calcio italiano.

Franz Krauspenhaar

Nel 68 Sivori viene ceduto, e il Milan torna a vincere dappertutto. Gianni Rivera, “golden boy” del calcio italiano ma anche “abatino” per il. sarcastico  giudizio del geniale Gianni Brera, scrittore finissimo, un Gadda che fa vedere le trippe più che di se stesso della selvaggina di cui, animale padano voracissimo di vita sport scrittura e cibo e vino, si ciba in lunghe scampagnate, sia fatte per sue conto che nella tivu dell’era Bernabei.  Famosa e godibilissima, una puntata del 57 delle scorribande per l’Italia dello scrittore-regista torinese Mario Soldati, che alla trattoria Ferrari di Pavia assistono e commentano la mondatura delle rane. Brera è di San Zenone Po, verso Stradella, è di quelle genti venute e situate negli acquitrini, dove si coltiva il riso, spesso amaro, e dove le province di Piacenza e Vercelli quasi si uniscono. Brera è figlio di un’atavica fame – d’altronde  le rane sono animali della fame come i gatti, animali dei campi acquitrinosi come i gatti lo sono delle colline venete e toscane. Brera è tifoso delle due milanesi, equidistante, critico impietoso ma anche avvolgente, come se la sua stazza che pare da ex lottatore di greco-romana (ha il fisico simile a quello dell’attore italo-francese Lino Ventura) potesse avviluppare le due grandi milanesi in un abbraccio che è affettuoso ma talvolta anche stritolante. Dunque Brera, il re dei giornalisti sportivi, questo straordinario prosatore e inventore di neologismi – tra cui “libero” e “centrocampista”- vede Rivera come una specie di figlio intelligente ma anche degenere. Lui ama il calcio nordico, fisico, si sente uomo del nord, antesignano colto e intelligente dei leghisti della penna. Continua a leggere→

L’idiozia del portiere

di Franz Krauspenhaar

Ritorno col pensiero all’unica partita che vidi all’estero: in Germania, nell’agosto del 79, al Rheinstadion di Duesseldorf. Giocava la squadra di casa, il Fortuna, contro un’altra squadra tedesca di cui non ricordo nulla. Insieme ad amici tedeschi tifosi del Fortuna facevo finta di tifare, in quel bello stadio da mondiale. Si spengono i riflettori. Mi sembra di essere caduto sul set di un film di Fritz Lang. In un angolo, un attore corpulento: è Raymond Burr in “Blue Gardenia”. Parte l’omonima canzone di Nat King Cole. Continua a leggere→

L’eleganza dell’amore

Mi piace la grazia nel dire le cose più sgradevoli
e – mio caro – sappi che l’amore io lo faccio
con eleganza. Quando dico cazzo, è l’eleganza
che parla. “Voglio tanto cazzo“, ti dissi quella
notte al mare, ricordi? Bene, non ricordi
l’eleganza classica della dizione? Io sono
una perfetta donna perbene, di famiglia
perbenissimo. I miei uomini sono stati tutti
perbene, a parte tu, che sei un maleducato. Continua a leggere→