[Questo è il secondo estratto del mio romanzo in fieri. Il primo è apparso su Sinestetica lo scorso 27 settembre]
Sono le otto e mezzo di sera. Nel momento in cui l’uomo con la camica a scacchi si accascia su una panchina del Parco Valentino con la testa tra le mani, Pietro accende i bastoncini d’incenso e torna a sedersi.
Lucia e Antonia sono sedute sul divano, Pietro, Alex e Maurizio su tre sedie di legno pieghevoli. Barbara è a gambe incrociate, sul pavimento, vicino a Lucia e Antonia. Il tappeto etnico è arrotolato, quattro assi sono state staccate dal pavimento. All’interno di quella cassaforte artigianale ci sono due FNA, una TZ 45, una Beretta M12, una Smith&Wesson calibro 9 parabellum e una Beretta 52 calibro 7,65.
Antonia prova di nuovo quella sensazione di calore che l’ha invasa la prima volta che ha visto da vicino un’arma. Più ancora che la forma, ciò che le appaga i sensi, gli occhi, la mente è la sensazione tattile che ne ricava. Mentre Alex, Lucia, Maurizio, Pietro e Barbara stanno mettendosi d’accordo sui turni per i pedinamenti e non fanno caso a lei, Antonia ha l’impressione che le luci sfumate dell’appartamento in stile etnico sommate al profumo d’incenso le annebbino i pensieri e, istintivamente, si aggrappa al metallo per rimanere ancorata alla realtà. Un oggetto che va dritto allo scopo, una creatura senza fronzoli, che ha capito tutto, cosa deve e non deve fare e perché. Antonia accarezza di nuovo il calcio del FNA, passa voluttuosamente l’indice sulla canna, se lo avvicina agli occhi, ne segue le linee decise e dentro le si accende una specie di armonia, una musica privata. Continua a leggere→