Archivio mensile:Febbraio 2016

Suzanne Dracius: scrittura meticcia dalla Martinica

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di Max Ponte

Nel corso del mio ultimo viaggio a Parigi ho avuto modo di intervistare Suzanne Dracius, una delle voci più interessanti delle Antille francesi. Suzanne Dracius vive fra la Martinica e Parigi ed è narratrice e poetessa. Nella sua scrittura e nella sua attività culturale, c’è la sua terra e il suo passato, la memoria dello schiavismo e la condizione della donna.
Suzanne Dracius rivendica il suo essere al cento per cento meticcia, non si direbbe, essendo un raro caso di donna bionda, ma a ben vedere è così. La Dracius si autodefinisce con orgoglio “calazaza”, termine che in Martinica distingue una donna dai capelli e gli occhi chiari ma dalla carnagione mulatta. Continua a leggere→

32. L’Angelo che sorge dall’intimo

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Il Signore ci conduceva, con la sua sapienza. Non l’avevo sentito mai così vicino, salvo forse nei momenti migliori con don Mario, quando lo Spirito m’invadeva al punto da darmi l’impressione di volare. Più procedevamo, più percepivo Dio come armonia, un arazzo di bellezza indescrivibile, che collega fra loro i fili più apparentemente eterogenei. La trama preziosa del tessuto iniziava ad emergere insensibilmente: nelle proposte di attività spirituale che cominciavano a raggiungermi, nella serenità maggiore tra noi due, nell’apertura di chi già avvertiva i benefici della catechesi e della predicazione. Era come se si delineassero due direttrici d’azione parallele: da una parte la promessa di un intervento esterno del Signore, reso possibile dalla grazia della Porta Santa; dall’altra, la trasformazione che la grazia stessa operava in noi e in quelli che cercavano sinceramente una soluzione per la vita. Il flusso dello Spirito riprendeva a scorrere, la luce dell’alba a splendere sulle rocce del sentiero in salita, tra la sabbia del deserto di un’impresa difficile, impossibile anzi, per gli strumenti umani, ma pronta a inverare, da un momento all’altro, le parole dell’Angelo che sorge dall’intimo di ogni essere che il Signore ama: nulla è impossibile a Dio. Neanche lo scenario nuovo che ancora nessuno osava immaginare.

Dieci domande a dieci scrittori-traduttori. Lo scrittore di novelle: Matteo Righetto

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Scrittore (ha pubblicato quattro romanzi: Savana Padana, ZONA, 2009 e TEA, 2011; Bacchiglione Blues, Perdisa Pop, 2011; La pelle dell’orso, Guanda, 2013; e il quarto, Apri gli occhi, appena uscito con TEA; più vari racconti) ma anche insegnante di sociologia della letteratura e docente esterno della Scuola Holden, ideatore della Scuola Twain e fondatore, insieme a Matteo Strukul, del movimento letterario Sugarpulp…

1) Ne viene fuori l’immagine di un autore poliedrico, capace di dedicarsi con entusiasmo ai vari campi connessi a quello che oramai, anche in Italia, viene chiamato lo storytelling. È così?

Poliedrico sì, anche se credo che questa mia caratteristica vada intesa soprattutto come una peculiarità legata a un personale percorso di ricerca narrativa. La continua ricerca  di una voce che tenta di trovare una propria originalità. L’entusiasmo è una componente necessaria in ogni tipo di attività, anche quella letteraria. Se esso mancasse o si affievolisse di fronte alle prime, inevitabili difficoltà che si debbono necessariamente affrontare e superare scrivendo un romanzo, allora non si arriverebbe mai a produrre alcunché. Credo infatti che entusiasmo e Continua a leggere→

SUL TAMBURO n.13: Giuseppe Schillaci, “L’età definitiva”

Giuseppe Schillaci, L'età definitivaGiuseppe Schillaci, L’età definitiva, Bari, LiberAria, 2015

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di Giuseppe Panella

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Nico Chimenti manca da vent’anni da Palermo dove sua madre Doris (una tedesca della Germania Est che aveva sposato suo padre dopo averlo conosciuto quasi casualmente a Berlino) continua a vivere nel quartiere Brancaccio, la zona della città purtroppo nota per l’assassinio del suo parroco padre Puglisi e dove il tempo sembra essersi fermato. L’occasione è tra le più consuete: la mamma è stata male e poi è il periodo delle ferie natalizie, il bar di Piazza Vittorio dove Nico lavora è chiuso perché il suo datore di lavoro si è preso un po’ di giorni di ferie (fino al 10 gennaio – viene specificato) e il trentenne siciliano sente la necessità di un bilancio della sua vita. Inizia così L’età definitiva, un romanzo anomalo che si può collocare (ma a fatica) tra la descrizione della vita in una regione dell’Italia meridionale particolarmente martoriata dalla malavita organizzata e dal malcostume e la storia di una “formazione mancata” (per tutta una serie di ragioni che l’opera narrativa a lungo analizza).

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Donna, non mestruare con dolore

Endometriosi[Una premessa: vorrei ringraziare di cuore Fabrizio Centofanti che ha scelto di accogliere questo pezzo tale e quale a come era scritto, nonostante fosse femministicamente antiveterotestamentario e per giunta per nulla letterario. Un’ennesima riprova di quanto coraggio e libertà circolino per questo blog. Giubilo & gratitudine!]

Covo questo pezzo da sette anni: tanti ce ne sono voluti perché io mi sentissi finalmente pronta a metabolizzare un tema così spinoso come la mia possibilità perduta di essere madre. E anche se ancora oggi continuo a sentire resistenza all’idea di ripercorrere il mio calvario, ho scelto di farlo per saldare un intimo debito di sorellanza verso tutte le donne, che voglio onorare a qualunque costo. Continua a leggere→

Pagine, di Rosa Salvia

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Quel venerdì pomeriggio per strada c’era un funerale. Amina chiuse per un attimo gli occhi. Attorno a lei un mondo senza suoni, una fessura attraverso la quale i morti passano clandestinamente il confine.
Aveva un’aria febbrile sotto il velo, con gli occhi più lucidi del solito. La bocca carnosa pareva un grande fiore cremisi, in contrasto con il pallore del volto.
“Scappa, scappa,” le aveva urlato sua madre, “salvati figlia mia, salvati.” Continua a leggere→

Appunti imprecisi dal Göteborg Film Festival

16-02 got film festSi è appena conclusa la 39° edizione del Göteborg Film Festival, il più importante evento cinematografico svedese. I numeri sono imponenti, viene da dire commoventi: circa 450 proposte tra lungometraggi, documentari, corti e retrospettive, spalmati in un frenetico calendario di soli undici giorni. Anche con la migliore buona volontà, non sono riuscita a vederne che una percentuale piuttosto esigua, ma è stata un’esperienza comunque appagante e stimolante.

La prima cosa che voglio comunicare è la mia sorpresa: il nostro pianeta riluce di bellissimi film, che quasi nessuna sala cinematografica proietta. Ma queste pellicole ci sono! Mi sono sentita come l’amico di Peter Pan che improvvisamente ritrova i pensieri felici che lo fanno volare: letizia e cuore larghissimo per tutte queste storie che i registi si ostinano a voler raccontare e che i produttori, spesso anche finanziati dai rispettivi organismi statali, hanno il coraggio spavaldo di produrre.
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I ‘mariti’ di Valentina Diana

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Il secondo romanzo della poetessa-drammaturga torinese

di Guido Michelone

Drina è una ragazzona quarantenne che vive nell’immaginario Spricchio (borgo agricolo collinare oltre la banlieu torinese) e che tira a campare lavorando come attrice free lance (ovvero con scarsi ingaggi in tournée per l’Italia) e accudendo un figlio adolescente (che nel romanzo si rivela la figura in assoluto più discreta e defilata, così come i di lei genitori, comunque determinanti nel finto happy end). Continua a leggere→

Un nome scritto a matita

Montefeltro
di Barbara Pesaresi

Il volto riflesso nel vetro del finestrino si sovrapponeva in trasparenza alla fuggevole litania di sonnolenti paesini costieri.
A tratti, a rompere quella monotonia, dal fondo di un viale o da uno squarcio tra case addossate le une alle altre, baluginava il grigioblu del mare.
– Perché proprio adesso? – era sbottata Ada il giorno prima, l’espressione in bilico tra stizza e stupore, allargando le braccia nel tipico atteggiamento che assumeva quando qualcuno della sua famiglia, bypassando la sua preziosa consulenza, la metteva davanti al fatto compiuto. Continua a leggere→

MARCO CANDIDA: “LA MADRE DELL’ISPETTORE BALTI”

di Marco Candida

La madre dell’Ispettore Balti

(testo che uscirà sul “Wall Street International Magazine” il 20 febbraio 2016)

Nella posizione di madre di un Ispettore di Polizia Laura Balti si è sempre sentita in imbarazzo. Cos’ha da spartire lei con un investigatore? Quali profili della sua personalità o quali geni suo figlio può aver tratto da una come lei? Forse la dirittura morale e un certo qual sentimento d’indignazione di fronte alle ingiustizie. Ma quanto a fiuto o acutezza di ragionamento, di sicuro non può aver preso da lei; ed esclude possa aver preso da quel mezzo rimbambito del padre, nonché suo marito ormai dalla bellezza di quarant’anni. Tuttavia, forse per questo, a settantasette anni, Laura Balti (il suo cognome è Sennetti; ma non le procura alcun imbarazzo sfoggiare il nome del rimbambito, specialmente grazie ai figli) ha accettato l’incarico di mistery shopper. Non che ne avesse bisogno. Col suo lavoro di avvocato Leardo ha messo da parte una quantità di soldi invidiabile. In più Laura proviene da buona famiglia e, ringraziando il Cielo, non l’è mai venuto in mente di sperperare denaro facendo investimenti sbagliati o scialacquandolo. Continua a leggere→

IL TERZO SGUARDO N.51: Stefano Mazzei, “La piaga. Apologia del bimbominkia”

Stefano Mazzei, La piaga. Apologia del bimbominkiaStefano Mazzei, La piaga. Apologia del bimbominkia, Firenze, Edizioni Press & Archeos, 2015

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di Giuseppe Panella*

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Che cos’è esattamente, psicologicamente e umanamente, quello che nel linguaggio corrente dei social network e anche della pubblicistica politico-giornalistica, un bimbominkia – rigorosamente con la k ? E’ un addetto (un addict – si direbbe in inglese) sistematico e frenetico, appassionato e ossessivo alla frequentazione dei mezzi di comunicazione sociali di massa. Un termine giapponese, otaku, lo designerebbe forse meglio se non fosse che i fanatici indicati con questa parola più che altro si interessano a manga, anime e altri prodotti di genere letterario-fumettistico. Né d’altronde il bimbominkia è un troll “tradizionale” e il suo interesse non è tanto quello di dare disturbo o creare sconcerto tra gli utenti dei social cui partecipa ma di invadere il campo dello schermo in maniera massiccia e opprimente. Il personaggio indicato nel titolo, comunque, è solo un ballon d’essai, uno strumento di comprensione, un punto di riferimento, un simbolo della nostra epoca disperata e apparentemente confortante. Quello di Stefano Mazzei è un tentativo di dare senso, di arrivare a una comprensione (sia pure parziale) di un fenomeno che è parte fondamentale e decisiva della psicologia contemporanea e del modo in cui si configura continuamente sugli schermi dei computer di ogni parte del mondo:

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fotografie (inediti)

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Ritrovo l’uomo nella foto del documento
creduto perso, che qualcuno nascose,
tra familiari a pane e sacramento
cresciuti. Non mi somiglia nelle pose
l’uomo che vi figura, né il suo tormento
né i suoi leggendari innesti di rose.
Ma saperlo, a volte, vicino e contento
di quel poco che gli sta per sfuggire,
a un morire non troppo consueto,
sostiene ritti se decade la materia delle cose.

Anche nelle foto erano diversi
i cinquantenni come mio padre, comunista
atavico in un tempo indefinito, persi,
ma non vinti, come altri in un ciclo
sempre a vista di natura e storia,
e felici, per poco o tanto
aver tenuto fede alla parola data
nello stesso tempo concesso.

LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

image“Quo vado” senza Thomas Moore?
Perché ci piace Checco Zalone? Qualcuno potrebbe arrivare a scomodare Lutero e la Riforma protestante. E’ vecchia la tesi che gli italiani sono italiani, cioè in fondo tutti “meridionali”, a causa della mancata riforma protestante. I popoli del Nord, che l’hanno conosciuta, devono ad essa serietà, onestà ed efficienza. Come ha saputo magistralmente analizzare Max Weber in Etica protestante del capitalismo. La ragione sta nella giustificazione della nostra salvezza: la grazia per i protestanti, di cui le realizzazioni mondane sono rivelazione e misura.

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Recensioni poetiche. N°7

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di Max Ponte

In questa settima tornata di recensioni vi propongo la lettura di 7 testi, di cui un romanzo. Il numero 7 ritorna quindi. Come sempre l’analisi non valuta l’autore ma la singola opera. Inoltre ribadisco che il mio (discutibile, bien sûr) giudizio è costruttivo e non distruttivo, lontano da influenze e apologie in voga, un lavoro militante. Continua a leggere→

L’insostenibile perfezione della felicità.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=9PO0toknW28]

In Stardust Memories (1980), di Woody Allen, c’è una delle più nitide elegie alla felicità umana, racchiusa in un paio di minuti di cinema.
Il regista Sandy Bates, che ripercorre in un esplicito omaggio a 8 e 1/2 di Fellini, la sua vita, i ricordi e il presente, tra il suo mestiere di cineasta e la sua vita privata, torna ad un certo punto del film a rivisitare il suo rapporto con Dorrie, una donna instabile e affascinante, con la quale ha troncato da poco.
Nel ricordo di Sandy c’è in particolare, quello di un pomeriggio, a casa con Dorrie.
Non era successo niente di particolare. Continua a leggere→

31. L’ebbrezza del volo

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Si entrava nel mistero. Quelle albe, che avevano scandito il nostro tempo, continuavano a irradiare una luce che splendeva nel segreto di un cuore più incline all’umiltà. Comprendevamo meglio la pedagogia del Cristo, l’Unto venuto per servire, per lavare i piedi, come solo dagli schiavi era lecito pretendere. Toccavamo con mano le vie di Dio, che non erano le nostre, i suoi pensieri, così lontani dai pensieri del mondo. Gli altri dubitavano ancor più della riuscita: vedevano il gruppo dirigente convinto di tenere in mano le leve del potere, le gerarchie impermeabili al benché minimo segno di ripensamento, e radicate nell’intento, per nulla mascherato, di ribadire lo stato delle cose. Ma noi sapevamo che, per il Signore, sarebbe stato facile minare il castello di carte del sistema. Fissavo gli occhi negli occhi di Gesù: la sua calma sovrana mi persuadeva che l’agitazione, l’impazienza, non avevano ragione di esistere, anzi, apparivano ridicole, o patetiche. Cristo era il centro del cosmo, il Punto Omega verso cui tutta la storia si orientava, in modo irresistibile. Mi sentivo attratto in un campo di forze da cui mi lasciavo trascinare, mi aggrappavo alle sue ali onnipotenti provando, per la prima volta, la sobria ebbrezza del volo.

Poesie su dipinti. Maddalena, di Georges de la Tour

de la Tour
di Lucetta Frisa

Meditare davanti a oggetti chiusi
l’apertura del mondo:
uno specchio un teschio il mio corpo
in mezzo alla notte della stanza.
Il teschio e l’occhio per incantamento
si fissavano immobili allo specchio
mentre cadevano i miei lunghi capelli.
E lentamente smemorando i nomi
le cose allusero ad altro
la notte simulò un buio più vasto.
L’aria si accese e vibrando mutava
le certezze visibili in ombre
che tornavano in luce inconosciute
al buio ritornando, se ardevo il tempo
in trasparente polvere d’aria-

e fui solo uno sguardo nello spazio.

Manzoni e la misericordia

Innominato
Nell’anno santo dedicato alla Misericordia

di Augusto Benemeglio

1. Chi legge Manzoni?

Questo è il mio terzo “recital” sulla figura di Alessandro Manzoni e riguarda, non a caso, il tema centrale del romanzo , quello della Misericordia, che è il tema dedicato all’anno santo che stiamo vivendo. Ma nel far rivivere i personaggi cardini dei promessi sposi , Lucia, l’Innominato e il cardinale Borromeo , ho pensato anche ai versi di altri poeti atei , o di confessioni religiose diverse , come Caproni, Rumi, Gandhi, Meideros e Max Ehermann, o alle parole dello stesso Papa Francesco, grande estimatore del Manzoni, che garantiscono quell’ ecumenismo necessario per raggiungere una vera pace. Continua a leggere→