Archivi autore: fabrizio centofanti

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Gino Rago, Storie di una pallottola e della gallina Nanin.

Gino Rago, Storie di una pallottola e della gallina Nanin, Ed. Progetto Cultura,

Roma, 2023, pp. 87, 12 euro

(con Saggio introduttivo di Giorgio Linguaglossa)

 

Brani tratti dal saggio introduttivo Verso un nuovo paradigma di Giorgio Linguaglossa

 

Verso un nuovo paradigma della poiesis Continua a leggere→

Esercizi dell’attesa per futuri padri, di Antonino Pintacuda

Ci sono libri-soglia e libri-mondo, libri che ti spalancano nuovi pensieri, come la luce del sud che, indolente, filtra dalle vertebre di una serranda abbassata nel meriggio per sfuggire alla canicola.
Questo libro l’ho aspettato mentre mio figlio cresceva nel grembo di mia moglie, mi ha accompagnato nei nove mesi in cui una nuova vita veniva a trasformare la mia. Continua a leggere→

La voce degli ultimi. Solo la speranza salva il futuro

 

Non si può fare turismo tra i poveri, non si può andare a visitare il mondo dei poveri, non lo si può andare a guardare e a studiare, non lo si può mantenere a distanza. O si va dentro quel mondo con una grande speranza, veicolata dalla solidarietà, identificandosi il più possibile con la gente che lo popola, oppure meglio non andarci, perché la voragine che si è creata tra noi e loro è un’evidente conseguenza di società impostate in modo sbilanciato: l’incontro con loro diventa subito l’immagine plastica di questo sbilanciamento.  Continua a leggere→

La parola ai poeti. Rosa Salvia

Cos’è la poesia? Un interrogativo che intriga, inquieta. Credo che essa prenda forma da una dialettica (irrisolta) tra tentativo di colloquio, visione e congedo.

La visione come estremo ‘prestito’ dantesco, come possibile eredità da raccogliere.

Scrive Eugenio Montale nel suo saggio “Dante ieri e oggi”: “Il nostro mondo non conosce più visioni, ma il mondo di Dante è ancora quello di un visionario”, p. XIX. 

Prendendo spunto da queste preziose parole, la poesia è come una rigorosa disciplina spirituale che nasce in un silenzio attraverso cui la parola diviene forma privilegiata del viaggio interiore, del complesso viscerale intreccio vita-morte: non si possono fuggire le ombre, né imbrigliare gli echi da ripercorrere fino alla fonte. È dunque una via di fuga verso il territorio del mistero, l’unico luogo in cui possiamo ritrovare il senso della nostra vita perché tutto matura / per lontane arie di suono / ma a portata di mano.  Continua a leggere→

La parola ai poeti. Annalisa Rodeghiero

Credo che la poesia sia un modo di essere al mondo, un destino, un ritorno. L’ho sempre sostenuto, si può essere poeti senza scrivere poesia ma non si può scrivere poesia senza averla nell’anima, senza possedere uno sguardo poetico sulla vita. La poesia scritta è qualcosa che accade e, paradossalmente, a volte può sottrarre poesia alla vita, essendo, la poesia, nettare e veleno insieme, qualcosa di ustionante come l’amore, come sa essere la bellezza, come è la ricerca della verità. In me scrivere poesia, senza sapere da quale mondo inconoscibile si scrive, è diventato necessità e a volte preghiera ma è anche dipendenza con la conseguente sofferenza da mancanza, la violenza muta della parola quando vuol diventare verso e non riesce, come diceva Cristina Campo. Ma questo è il non-luogo in cui ho scelto di abitare o meglio, in cui mi sono trovata ad abitare in quella che si può definire una seconda vita, con tutto ciò che implica essere in una vita moltiplicata fuori dal tempo ma che al tempo deve necessariamente rapportarsi.  Continua a leggere→

Tre meno meno, di Maurizio Cortese

Non sapevo che mio cugino avesse scritto un libro: me ne accorgo con sei anni di ritardo. È il segno di uno scollamento più ampio dal mondo dei parenti, dovuto a una molteplicità di cause, per lo più indecifrabili. L’idea sarebbe quella di vedersi, confrontarsi, arricchirsi dei reciproci talenti (c’è perfino un annuale D’Ascia day – dal cognome del mio nonno materno – a cui non ho mai la fortuna di partecipare), ma tra il dire e il fare c’è di mezzo l’A1, con i tanti caselli della vita. Il libro di Maurizio è diventato, perciò, il pretesto per recuperare, in una volta, tutto il tempo perduto: gli abbracci mancati, le condivisioni agognate e risucchiate nel vortice spietato degli impegni. Non è un libro perfetto, ma i piccoli nei sono ampiamente compensati dalla freschezza del racconto, dagli acuti improvvisi – commoventi o comici – che sorprendono il lettore quando meno se lo aspetta.

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Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro. Il peccato del mondo

di Lucio Brandodoro

Il peccato del mondo 

[Gv 1,29-34 ]

 

L’indicazione di Giovanni Battista non deve essere apparsa  molto chiara a chi ascoltava. Erano abituati ad annunci di remissione dei peccati, ma nessuno aveva annunciato che era arrivato Colui che toglie il peccato.

Credo che sia ben altra cosa parlare di peccati (al plurale) e di peccato (al singolare).

Naturalmente non è questione di numeri.

Peccati, al plurale, si intendeva come trasgressione ad una norma, che poteva essere trasgredita più volte. E ogni trasgressione ad una o più norme era un peccato. Più trasgressioni, più peccati. Continua a leggere→

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Frigorifero


Che possiamo darti, Gesù, se non l’anima e il corpo? Ciò che conta è la misura, e cioè tutto. Quello che dovessimo tenere per noi marcirebbe in poco tempo, come un prodotto scaduto in fondo al frigorifero.