Archivi autore: fabrizio centofanti

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Chi fa


Possiamo offrire a Gesù le Sue stesse sofferenze. È  troppo facile? È tanto generoso da permettere anche questo. Dio fa quasi tutto: per non assecondarlo , ci vuole una volontà ferma e ostinata, una specie di suicidio.

Se verrà la guerra


di Giovanni Monasteri

Mia madre ha il dono della preveggenza, e secondo lei finirà male, molto male. Non chiamatela più Concetta, ma Cassandra. La pandemia – dice – era solo un avvertimento del Padreterno, ma ora, poiché non ci siamo pentiti e convertiti, verrà la “quarta” guerra mondiale. Di questo è assolutamente certa. La terza guerra mondiale c’è già stata, lei se la ricorda. Io le rammento che quella era la seconda, a meno che non conti qualche guerra d’indipendenza, di cui serba memoria. Continua a leggere→

Sacrificio


Sacrificio è una parola perduta. Eppure fa parte della vita vera, quella che resta. Quando andremo di là, sarà un termine che conta, uno dei più importanti: rimpiangeremo d’averlo cancellato dai nostri dizionari, cercheremo disperatamente di ricordarne il senso.

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L’attrazione: è tutto qui. Da cosa ci sentiamo attratti? Da chi? Ci vuole una vita, a volte, per comprendere da cosa lasciarsi affascinare, per ritrovare se stessi. Guarda dentro te, lettrice, guarda dentro te, lettore: in genere ci perdiamo nei dettagli, dimenticando il tutto. E il tutto è Dio. Inseguiamo particolari di per sé insignificanti. L’esercizio da fare è cambiare prospettiva, convincersi che esiste una chiave che può aprire le porte, farci uscire dai nostri sgabuzzini impolverati. Il libro lo scrivo per questo: perché tu, lettore, perché tu, lettrice, possa scoprire lo scenario più importante, un mondo che ti aspetta. Se vedessimo i fili che ci legano e che partono dal cielo, l’energia tornerebbe a fluire, farebbe di noi dei messaggeri di notizie perdute nei rivoli dell’egoismo, frantumate dalla violenza cieca che si genera dal non essere se stessi. In questa sala delle benedizioni, oggi, 14 febbraio, san Valentino, alle ore 11.45 di mattina, c’è l’intero l’universo: è inutile far finta di esser soli, di aspettare l’ennesimo pellegrino disperato, di controllare l’ora per vedere quanto manchi alla fine del turno. È questa la menzogna che ci avvolge, ci separa dagli altri, ci impedisce di avvertire la visita di Dio. Perciò stai leggendo queste righe, lettore, perciò stai leggendo queste righe, lettrice: perché, giorno dopo giorno, possa renderti conto del fatto che ciò che ritenevi il mondo era solo un’anticamera spoglia, disadorna. Ti chiedevi cosa mai cantassero i poeti, quali panorami dipingessero i pittori, quale musica a te estranea creassero i pianisti. Adesso sai, lettrice, adesso sai, lettore, che una sola cosa ti mancava: aprire la porta, entrare dentro.

Intervista a Gianluca Barbera su L’ultima notte di Raul Gardini

A cura di Guido Michelone

Nei giorni appena trascorsi si è parlato a lungo di Mani Pulite e di Tangentopoli per i trent’anni appena trascorsi di un episodio storico oggi definibile simbolicamente dall’inizio di un megaprocesso (peraltro mai conclusosi) intentato da un gruppo di magistrati verso l’allora classe politica italiana: vi furono centinaia di arresti e condanne e ben quarantasette suicidi, dei quali il più tristemente famoso resta quello dell’imprenditore Raul Gardini (1933-1993). E oggi il caso viene per così dire riaperto dal romanzo L’ultima notte di Raul Gardini, scritto da Gianluca Barbera,  con cui  si  è intrecciato un lungo dialogo per capire le forme e i contenuti del libro medesimo.

 

C’è da supporre che il Marco Rocca del tuo romanzo non sia il giornalista che scrive di automobili su Quattro Ruote. Si tratta di un personaggio di pura fiction o ti sei ispirato a qualche cronista d’assalto dell’epoca? E di suo fratello Riccardo? Continua a leggere→

Sguardi


A volte basta uno sguardo per aiutare una persona. L’attenzione che si posa in pura gratuità, con un senso di dono per chi ci sta davanti, può arrivare all’anima come un segno del cielo. Può essere una risposta inaspettata. La soluzione del problema.

Un gelido inverno in Viale Bligny, recensione di Riccardo Ferrazzi

Un gelido inverno in Viale Bligny, di Arianna Destito Maffeo, Morellini Editore.

Un giallo al femminile. Un giallo milanese. Un giallo in bilico fra tradizione e rivoluzione dei costumi.

In materia non mancano certo i precedenti di autrici donne, da Agatha Christie a Camilla Läckberg; come pure i precedenti di ambientazioni milanesi, da Scerbanenco all’ultimo Krauspenhaar; e, quanto a rivoluzione dei costumi, il genere giallo è quanto di più eversivo si possa immaginare: ogni storia comincia inevitabilmente da un omicidio, la massima trasgressione concepibile in una società civile.  Continua a leggere→

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Questo libro è una sorpresa anche per me: più vado avanti, più mi accorgo che è il seguito dell’insegnamento che qui non tengo più, per ora, perché non compatibile coi progetti altrui. Ma è il Progetto di Dio quello che conta: un amore sponsale, geloso e generoso, un amore a cui nessuno può mettere la parola fine. Eccole, allora, le parole che risuonavano nella Cappella dello Spirito Santo e che ora sono inchiostro su carta, forse più efficaci, perché incise per sempre, non soggette all’oblio del tempo che corrode anche i messaggi più importanti. L’amore è indissolubile. Ti sembrava di averlo perduto, ma rispunta all’improvviso, quando meno te l’aspetti, come fa la campana che suona per la messa, ma serve a ricordarti molte cose: che sei vivo, che puoi essere felice, che non devi rassegnarti alla tristezza, perché non sei venuto al mondo per diventare triste, lettore, non sei venuta al mondo per diventare triste, lettrice, ma per ritrovare il filo, toccare con mano che la storia può ricominciare, anzi, ricomincia adesso, perché il Dio sposo non ha intenzione di lasciarti, al contrario, proprio ora, ti dichiara il Suo amore e la Sua gioia nel riabbracciarti, come allora, all’inizio degli inizi. Il bello della fede è che ti trovi fra le mani qualcosa che non scade, che resta oltre la morte: tocca a te, lettrice, tocca a te, lettore, controllare che nel centro del tuo mondo ci sia questa porzione d’eterno, perché non sei te stesso, te stessa, finché non ne avverti l’odore e non ne afferri il gusto. Ti lascio il tempo per pensarci, ora che le mie parole non volano più via, ma sono qui, come vedi, per ricordarti di vivere davvero.

Amabile


Dio è misericordioso, per questo ci ama così tanto. Non ci sentiamo amabili, anzi: ci stupiamo che possa trovare in noi qualcosa di apprezzabile. La verità è un’altra: Uno solo è buono, e ama perfino il non amabile.

Poesia 78, di Augusto Benemeglio


È un libro di incontri questo “Poesia 78” di Augusto Benemeglio, una vecchia conoscenza – visto che ha scritto innumerevoli articoli per noi di Lpels -, oltre che mio amico fraterno, carissimo. Incontri magici, dove il tempo sembra sospendersi per lasciar spazio a un mondo parallelo, quello dell’arte, dove tutto può succedere. Fellini, la Spaziani, Eugenio Barba, Elsa Morante, Caproni, Cardarelli, e tanti altri personaggi più o meno famosi, sfilano discretamente in queste pagine come figure quasi mitologiche, foriere di tracce indelebili anche per un unico, fugace contatto.
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Eterno

Tutto acquista valore in relazione all’eterno. Se vivo per ciò che rimane, troverò la pace. L’inquietudine nasce dalla coscienza della finitezza: vale la pena spendersi per qualcosa che non dura? Se Cristo non è risorto, scrive san Paolo, mangiamo e beviamo; ma se la vita è eterna, qualunque sacrificio è bene accetto.

Civita, prefazione di Giorgio Agamben

 

Il libro che state per leggere è esemplare, perché cerca di rispondere a  una domanda che nei giorni e negli anni che vengono non potrà più es sere elusa e ciascuno di noi dovrà a suo modo porsi, perché dalle risposte  che riusciremo a dare dipenderà la sopravvivenza della cultura umana  sulla terra. Questa domanda è: che cosa significa abitare? Sappiamo an cora che cosa significa abitare un paese, una città, un territorio? E che  cos’è un paese, se lo si pensa a partire dall’abitare?  Continua a leggere→