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Archivi autore: fabrizio centofanti
Coscienza
Lirico terapia. Fina García Marruz, Ormai anch’io sono insieme agli altri.

Ormai anch’io sono insieme agli altri
Ormai anch’io sono insieme agli altri
che dicevano guardandoci, con aria
di sì tenue tristezza «Su, giocate>>
per allontanarci. E nella penombra bella
delle panchine serali del parco
di che parlavano, di’, e chi erano?
Superiori, come dei, facevan pena.
Si somigliavano molto quando lenti
ci guardavano distanti, come un gruppo
di alberi uniti da un giorno d’autunno.
Ormai anch’io sono insieme agli altri
di cui ci prendevamo gioco a volte,
lì come dei tonti, così stanchi.
Noi, i piccoli, noialtri che nulla
possedevamo, guardavamo, senza vederli,
quel loro modo d’essere tutti d’accordo.
Ed ora
che ho camminato lenta fino alle panchine
per riunirmi con loro lì per sempre,
ormai anch’io sono insieme agli altri,
i più grandi d’età, i malinconici,
e come sembra strano, non è vero?
Il passaggio dall’infanzia alla vecchiaia è descritto dalla Marruz in modo magistrale: nel volgere di pochi versi, si consuma una vita.
Prospettive
Scuse
Fausta Genziana Le Piane e la terra promessa
di Augusto Benemeglio
1.Le mille e una notte
Narrare è – all’origine – , (scrive Pietro Citati) , – un dono femminile, una parola che una donna rivolge a un’altra donna, o a un bambino, o ad un uomo potente che l’ascolta e pesa la sua anima, la sua vita. E’ una parola magica, parole smarrite, perdute, sepolte, ma che “torneranno… // E saranno come biglie colorate/spinte/dalle agili dita/ di bambini…// Rotoleranno impazzite/ frettolose alla meta/ nel solco sinuoso della sabbia/ che porta all’entrata di un/ castello sognato./ Entreranno trionfanti/ fino alla stanza del re/ e regaleranno una collana/ scintillante alla regina. (pag. 128) Continua a leggere
Grazia
Piccolo Magnificat. 3
Abramo, che sperò contro ogni speranza
Niente.
Non vedo ancora niente lì sul monte.
Forse le stelle alpine sono le sole
a credere ancora ad un tempo che viene,
loro hanno in dono petali di lana per il vento e la neve.
Lì sulle cime calve battute dalla tramontana
vi è tanto turbinare che non alza in volo niente.
Ma una felicità insensata ancora pervade l’aria,
su per la mulattiera, ancora è come lana. Continua a leggere
Correre
Dal profondo
Giuseppe nel Vangelo. Nascita di una paternità affidabile.
- 1. Maria, promessa sposa (Mt 1,18)
Giuseppe di Nazaret ha davanti un orizzonte luminoso. Una ragazza umile e bellissima sarà sua sposa per sempre. È un sogno che inonda ogni angolo del cuore, cambiandogli la vita. D’ora in poi, tutto sarà in funzione di Maria, non per dovere di sposo, ma per la forza trascinante di un desiderio puro. Il suo lavoro di carpentiere permetterà loro di vivere con dignità, con i figli che il Signore gli vorrà concedere. Giuseppe si sente un re, come Davide, dal quale discende: è il regno dell’amore, instaurato dal progetto di Dio. E il progetto che Giuseppe ha davanti è il più bello che potrebbe immaginare. Continua a leggere
Mistero
Luigi Maria Corsanico legge Fernando Pessoa. 37
Trasparenza
Il vizio della solitudine, di Raul Montanari
Per capire le tematiche di questo romanzo che, dietro la formula del noir, è ben congegnato e racchiude riflessioni filosofiche sulla letteratura odierna, sull’esistenza e sulla storia contemporanea, bisogna partire dal titolo: Il vizio della solitudine è, per il protagonista del libro, Ennio Guarnieri, baldo cinquantenne, ex ispettore di polizia, freudianamente, la coazione a ripetere, che lo trascinerà in un mare di guai più o meno brillantemente risolti, secondo le regole classiche della narrativa gialla o poliziesca. Guarnieri è un uomo solo che forse tale vuole essere: l’individualismo lo conduce a fare da sé, come poliziotto, killer, marito, amante, scolaro, complice e vittima di un sistema dove tutto sembra al contempo perfetto e rovinoso. La sua solitudine è scandita da una serie infinita di mancanze o privazioni: nel corso della lettura vengono meno, per svariate ragioni, tutti i personaggi che gli ruotano attorno e che simboleggiano, ai suoi occhi, ideali differenti: la conoscenza e la cultura per la donna anziana; l’amore e il sesso per quella giovane; la furbizia e l’astuzia per l’alter ego Velardi (quasi un Sancho Panza maturo rispetto alle azioni talvolta donchisciottesche di Guarnieri, prossimo altresì al candido di Voltaire); la legge e la giustizia per i due amici ancora nella polizia che, con lui, personificano il dilemma vitale legge/giustizia, la tentazione di una giustizia personale che vendicherebbe l’eccesso degli errori legislativi. Guarnieri, dunque, un po’ alla Callaghan di Clint Eastwood, ma con una vena malinconica che ricorda piuttosto il Philippe Marlow di Raymond Chandler, calata in un contesto milanese da cui emergono le rognose questioni sociali, dalla criminalità organizzata all’immigrazione clandestina. In mezzo, in senso autoscale proiettivo, emergono anche i tic caratteriali, talvolta morbosi, talaltra reiterati, replicati all’ennesima potenza dalla mania di Belardi per cibi e salse orientali, forse unico lato comico di un romanzo che tiene sempre con il fiato sospeso. Montanari sa bene utilizzare le grammatiche della fantasia: bilancia perfettamente gli ingredienti di una prosa al contempo letteraria e seriale, dura e romantica, azione pura ed esistenzialismo moderato. E cavalca, forse, un’esigenza della narrativa odierna: inseguire il successo cercando di realizzare, al tempo stesso, i propri ideali.
Raul Montanari, Il vizio della solitudine, Baldini& Castoldi, Milano 2021.
Futuro
Sinergia
Criteri
Un’ossatura per il volo, di Raffaela Fazio
Raffaela Fazio. Un’ossatura per il volo (Raffaelli Editore, 2021)
Dalla Prefazione di Giovanna Rosadini
La grammatica dei sentimenti si struttura a partire dalla relazione primaria madre-figlio, il più antico e fondante dei legami umani. […] Ecco allora che Raffaela Fazio, due volte madre e arrivata alla soglia dei cinquant’anni, ha deciso di raccogliere le poesie scritte per i figli in una silloge a memento della stagione dell’infanzia, prima che sfugga […].
E se molto bene è descritto, nei versi per Juliette, il “corpo a corpo che caratterizza il rapporto madre-figlia nella sua originaria indifferenziazione” (Recalcati), ad esempio in Come te o in una memorabile poesia che restituisce tutto l’incanto di una totale devozione reciproca: “Nel buio vicina /come in una stiva /ti scopro sveglia / mia clandestina. / Non m’interpelli /solo parlotti piano / mentre mi tocchi /naso guance capelli / quasi impastassi in sordina / un drago di farina” (dove il drago, incarnazione della potenza materna, è una figura friabile plasmata da mani infantili), nelle poesie per David sono presenti icone (“piccolo forziere incustodito”, “ponte levatoio”) a riprova della consapevolezza che “nel legame madre-figlio l’eredità avviene sempre sullo sfondo di un’assenza, di una discontinuità, di una differenza già costituita” (sempre Recalcati, che in Le mani della madre ha analizzato e raccontato la maternità nell’epoca contemporanea).
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