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Lirico terapia. José Craveirinha, Voglio essere tamburo.


Voglio essere tamburo

Il tamburo è vecchio di gridare

Oh, vecchio Dio degli uomini

Lasciami essere tamburo

Corpo e anima solo tamburo

Solo tamburo che grida nella calda notte dei tropici.

 

Non fiore nato nel bosco della disperazione

Non fiume che scorre verso il mare della disperazione

Non lancia temperata al vivo fuoco della disperazione

E nemmeno poesia forgiata nel dolore rosso della disperazione.

 

Niente.

 

Solo tamburo vecchio da gridare alla luna piena della mia terra

Solo tamburo di pelle conciata al sole della mia terra

Solo tamburo scavato nei duri tronchi della mia terra.

 

Io

 

Solo tamburo che spezza l’amaro silenzio della Mafalala

Solo tamburo vecchio da sedere alla festa della mia terra

Solo tamburo perduto nelle tenebre della notte perduta.

 

Oh! Vecchio Dio degli uomini

io voglio essere tamburo

e non fiume

e non fiore

e non lancia per ora

e nemmeno poesia.

Solo tamburo che echeggia come la canzone della forza e della vita

Solo tamburo giorno e notte

notte e giorno solo tamburo

fino alla consumazione della grande festa dei negri!

Oh! Vecchio Dio degli uomini

lasciami essere tamburo

solo tamburo!

 

Una poesia aperta a tutti i significati. Impossibile non pensare cosa vorremmo essere noi. Come vorremmo essere.

Barbara Carle, Le parole delle cose


di Domenico Vuoto

Poeti, scrittori, artisti hanno riservato all’universo oggettuale quello che i latini chiamavano studium, un’attenzione sorretta da una profonda ragionata dedizione agli oggetti d’uso e non, considerando che essi definiscono i percorsi dell’uomo sulla terra, la sua storia, i suoi destini, l’inesauribile facoltà creativa e anche, perché no, distruttiva. Continua a leggere→

Stanchezza

La stanchezza, a volte, ci assale, ci logora, ci blocca. Possiamo arrenderci, consegnarci a una deriva che trascina verso il fondo. Oppure pensare a Gesù stanco, a come Lui non si è fatto imprigionare dai limiti della natura. E, così, ricominciamo a camminare.

Barare

La vita è piena di ostacoli. In gergo cristiano si chiamano prove. Da dove provengono? È l’aspetto terribile del vivere, che si vorrebbe rimuovere, ignorare. Il credente è convinto che vengano da Dio, e che debba accoglierle come il Cristo accolse la croce. È qui che si gioca la partita. E in questo è impossibile barare.

Lirico terapia. Bartolo Cattafi, Cautela.


Cautela

Bastarono quattro o cinque lampi

sparati tra nuvole d’argento

a stendere secca l’estate.

Con l’orecchio appiattito contro il suolo

ascolti il sopraggiungere dei tonfi

d’uccelli maturi sotto i colpi

di marroni di mele

cotogne ed il franare

d’un alto inverno con nuvole con piogge.

Calzando cauta lana come fanno

i piedi clandestini degli dei

vai dietro alla porta

del Fato per sapere

che decreto borbotta

che botta ti prepara.

Immagini che guidano verso un esito di diffidente incertezza: come non riconoscervi anche solo un momento passeggero  della nostra vita?

Lirico terapia. Anna Achmatova, Ho appreso a vivere semplice e saggia.


Ho appreso a vivere semplice e saggia

Ho appreso a vivere semplice e saggia,

a guardare il cielo, a pregare Iddio,

e a vagare a lungo innanzi sera,

per fiaccare un’inutile angoscia.

 

Quando nel fosso freme la lappola 

e il sorbo giallo-rosso piega i grappoli,

compongo versi colmi di allegria

sulla vita caduca, caduca e bellissima.

 

Ritorno. Un gatto piumoso mi lecca

il palmo, fa le fusa più amoroso,

e un fuoco vivido divampa al lago

sulla torretta della segheria.

 

Solo di rado un grido di cicogna,

volata fino al tetto, squarcia il silenzio.

E se tu busserai alla mia porta,

mi sembra, non sentirò nemmeno.

Difficile che anche solo due lettori diano la stessa interpretazione di questi versi. Una pace inespugnabile? L’esclusione volontaria di una presenza? E la presenza di chi? La poesia è una discesa inevitabile nella profondità di noi stessi.

Umili

Chi è umile non va all’inferno. È una notizia importante, perché infirma sul vero fallimento. Conviene verificarsi sulla virtù dell’umiltà. È un ritorno a se stessi, dopo essere partiti per un paese lontano, la terra dell’orgoglio.

Scadenze

Quando finisce, è allora che comincia. La vita in Cristo è così: si nasce morendo; la fine del viaggio è l’approdo alla meta; l’esaurimento è la ricarica definitiva; la rinuncia è l’acquisto del Tutto, senza più scadenza.

Lirico terapia. Gonzalo Rojas, Al silenzio.


Al silenzio

Oh voce, unica voce: tutto il vuoto del mare,

tutto il vuoto del mare non mi basta,

tutto il vuoto del cielo,

tutta la cavità della bellezza

non basta a contenerti,

e anche se l’uomo tace e questo mondo crolla

oh maestà, tu mai,

tu mai potresti smettere di stare dappertutto,

perché ti avanza il tempo e l’essere, voce unica,

perché ci sei e manchi, e sei quasi il mio Dio,

e sei quasi mio padre quando sono più oscuro.

Tra il silenzio e Dio c’è parentela stretta. Nella Bibbia la presenza del divino si identifica in una voce di silenzio sottile. È qui che si genera lo spirito, non bisogna sprecare le occasioni.