
Può la passione di Gesù lasciarci indifferenti? Non credo sia possibile. Una persona che soffre suscita pietà. Avere pietà di Dio: quale privilegio più alto e più impensabile?
Daniele, in quanto semiologo, hai un approccio molto particolare alla poesia. Nei tuoi versi emergono spesso parole-iceberg che si ripetono, si ricombinano, spostando di volta in volta il senso, in una specie di nastro di Möbius. Si ha l’impressione di una variazione sul tema. Vorrei che tu ti soffermassi su due aspetti che, a mio parere, sono fondamentali nella tua scrittura: il ritmo e la ricorrenza.
“Variazione sul tema” mi sembra un’espressione azzeccata. Anche se non sempre si tratta esattamente di quello, l’espressione riporta comunque a un ambito di procedimenti musicali, e quello è invece in qualche modo sempre in gioco nel mio lavoro. In musica si lavora molto sulla ripetizione variata, e una delle principali competenze del compositore è proprio quella di essere in grado di gestire le modalità di questa variazione. Il motivo, quando proprio non il tema stesso, è l’elemento che ritorna, garantendo l’identità, l’unitarietà della situazione; ma questo ritorno deve essere ogni volta diverso, ovvero variato attraverso spostamenti secondo parametri musicali diversi. Per esempio, la medesima sequenza di note, spostata negli accenti o nelle durate, costituisce un motivo nuovo, ma al tempo stesso richiama quello di partenza. A volte, persino la ripetizione identica di un motivo, se arriva dopo sviluppi che hanno nel frattempo condotto la musica molto lontano, può produrre effetti emotivi diversissimi. Continua a leggere


Arcipelaghi
Alla fine di questa frase, comincerà la pioggia.
All’orlo della pioggia, una vela.
Lenta la vela perderà di vista le isole;
in una foschia se ne andrà la fede nei porti
di un’intera razza.
La guerra dei dieci anni è finita,
La chioma di Elena, una nuvola grigia.
Troia, un bianco accumulo di cenere
vicino al gocciolar del mare.
Il gocciolio si tende come le corde di un’arpa.
Un uomo con occhi annuvolati raccoglie la pioggia
e pizzica il primo verso dell’Odissea.
Certe poesie bisogna lasciarle scorrere così come sono: posseggono una bellezza intrinseca, che affascina senza troppi distinguo. Detto questo, i versi di Derek Walcott – premio Nobel per la letteratura, definito l’Omero dei Caraibi – hanno una ricchezza di contenuti sorprendente. I temi di natura e cultura, autenticità e alienazione, accoglienza e violenza, possono essere colti anche in questo brano che scorre veloce come la pioggia o la corrente del mare.

Oh, vorrei rinascere, ritornare indietro
ma non posso. Troppo ho peccato
di peccati non miei, attribuiti
a posteri, mancati inganni.
Cerco amori nuovi, violente sere.
Perdono chiedo a chi non amai.
Forse verrò domani ad un prato
verde, – e non sarò più solo.
***
il mio caro amico Giorgio Stella mi ha ricordato che oggi è l’anniversario della morte di Dario Bellezza. Ecco qui una lirica tratta da L’avversario, che ci porta in una dimensione di sogno tormentato, di desideri contrastanti. Cos’è la poesia, se non una unione di opposti? Lasciamo che provochi anche noi, che lasci emergere qualcosa di profondo, che ancora non conoscevamo.

Dateci
Dateci qualche cosa da distruggere
Una corolla , un angolo di silenzio,
Un compagno di fede, un magistrato,
Una cabina telefonica,
Un giornalista, un rinnegato,
Un tifoso dell’altra squadra,
Un lampione, un tombino, una panchina.
Dateci qualche cosa da sfregiare,
Un intonaco, la Gioconda,
Un parafango, una pietra tombale,
Dateci qualche cosa da stuprare,
Una ragazza timida,
Un’aiuola, noi stessi.
Non disprezzateci: siamo araldi e profeti.
Dateci qualche cosa che bruci, offenda, tagli, sfondi, sporchi,
Che ci faccia sentire che esistiamo.
Dateci un manganello o una Nagant,
Dateci una siringa o una Suzuki.
Commiserateci.
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A cura di Guido Michelone
L’autobiografia è un non-genere letterario, dove può starci dentro di tutto, sul piano della forma e dei contenuti, spaziando dal saggio alla narrativa, dal diario al trattato, dal flusso al frammento, dagli aforismi al pamphlet. In tal senso si resta perlomeno stupiti leggendo questo debutto nella scrittura di un’artista assai nota nell’ambito della recitazione e della regia, con un lungo, eccellente curriculum, che la vede, fin da bambina, protagonista dei film del celeberrimo padre Dario Argento; e poi al cinema e a teatro spesso come autrice/attrice, nonché testimonial di se stessa in alcuni programmi TV.
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Certo tu sei nel giusto
Certo tu sei nel giusto, Signore, se io disputo
Con te; ma anche ciò ch’io dico, Signore, è giusto.
Perché prospera la vita dei malvagi? E perché devon
Tutti i miei tentativi nella delusione terminare?
Se tu fossi mio nemico, o tu che sei mio amico,
Come potresti, mi domando, peggio di così schiacciarmi
E ostacolarmi? Oh, gli sciocchi e gli schiavi del piacere
Guadagnano di più col loro ozio di me che spendo
La vita, Signore, per la tua causa. Guarda sui boschi e le colline
Come ora spuntano folte le foglie! Come tornano a vestirsi
Di prezzemolo, guarda, e vento fresco le accarezza;
Come gli uccelli costruiscono – e io no, non costruisco,
E mi sforzo, eunuco del tempo, ma non produco un’opera che duri.
O tu signore della vita, alle mie radici manda pioggia.
***
C’è un’eco dei salmi biblici in questa poesia di Hopkins, che descrive il contendere dell’uomo con Dio, raffigurato, nell’Antico Testamento, con l’icona della lotta fra Giacobbe e l’Essere misterioso (Gen 32, 24-34). Ciascuno di noi può ritagliare, entro questi versi, i segni della propria personale “contesa”.

Per le opere di Isaac Babel
a I. Ehrenburg autore della prefazione.
Se non sapete punire
se non sapete incenerire
quella parte di voi
quella parte di noi
stessi, che è stata muta;
se non sapete dire
perché abbiamo fatto morire
Babel e gli altri; e chi ha in noi premuta,
vent’anni, la sua bocca;
non parlate, non scrivete
prefazioni, non dorate
quei nomi per la pietà.
Lasciateci la nostra verità
imperfetta, umiliata
– tra la Rivoluzione che è passata
e quella che verrà.
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