Archivi autore: fabrizio centofanti

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Raffaela Fazio, La meccanica dei solidi

MECCANICA DEI SOLIDI di Raffaela Fazio

Un piccolo pro-memoria sul coraggio

Cosa è il coraggio? Ciascuno di noi troverà forse risposte diverse.

Personalmente, penso che il coraggio, per essere tale, debba sfociare in un gesto, in un atto. E credo anche che non esista coraggio senza una certa misura di sacrificio. 

Il sacrificio supremo è naturalmente quello della propria vita, non come autoimmolazione vittimistica, ma come slancio generoso teso a preservare la vita altrui. Questo impulso a volte sorprende perfino chi lo prova, perché spontaneo, non calcolato. Può essere una risposta istintiva a una situazione estrema e imprevista. Oppure il risultato di un processo di crescita graduale. 

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Amabili

Il cristiano è amabile: anche quando rimprovera o corregge; anche quando, come il Battista, usa un linguaggio duro per esortare al bene. Il segreto è questo: il bene. Se la radice è lì, anche lo sguardo più severo tradisce la luce di un sorriso.

I Corvi, ovvero intervista a Claudio Benassi, di Guido Michelone

La vera storia di un gruppo rock italiano

Da qualche tempo in libreria circola un gustoso volumetto Ragazzi di strada… i Corvi, scritto da Claudio Benassi, il batterista di un quartetto, appunto i Corvi, che spopola nell’Italia della seconda metà degli anni Sessanta, ponendosi all’avanguardia del rock tricolore e unico – tra i gruppi all’epoca celeberrimi, dai Pooh ai Nomadi, dall’Equipe 84 ai Dik Dik, dai Giganti ai Rokes – a suonare una messa beat in una Parrocchia di Parma, la loro città d’origine. In quest’intervista appunto Claudio Benassi parla del libro, dei Corvi, dell’atmosfera di un periodo irripetibile. 

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Così

Dio vuole la totalità, non si accontenta. È vero che si attacca a tutto: non spegne il lucignolo fumigante né spezza la canna incrinata, e assicura che un bicchier d’acqua donato non resterà senza ricompensa. Ma desidera il tutto. Non è così, l’amore?

Anni luce

Dio vuole la totalità, la salvezza di tutti, per formare, di tutti, un solo corpo. L’amore collega, ricuce, riconcilia. La passione per l’unità è il segno caratteristico di Dio, il testamento di Cristo: distanti anni luce dal nostro egoismo inveterato.

Lirico terapia. Màrgara Russotto.

Annotato in margine a un libro di astronomia di Padre Eusebio Kino

Ma allora

se la bellezza del sapere si nasconde 

e tenui galleggiamo nell’etere 

dalle chimere astronomiche solcato


a che pro cercare in tanti libri l’errata vanità mondana?


Tutto sapremo dello spazio sensorium di Dio e della sua misura


Qualcosa in più sapremo di certe passioni


Forse tutto dei venti

e dei climi


Meno dell’indicibile


tanto sospirato 

Cosa conta sapere? Màrgara Russotto ci mette davanti a una domanda in apparenza banale, ma che non cessa di provocarci, se glielo consentiamo. Consciamente o inconsciamente, siamo tutti alla ricerca “dell’indicibile / tanto sospirato”. 

Lirico terapia. Giorgio Orelli, Le anguille del Reno

Le anguille del Reno

Le anguille che ci arrivano dal Reno

sono dure a morire. Stimolate

dal pescivendolo s’agitano 

nerastre in scarso ghiaccio 

tra un bianco di polistirolo. 

Il compaziente fatto compratore 

ne chiede due. Le pesa una donna

che a un tratto grida: è scappata.

Con un guizzo più certo la piú piccola 

è balzata dal piatto sul porfido

della piazza, ma è subito calma, 

è facile riprenderla.

Tagliarle a pezzi non basta 

per farle cessare di vivere.

***

La poesia è un linguaggio simbolico che interpella il lettore nella ricerca continua di un significato mai definitivo. Cosa evocano questi versi di Orelli? Fra le tante interpretazioni, c’è persino quella che identifica l’anguilla con la lingua.

Deserto

Noi siamo pronti a criticare, Gesù, invece, a soccorrere, a giustificare, a riparare i nostri danni. Potremmo cercare di imitarlo anche solo per curiosità, per comprendere se la vita abbia un altro sapore da questa prospettiva, uno scenario più invitante del solito deserto.

Giuseppe Granieri su “Nove Racconti” di Salinger

Lo dico subito (e lo spiego dopo): per me il libro Nove Racconti di J. D. Salinger, edito da Einaudi, nella traduzione di Carlo Fruttero, datata 1962, avrebbe bisogno di una riverniciata. 

Doverosa premessa: quella che state leggendo non è una recensione del libro scritto dall’autore de Il giovane Holden. Per chi non avesse ancora letto questi racconti, e volesse saperne qualcosa in più, lo invito ad andarsi a cercare uno dei tanti giudizi (sui giornali o sul web) che sono stati pubblicati negli ultimi decenni. Qui, infatti, non si parlerà del contenuto, e nemmeno dello stile con cui questi racconti sono stati scritti. Se Salinger, insomma, è stato o meno il più grande scrittore di sempre, lo lasciamo decidere ad altri in altra sede. 

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Della vita

È bello pensare a Dio come a Uno che perdona. Immaginarne la pazienza di fronte all’insipienza umana, convincerci che siamo amati nonostante, sotto uno sguardo come il Suo. Contempliamo, nello stesso tempo, il mistero del rifiuto, l’antico vizio di credersi padroni: non di una ditta o di una proprietà, ma della vita.

Un privilegio

La sofferenza cambia d’aspetto a seconda delle prospettive: può essere un fastidio, un intralcio nel cammino, un dannato impedimento che inibisce l’azione; o l’unità in un ideale che dà senso alla vita. Per qualcuno, farne l’esperienza è un privilegio.