

Bisogna avere motivazioni almeno sufficienti: non si può sorridere tanto per sorridere, o per essere simpatici, o per fare carriera. Un buon motivo è farlo come se sorridessimo a Gesù, perché dentro cambia qualcosa.


MECCANICA DEI SOLIDI di Raffaela Fazio
Un piccolo pro-memoria sul coraggio
Cosa è il coraggio? Ciascuno di noi troverà forse risposte diverse.
Personalmente, penso che il coraggio, per essere tale, debba sfociare in un gesto, in un atto. E credo anche che non esista coraggio senza una certa misura di sacrificio.
Il sacrificio supremo è naturalmente quello della propria vita, non come autoimmolazione vittimistica, ma come slancio generoso teso a preservare la vita altrui. Questo impulso a volte sorprende perfino chi lo prova, perché spontaneo, non calcolato. Può essere una risposta istintiva a una situazione estrema e imprevista. Oppure il risultato di un processo di crescita graduale.
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La vera storia di un gruppo rock italiano
Da qualche tempo in libreria circola un gustoso volumetto Ragazzi di strada… i Corvi, scritto da Claudio Benassi, il batterista di un quartetto, appunto i Corvi, che spopola nell’Italia della seconda metà degli anni Sessanta, ponendosi all’avanguardia del rock tricolore e unico – tra i gruppi all’epoca celeberrimi, dai Pooh ai Nomadi, dall’Equipe 84 ai Dik Dik, dai Giganti ai Rokes – a suonare una messa beat in una Parrocchia di Parma, la loro città d’origine. In quest’intervista appunto Claudio Benassi parla del libro, dei Corvi, dell’atmosfera di un periodo irripetibile.
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Annotato in margine a un libro di astronomia di Padre Eusebio Kino
Ma allora
se la bellezza del sapere si nasconde
e tenui galleggiamo nell’etere
dalle chimere astronomiche solcato
a che pro cercare in tanti libri l’errata vanità mondana?
Tutto sapremo dello spazio sensorium di Dio e della sua misura
Qualcosa in più sapremo di certe passioni
Forse tutto dei venti
e dei climi
Meno dell’indicibile
tanto sospirato
Cosa conta sapere? Màrgara Russotto ci mette davanti a una domanda in apparenza banale, ma che non cessa di provocarci, se glielo consentiamo. Consciamente o inconsciamente, siamo tutti alla ricerca “dell’indicibile / tanto sospirato”.

Le anguille del Reno
Le anguille che ci arrivano dal Reno
sono dure a morire. Stimolate
dal pescivendolo s’agitano
nerastre in scarso ghiaccio
tra un bianco di polistirolo.
Il compaziente fatto compratore
ne chiede due. Le pesa una donna
che a un tratto grida: è scappata.
Con un guizzo più certo la piú piccola
è balzata dal piatto sul porfido
della piazza, ma è subito calma,
è facile riprenderla.
Tagliarle a pezzi non basta
per farle cessare di vivere.
***
La poesia è un linguaggio simbolico che interpella il lettore nella ricerca continua di un significato mai definitivo. Cosa evocano questi versi di Orelli? Fra le tante interpretazioni, c’è persino quella che identifica l’anguilla con la lingua.

Lo dico subito (e lo spiego dopo): per me il libro Nove Racconti di J. D. Salinger, edito da Einaudi, nella traduzione di Carlo Fruttero, datata 1962, avrebbe bisogno di una riverniciata.
Doverosa premessa: quella che state leggendo non è una recensione del libro scritto dall’autore de Il giovane Holden. Per chi non avesse ancora letto questi racconti, e volesse saperne qualcosa in più, lo invito ad andarsi a cercare uno dei tanti giudizi (sui giornali o sul web) che sono stati pubblicati negli ultimi decenni. Qui, infatti, non si parlerà del contenuto, e nemmeno dello stile con cui questi racconti sono stati scritti. Se Salinger, insomma, è stato o meno il più grande scrittore di sempre, lo lasciamo decidere ad altri in altra sede.
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È bello pensare a Dio come a Uno che perdona. Immaginarne la pazienza di fronte all’insipienza umana, convincerci che siamo amati nonostante, sotto uno sguardo come il Suo. Contempliamo, nello stesso tempo, il mistero del rifiuto, l’antico vizio di credersi padroni: non di una ditta o di una proprietà, ma della vita.