
Ci sono personaggi curiosi che è impossibile dimenticare. Io ricordo, per esempio, Agatino, l’uomo in nero – inclusi gli stivali e il cappello a larghe tese – con i suoi ombrelli enormi, colorati, che finiva sempre col lasciare a me e a don Mario. Parlava da solo, alla fermata dello 08, e sembrava non stancarsi mai dei suoi racconti. In fondo, faceva la cosa più normale: ascoltarsi. Abitudine in disuso, come quella uguale e contraria di ascoltare gli altri.
Davide era un folle molto lucido, quasi maniacale nelle sue strategie mirate a strappare qualche obolo. Quando uscì dalla droga, entrò in labirinti non meno complicati, ma lo Spirito Santo agiva clandestinamente, fino a convincerlo, prima di morire, a offrire la sua vita per il figlio che gli avevano tolto, e che lui aveva sempre sognato di riavere.
Poi c’era Katia, che sfondava la porta dell’ufficio parrocchiale e si spogliava, convinta di acquisire il diritto a un capo di vestiario della Caritas. Una volta apparve nuda in chiesa, passando quasi inosservata, scambiata forse per un armadio della sacrestia, finito lì per sbaglio.
Oggi, guardando gli automobilisti che si recavano al lavoro, pensavo a quanti di loro saranno stati tristi, arrabbiati, malinconici: eppure andavano. Immaginavo la tenerezza di Dio di fronte a tanta inconscia buona volontà.
Sì, lo Spirito Santo opera, anche a nostra insaputa, e ci guida alla meta nonostante noi, nonostante le nostre, a volte incorreggibili, stranezze.