Archivi autore: fabrizio centofanti

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Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Ma voi?

(Mark Rothko)

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.” [Mt 16,13-20] Continua a leggere

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Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. La Morte 5

La Morte 5. Un accenno di inchino

In una stanza chiusa, dai pesanti tendaggi, dai fitti parati, dai mobili di pregio, una signora accarezza, lieve, le fotografie dei defunti disposte in semicerchio sul tavolino, tra rosari sgranati, piccoli crocifissi e resti di candele. In un’altra casa, in un altro paese, in una stanza che appare più ampia ma meno sontuosa, forse una cucina, teli coprono un lavabo con il relativo rubinetto, il tubo a vista di una stufa penetra nella parete, parenti e amici vegliano addolorati le spoglie di un uomo adagiato in una bara scoperta. Continua a leggere

Poveri

Per chi si sente indegno di fronte al dono immenso dell’eucaristia, Gesù consiglia – servendosi della mistica Bossis – di chiedere aiuto a Maria, all’angelo custode e ai Santi del giorno. È bello pensare di partecipare ai loro meriti per sentirsi meno poveri di prima.

Il giudizio

Michelangelo Buonarroti, Il Giudizio universale

Il giudizio è una faccenda seria. Per esempio, il giudizio universale. Staremo lì, nella sala d’attesa, con l’emozione dei “quadri” di una volta, quel terrore che la prof mi rimandasse in matematica. La vita ci scorrerà davanti come un film, e capiremo come, quando e perché siamo caduti nel peccato, e la stupidità di averlo fatto. Perché il male è stupido: riduce la comprensione delle cose, equivoca, devìa dal senso originale. Come dice l’etimologia, manca il bersaglio.

Di fronte a un evento cosi clamoroso e coinvolgente, i giudizi quotidiani impallidiscono: che vuoi che sia se qualcuno pensa male, o mi calunnia? È un suo problema, e questo mi dispiace. Ma non tocca la mia identità, quella che Dio mi ha riservato. Siamo in bilico tra due giudizi: uno vero e uno falso. Entrambi ci ricordano che la verità è la sola cosa interessante.

A che serve

di Fabrizio Centofanti

Strano, un Dio che serve. Ci saremmo aspettati, piuttosto, uno che dominasse con la forza, che sistemasse senza complimenti chi ti ha fatto del male. A che serve un Dio che serve? Non sarebbe più adatto uno che risolvesse ex cathedra tutte le questioni? Tu dentro, tu fuori, e chi s’è visto s’è visto. A che pro tante attenzioni? Non è più efficace il Dio degli eserciti del Primo Testamento?

Poi vai a vedere anche lì: a Gedeone lascia solo trecento combattenti; Davide va incontro al gigante con la pietra e con la fionda. Il vincente, agli occhi di Dio, è sempre il più debole, l’inabile, il secondo: Abele, Giacobbe, le donne sterili, gli anziani…

Dev’essere un vizio: il Servo di IHWH; eccomi, sono la serva del Signore; io sto in mezzo a voi come colui che serve. Per divino, insindacabile parere, uno che serve, serve.

Claudio Damiani

Se gli uomini avessero sempre da fare
sarebbe meglio
perché avrebbero meno tempo
per soffrire,
se ci fosse molta socialità
feste e canti, riti
molta natura, non quelle discoteche oscene
non quelle città schifose,
molta religione, più musica,
più fanciulle che danzano battendo i piedi
o cantando su barche scendendo i fiumi,
molto camminare nei boschi, molto studio e amore,
non quella televisione da lupanare, con facce da assassini,
molta arte, molta cortesia e gentilezza,
buone maniere, educazione, studio,
meno intellettuali ignoranti,
e quei vip, con quelle facce da maiali
che si rotolano nella loro merda,
più umiltà, molta più umiltà, e rispetto,
se ci fosse più silenzio, più feste
più lavorare insieme, tranquilli,
contenti di lavorare insieme, cantando.

Oltre l’indignazione: il ruolo della poesia “civile”

di Raffaela Fazio

Una premessa: tutta la vera poesia, di cui quella comunemente detta “civile” è una piccola parte, rende un importante servizio alla società, perché tiene sveglia nell’individuo la coscienza della sua umanità e, di conseguenza, del suo essere un “essere di relazione”, in quanto essere che nasce e cresce dalla e nella relazione con gli altri, con il mondo, con la storia, all’interno di un gruppo, di una civitas e di una cultura. Continua a leggere

Ma il bene resiste, di Massimiliano Bardotti

di Fabrizio Centofanti

Massimiliano Bardotti ci offre un altro dei suoi doni: spiegare con la poesia la vita. E anche la morte. Le prime pagine sono gravide di un ribaltamento che ci invita a vedere il passo finale da un’altra prospettiva, un viaggio dalla paura alla speranza. Non si tratta di una rassegna di versi cristiani, anzi, spesso la parola decisiva proviene da un ateo, da un cosiddetto lontano, cosa che, del resto, accade anche nel Vangelo: chi non ricorda il dialogo di Gesù con la donna cananea, inaugurato da uno scioccante “non le rivolse neppure una parola”? Eppure, il Cristo ne elogerà la fede, al di là dei confini stabiliti da credenze e religioni. Ciò avviene – anche e soprattutto – nella poesia, laboratorio di bellezza, porta eternamente aperta sul mistero. Rumi, Claudio Damiani, Emanuel Carnevali, sono alcune delle voci che si prestano a sondare l’invisibile, a scoprire la vita nella morte, la speranza nel cuore stesso della disperazione. Continua a leggere

Se non vedo, credo.

Caravaggio, Incredulità di san Tommaso

di Fabrizio Centofanti

Uno dice: Dio non lo vedo. Vero, ma c’è sempre Gesù. Non vedo neanche Lui. Che bella religione, non si vede un accidente. Si vorrebbe avere un segno di vita, poter dare una sbirciata, tanto per dire: ecco, c’è, chi può negarlo? L’ho toccato con mano!

E invece niente: non vediamo, non sentiamo, ci aggiriamo in una stanza vuota, in cui si fissa una parete bianca.

Ma che merito avremmo, se vedessimo? L’unica parte che spetta a noi credenti è questa: mi dici che ci sei, che mi ami, che Ti occupi di me. Non Ti vedo, ma credo. A dirtela tutta, mi ci sento meglio: almeno qualcosa faccio anch’io.