Archivi autore: fabrizio centofanti

Informazioni su fabrizio centofanti

https://gesuperatei.wordpress.com http://www.lapoesiaelospirito.it https://youtu.be/wnH1GlOPZk0

Madri

fujenti

di Viola Amarelli

Corre, senza respiro, è in ritardo. La maglia bianca si è appiccicata sulla panza e gratta tutta, ma la salita è ancora lunga. Sente la banda, mannaggia, sì, è proprio tardi. Nella svolta del vico quasi sbatte contro la paranza, la sua. Hanno iniziato. Suo zio regge il labaro nuovo, d’argento e oro. Con la faccia di Rafiluccio stampata sotto quella della Madonna. Il labaro l’ha regalato la mamma di Rafele, che è schiattato per una dose di merda. La mamma spacciava, e spaccia, e piange Rafiluccio. Ma questo a Chiattulillo poco importa. Lo zio lo guarda storto, anche se si è sistemata la maglia e s’è messo in fila, rigoroso. Che bella paranza. Una delle più grosse. Solo loro, e’ criature, saranno una trentina. Puliti tutti in bianco, passati c’a varecchina. “Chiattulli’, ti si fatta a pizza fritta, eh?” il biondino ha nove anni, uno meno di lui, ma è figlio di un cugino e se lo può permettere di parlare. “No, mi so’ fatto a’ soreta”. Continua a leggere→

In questo castello di carte

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Non voglio essere fatto santo. Non perché conosca i miei peccati, ma perché tocco con mano gli alti e bassi delle folle, l’alternarsi dei giudizi, il proliferare dei pettegolezzi. Se anche fossi santo, vorrei che nessuno lo sapesse; vorrei lasciare nel dubbio la massa sempre pronta a trovare la malizia, l’intenzione riposta, il fine occulto. Vorrei che fossero tentati di pregarmi, ma sospettando di ottenere il contrario. Vorrei essere, in vita, un santo poco di buono, confondere le forme borghesi della falsa religione, mettere in imbarazzo le maschere tirate degli ipocriti. Vorrei essere uno di quei santi che fanno tossire le signore perbene e storcere il naso agli uomini azzimati col fazzoletto nel taschino. Se anche fossi un santo, non vorrei essere lodato ma piuttosto maledetto, per la generosità imprudente, la manica larga verso gli zingari di merda, l’abbraccio all’alcolista puzzolente, vorrei che la mia insopportabile bontà mi facesse condannare dal buonsenso regnante in questo castello di carte che è la vita.

Lalli. Brigata partigiana Alphaville

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Testo della canzone: Brigata partigiana Alphaville di Lalli. 1999 Il Manifesto cd

 

Brigata partigiana Alphaville.

 

Scesi dall’auto a toccare il mondo,

come venuti dalle stelle,

ci guardavamo attorno senza fretta.

 

I colletti alzati delle giacche erano rondini senza vento,

nella testa solo un richiamo,

rumore sordo di mare, un uragano.

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Per ora

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Caro Mario,
non andremo più a Firenze né a Verona né in alcun altro posto. Non faremo, non vedremo più niente. Quanto c’era da fare, l’ho fatto; quanto c’era da vedere, l’ho visto. Mi hanno detto che vivere è restituire l’amore ricevuto. Ne ho avuto abbastanza, per l’eternità. Non ho bisogno di viaggiare: l’arena di Verona, Palazzo Vecchio, sono dentro me, come un chiodo conficcato nel polso. Nel polso di un curato di campagna, crocifisso ai ricordi. Continua a leggere→

Scritto da Dio

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Gesù ha scritto qualcosa, certamente. Ci sarà una pergamena, in qualche posto, un codice, un frammento in cui ha inciso le parole che non volle rivolgere ai discepoli o alle folle, ma consegnò al silenzio della materia inerte, perché prendesse vita. In fondo il sogno di molti – o pochi, non lo so – è imbattersi in qualcosa scritto da Dio: un autografo in cui afferrare il senso, ritrovare il filo. Un sogno da cui ricominciare, per credere di nuovo.

Rabat

rabat

di Viola Amarelli

Pura follia, il molo ch’era inverno, i pescherecci fermi per le onde, Yossouf che fingeva di abbracciarmi ma come attrice ero più brava io, così quando sentii sotto il giaccone il caldo che saliva, basso in alto, riuscii a buttargli lo zaino nella risacca, schiuma ruggente su inneschi e candelotti. Non l’ho più visto ma m’hanno detto, almeno so, Allah Akbar, che è vivo.

Mi mancano gli aranci dell’Atlante, l’odore della neve, gli intagli delle travi su in montagna, l’acqua alle gole e nei canali. Cucino ceci, strofino una teiera, cose da poco, scivola il tempo, manciata sul granito. Mi manca mio nipote, la sua risata: l’ultima volta aveva rughe in fronte e la disperazione desolata.

Poiché non si dà pace nel cerchio dei nemici, tra la miseria nera e i corpo dei fratelli dilaniati. Vorrebbero comprarci, la fede con l’onore, quello che conta sempre, più della stessa vita. Per quanto fiato abbia combatterò, spada contro spada, come i padri dei padri dei miei padri, restassi solo. Anche qui ora, server contro computer, terra straniera. Le donne non capiscono, molli di cuore.

Stare

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L’estate è piena di grazia, la gente parte, il silenzio si dilata, le voci si assottigliano. Solo la parrocchia, forse, dà segni di vita: riunioni fiume, telefonate disperate, malati in bilico tra questo mondo e l’altro, poveri che chiedono. Il rovescio della vita s’impone con la sua aria senza convenevoli, semplicemente com’è. L’estate è un quadro double face: puoi vederla da un lato o dall’altro, rilassarti in un tempo che si sfalda o tenere duro, gridare in silenzio, stare. Adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

Almeno tu

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Dicono che la gente sia cattiva, e forse è vero. Ne facciamo esperienza, prima o poi. Quando meno te l’aspetti, anche le persone più vicine ti sorprendono con la stoccata che lascia senza fiato. Cominci a mettere tutto in discussione, comprendi chi dichiara di non credere più a niente. Fai l’appello degli amici cari, ti chiedi chi di loro potrebbe tradirti e allontanarsi come niente fosse; o addirittura avvicinarsi, tenderti la mano, darti il bacio di Giuda. Vi sarà capitato, almeno una volta nella vita, di confidare a qualcuno: la gente è cattiva. Lo diceva anche Gesù: Se voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli…
Se voi, che siete cattivi: sembra non escludere nessuno. Che ci sia dentro anch’ io? Che ci sia pure tu? Questo, poi, sarebbe il colmo. Che si salvi qualcuno: almeno io, almeno tu.

Stomaco a terra

di Laura Corraducci

Stomaco a terra
occhi di polvere
striscio
non lascio orme dietro
solo segni e cerchi
di ventre
avanzo
c’è filo spinato sui fianchi
odore di sabbia intorno
mi giro
basso il cuore respira
veleno d’estate che
danza In questo deserto
la morte si scioglie
nel rame
il male si sbianca
nel sonno
io so
che il destino dei serpi
a me cari
è gioia e speranza beata Continua a leggere→

Al posto mio

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Sbrigare pratiche automobilistiche non è il mestiere più piacevole del mondo, ma permette di vivere con dignità, di tornare a casa a testa alta. Lavoro volentieri nella piccola città in cui si sente l’alito fresco dello Ionio, temperato dai duecentocinquanta metri d’altitudine, minimo indispensabile per respirare senz’affanno anche nel giorno più torrido di luglio. Siamo in pochi, oggi, sembra che gli unici superstiti si siano rifugiati qui: mio figlio, mio fratello, il principale. Continua a leggere→

Filastrocca del giro-girare. Di Nadia Agustoni

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(giostra con aerei)

Filastrocca del giro-girare.
di Nadia Agustoni

 

Ma non so se a nascere ritorno

se occhi bruni voglio a guardare alti i rami

a circoscrivere il cielo con luce di terra nel cuore

e piantarci i sogni e piantarci parole.

 

Ma non so se a nascere si è nuovi

o se è un giro che gira sempre uguale

e ti perdi e ti sembra di parlare

ed è com’era stato com’era già sbagliato.

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In luce

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E’ una splendida giornata, percorsa a tratti da nuvole chiare. E’ bello correre così, con la luce che sembra stenderti un tappeto di velluto; hai persino il tempo di guardare gli alberi, gli uccelli che decollano e atterrano a ritmo regolare, come in un gioco. Il mondo, a volte, è un paradiso dove nulla può scalfire la tua voglia di vivere. Cosa potrebbe spezzare l’incantesimo, quale oscura mossa del destino dovrebbe eludere la naturale protezione di un’anima serena? In fondo è quello che temiamo: un’epifania del male in forme imprevedibili, una molla d’ammortizzatore, per esempio, che si stacca dalla macchina di fronte, rimbalza senza darti il tempo di capire e ti ha già sfondato il casco, il bulbo oculare: fai in tempo a chiederti se sia volere di Dio, come qualcuno afferma, o solo impotenza dell’uomo, incapace di far stare una molla al posto giusto, impedirle l’assurda iniziativa di colpire a tradimento l’amico che ti segue. Mi ricorda tanto qualcosa, tutto questo: una tragedia, una canzone, la fatalità dell’errore che deve sapersi umano fino in fondo per liberarsi in luce.

Lo sguardo di Antigone

Antigone_Papas

di Anna Maria Curci

Spesso in meriggi pallidi e furenti

assisto muta a sagre di officianti

e colgo prede magre trasudanti

di vaghi vuoti dileggianti commenti.

E volgo altrove lo sguardo che si pente

all’acqua al fango e persino al cielo,

non a squarciar, ma a sollevare il velo

per un istante effimero e insistente.

Mai come in questi giorni, per ragioni pubbliche e private, le parole di Cristina Campo, al secolo Vittoria Guerrini, svelano il loro sguardo profetico, forte della lucida visionarietà così come della pazienza dell’inattuale. A leggere carta stampata, titoli a scorrimento sui notiziari televisivi che riportano dichiarazioni semiufficialperentorie in attesa di smentite, pigolii polverosi di stelle del blog, invettive incontinenti nei post-commenti, scatta immediatamente l’associazione con il significato del detto tedesco Papier ist geduldig, ovvero “Se ne scrivono tante!”, “Si possono scrivere impunemente le più grandi sciocchezze”. Continua a leggere→

Carmine Vitale – Inediti per LPELS

foglie di ficus

*Ragù

Agli angoli delle cose

Pensavi mentre giravi il sugo

Un po’ alla volta se ne andava la memoria

Come un geco all’alba nella tana

Ti ricorderò come oggi in vita

E domani vento e fiori di gerani rossi

Impazza la solitudine verso quelle foto

Come quel profumo che fa male ogni domenica mattina

Sono parole in anticipo sulla morte

Che mi vengono da un luogo angusto come il cuore

Da un dolore prematuro da un odore

Con cura asciughi le macchie silenziose

Sul bordo del lavello immacolato

Con cura riponi le stoviglie e

Aggiungi un po’ d’amore

Sai che non mi basterà questa porzione

I pugni stretti nella notte

Di una tachicardia da fumo

Di un cane abbandonato nel giardino

Di come quando ero un ragazzino

Di quando le mosche mangiavano il cortile

E il pallone correva in diagonale verso il sole

Ad ogni pasto profumato

Ad ogni età che se ne è andata

Verso casa ritorno con lo sguardo

E un ultima girata a fuoco lento

Mi dice di sperare che è lontano

Il tempo delle more e degli addii Continua a leggere→

Estasi

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di Marta Campi

La mia scelta è stata irremovibile: il fuori ha raggiunto, per me, il massimo della rappresentabilità. Finirò i miei giorni nello squarcio più intimo, ricco di stanze e corridoi, ancora intatti. Ho deciso di percorrerli tutti, senza alcuna distrazione, con il massimo sforzo per conoscere la carezza del disarmo.

In un respiro continuo un grano di voce mi ha avvinto alla lama del silenzio.

La Fede sopravvive al corpo, al suo disfarsi, fragile. Bisogna alimentarlo di canti, imprese colme di passione affinché quella pace possa rivelarsi nell’ assenza.

Solo così conoscerò non la presunzione, non l’ambizione ma la Negazione. Il sogno del disarmo: mani occhi incendiati, senza il loro valore.
*** Continua a leggere→

Il futuro che mi viene incontro

trasfigurazione

C’è un passo del vangelo che parla di un monte. Gesù ci porta tre dei suoi discepoli, una sorta di vacanza estiva, anche se i loro riposi sono poca cosa, per lo più interrotti dalla folla che ne indovina ogni movimento. Per una strana convergenza di fattori positivi, tuttavia, i quattro riescono effettivamente ad appartarsi. L’aria è fresca a quell’altezza, ci si sta da Dio. Pietro, Giacomo e Giovanni si rilassano, respirano a fondo. Gesù è concentrato in qualche suo pensiero, si mette da una parte e scruta l’orizzonte. Continua a leggere→

Esiste un uso efficace di Facebook o è solo una perdita di tempo?

di Sandrone Dazieri

Non riesco a far funzionare il social network come vorrei e comincio a chiedermi se sia un simpatico imbroglio. A cominciare da Facebook. Sono doverose alcune premesse: sono un buon conoscitore delle reti, che ho cominciato a frequentare dai tempi delle bbs, quindi non ho problemi tecnici o di conoscenza del mezzo. E il “come vorrei” significa che il social network, oltre a a farmi chiacchierare con estranei e lontani conoscenti (potrei riuscirvi ugualmente, visto che la mia Email è pubblica), mi aiuti nella mia professione. Che è quella di far circolare contenuti, a volte di intrattenimento puro, a volte seri, per lo più una sorta di commistione.
Ora, veniamo al caso in questione.
Su Facebook ho circa 650 amici, che è un termine improprio per definire qualcuno che si è linkato a te e mette la sua faccia sulla tua homepage (piu’ o meno) e mette la tua faccia sulla sua homepage. Questo permette all’amico in questione di poter scrivere sulla tua bacheca pubblica, di inviarti simpatici e inutili test, di essere aggiornato su quello che fai attraverso una versione facebookiana di twitter. Oltre ai suddetti amici, mi pregio di avere un fan club (!!) a me intitolato che contiene circa duecento membri (che è poco rispetto a Saviano, ma meglio di quanto mi aspettassi). Continua a leggere→

Quella sera

pane

Chiedono ai credenti spiegazioni e ragioni sugli argomenti più sottili: sarà che ho il mal di testa, ma vedo le cose in altro modo. Forse è la sofferenza che segna ogni giorno la mia vita, quella che sento in me e leggo nelle facce della gente che ha bisogno. E’ da un po’ che digerisco a fatica la teoria e mi aggrappo all’essenziale, che per me, curato di campagna, è questo: portare amore dove non c’è, mettere il bene dove è assente. Gesù è stato avaro di teorie; ha parlato di pecore e campi, semi e figli scapestrati, fame e sete, persecuzioni e afflizioni. Il cristianesimo non ha bisogno di molto di più. L’abbraccio del padre misericordioso basta e avanza per spiegare la fede; mi è sufficiente la faccia dura che fa Gesù quando è messo alle strette ed è il momento di dare la vita, di andare dritto verso la città che uccide i suoi profeti. Finché non si fa la stessa faccia, la fede, semplicemente, non esiste. Voglio lasciarmi convincere dallo straniero che incontro sulla strada per Emmaus, stupirmi di fronte al gesto decisivo dello spezzare il pane; aprire gli occhi sull’unica necessità pensabile: offrire la vita, lasciare che l’altro cresca grazie a questa offerta e accogliere l’offerta che viene fatta a me. Una teoria sola mi interessa, quella della trinità: il Padre è la meta; e arrivo a lui attraverso lo Spirito del Figlio. La trinità articola la fede in un’idea comunitaria, esclude in anticipo qualsiasi pretesto per la solitudine. Nella stanza di Loreto, col mal di testa che non passa, mi chiedo a chi possa servire la mia vita, se continua così. Eppure la fede mi fa dire: continua a dare, il senso della vita è in quest’offerta sbilenca, nel gesto incerto sempre sul punto di spezzarsi, come il pane di Emmaus, quella sera.

Ex

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(radio alice)

di Nadia Agustoni

I puri e duri di sinistra che ho incontrato nella mia vita stanno scomparendo. Si estinguono. Disillusi su tutto se ne vanno e io non ho pensieri lucidi a riguardo. Nei brutti anni ottanta mi guardavano come un animale confuso: l’anarchica che non ha compreso la lezione di Gramsci eccetera; oppure la femminista con troppa ribellione in testa, quella che non sa aspettare che qualcosa si allinei: i tempi, l’idea, le circostanze. Non pretendevo di avere la verità in tasca e facevo infelicemente notare che bisognava calarsi nelle situazioni e non mitizzare le persone e tanto meno certe idee che troppe volte erano solo altri luoghi comuni. Negli anni novanta, ed ero in Toscana, venivo presa in giro perché vivevo in Appennino non tanto nell’attesa che cambiasse il mondo, ma cambiando alcune cose mie, mie proprio mie e impegnandomi in un fare queer che non mi facesse sconti nella scelta tra realtà e desiderio. Infine in un nord senza più nebbia, ma dove è difficile avere gli occhi puliti, mi trovo a domandare a chi mi lavora accanto, ai vecchi conoscenti e ai pochi amici, dove mai stanno andando e nel caso siano fermi che cosa aspettano.  A titolo provocatorio lascio intendere: ditemi qualcosa di sinistra! Di un po’ comunista o sindacalista! Nulla. Mi conoscono e intuiscono dove voglio arrivare e non rispondono. Non dicono: no comment, come in tv, ma sono diplomatici. Certi ideali sono morti, forse pure sepolti, ma non si sa mai, a volte ritornano e allora meglio pattinare sulle domande e lasciare cadere frasi su come la si pensa veramente solo ogni tanto. Del resto in rete leggo interviste a ex ben più prestigiosi di qualche sindacalista di paese e comunista del tempo che fu. Ex che si permettono un coraggio che altri forse vorrebbero avere. Continua a leggere→