
di Viola Amarelli
Corre, senza respiro, è in ritardo. La maglia bianca si è appiccicata sulla panza e gratta tutta, ma la salita è ancora lunga. Sente la banda, mannaggia, sì, è proprio tardi. Nella svolta del vico quasi sbatte contro la paranza, la sua. Hanno iniziato. Suo zio regge il labaro nuovo, d’argento e oro. Con la faccia di Rafiluccio stampata sotto quella della Madonna. Il labaro l’ha regalato la mamma di Rafele, che è schiattato per una dose di merda. La mamma spacciava, e spaccia, e piange Rafiluccio. Ma questo a Chiattulillo poco importa. Lo zio lo guarda storto, anche se si è sistemata la maglia e s’è messo in fila, rigoroso. Che bella paranza. Una delle più grosse. Solo loro, e’ criature, saranno una trentina. Puliti tutti in bianco, passati c’a varecchina. “Chiattulli’, ti si fatta a pizza fritta, eh?” il biondino ha nove anni, uno meno di lui, ma è figlio di un cugino e se lo può permettere di parlare. “No, mi so’ fatto a’ soreta”. Continua a leggere









