Archivi autore: fabrizio centofanti

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Cento Madri

Alfonso Lentini, Cento Madri, Ed. Foschi, Forlì 2009

( Opera vincitrice del premio letterario “Città di Forlì”)

centomadri_fronte

di Silvano Fantini

Romanzo? Nonostante la dicitura fosse stampigliata sulla prima pagina di copertina ho dubitato che lo fosse davvero. Basta leggere le prime due pagine del libro, quelle col titolo “Mongolfiere” in neretto, per capire che siamo in presenza di un testo “altro”. Una parola tira l’altra e nessuna è fuori posto. Ti sembra di vederle quelle mongolfiere tanto sono ben descritte. Ma poi, già nelle prime righe del primo capitolo arriva la doccia fredda: il protagonista, chiunque egli sia, si confessa reo di un delitto: il più atroce. Dunque c’è un delitto. C’è un colpevole reo confesso, c’è una trama! Se c’è una trama, non può che trattarsi di un romanzo. E’ evidente. Non ancora convinto ed in cerca di una conferma corro a leggermi la postfazione. Sì, lo so che non bisognerebbe farlo, ma lo faccio lo stesso. Paolo Ruffilli, che Dio ce lo conservi, parla però di elusione della trama. Sostiene che la cifra principale del libro consiste nel descrivere una resistenza paradossale, potente e violenta, delle molte micro e macro culture al processo di globalizzazione in atto. Mmm, se è così, mi rifiuto di leggerlo. Continua a leggere→

La porta in faccia

loreto

Ero arrivato con l’angoscia dei conti in sospeso. Da quando è morto don Mario ho perso il padre spirituale della vita, quello che non cambieresti nemmeno con il papa, forse solo con Gesù in persona. E’ difficile confidarsi, ricostruire una storia, darsi in pasto di nuovo, dall’inizio. Mi ero prenotato per celebrare ieri, in Santa Casa, alle undici e quarantacinque. All’ultimo momento ci sono stati problemi: troppa gente, diceva il sacrista, c’è il rischio che bestemmino se arriva il prete a dire messa. Bella roba, ho pensato: bestemmiare se si celebra la messa. Alla fine ce l’ho fatta: erano contenti, nessuna imprecazione. Tornando in sacrestia, la porta era sbarrata. Ho suonato ripetutamente, neanche l’ombra di un frate. In questi casi c’è un messaggio, che ho interpretato così: devi confessarti, altrimenti ti si chiudono le porte. Nel pomeriggio torno in basilica. Vado in Santa Casa, snocciolo il rosario, poi mi fermo davanti alla cappella francese, quella con il tabernacolo dell’adorazione. Vicino a me c’è un prete, lo squadro, per vedere se può fare al caso mio. No; dove lo trovo un altro don Mario? Mi alzo, me ne vado. In quel momento si alza lui, mi chiede: può confessarmi? Ci sediamo. Mentre lui parla, mi decido: dopo, mi confessa lei? E’ un tipo serio, di poche parole, ben pesate. Impartitami l’assoluzione, mi domanda: di che diocesi è? Di Roma, e lei? Sono il vescovo di ***.
Caro don Mario, mi hai mandato un vescovo. Fai le cose in grande, come sempre. I conti in sospeso sono sistemati. Domani la porta la sbatteranno in faccia a qualcun altro.

Perché l’ uomo ha bisogno di credere negli angeli

di Vito Mancuso

Il celebre teologo tedesco Rudolf Bultmann scriveva qualche decennio fa che “non ci si può servire della luce elettrica e della radio, o far ricorso in caso di malattia ai moderni ritrovati medici e clinici, e nello stesso tempo credere nel mondo degli spiriti proposto dal Nuovo Testamento”. Era il 1941. Consultando la più grande libreria al mondo che è amazon.com, si scopre al contrario che oggi, quando facciamo uso di ben altro oltre alla radio e all’ elettricità, i titoli che riguardano un tipo particolare di spiriti quali gli angeli ammontano a una quantità impressionante (431.556), quasi il doppio rispetto a quelli sull’ elettricità (267.520). Certo, tra i libri in vendita se ne trovano molti che hanno tutta l’ aria di un inno all’ irrazionalità ( Nelle braccia degli angeli, Come udire il tuo angelo, Guarire con gli angeli, Camminare con gli angeli, I messaggi del tuo angelo ), ma il fenomeno angelico non è riducibile a ciò. Basti considerare che non esiste civiltà e tradizione religiosa che non ne parli, che i più grandi filosofi dell’ antichità ne danno testimonianza (il caso più noto è Socrate con il suo daimonion a mo’ di voce interiore). Anche la filosofia contemporanea non cessa di produrre pensiero al riguardo, come Massimo Cacciari con L’ angelo necessario (Adelphi 1986) e come di recente la filosofa francese Catherine Chalier, allieva di Lévinas e docente all’ Università di Paris-X-Nanterre con Angeli e uomini (traduzione italiana di Vanna Lucattini Vogelmann, a cura di Orietta Ombrosi, Giuntina 2009). Continua a leggere→

Giobbe

di Gianmario Lucini

«Ecco, sono ben piccino, che cosa posso replicare?

Mi porto la mano alla bocca.

Ho parlato una volta, non insisterò;

una seconda volta, non aggiungerò nulla»

Gb. 40, 4-5

Io sono Giobbe e parlo dal passato.

Icona e mito,

àfono

chiamo per nome la Giustizia.

Troppi uomini saggi hanno svuotato gli oceani

e non abbiamo che baratri.

Sento lo sguardo

padrone scrutarmi animale

inerme lo fisso, gli lecco la mano. Continua a leggere→

Tanti anni fa

linosa

Credo si chiami Linosa. Si raggiunge solo in aliscafo, poi, a dorso d’asino, si arriva alla casa che ti accoglie, o nell’albergo. E’ uno scoglio nel mezzo del mediterraneo, non ci sono automobili, non c’è l’armamentario tecnologico del resto del mondo, c’è il mare, il silenzio. Forse, là, ritroverei il punto di partenza, l’esplosione da cui sono scaturiti i miei gesti, i miei pensieri. Il momento in cui ero solo e, nello stesso tempo, radicalmente unito all’esistenza che mi aveva generato. Quattro case, quattro volti, le parole delle origini che risuonano vergini, a pronunciare un senso che rischia di perdersi nel massacro quotidiano. La verità sta su un dorso d’asino, come una mattina di tanti anni fa, a Gerusalemme.

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da qui

Viviana Scarinci

il nome

puoi parafrasare

questo comma

con agio sulfureo

ctonia meraviglia

crescere lievito

come un loto, fiore

che trafigge l’enigma

perché sia del nome

marca irredenta

perché sai il ritmo

di una sentenza

morte, il numero

dell’ora che rinviene

l’olocausto, tu sai

che il corpo è solo grafia

di questo arbitrio, testo

colmo dei nomi

dell’avvento, disturbo

della fede che

evacua dal confine

della carne un ossimoro Continua a leggere→

Da decifrare

riva-degli-schiavoni

Mi sono accorto all’improvviso di dover celebrare due matrimoni nello stesso giorno: non starò esagerando? Dovrei fermarmi, riposare, trovare la necessaria lucidità. Mi viene in mente un concorso a Venezia per un posto da ricercatore in letteratura italiana: pensavo fosse per titoli e avevo preparato l’elenco delle pubblicazioni. Arrivato in città, bruciai quasi tutti i soldi al parcheggio multipiano. Qualche ora dopo scoprii che il concorso consisteva in una prova scritta. Continua a leggere→

Un amico vero

di Pasquale Giannino

Il dolore al braccio fu improvviso e lancinante. Aveva avuto uno strano presentimento la sera prima, una fitta dietro lo sterno gli aveva tolto il fiato per alcuni istanti. Sarà colpa dell’arrosto – aveva detto fra sé – sapevo che non l’avrei digerito. Poi il respiro era tornato regolare, lentamente era salito sulla mansarda che aveva in affitto nello stesso palazzo della trattoria, si era adagiato sul divano e aveva ricominciato a pensare al discorso che avrebbe pronunciato il giorno dopo… Ora però il senso di soffocamento era più intenso e prolungato, un dolore insopportabile gli opprimeva il petto, come una sorta di ragnatela si irradiò fino al collo. Continua a leggere→

Gat shemanin

ulivi

La facevo più facile: un messaggio che raggiungeva il cuore, la gente mi seguiva, un entusiasmo irrefrenabile. Non avevo calcolato l’invidia dei nemici, l’improvviso mutare della sorte. E’ stato bello illudersi di cambiare il mondo in pochi anni, modificare strutture incancrenite, consuetudini distanti dalla vita. Un gruppo fedelissimo di amici, che, pensavo, non mi avrebbe tradito; formati con pazienza, giorno dopo giorno, lasciavano cadere resistenze prevedibili in gente abituata ad agire senza un forte orientamento. Continua a leggere→

Vado

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da qui

E se tutto fosse inutile, il tempo donato, la fatica, la tensione che sembra diventare urlo, ma può solo stringere i vasi sanguigni, il flusso delle arterie, fino a quando, un giorno, sentirò lo schianto nel cervello e resterà la smorfia della bocca che ho sempre temuto di vedere? Gli impegni, i progetti, le scadenze che mi assediano come le giravolte degli indiani nei film che guardavo da bambino, l’appuntamento che ricordo all’improvviso, quello che la stanchezza mi ha fatto tralasciare, la rinuncia allo sguardo che mi attrae, all’abbraccio che sembra promettermi il riposo, la rissa per difendere il debole, quella per respingere il povero violento o quello ubriaco; se tutto l’amore, se l’abnegazione che metto ogni giorno in ogni singolo gesto della vita, il respiro affannoso, l’eterno mal di testa, l’incubo costante di non farcela, se tutto, tutto, fosse solo un sogno, un’illusione, l’attesa di finire nel grembo inconsapevole di un silenzio irreversibile, farei ancora un gesto, direi ancora una parola, muoverei ancora un passo in questo mio morire quotidiano? Ecco, suonano alla porta. Vado, comunque sia, qualunque faccia abbia il futuro che mi cerca.

Educazione siberiana

Nicolai Lilin, Educazione siberiana, Einaudi, 20 euro

di Valentina Nuccio

Leggere Educazione siberiana è un viaggio in una nuova cultura che per molti versi appare quasi un viaggio come la tanto conosciuta Gomorra di Saviano. L’autore il 28enne Nicolaj Lilin racconta con lucidità ed emozionante tatto la sua vita in Transnistria, regione moldava al confine con l’Ucraina. Fa parte di una comunità criminale siberiana detta Urka, in cui vige un codice che regolamenta la vita degli appartenenti che sin da bambini imparano a vivere e sopravvivere. Nicolai, detto Kolima, apprende giorno dopo giorno grazie agli insegnamenti degli anziani saggi (tra cui suo nonno Kuzja) il codice di vita del popolo Urka che dalla Siberia è stato deportato ai tempi di Stalin, in questa terra di nessuno. La Transnistria appunto. E scopre una grande passione: quella dei tatuaggi. Diventerà un bravo tatuatore, mestiere che esercita in Italia. Il romanzo, pubblicato da Einaudi, si nutre di miti e leggende ma anche di violenza di ogni genere.

Di seguito l’intervista a Nicolai Lilin Continua a leggere→

Il cappellino di Aretha Franklin

di Patrizia Perlingieri

Sotto un volo di ciambelle gonfiabili di ogni foggia e colore spuntano gambe di pantaloni arrotolati al polpaccio. Di una nuance tra il beige e il verde, che di definito ha solo la distanza dall’ultimo lavaggio.

Tommaso scorge la cosa in lontananza sulla battigia, ed è contento.

Si era sentito così stupido ieri dinanzi al salvagente appena acquistato che si sgonfiava in giardino.

Tu vuoi aiutarli e loro ti fregano, ecco quello che aveva pensato.

Elena, dal patio, si era limitata a fare spallucce e poi era andata a cospargersi il corpo di crema doposole. Ma lui sapeva esattamente che aveva pensato la stessa cosa. Sempre la stessa cosa:

Sei il solito cretino che crede di poter cambiare il mondo. Continua a leggere→

Nella follia

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da qui

Personaggi strani, quelli che scrivono nei blog, non si capisce bene cosa vogliano. Alternativi alla carta, interattivi, vivi, ivi, si potrebbe dire: disponibili a fare del presente una storia condivisa in cui autore e lettore intreccino un dialogo serrato. Non è più utile leggere il Corriere della Sera, le pagine grandi come ali spiegate, i nomi noti, Panebianco, Stella, Sartori, Galli della Loggia? Continua a leggere→

Discorsi su un dio perduto

di Ivano Porpora

Ho trovato, e l’autrice mi perdoni, il libro di Rosella Postorino un libro religioso.
Mi perdoni di questo per diversi motivi.
In primis, perché non corrono buoni tempi per la religione, né per i libri religiosi.
In secundis, perché il titolo vale come sorta di affrancamento dalla religione (L’estate in cui perdemmo dio è un titolo che non dà alcuna indicazione né speranza sulle possibilità che dio, o Dio, sia stato ritrovato, o ci abbia ritrovati).
Mi trovo quindi a dover motivare quanto scrivo, e a cercare di annodare in un discorso complesso fili sparsi di pensieri che mi girano in testa da qualche giorno. Da quando, cioè, ho terminato una insolitamente lunga lettura, dovuta più all’affollarsi di pensieri che la lettura stessa ha provocato che ad una reale difficoltà.
Dicevamo. Beati i poveri, dice il Vangelo. E chi sono i poveri? Continua a leggere→

Atropo

LE MOIRE

Mi chiedono tutti come sto e mi guardano di sbieco, come se dovessi cadere da un momento all’altro. Tutta la stanchezza vinta, in quel momento, mi torna addosso come un boomerang, le energie svaniscono, nella testa si forma un vuoto che spaventa. Siamo appesi a un filo, si dice. E qualcuno aggiungeva che una donna è predisposta per tagliarlo, con aria indifferente. E’ importante partire da qui, da una scena in bilico tra due mondi almeno in apparenza separati. L’illusione è che le lucide cesoie siano riluttanti a interrompere un’azione, un sentimento, un ideale: tutto dev’essere a fronte del gesto inesorabile di Atropo, la parca che recide il filo. Ma si intravede un’altra prospettiva: sono io che stabilisco di restare, perché la mano che lacera l’ordito potrebbe essere la mia, spinta dalla pena di chi ha perso tutto, di chi si sta solo davanti al gigante, con la pietra e la fionda. Sono io che decido di resistere, di fissare negli occhi la donna senza cuore, di far vacillare, anche solo un istante, la sua millenaria sicurezza.

Il ritorno dell’Ofisauro

Gioia Perrone, Il ritorno dell’Ofisauro, Libri di Icaro

di Angelo Petrelli

Scrisse il premio Nobel per la letteratura T. S. Eliot, nel saggio dal titolo “Tradizione e talento individuale”: «La tradizione non si può ereditare, e chi la vuole deve conquistarla con grande fatica». Partendo da questo monito, nell’indomito fermento della scrittura nel Salento, mai sazio di nuovi avventori e iniziative culturali, l’esordio editoriale della giovane Gioia Perrone ha destato interesse e curiosità. Poetessa classe ‘84, con il suo “Il ritorno dell’Ofisauro” (Libri di Icaro), propone un’attualizzazione, più o meno voluta, da un lato delle derive liriche tipiche dei modernisti europei, principalmente attraverso l’uso esteso di simboli, anche di natura psicanalitica, e di tecniche come flashback, flash-forward e, dall’altro, di un atteggiamento tipicamente “surrealistico” per la vera onirica della sua scrittura. Il sostrato problematico di queste letture, e l’inerente teoresi che ne consegue, si colloca al di fuori della più usuale delle categorie poetiche che il recente scenario locale ha saputo evidenziare. Continua a leggere→

Il dio dei carrelli difettosi

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da qui

Ci tenevo al cellulare coi numeri delle amicizie e del lavoro. Poteva trovarsi ancora lì: quando l’avevo perso era già buio. Spinsi al massimo lo scooter, la nuvola dei nomi si alzò improvvisa e invase la memoria, come materia viva, ognuno con la voce che gli corrispondeva, il rumore di fondo inciso nella colonna sonora della mente. Tutti i nomi in un’unica esplosione di ricordi, che occupavano lo spazio e trapassavano la carne come punture d’aghi, sentimenti legati a ciascun utente registrato, la fiamma della passione, il fuoco dell’amicizia eterna, il bruciore di un desiderio di vendetta. E mentre mi stupivo che dei puri nomi potessero procurare una sensazione così intensa, mi accorsi che mi stavo consumando, i vestiti si scioglievano, lo scooter si sfaldava, e tutto, tutto diventava un’unica traccia polverosa in cui cercavo di riconoscere ancora la mia vita.
Ora il rumore non c’è più, la nuvola è dissolta. Mi chiedo se in uno spazio e un tempo che non riesco a decifrare ci sia il Dio delle ustioni che guarisce ogni ferita, o solo il dio dei carrelli difettosi, sempre pronto a incenerirti, col pretesto di una manciata di numeri importanti.

A naso

tiziano scarpa

Tiziano Scarpa (TS) viene dal mondo dei blog (Nazione indiana) e ancora vi opera (Il primo amore). Dunque TS è uno dei nostri (N). TS, però, ha vinto il Premio Strega, che è di Berlusconi (B). Quindi TS è di B. TS, tuttavia, potrebbe essere un po’ di N e un po’ di B. In questo caso, TS sarebbe escluso dalla categoria dei duri e puri (DP). Come decidere da che parte sta TS? E’ di N, di B o dei DP? C’è un’unica soluzione: abbracciare TS per sentire che odore ha, se più di N, dei DP o  più di B. E’ una questione di olfatto, non resta che andare a naso.

Postilla
Ma Facebook (FB), per esempio, di chi è? Mi hanno riferito cose strane. Non mi sembra una cosa adatta per DP. A naso.

(fonte immagine)

Alex

di Roberto Bugliani

Alex

era il tuo nome di battaglia, il nome del rebus tutto interno al monolocale con angolo cottura che avevo affittato per te a mille euri al mese, un rebus da niente nel quale ogni volta mi perdevo come in un labirinto evanescente senza trovare la forza di rifiutare la sfida e fuggire lontano dal tuo corpo di fantasma recidivo, impudico revenant evocato dalle ossessioni di un disegno ancora imbozzolato nei preamboli che ti allargava sulle labbra carnose un blando sorriso di indulgenza.

Senza saperlo ti avevo dato il nome di un comandante guerrigliero di Timor ovest ucciso dall’esercito indonesiano proprio in quell’incanto incendiato di giorni quando le tue braccia apparivano il porto più sicuro a cui approdare per sottrarmi al gelido ventare di oscure predizioni. Ma questo tu non potevi immaginarlo, tu che forse detestavi il nome che per un gioco del rum e del desiderio in un pomeriggio di pioggia e di Corelli ti si era appiccicato addosso uscendo dalla mia bocca tremante macerata nell’andirivieni di sussurri e turbamenti. Continua a leggere→