Archivi autore: fabrizio centofanti

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Poco prima del volo (di Fabio Franzin)

(a Mario Luzi, in memoria)

In pubblico, negli ultimi tempi, leggevi
da fogli ampi quasi come lenzuola
mi è stato detto, ho constatato. Problemi
di vista, probabilmente, ma dalla mente

fra una frase e l’altra, fra una parola
e un inchino delle palpebre, restava
sospeso un silenzio primordiale, puro
come quello della tua arte, degli uccelli

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Inventario poetico del nostro tempo – di Nicola Vacca

Inventario poetico del nostro tempo
di Nicola Vacca

“Ora sono seduta e aspetto che venga/la voce a parlarmi a suggerirmi la soluzione/dell’enigma lo scioglimento/difficile se non si trova un capo/ma posso usare le mie parole/e contorcerle a piacimento”. Inizia così il viaggio poetico di Antonella Pizzo nella materia e nell’antimateria del vivente. La poetessa siciliana in Catasto e altra specie(Fara editore, pagine 60. ) decide di inventariare la propria esistenza, catalogandone passato, presente, futuro, affetti e stati d’animo.
Il risultato è un affascinante minimalismo interiore che scava dentro le cose ordinarie di un quotidiano. La Pizzo con grande pazienza cataloga il tempo presente, prestando attenzione all’invenzione che scaturisce dai suoi attimi, piuttosto che alla descrizione dei momenti vissuti. Il minimalismo che troviamo nella sua poesia lascia spazio ad una fertile immaginazione. Alla poetessa non interessa la realtà, ma le sue percezioni. Continua a leggere→

Un’indiscutibile sensazione di felicità di Lisa Sammarco

(All’Isola)

Piume

Nelle città nuove
si arriva da sconosciuti
bambini implumi
nudi in una promessa di volo.
A sera il quadrato giallo di un lampione
si sfrangia negli ulivi
e fra le crepe dei vecchi muri.
Poi, nella bava di silenzio
S’ incide un segno largo sulla pelle.
Suoni. Voci.
Piume.

Sto camminando in una città che non è la mia. Accade spesso che in questa situazione io mi senta addosso un senso di leggerezza. È un soffio che spinge verso l’alto e sembra sollevarmi per riportarmi ad un altro inizio. Il corpo prende un’altra forma, ridiventa un embrione a cui viene offerta l’opportunità di un’altra nascita. È come se la mia vecchia crosta si crepasse e dalla fenditura si liberasse una creatura alata. Continua a leggere→

Due annunci: Pagina zero e Nel solco della poesia civile

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È uscito il decimo numero della rivista “PaginaZero-Letterature di frontiera” – Quadrimestrale di letteratura, arte e cultura. La tematica del numero: la libertà di pensiero e le persecuzioni di cui sono vittima scrittori e giornalisti nel mondo. (www.rivistapaginazero.net) – (http://rivistapaginazero.wordpress.com).

L’Associazione Culturale Ducale propone

Nel solco della poesia civile
Omaggio a Giorgio Piovano

Vigevano, Antico Caffè Ducale (corso Vittorio Emanuele II, 34)
sabato 14 aprile 2007, ore 16.30

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Camaldoli

camaldoli
dipinto di Mario Cei – “Sosta a Camaldoli”:

il tempo è lo specchio
del guardarsi dentro
il muscolo del duplice pensiero
della mente che crede, da un pavimento all’altro
al chiaroscuro del giovane e del vecchio
piegarsi, ritrovarsi
in un’unica illusione di vedersi fuori
e immaginarsi
lo spazio della sua concentrazione
lo strazio del volersi uniti
e inabissarsi
nel profondo del secchio,
intorpiditi.

Fabrizio Centofanti

pubblicata sulla rivista Arte-incontro del mese di dicembre 2006

A distanza (trance dell’ora legale)

di Enrico De Lea

Stanotte ero davvero il santo
che un tempo mi prefiguravo
dall’alto della collina
che ieri affrontavo.
Dopo la salita furiosa, affranto
ne contemplavo i contorni
limati dai secoli e dai giorni –
là, con la neve del vulcano
e con il sole, ero lontano
eppure quanto avvinto
alle poche voci del paese.
Ascoltavo il silenzio
d’ogni insospettato avo –
preferivo la luce in ombra dei padri
al candore violento delle madri.
In un artificio, del tempo
statuivo la normativa bulla,
ma facendone sempre scempio
come stanotte nell’ora fasulla.

25 marzo 2007

Falso d’autore (di Lisa Sammarco)

Sabbia. La lingua è sabbia. Che non è come dire che la tua bocca è secca. No, è la lingua a sembrare sgranata. Le papille, o di qualsiasi cosa si tratti, sono grani giganteschi che si muovono disordinatamente. Pesanti, frizionano l’uno contro l’altro al rallentatore. Cercano una compattezza che possa permettere ai suoni di uscire dalla gola.

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Oggi è la Giornata Mondiale della Poesia

in ogni parte del pianeta potrebbe esserci qualcuno che pensa alla stessa cosa.
che c’è qualcosa di difficilmente definibile e afferrabile, eppure non esente da regole e da cànoni.
qualcosa che ci coinvolge, ma non s’impone.
qualcosa che parla solo se vuoi ascoltare.
qualcosa che ricorda la libertà, senza essere caos.
un ordine misterioso che sconvolge gli schemi.
un dialogo che parte da lontano.
e può arrivare ancora più lontano.
ma ci avvicina.

Homo viator (di Elena F. Ricciardi)

“Si fa presto a dire laico. Dovremmo esserlo tutti. Però in nome della laicità litighiamo furiosamente. Io adotto la distinzione che propone Paolo Vineis nel suo libro “Equivoci bioetici” (Codice edizioni): ‘laicità è un atteggiamento intellettuale caratterizzato dal lasciare libertà di coscienza, intesa quale libertà di conoscenza, libertà di credenza, libertà critica ed autocritica’.

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La Merca (vista da Elena F. Ricciardi)

LA MERCA di Chiara Daino

Chi sono?
Dove sono!
Dove vanno.

Sottile il libro della Daino, come la protagonista, buco nero in una galassia di personaggi esangui che ha esaurito l’energia vitale e sta implodendo. Energia che attrae e respinge come un orrido che chiama al lancio di sé, dal volo allo schianto d’ossa che si sentono suonare,tinnanti gemiti rifiutati, le dita nelle orecchie per non sentire la catena e la palla del fantasma che agita nei movimenti felini, negli scatti d’ira, l’urlo muto di chi è nato a forza sbagliando il bersaglio della stella buona/bella che lo attendeva poco più in là, come se si potesse forzare una gemma a fiorire, un mandorlo a donare il suo profumo sotto la neve, senza distruggere l’universo intero.

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Lo strappo sulla schiena (di Elena F. Ricciardi)

La gente passa frettolosa fra il tapis roulant e la porta automatica. I carrelli pieni, i bambini col palloncino accartocciato in forme varie, appena usciti da una qualunque festicciola chiassosa nel chiassosissimo centro delle meraviglie. Coppiette teneramente allacciate, vecchi mano nella mano come un tempo lungo gli argini sotto la luna, famiglie in gita fra vetrine vuote di luci.

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Andata e ritorno (di Lisa Sammarco)

Esci, e c’è sempre una direzione che prendono i tuoi passi. Il basalto del selciato è duro e butterato come una pelle invecchiata e spenta. Ti accordi alla sua superficie, regolando i tuoi movimenti finché ti accorgi, anzi ti ricordi che c’è, fra te e la strada, un senso di equilibrio. È un benevolo patto che ti permette sempre di stare in piedi. Puoi quasi illuderti di avere la certezza che quella, sì proprio quella, solo quella è la tua direzione.

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Terza risposta di Vito Mancuso

Caro Fabrizio, mi scrivi se si può usare ancora la parola spirito. Penso di capire bene il senso della tua domanda, vista la consunzione a cui le parole sono legate a causa degli usi nei contesti più diversi che se ne fa. E più le parole sono importanti, più sono soggette a questa inesorabile inflazione. Pensa a verità, bene, amore, Dio, libertà, cultura… spirito.

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Maria Pia Quintavalla

Parmigiana, I

Tutti gli amori ti furono infelici perché ci credevi,
tutta vi aderivi, alle promesse
dell’essere – al suo centro, ti innamoravi della vita
del paradiso dalle palme lente e dolci
dell’amore improvviso nelle dita,
degli amanti napoletani della forza che
ti travolgeva ma di messi astrali, bianche
di una stella carnale

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