Archivi categoria: La poesia e lo spirito

Interno coniugale

di Alfonso Nannariello

IIIIIIIV VVIVII

Anche se mia madre era donna di casa, anche se era del ‘26 e papà del ‘13, un poco con lui già si conosceva. Le famiglie avevano la stessa attività e posizione, erano da qualche tempo della stessa “corporazione” di artigiani, dei muratori. Fu certo per questo che quando papà la chiese l’ottenne in moglie.
Mio padre e mia madre si scambiarono gli anelli di fidanzamento, ma non so se con qualche ufficialità, davanti alle due famiglie. Il suo papà lo conservò in un suo tiretto dell’armadio della sua camera, con un suo cappello a falde larghe e delle cravatte che usava allora. Lo teneva in una custodia che sembrava di guscio di conchiglia. Era quadrato con sopra incise le sue iniziali LN. Mamma lo teneva sempre al dito, anche dopo sposata. Lo perse facendo qualcosa in casa. Continua a leggere

Portami rispetto

di Errico Buonanno

A parte il governo nazionale, pochi potrebbero nutrire dei dubbi sul fatto che le grandi inchieste letterarie sul tema della malavita organizzata abbiano fatto un certo bene alla società civile. Quello che emerge lentamente è che ne ha persino guadagnato la fiction, che non soltanto ritorna sul tema, ma si è liberata in quattro e quattr’otto della zavorra più insipida, ritrita e rischiosa del romanzo di mafia: l’afflato romantico. Prendiamo un esordio ben riuscito, un romanzo noir della Rizzoli: “Portami rispetto”. Un titolo senza alcuna epica. Continua a leggere

Il primo desiderio

di Alfonso Nannariello

IIIIIIIVVVI

Non che le ragazze aspettassero paurose in casa la minaccia dell’invasore, di quello che sarebbe stato poi il marito.
Se s’erano forse fatte di lui l’idea di un nemico, erano pure cresciute col pensiero che sposarsi avrebbe significato per loro rimediare all’insicurezza di ogni giorno e del futuro. L’uomo che avrebbero sposato lo vedevano, perciò, come il loro personale salvatore. Continua a leggere

Come un’offerta viva

di Alfonso Nannariello

I IIIIIIVV

«Solo la morte non torna sui suoi passi». So che non è così. So che non è mai stato vero.

In quel tempo anche chi sposava, senza il filo di Arianna del divorzio, non tornava più dal suo viaggio. A meno che il coniuge non tirasse il freno, a meno che, morendo, non lo permettesse.
Il matrimonio era unico e indissolubile, senza ripensamenti. Continua a leggere

Un viaggio con Francis Bacon

Franz Krauspenhaar, Un viaggio con Francis Bacon, Zona 9Volt, 2010

di Pasquale Vitagliano

Dunque per filmare un pezzo di storia di Bacon era necessario andare oltre il racconto”. Franz Krauspenhaar sta raccontando un film sul grande pittore, e in realtà parla della sua stessa opera su Francis Bacon e la definisce. “Ieri rivedo attentamente Love is the devil, il film sul genio del cineasta inglese John Maybury, del 1998, con uno straordinario Derek Jacobi nei panni di Bacon. E’ un Portrait of Francis Bacon, come recita adeguatamente il sottotitolo. (…) Il regista tenta la strada della rappresentazione caotica”. Quello di Kraupenhaar non è ritratto, ma un viaggio, anche questo caotico e circolare: non una ricostruzione lineare dell’artista e della sua opera ma una immersione in apnea dentro l’anima liquefatta dell’autore-personaggio; un viaggio nel corpo umano della sua pittura. “Le figure attorno al suo sguardo impietoso si sfaldano, come si sfaldano le figure dei suoi quadri. I connotati dei visi, visti quasi tutti di profilo, si allungano e si perdono contro gli sfondi, producendo scie di luce e colore”. Il Francis Bacon di FK finisce per assomigliare all’essere umano che egli stesso ha dipinto. Continua a leggere

A fare tutto il giro della musica

di Alfonso Nannariello

I IIIIIIV

Anche se non fu così per loro, anche al tempo del fidanzamento dei miei, ci si conosceva durante un qualche raro ballo familiare.
In città, per poter allargare le loro conoscenze, far scorgere qualche amore e trovare marito, ogni domenica pomeriggio, le ragazze delle migliori famiglie organizzavano in casa un ballo. Da noi, invece, si ballava da mia zia solo una volta all’anno. Alla fine del corso di taglio e cucito, con la radio o il giradischi. Durante quei balli, gli sguardi si fissavano, e poco a poco ci si scambiava le prime parole, cercando di non farsi notare. Ballando ballando nasceva indichiarato qualche amore. Continua a leggere

Giovanni Granatelli

Giovanni Granatelli, Giuramento, Mobydick

POLVERE SOTTILE

Anche l’assenza della neve
trascrive punizioni
sul bordo del diario

sbiadendo gli ideogrammi
– promemoria per l’inverno –
che avevamo ricopiato

su porte e serramenti
ma vi scrivo per ripetere
le formule complete

del nostro giuramento
lustrando gli strumenti
che servono a cercare

nella polvere gelata. Continua a leggere

Se prendi tre acini di sale

di Alfonso Nannariello

Puntate precedenti  I –  II –  III

Ognuna avrebbe potuto sposare ognuno. E, per il volere di un padre, si destinavano i suoi giorni a chi avesse voluto.

Il dolore collettivo delle due guerre del Novecento, cambiò per sempre i rapporti tra le persone e il modo di vivere. Il matrimonio iniziò a essere fatto per amore, non più per dovere.
Non deve essere stato proprio così da noi. Continua a leggere

Luciano Erba 1922-2010

A tale told by an idiot… avrei voluto usare il verso di Shakespeare come sottotitolo per questa mia raccolta di poesie, completa o quasi: ma se lo usassi, oltre a non dire niente di nuovo, finirei per cadere nell’iper-limitativo, come vorrebbe la poetica di servizio di uno che non si è mai preso troppo sul serio; peggio ancora e all’opposto, rischierei di passare per presuntuoso, vista l’autorità della fonte. Al massimo, nei casi più fortunati, si dovrebbe poter entrare con le mie poesie nella terra di nessuno, o nella “terra di mezzo”, vedi il mio ultimo libro, sempre con la speranza che dietro il nulla si nasconda qualcosa. In realtà è il nulla stesso che gioca a nascondersi, altrimenti che nulla sarebbe? il nulla si nasconde, diceva infatti un mio verso clausola che ho sempre lasciato nel cassetto per certa sua intollerabile solennità e altrettanto intollerabile facilità a favorire l’arzigogolo, nel gusto di certe controversie teologiche. Continua a leggere

Dalla parte del tutto

a cura di Loris Pattuelli

“Jerry Day is a civic and cultural event that celebrates one of the greatest rock guitarists of all time and San Francisco native son – Jerry Garcia. This event captures the true spirit of Jerry Garcia as we celebrate his legacy, the Jerry Garcia Amphitheater, and recognize his Excelsior roots. By uniting the diverse communities of San Francisco through Jerry’s music, we are creating something extraordinary for Jerry’s childhood neighborhood – the Excelsior District, McLaren Park, and the City and County of San Francisco.”

“Happy Jerry Day to all!”

Signor Garcia, come fa ad essere sempre così su di giri?

Fumo molta marijuana.

Pensa che sia…

Ne vuole un po’?

(Da un’intervista a Rolling Stone del 1972)

www.jerryradio.com

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Il primato morale e ontologico della libertà in Augusto Del Noce (Pistoia 1910 – Roma 1989)

di Adelio Valsecchi

L’11 Agosto 2010 ricorre il centenario della nascita del filosofo cattolico Augusto Del Noce, docente per lunghi anni all’Università Cattolica di Milano. Pensatore sensibile e di grandi orizzonti si è misurato con i cambiamenti culturali della società e, in ogni suo approccio concettuale alla verità, ha sempre difeso la dignità dell’uomo. Nelle sue opere ci insegna che non c’è vera libertà se l’agire dell’uomo nel mondo non evoca il Trascendente.
Claudio Vasale e Giovanni Dessì in un saggio del 1996 sottolineano questa sua peculiarità : per Del Noce Dio, Verità, Giustizia e Libertà sono i parametri che costantemente insistono nella sua elaborazione filosofica. E la libertà « si presta bene per cogliere la genesi del filosofare delnociano, che è doppiamente un filosofare attraverso la storia, nel senso cioè, di un misurarsi vigile e infaticabile con gli eventi», (1) e con gli interlocutori più attenti del suo tempo: Mazzantini, Martinetti, Maritain, Balbo,Lequier,Ugo Spirito e Bobbio.
Il suo pensiero attraversa la storia dell’uomo e la interpella per far emergere un quesito cruciale : come la nostra libertà ci lega a Dio? Continua a leggere

Per fare voglia agli sposi

di Alfonso Nannariello

Puntate precedenti  I II

Non so se il primo piatto al pranzo dei miei furono r cannàzz.

R cannàzz sono un tipo di pasta lunga, quanto i bucatini, ma con un foro molto più largo. Una sorta di grossi maccheroni detti a Napoli maccheroni di zita.
Noi chiamiamo «zita» sia la promessa sposa, sia la ragazza il giorno che si sposa, e «zit» il corrispondente maschile. Chiamiamo «zita» anche la ragazza da marito non ancora maritata, e la zitella, la donna con la pelle che si sgrana arrugginita in ogni sua membrana.
«Zita» una volta deve essere stato un fiore così pieno di grazia che deve essere diventato il simbolo e il nome delle vergini nel corpo e dentro il cuore, un fiore talmente bello che chi sposava una così l’ostentava sulla giacca, al foro dell’occhiello.
Per la festa di nozze il primo piatto erano, perciò, i maccheroni di zita. Continua a leggere

Sempre

di Elisabetta Bordieri

-Perchè non è possibile?
-Lo sai il perchè.
-No, non lo so, prova a dirmelo.
-Esistono strade impercorribili.
-Ah si?
-Si.
-Credevo tu potessi permetterti altro genere di risposte.
-Ne ho, solo che questa è l’unica ora che puoi permetterti tu.
-Non mi basta.
-Deve bastarti.
-Sei ingiusto.
-Sei lontana.
-Da cosa?
-Dal capire.
-Non voglio capire.
-Lo vedo.
-Ora basta.
-Come vuoi.
-Non è come voglio io ma come vuoi tu! E’ sempre come vuoi tu!
-Le solite accuse.
-Non è un’accusa, è un dato di fatto, guarda cosa hai fatto!
-Forse hai ragione tu, ora basta.
-Sei a corto di risposte vedo…
-Ascolta…
-Si, ascoltare è la mia migliore occupazione, dimmi.
-L’oro si purifica solo con il fuoco.
-Senti, se pensi di parlare con le frasi fatte lascia perdere.
-La sofferenza…
-La sofferenza!? Serve per redimersi? O cosa? Serve per crescere? Ti prego…
-Non vuoi ascoltare, hai già le risposte pronte, le mie non ti servono.
-Tu stai parlando con le parole di altri.
-Beh di altri….Sei tu che stai parlando con le frasi fatte e di altri, non io.
-C’è tanta pochezza in giro.
-Si lo so.

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Una spilla d’oro e di smeraldi finti

di Alfonso Nannariello

Puntate precedenti I


Fatta che fu la foto all’uscita dalla chiesa, il corteo nuziale andò a piedi a casa di mio padre, accompagnato dagli auguri della gente uscita sulla porta.

Arrivati a casa, mamma forse ricevette una spilla d’oro e di smeraldi finti. Nel salone e nella cucina mangiarono con i parenti stretti.

Dopo si rassettò di nuovo la parte aperta della casa. Tra un rumore di cose spostate e un poco di fracasso, si preparò il salone per il rinfresco. Si misero le sedie intorno alle pareti. Con fogli bianchi si coprirono le fornacelle dove si sarebbe messa l’orchestrina e, in un angolo della cucina, sotto le scale che andavano da zie’ Lina, si sistemò un tavolo per i liquori e i bicchierini e un altro per le paste fresche e quelle secche, e per i biscotti fatti in casa con anice e coloranti. Continua a leggere

La inquieta e affascinante follia della parola

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di Roberto Roversi

Nelle pagine di prefazione (o di introduzione) di Francesco Pontorno è detto tutto ciò che si doveva dire, non c’è quindi bisogno di completare o aggiungere nulla, nello specifico e per l’occasione. Su queste pagine, posso semmai prendermi l’arbitrio, controllato, di stendere una breve riflessione semplicemente da lettore; su questo volume di Bordini che ha il merito e la forza (come è stato detto) di srotolare problemi, emozioni, violenze utili e riflessive. Proprio cosí. Continua a leggere

Per farla figurare

di Alfonso Nannariello

Uno dei fratelli di mia madre, zi’ Ciccìll, voleva la bellavita. Per questo prese un altro corpo.
Quando sua sorella Cïetta sposò, lavorò a Foggia, nella tintoria del marito. Poi si mise in proprio, e la tintoria l’aprì a Calitri. Da allora fu ‘u Tintòr.
Trovato il verso alle sue aspirazioni nelle cose di qualità e di moda, costruì il suo fascino.
Vestiva con cura. Cappelli alla lobbia e abiti attillati, perfetti coi colori cittadini. Capelli sempre ben tagliati, e lucidati con la brillantina. Sotto al naso rettilineo i baffi a spazzola sembravano definitivamente sistemati. Cravatte regimental risaltavano sulle camicie bianche dalle giacche abbottonate alte. Bei fazzoletti uscivano quanto bastava, dal taschino. Continua a leggere

Della morte e della rinascita

di Antonio Celano

Marino Magliani, Colonia Alpina Ferranti Aporti Nava (Senzapatria, 2010)

Ho conosciuto Marino Magliani, autore del libro Colonia Alpina Ferranti Aporti Nava (Senzapatria, 2010), al Salone internazionale del libro. Un uomo dallo sguardo mansueto, il sorriso lontano di una vecchia fotografia, con cui ho scoperto di avere parecchi amici in comune. Magliani, ligure classe 1960, abita oggi in Olanda, sradicato in Olanda: “In quel mondo totalmente altro Marino non può attecchire in radice, e per questo fiorisce mondi” e scrive, dice di lui Marco Rovelli. Mentre quando torna in Liguria “vive, ma non scrive” pur solo là sentendosi pienamente scrittore. E Colonia alpina è un racconto lungo denso, scritto con una liricità sempre molto ben controllata, alla maniera antica, come direbbe il suo amico Vincenzo Pardini. Continua a leggere

Nota a Sapienziali di G. Lucini

di Giorgio Linguaglossa

G. Lucini, Sapienziali, Puntoacapo, Novi Ligure 2010

Nel saggio giovanile Tradizione e talento individuale del 1917 Eliot formula il problema con pragmatica chiarezza: «La tradizione non è un patrimonio che si possa tranquillamente ereditare; chi vuole impossessarsene deve conquistarla con grande fatica. Essa esige, anzitutto, che si abbia un buon senso storico». Nella sua opera successiva il poeta inglese annuncia l’esaurimento della modernità. Continua a leggere

L’ineffabile segreto della stanza del cuore

di Franco Lanza

«Recitare significa essere un altro: con questa raccomandazione di tecnica interpretativa e di sagacia professionale una ragazza a nome Cristiana si appresta ad entrare nell’esperienza drammaturgica, non senza aver prima vissuto e sofferto in proprio il gran te ma della realtà e della finzione. E’ infatti figlia di genitori separati ed ha assistito precocemente alla precarietà degli affetti che si sfaldano sotto la sferza delle ambizioni sbagliate e delle passioni egoisticamente incapaci di coordinarsi con i valori; per giunta è anoressica, lunatica, insoddisfatta sia degli studi sia delle varie «evasioni» giovanili e disposta se necessario a sottoporsi a trattamenti psicanalitici. Quando Simone, il giovaneregista che crede nelle sue qualità, le propone di visitare il monastero di Santo Spirito per osservare da vicino le monache di clausura in vista di un film su una misteriosa suorCrocifissa morta da poco in fama di santità, accetta di buon grado il programma ed entra per un paio di giorni in quel mondo così estraneo alla modernità, che per la suaanomalia l’at trae ed insieme respinge. Continua a leggere