Archivi categoria: La poesia e lo spirito

Poi sparse intorno un grido

di Alfonso Nannariello

Il capricorno sfondò per me la porta di un’alba di gennaio. Mamma nel contraccolpo gli cedette. Sparpagliando intorno un grido mi sgravò.

Nacqui un martedì, un giorno dedicato a un dio in guerra. La sera prima, però, il 17, quando si ruppero le acque, era iniziato il carnevale, un tempo che sterra la terra e la rivolta mettendo tutto sottosopra. È in quel momento che i morti ritornano tra i vivi.

Tra l’altro io fui concepito nel mese di aprile, «il più crudele dei mesi», perché «genera lillà da terra morta». Continua a leggere

Meste e maledette

di Alfonso Nannariello

Mamma doveva aver avuto timore di partorire perché anche sua sorella Lucia, se non ricordo male le cose che diceva, morì in seguito all’unico suo parto, a ventisei anni, quando lei era piccola.

Se zie’ Cïetta, nell’unica foto in cui l’ho vista, avesse avuto il vento di un tulle nero tra i capelli, con quell’abito già nero sarebbe assomigliata a Jeanne Hébuterne, la donna di Amedeo Modigliani, quella che si uccise quando lui morì. Mia zia era bella, pure più di lei. Continua a leggere

Lettera a Luca

di Mario Gravina

Luca ritirò la posta dalla cassetta delle lettere che, come al solito, la trovò zeppa di pubblicità.

“Vorrei sapere chi li autorizza a deporre nella cassetta della posta tutta questa robaccia”.

“Dici sempre la stessa cosa ogni volta che ritiri la corrispondenza”. Disse Marco ridendo scherzosamente.

“La chiami corrispondenza questa?” Luca allungò le mani verso Marco mostrando un mucchio di cartoline e depliants pubblicitari. E’ tutta carta sprecata, inutile, anzi dannosa. Per produrre tutta questa cartaccia si abbattono intere foreste. A noi lasciano il compito cretino di cestinarla o, per i più informati, raccoglierla per farla riciclare”. Continua a leggere

Il cimitero di farfalle

di Franca Mancinelli

Su un prato d’erba medica una bambina inseguiva le farfalle con le mani di retino aperte nell’aria oppure le prendeva per le ali, quando si fermavano sui fiori. Strette tra il pollice e l’indice, come un velo di zucchero colorato, avrebbe potuto mangiarle. Ma le bastava parlarci, muovendo appena le labbra o mormorando nel pensiero, fino a che queste, posate sulla spalla, non volavano più via: si erano affezionate a lei. E invece non molto tempo dopo, erano foglie indebolite e inerti. Dopo alcuni giochi in cui, come assonnate o addomesticate, rispondevano a tutti i suoi desideri, la bambina capiva che era venuta l’ora di seppellirle, nel sottoscala dove, dentro una corolla di sassi bianchi, ramoscelli incrociati e fiori mosci, si era formato un piccolo cimitero. Continua a leggere

Sorrisi di carta

di Alfonso Nannariello

Nella foto di Giovanna con la matrigna c’era anche mamma, che aveva solo un paio d’anni in più.

Erano vicino al mare, durante una vacanza, tutte e due curate nell’aspetto e ben vestite. Giovanna con una veste a fiori, sbracciata e con una collana, mamma con un vestito a maniche lunghe e un bel colletto bianco, come la cravatta.

Mamma sembra un agnello mansueto. Ispira dolcezza e affetto con quel corpo esile e fragile e quella spontanea e naturale inclinazione a reagire all’avvallamento dell’umore e alla debolezza.

Nel breve viaggio tra le sue foto, quella reazione la si nota spesso, a cominciare da quelle che più inclinano alla tenerezza, quella del ‘39 e quella del ‘40, di quando era con la maestra Carola in quarta e quinta elementare, e finire alle altre di quando era molto più grande fatte sotto il cielo di Roma col sole o quello piovoso di Cagliari, o da qualche altra parte in gita con i suoi fratelli.

Ha sempre solo un principio di sorriso. Nonostante si togliesse di torno le cose di ogni giorno e si permettesse qualche svago, mamma sembra sorreggere involucri, scatole e fardelli che non lasciava con il resto, a casa. Sembra portarsi dentro, quasi da sempre, più di qualche peso, qualcosa di doloroso.

Il velo della sposa

di Alfonso Nannariello

Mamma passò la cruna della sua vita all’una di un giorno di febbraio. Usciti dalla chiesa fu fatta un’altra foto, ma ai piedi degli sposi non si vedono coriandoli, né petali di fiori, né chicchi di riso.

A mia madre suo padre di certo non le lanciò il suo, né credo le fece poi gli auguri. Di solito erano le madri a soffrire l’offerta delle figlie date al minotauro del marito. Continua a leggere

In acque vuote

di Alfonso Nannariello

«Aprile è il più crudele dei mesi: genera lillà da terra morta».
Quello del 1954 deve essere stato particolarmente feroce. Nevicò per tutto il tempo, e il freddo ghiacciò i fiori e i frutti alle piante.
Sull’albero di famiglia, però, spuntai io. Fui concepito allora, per quell’insolita e abbondante nevicata durata tutto il mese.
Quell’avvenimento, per i miei che non avevano fatto il viaggio di nozze, fu come un’offerta speciale, un biglietto eccezionale. Mio padre dovette cogliere l’occasione di quella vacanza dal lavoro e svuotare tutta la cartucciera della sua virilità. Continua a leggere

Nell’acqua di ogni stagione – Alfonso Nannariello

Nell’acqua di ogni stagione

Ho un elenco di giorni

Tutti senza verso

Agosto

qui si saldano a stagno in noi le stagioni

lampi tra nuvole foglie terremoti e frane

qui, in questo ingombro di cose

di colline di tane di fiumi e cespugli

qui, ai piedi dei giorni

tu rimani a raccogliere un disastro da terra

qui, con la tua preghiera alle cose

sulla corteccia di ogni stagione

tu rimani ad incidere, per ogni acino e seme sprecato

una ressa di nomi che spingono e strillano

per essere detti. qui ogni notte da sempre

tu trattieni le nebbie

e sulle corazze disadorne dei corpi e delle stagioni

fino al primo albore del giorno

ogni notte devota mi aspetti

Novembre

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Economia – Domenico Lombardini

Prefazione di Francesco Marotta

Una poetica dell’incontro

La cifra peculiare della scrittura poetica di Domenico Lombardini, il filo rosso che unisce in una trama unitaria le varie tappe del suo ancora breve ma già significativo percorso, condotto sempre con profonda discrezione e rigorosa attenzione ai presupposti e ai risvolti teorici del lavoro in fieri, è da ricercarsi nella presa d’atto dello snodo traumatico che la nostra epoca rappresenta, tanto sul piano etico che su quello culturale ed estetico, e nella piena consapevolezza, da cui la sua ricerca in gran parte si origina e si dispiega, che sia possibile trovare un punto di sintesi tra il rigore, le ragioni e la semplificazione ordinatrice tipica della scienza, e l’insondabile, ontologica, metamorfica refrattarietà che l’arte, in modo particolare la poesia, apparentemente le oppone. Continua a leggere

Le cose fondamentali

di Roberto Carnero

Con il suo libro precedente, ”Stabat Mater” (vincitore l’anno scorso del premio Strega), Tiziano Scarpa aveva svolto un’intensa, serrata riflessione sul tema della maternità. Ora il nuovo romanzo ”Le cose fondamentali” (pagg. 168, euro 18,00) , che esce oggi pubblicato dalla Einaudi , affronta l’esperienza della genitorialità dal punto di vista maschile, cioè da quello del padre. Il protagonista è un certo Leonardo Scarpa (ma – ci assicura l’autore – non si tratta di un personaggio autobiografico, anche perché lo scrittore non ha figli), il quale, quando sua moglie partorisce un bambino, Mario, decide di scrivere una sorta di diario che il ragazzo dovrà leggere quando compirà 14 anni. Continua a leggere

SCOMPARSA

di Roberto Saporito

“Credo che si debba uccidere per

avvicinarsi al mistero; o uccidersi.”

(Lorette Nobécourt)

Mia sorella è scomparsa il 6 giugno 1992. Quel giorno avevamo festeggiato la firma del contratto per il mio secondo romanzo e il suo relativo anticipo: dieci milioni di lire, un sacco di soldi, quanto meno per me, sicuramente tanto per un mio libro.

Quella sera avevo dato una piccola festa, molto piccola: oltre a mia sorella, c’era Clemente, che è poi il mio migliore amico, Cecilia, che è la mia migliore amica, Diego, che era il mio vicino di casa, pittore, nonché recente amico e Stefania, la sua convivente. Un paio di bottiglie di champagne, formaggio, salame, olive, e per finire una bottiglia di vodka.

Alle undici e mezzo mia sorella Angela, mi ha baciato entrambe le guance, mi ha rifatto gli auguri, mi ha sorriso benevola, ha salutato tutti, ha inforcato la sua bicicletta olandese nera e se n’è andata. Per sempre. Inghiottita dalla notte quasi estiva. Continua a leggere

Lettera aperta a Greenpeace di Mario Bertasa

Ciao,
sai che i libri che compri potrebbero contenere tracce di foresta pluviale? Dal Salone Internazionale del Libro di Torino lanciamo la nuova classifica “Salvaforeste” sull’editoria italiana, che rivela come la maggior parte dei libri venduti nel nostro Paese sia una minaccia per le preziose foreste di Sumatra e gli ultimi oranghi indonesiani. L’Italia, infatti, è il più importante acquirente europeo di carta indonesiana e il maggior cliente del campione della deforestazione APP (Asia Pulp and Paper).

Al nostro questionario “Salvaforeste” la maggior parte degli editori ha risposto dimostrando trasparenza, ma ha dichiarato di non poter fornire informazioni chiare sulla propria carta e quindi non ha una politica sostenibile. In questo gruppo si trovano i principali gruppi editoriali italiani  Mondadori, RCS Libri, Gruppo Giunti e Gruppo Mauri Spagnol.  Continua a leggere

Madre solitudine

di Carlo Livia


Madre Solitudine


Le sacre capigliature di flauto sono sfinite

Non dovremo aspettare ancora per molto

I lavatoi celesti sono completamente vuoti

E senza speranza

Anche se molti ammirano

Il meraviglioso color pervinca

Di queste nuvole così vicine

Ai camerini di Dio

Se rivedrai quel volto

Non dartene pensiero

Continua a fingere una ragione

Mentre attraversi i prati di plastica vermiglia

Fra lontane finestre malinconiche

O ti addormenti nella tua antica prigione

Ormai il Paradiso è così facile

Da raggiungere o da dimenticare

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Questioni sulla pratica della fede

di Adelio Valsecchi

Manara Amilcare, Questioni sulla pratica della fede, Educatt, Milano, 2009, 248 p.
ISBN 9788883117213

In una cultura così frantumata, senza radici e punti di riferimento, che disdegna i valori della vita e si pone sul crinale decadente di un relativismo esasperato, la società si destruttura inducendo l’uomo ad essere straniero a se stesso. Nel contesto di un mondo svilito, senza nerbo e reattività, alligna velata una forzata induzione al pessimismo nichilista, alla dittatura dell’opinione che ottunde e frattura la filosofia del bene comune, al disdoro di un razionalismo di maniera, in cui si evoca l’apparenza e non la solidità della sostanza. Sembra non si riconosca la responsabilità che ogni soggetto di diritto ha di fronte agli archetipi etici che hanno forgiato, nel bene e nel male, le grandi conquiste del progresso umano come aveva presagito e sostenuto il filosofo Norberto Bobbio nel “De senectute”, un’opera della sua maturità. Forse si è ribaltato il segreto del primato delle ragioni del cuore che la volpe svela al “Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupery: «Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi» (cap. XXI). D’altro canto se volassimo un po’ più in alto per il desiderio di capire oltre l’orizzonte della cultura egemone, la prospettiva cambia scenario e apre a percorsi più consoni al mistero dell’uomo come creatura. Il tempo dei piacevoli indugi è finito. L’opzione finale è univoca: o la più sconsolata angoscia o la più temeraria fede. Continua a leggere

La necessaria sottrazione

di Marina Torossi Tevini

Forse dovremmo imparare a sottrarre, a non accumulare sempre, – sensazioni immagini parole, – ma a selezionare, a togliere di mezzo quello che ci sta trasformando l’anima in un magazzino, con le informazioni accatastate, e a fare ordine. Forse dovremmo imparare a strutturare, a porci dei centri di gravità, a togliere quello che non è significativo, a scegliere con giudizio. La nostra società ci ha insegnato che non esiste criterio di giudizio, che una cosa vale l’altra, che non esiste neppure un Io che sceglie e definisce. Contro questa indicazione, che ha caratterizzato la cultura di un secolo e mezzo, è forse il tempo di entrare in singolar tenzone. È da ingenui? è da pazzi? Bene. Saremo i Don Chisciotte di una ritrovata centralità, di un Io che non sia solo il collettore percettivo di mille informazioni – di cui buona parte fasulle – ma il giudice della validità o meno di queste informazioni, il suo selezionatore. È tempo forse di  scendere in campo non per chiedere altri beni materiali – in Occidente fino a questo momento la maggioranza di noi è vissuta anche troppo bene, – ma per aiutare i nostri simili a diventare degli esseri capaci di scegliere, di definire la forma della loro anima. Continua a leggere

Tretìppe e martìdde, questo e quest’altro

Vincenzo Mastropirro, Tretìppe e martìdde, questo e quest’altro, Giulio Perrone, LAB.

di Pasquale Vitagliano

Stoche a pizz’, proprie a pizz’/ cume re furme stròne fatte da mamme/ pronte pe d’esse mangiate/ da vocche tercìute/ cu’ le dinde malòte (Sono a pezzi, praticamente a pezzi/ in forme strane scolpite da mia madre/ pronto per essere mangiato/ da fauci mostruose/ con denti cariati). La poesia dialettale di Vincenzo Mastropirro andrebbe ascoltata, e senza bisogno di traduzione. Se ne coglierebbe subito la prima qualità, l’essere tridimensionale, plastica, sonora, appunto. E’ dunque una poesia plurisensoriale, prima e al di là di ogni riflessione linguistica e semantica sull’uso del dialetto. Questo lo si sente subito per la sua forza di evocazione: suoni e immagini. Continua a leggere

Le parole blu

di Giovanna Mozzillo

Le parole blu” di Marina Torossi Tevini (edizione Campanotto): libro insolito e complesso in cui due racconti lunghi – o, se preferite, romanzi brevi – vengono sapientemente manovrati da un’autrice che chiaramente al suo attivo ha un ricchissimo bagaglio di solide, impegnate e diversificate letture. Continua a leggere

Marco Statzu

Terza lettera sull’intensità

di Massimo Sannelli

La stella è il punto in comune delle parole nel titolo: il disastro è il dis-astro (la cattiva stella), il desiderio è la contemplazione della stella (sidus). C’è anche l’uomo, e ci sono gli atteggiamenti: la stella è stata cattiva e l’uomo spera e dispera, quando il soldato non torna dalla battaglia, e i commilitoni desiderantes non vogliono più aspettarlo.

Gli uomini sono “sospesi / tra disastri e desideri”, in un rapporto diverso con la stella. E poi i due punti di riferimento, per forza di scrittura: Noè è il desiderio, Ulisse è il disastro. Ma Ulisse – come Dante lo vede lo e tramanda – è stato sommerso per la sua curiosità e dannato per il cavallo di Troia: ha avuto troppa mente e troppa astinenza dal silenzio [Ulisse deve agire così: da buon greco, e greco classico, parla sempre; da vecchio deve fare la sua orazion picciola ai compagni, da morto deve raccontare di nuovo l’orazion picciola di sé vecchio]. Invece “Noè non parla, è un eroe che agisce in silenzio”, come il seminatore che “terge la propria fatica / avvolgendosi di un religioso silenzio” [e il silenzio indica la dignità dell’obbediente, non l’afasia di chi è nato nel Novecento. Quindi “vorrei essere il silenzio che sento”]. Continua a leggere

3 febbraio 2020, Convegno Simon Weil, Barchessa di Mirano -Appunti –

di Annalisa Busato

Un leone rosso nella neve guarda

tre altissimi pioppi al centro

del prato, oggi bianco e splendente,

nel Giardino Romantico di Mirano.

Dicono che tu, Simon, scrivevi messaggi

affettuosi alle tue studenti “Piccola cara…”

educandole all’attenzione, a cogliere

il punto, il centro di ogni giardino.

Tu, Simon, musa vaticinante, pasionaria

difficile e distante, superba,

sapevi insegnare, ispirare, spronare

senza perdere la tenerezza. Continua a leggere

Processo a Kafka

di Marisa Cecchetti

Fare un processo a Kafka oggi e scriverci un romanzo – tre sono le autrici- è un’impresa quantomai originale, quasi surreale,  se il capo d’accusa è la follia e la pericolosità sociale di Kafka. E soprattutto  se si vuol processare un morto, quando ci sarebbe tanto da fare nei confronti dei vivi, oggi. In realtà questo processo  è uno strumento, tra le altre cose,  per parlare della mala gestione del potere, del mancato funzionamento della legge, dell’impotenza dell’uomo di fronte ad un sistema che schiaccia. Continua a leggere