Archivi categoria: La poesia e lo spirito

Stupore nel traffico – Daniele Mencarelli

“Stupore nel traffico”

Quando appare un buon libro di poesia di una persona giovane ci si vorrebbe inginocchiare per strada, baciare il selciato dove passano tutti e dire: qualcosa di grande, di umanissimo abita ancora questa terra dura, questa gente che siamo, vile e piena di ingombri idioti. C’è aria per la nostra fame di respiro.

Questo libro piccolo per dimensioni edito dalla semplice e raffinata Nottetempo lo ha scritto, anzi composto anche procedendo da vari precedenti lavori, un poeta che stimo fin dal suo apparire manoscritto in una mia notte di quindici anni fa. È Daniele Mencarelli. Il libro Bambino Gesù è così titolato perché la più cospicua sezione di testi viene da un libro scritto quando il poeta era operaio all’ospedale romano per bambini che porta quel nome. Continua a leggere

Gli occhi di Caino

di Franz Krauspenhaar

Vittorio è un manager milanese spesso in Spagna per lavoro. Ma non solo per questo. La sua passione per la grande nazione iberica si mischia agli affari, così che Salamanca, la città castigliana famosa soprattutto per l’università, diventa la sua seconda patria, o forse addirittura il suo luogo d’approdo dell’anima. Nella Spagna e nella tauromachia Vittorio trova quello che l’insipida monotonia di Milano non potrà mai offrirgli. Il cinismo da commendatori, la sveltezza dell’incedere affaccendato dei milanesi, lui lo sa bene, non portano da nessuna parte. Certo, Vittorio è lì, nella città natale, che prende il lavoro; ma poi, per fortuna, si tratta di svolgerlo altrove. E la Spagna si è formata in lui come il luogo della realizzazione. Un mondo pieno di passioni che coinvolgono a tal punto i nativi che anche uno straniero si puo’ fare prendere facilmente da questo morbo vitale, tra il simbolico e il surreale. Continua a leggere

Alfio Farbo

Da: Per chi rimangono accese le luci (Il primitivo editore, 2007)

Dalla sezione heidelberg

Ho contato il centesimo balcone non visto

e i fiori in bilico ai davanzali

di legno sporti senza un battito d’ali

dalla stanza con pareti di carta

stropicciate come i merli di tempera-

matite a colori.

A quelle finestre squadernate dal vento

si affidava ogni luce senza nome

prima che i lampioni abbaiassero alle strade

e le falene volassero addosso ai fanali

delle auto lanciate sopra il fiume.

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Assunta Finiguerra

di Carla Saracino

«Aggia fatte a sarte pe ttanda tiémbe / n’agge chesute de rrobbe e crestijane / tajèrre, soprabbete, giaccune de lane / e ccavezune e ggonne e ggelettiédde […]». In Scurije (Lietocolle, 2005), Assunta Finiguerra scrive d’aver fatto la sarta per molto tempo. Nella schiettezza frontale di questa autopresentazione, la sua voce e la lingua appaiono pulsanti; nell’indeterminatezza del tempo – che non si calcola – Assunta Finiguerra può consegnarci a una conturbante verità: ogni atto che ci sopravviva deve avvenire secondo un preciso esercizio. Riconoscere l’inevitabilità di questo esercizio significa riconoscere il proprio destino. E il destino agisce, spesso, sul lungo periodo, lasciando in una specie di otre itinerante colui che di questa sorte porta il peso: «Chi nassce già segnate da u destine / adda avé a che ffà sembe cu turmiénde / da sole adda affrunduà tembeste e viénde / e ssope o cuarre i vinde fenì abbuole […]». Continua a leggere

Mondo 3

di Sandro De Fazi

Emily non s’è mossa dalla stanza
mai e Virginia invocando,
follemente inseguendo la realtà
di Elisa che la pretendeva, affabulata
in un romanzo ormai introvabile nelle librerie,
tutta per sé prima che fosse Musa
delirante al telefono in clinica.
Passai la prima gioventù per Roma
o Baudelaire stando sempre a Parigi
viaggiando con sostanze allucinanti
come Fritz senza tregua a Sorrento
tra servitù e malinconie incamminato
ora che siamo in primavera,
per il ghiaccio bollente e l’inchiostro.   Continua a leggere

Nelle mani

di Franz Krauspenhaar

Ti svegli con la rabbia e vorresti
una scure per amica, sei solo.
Unico rappresentante al mondo,
unico venditore di stracci, come
il padre di Kirk Douglas, per ghetti
rumorosi e sporchi, di polvere nuda.
Tu, uomo bianco appeso al filo rotto
di un’immensa, sconcertante, fissa
idea di successo, barcameni le ore
del giorno in spirali di parole zitte,
circolanti tra pensiero e azione
su corrente scrittura elettronica.         Continua a leggere

Andrea Leone – Lezioni di crudeltà

I testi seguenti sono una selezione dal libro inedito Lezioni di crudeltà, opera di carattere poematico composta da trentaquattro testi divisi in due sezioni.

Andrea Leone

1.

Il diciassettesimo anno fiorisca

nella lezione della potenza.

Nel pomeriggio avvenga

la gara della vita leggera.

L’anno abissale ci travolga

nei geniali giornali salvati.

Senza colpa e memoria il giorno continui

negli imperi del dovere

in un caffè del centro.

Solo quegli istanti, solo quegli invitati.

E vi prego, quegli occhi,

quelle sopracciglia in una veglia della scienza,

quel calendario della follia,

quella data della prima meta.

Vi prego, quell’impero. Continua a leggere

Due racconti – di Marta Campi

I sogni di Y

Y: donna 38 anni, assistente sociale, ha un carattere poco incline alla compassione.

Z: donna, 33 anni

A: figlia di Z, 6 anni e mezzo, spesso ruba le penne e le matite più colorate ai compagni di classe.

[Y trova la porta dell’int. 8, secondo piano, scala b, socchiusa, dopo un momento di esitazione decide di entrare]

L’appartamento era in uno stato di degrado totale. Sporcizia, vestiti, scarpe, fogli di giornale si mescolavano rovinosamente formando mucchietti sparsi lungo il perimetro di quello che era difficile definire un luogo abitativo. La rovina pioveva dalle tende ammuffite fino allo sgocciolare del rubinetto sui piatti. L’odore pungente di avanzi mai più toccati giunse diritto allo stomaco di Y, che si portò istintivamente una mano alla bocca. Per qualche istante sembrò che non ci fosse nessuno lì dentro. Invece no. Qualcuno era presente. Ma Y non era, e non fu in grado di oltrepassare quella violenta discarica di visioni perlustrative e scovarvi nascosti dolore, assenza, perdita… Continua a leggere

Inedito* – di Alda Merini

a cura di Adelio Valsecchi

Ragazzi

Ragazzi

vorrei essere

sempre con voi

o almeno qualche ora soltanto,

toccarvi con le mie dita

come ora fate con me

perché voi siete i fiori

del nostro vecchio domani.

Io quand’ero bambina

non capivo il valore degli occhi

ma adesso

mi sento cieca

perché non posso vedervi

e così

vi lascio un dono

di un doloroso sospiro.

Non vorrei mai morire

E perdere i miei ragazzi.

Breve storia della poesia inedita.

Scuola media statale di Milano. Concorso di poesia.. La prof. Merolla invita Alda Merini per premiare le poesie più significative. Il giorno stabilito la poetessa molto agitata telefona agli insegnanti dichiarando con disagio e disappunto di essere influenzata e debilitata. Di non essere in grado di partecipare all’incontro. Dopo qualche giorno invia una lettera di scuse alla prof. che aveva organizzato il concorso e ai ragazzi che l’attendevano con ansia.. Nella lettera vi era un foglio con questa poesia bellissima.

In lotta con Dio

Adelio Valsecchi, In lotta con Dio. Il rifiuto , la fede in alcuni scrittori del XX secolo, Mimep-Docete.

Dall’ Introduzione

………..Gli scrittori, per loro natura, descrivono la realtà del mondo e dell’uomo mettendo in equilibrio o in pieno contrasto, le ragioni della mente e le pulsioni del cuore. I sogni, le astrazioni, spingono l’artista ad uscire dall’immobilità dei concetti per accedere al dinamismo dell’esistenza reale. Ma è difficile decodificare compiutamente le allusioni, le suggestioni, i simboli, le immagini del poeta e del narratore. Ecco la necessità di indagare, senza prevenzioni, insinuandoci nella psicologia dello scrittore, per raccogliere, anche in modo frammentario, le velate sincronie, le molteplici discordanze sul concetto di Dio e sulle sue più varie configurazioni. In alcune opere il volto di Dio è esplicito, in altre si impone un’indagine più approfondita negli  scritti autobiografici, negli epistolari dove il tono estetico è abbandonato per lasciare il posto all’immediatezza dei ricordi e delle aspettative sulla vita, sulla morte, sul Trascendente…………… Continua a leggere

Anche Carver ha scritto poesie – Daniele Gennaro

di Franz Krauspenhaar

Una raccolta comprendente 50 poesie abbastanza brevi, divise in sei sezioni. L’autore, Daniele Gennaro, classe 59, è uno psichiatra di quel Piemonte alessandrino che guarda a media distanza le selve e i mari della Liguria. Genova fa ben sentire la sua influenza, così che possiamo parlare di una terra lieve e mesticata. Gennaro scrive con la sua penna affilata versi veloci e fortemente impressionistici, poco attenti alla sonorità. E’ un rifarsi, il suo, a una poesia prosastica che appunto canta poco e solo per avventura, e che secerne immagini spesso impreviste accostando parole desuete con altre a noi molto vicine nel tempo; e anche, spesso usando verbi inventati traendoli da certi sostantivi. Il titolo richiama alla poesia in forma di prosa (o viceversa) del grande scrittore di racconti americano e forse è la cosa meno riuscita di questo buon esordio. Apre le danze una bella prefazione di Elio Grasso. Continua a leggere

Kafka

di Franz Krauspenhaar

Kafka, quanta disperazione in quell’insetto
che ronzava sopra la mia testa, una specie
di mosca viola, la metamorfosi di un sogno
all’apertura di un libro, giovinetto come
l’angoscia di chi non sa, di chi dietro
le curve dell’incanto spegne fuochi
polverizzati, senza un significato.
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Massimo Sannelli – Scuola di poesia

in questa scuola non c’è il decoro cattolico. il libro non insegna a scrivere, ma a vedere in grande [non insegna a vincere. per fortuna non c’è niente da vincere: nulla di nulla]. alla poesia manca l’intensità, di solito. che cosa è l’intensità? Giovanni Lindo Ferretti che canta *Fuochi nella notte* ad Alba, Emma Dante che dirige *Le pulle*, tre fate e cinque puttane, attori e attrici immensi, e immenso Ferretti

ma ce ne fossero, ce ne fosseroooo! – urla F. Guarda le sue amiche: occhio di lesbica, e tu ti scandalizzi, C.? e se ti scandalizzi, che cosa ci fai in un vicolo alle tre di notte? poi F. ha baciato anche me. la castità dovrebbe essere eccitante come il suo contrario: ci sei mai arrivato? Continua a leggere

I “Paesaggi inospiti” di Giampiero Neri

di Fabrizio Fantoni

” Di questi boschi in partibus infidelium / è abbastanza comune la poiana, / dove qualche spuntone di roccia / e mozziconi di sassi / che si alzano da terra qua e là / offrono asilo e protezione.”Con questo componimento Giampiero Neri ci introduce nei suoi “Paesaggi inospiti” ( Mondadori 2009 € 12,00 ). Paesaggi dominati da un ambiente naturale maestoso in cui è possibile scorgere il volo solitario della poiana, il rapido apparire del ghiro tra i rami o, ancora, ascoltare il silenzio delle foglie ingiallite. Una natura accogliente e al tempo stesso insidiosa, segnata da una oscura ed incombente minaccia che grava sulla vita delle creature che la popolano:”Volano in ampi cerchi/ di un volo silenzioso/ indisturbate dagli abitanti del luogo / che usano dividere le specie / in commestibili e non commestibili / e se commestibili / le perseguitano con ogni mezzo, / se no le ignorano completamente.” Una logica di meccanica dissoluzione regola l’economia della vita di questi boschi, arrivando a coinvolgere anche il rapporto tra l’uomo e l’ambiente: un legame questo che appare contrassegnato da quell’ingenua crudeltà che l’autore aveva già espresso al suo esordio poetico – avvenuto nel 1976 con la raccolta ” L’aspetto occidentale del vestito” – nella poesia ” rivederlo non era stato piacevole,” nei cui versi finali si legge: “Nelle pause del suo lavoro / curava in un campo quasi arido / un piccolo allevamento di lumache, / molluschi che hanno paura dell’acqua, / le metterai vive -. mi disse – / in un infuso di latte e segale / e quando sono ben nutrite, cuocile”. Continua a leggere

La distruzione di Eva

di Mauro Pesce

E sempre là nella memoria torno

ad incontrar sulla fine del giorno

l’impronta della tua presenza, come

Adamo, la cui colpa è di strappare

dentro di sé la costola nel sonno

e poi volerla in Eva riabbracciare.

La distruzione di Eva era il peccato,

il criminoso parto dell’Adamo

fin dall’inizio solitario e vano.

Ora lo so, quell’estate di sogno

era l’Eden, da cui venni cacciato

prima di entrarvi e senza alcun peccato.

E a commettere questo, nulla è stato,

né il serpente, né Dio, neppure Adamo. Continua a leggere

Angelo Lazzati: poeta della vita e del suo “rinascimento”

di Adelio Valsecchi

“La poesia è l’uomo” scrive Salvatore Quasimodo nel “Discorso sulla poesia del 1946.” La sua poetica poggia le motivazioni più profonde sull’uomo reale, che accetta le contraddizioni della vita e il suo svolgersi, che non si affranca dalle sofferenze e dalle ingiustizie, ma le giustifica in una prospettiva cristiana. Eugenio Montale continua sullo stesso orizzonte quando afferma come la vocazione del poeta sia essenzialmente didattica per promuovere l’essere umano alla sua dignità, a non aver disagio del nome che porta. Lo stesso Giuseppe Ungaretti verso la maturità rappresentava la poesia come una sorta di pellegrinaggio dell’uomo fra gli uomini per scoprire il senso della vita e abbandonarsi alla speranza che Dio non è mai lontano anche quando l’uomo fugge nella direzione opposta. Continua a leggere

Ustione Richter

di Irene Ester Leo.

Nove anni appena nove anni.
Tutte le maledizioni hanno un incipit fanciullesco.
E’ la regola astratta non sancita dagli umani, ma dai visionari di sale. Essi non conoscono lo zucchero delle certezze.
Nove anni appena nove anni.
L’aria assunse il sapore freddo di ghiaccio sciolto sulla riva degli occhi.
Occhi rigati dal vento e dalla polvere delle cose mai pensate. Ignorai molte cose allora, l’età, l’età, che sbavatura di rosa l’età.
Ignorai il significato.
Ma Ella venne a prendermi dallo spigolo di una pagina acuminata e calda di Rimbaud.
Si nascose nelle attese.
Gli occhi, nocciole liquide e attente. La bocca, cercava di capire ma non sapeva.
Disegnava tra le assenze bianche di lettera e consonante, forme irrisorie, biancume di nuvola poi gatto e poi mi chiamò.
Era un uomo incastrato tra due versi a pagina 65.
Un uomo mai visto, sentito, amato, voluto.
Venne a me tra le pagine … Continua a leggere

Oggetti smarriti e altre apparizioni

di Alessandra Sarchi

Beppe Sebaste, Oggetti smarriti e altre apparizioni, Ed. Laterza, collana Contromano, 2009, 9,50 euro)

Pubblicato nella collana Contromano dedicata a ricognizioni geografico-antropologiche nei luoghi del nostro paese, il libro di Beppe Sebaste parla di oggetti persi, trovati e dati a pegno, di persone intraviste nello spazio di un breve incontro, nell’approssimazione di situazioni di precarietà – la strada, il campo rom, l’alloggio abusivo in mezzo a una pineta, il monte dei pegni – di tracce lasciate più o meno consapevolmente che l’autore interroga come indizi, come gusci esistenziali in cui la vita ha preso forma e poi è stata in qualche modo abbandonata, per proseguire altrove, o tramutarsi in altro. Gli oggetti smarriti sono innanzitutto sintomo, in senso psicanalitico, dello smarrimento individuale e collettivo di un Occidente oppresso da merci e ‘cose,’ raccontato con presenza critica ed emotiva, alternando scene schiettamente narrative a brani di vero e proprio réportage letterario, in un equilibrio sottile tra autoriflessività della scrittura e neutralità descrittiva. Colpiscono i dati: l’impressionante numero di carte di identità perse – che l’autore legge come desiderio di fuga e cambiamento della popolazione, il ritmo dei verbali di consegna all’ufficio oggetti smarriti di Milano, più di 1500 al mese, una cinquantina al giorno. La lettura di questi verbali e la visione degli oggetti traccia una mappa sociologica della popolazione, dei suoi costumi, della composizione demografica. Ma lo sguardo dell’autore va oltre il dato sociologico, attratto dal potere evocativo e fantasmatico di tutto ciò che si perde, o lascia traccia. Fantasma è ciò che ci manca, ciò che abbiamo intravisto e subito perso, proiezione di un’interiorità che si nutre di assenza più che di presenza. Continua a leggere

Terremoto Haiti: subito il tuo aiuto

Onlus Mediafriends – Con un sms da qualsiasi operatore al numero 48541 è possibile donare 2 euro per la popolazione in difficoltà.

Cri – Inviando un sms da numero ‘Wind’ e ‘3’ al 48540, con causale “Pro emergenza Haiti”, si doneranno due euro alla Croce rossa italiana impegnata da subito sul territorio. Il numero sarà attivo fino al 27 gennaio.

Msf – Medici Senza Frontiere lancia una raccolta fondi straordinaria per potere continuare a soccorrere le vittime. Per contribuire all’azione di soccorso si può donare attraverso la carta di credito, telefonando al numero verde 800.99.66.55 oppure allo 06.44.86.92.25. Bonifico bancario IBAN IT58D0501803200000000115000, conto corrente postale 87486007 intestato a Medici Senza Frontiere onlus causale Terremoto Haiti, sul sito www.medicisenzafrontiere.it. Continua a leggere