Archivi categoria: Poesia

Nina Cassian ( Romania, 1924): Tre poesie

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Temptation

Call yourself alive? Look, I promise you
that for the first time you’ll feel your pores opening
like fish mouths, and you’ll actually be able to hear
your blood surging though all those lanes,
and you’ll feel light gliding across the cornea
like the train of a dress. For the first time
you’ll be aware of gravity
like a thorn in your heel,
and your shoulder blades will ache for want of wings.
Call yourself alive? I promise you
you’ll be deafened by dust falling on the furniture,
you’ll feel your eyebrows turning into two gashes,
and every memory you have – will begin
a Genesis. Continua a leggere→

Muore un poeta, in die nativitatis domini nostri

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Fernando Bandini ci ha lasciato. Dovevi andartene proprio il giorno di Natale, eh? Eri l’ultimo dei grandi vecchi di queste contrade: Neri Pozza, Goffredo Parise, Luigi Meneghello, Andrea Zanzotto, Mario Rigoni Stern… Avete ben seminato. Qualcuno, i fiori in mano, si fermerà un poco a parlare con te.
Ciao Fernando.

Poesia scritta a Praga (Dietro i cancelli e altrove, Garzanti 2007)

Mi piacerebbe essere sepolto
a Mala Strana
in uno di questi silenziosi giardini
dove viene a svernare la cincia oltremontana
 
Che mi giacesse accanto
mia moglie innamorata di ponte Carlo
Il ponte è a pochi passi anche se solo
nel giorno del Giudizio potremo attraversarlo
 
Verrebbe a farmi visita
l’ombra di Halas quando muore il giorno
Abitava qui attorno, m’insegnerebbe
Il nome della prima stella
 
Ma Azneciv città che ha i suoi corvi
e i suoi golem pretende le mie ossa
Ci sarà qualcuno che si ricordi
di Bandini? Che sopra la sua fossa
 
rechi i fiori che amo (aquilegie, asfodeli)
e si fermi un poco a parlare con me?
Perché il mio cuore era di re
ma non avevo un regno né fedeli

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Love story

eduard  boubat

Love story

Lunedì sera.
Cinque persone in un vagone della metropolitana.
Uno comincia a parlare,
gli altri giocano con il cellulare.
Siediti accanto a me.
Mi chiede il mio nome,
gli dico un nome e aggiungo: stanca.
Anche lui dice un nome.
Sei fermate ancora.
E’ andato a teatro, ma si è annoiato a morte.
Mi chiede se faccio la contabile e
si scusa subito.
Dice che nessuno è contento della propria vita.
Io si invece.
Lui: non ci credo.
Chiudo gli occhi, la vie, la vie, quelle connerie la guerre…
Riapro gli occhi.
Chiede se qualche volta possiamo bere un caffè insieme.
Dico che non ho mai tempo perché devo volare.
Dice che mi farà un paio di ali.
Rispondo, grazie.
Mi alzo.
Capolinea.

Stefanie Golisch
La foto è di Eduard Boubat.

Francesco Accattoli, Lunga un anno

accattoli

di Alessio Alessandrini

La raccolta Lunga un anno, Sigismundus editore, di Francesco Accattoli, colpisce già per la realizzazione estetica del prodotto, si tratta infatti di un fascicolo di cartoline, 19 per l’esattezza, dove i testi del poeta e le illustrazioni della pittrice Linda Carrara si alternano e donano all’intera raccolta un’aura particolare, preziosa e pregevole. Davvero un lavoro ben fatto. Ovviamente l’involucro sarebbe poca cosa se non avesse lo stesso pregio e la stessa consistenza del contenuto che il lettore attento troverà davvero delizioso in molte sue parti. Con questa plaquette, la terza del nostro, Accattoli dimostra, in primo luogo, che la buona poesia non ha bisogno di canzonieri lunghi, che una ventina di testi possono creare un unicum perfett Continua a leggere→

Azzurra D’Agostino, Canti di un luogo abbandonato

canti azzurra

Nadia Agustoni

Un canto, in cinquanta poesie, che restituisce i luoghi, con le crepe dentro e la biacca di muri rimasti su nonostante l’abbandono. E’ così che ascoltiamo semplicemente delle storie che nascono in frammenti, versi portati a chi sa o crede di sapere, mentre la verità è forse ferma a metà crinale perché certi posti sono sempre fuori mano e in una loro vita segreta.

Azzurra D’Agostino con Canti di un luogo abbandonato ci narra un Appennino austero, con l’odore e i colori dei luoghi in cui una sparuta umanità si aggira, magari solo per perdersi in una solitudine di sassi, ciottoli, erbe, via crucis di vivi e morti, di voce e ricordo che si incontrano, si perdono e lasciano un minimo segno di materia che la natura circonda e trasforma.

Il libro, vero e proprio oggetto d’arte, è stato pubblicato in 300 copie numerate, che includono una cartolina d’arte con un estratto stampato a caratteri mobili, una cartolina diversa per ciascuna copia. Il progetto è una autoproduzione dell’autrice ed è leggibile in PDF anche a questo indirizzo:

 http://azzurradagostino.wix.com/abitare

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Yolanda Castaño, Sette poesie e un inedito

Yolanda Castaño
Yolanda Castaño è nata a Santiago de Compostela nel 1977. Poetessa e videomaker è collaboratrice di vari giornali e riviste della Galizia ed è co-conduttrice di un quiz culturale giornaliero nella televisione galiziana. È stata segretaria generale dell’Associazione di scrittori in lingua galiziana, direttrice della Galleria Sargadelos di La Coruña e fondatrice di una casa editrice di poesia per autori emergenti. Ha gestito laboratori di poesia e partecipato a numerose antologie poetiche galiziane e spagnole, incontri e festival di poesia a livello nazionale ed internazionale. Ha dato luogo a diverse esperienze di fusione tra poesia e mezzi plastici, audiovisivi e musicali. Ha pubblicato Elevar as pálpebras (1995), Delicia (1998, seconda edizione: 2006), Vivimos no ciclo das Erofanías (1998, più un’edizione bilingue gallego/castigliano nel 2000. Premio della Critica Spagnola 1999), Edénica (2000), O libro da egoísta (2003, seconda edizione: 2004), Libro de la egoísta (edizione bilingue g./c., Visor, 2006), Profundidade de campo (2007. XV Premio Espiral Maior) e Profundidad de campo (edizione bilingue g./c. Visor, 2009, Premio Ojo Critico de Poesia 2009).

Traduzioni di Fabrizio Dall’Aglio e Valerio Nardoni Continua a leggere→

Renata Morresi, Bagnanti

Renata Morresi, Bagnanti
di Nadia Agustoni

L’isola di Lampedusa con le spiagge dove sbarcano i migranti apre la nuova raccolta di poesie di Renata Morresi, Bagnanti.

Il suo narrare, anche in questo secondo libro, ha immagini nitide, in alcuni casi da sequenza cinematografica, come nella vista dall’alto dei piloti d’elicottero che cercano superstiti in mare. Continua a leggere→

Joseph Beuys: Manuale della buona vita

beuys

Anleitung zum guten Leben

Lass dich fallen, lerne Schlangen zu beobachten.
Pflanze unmögliche Gärten.
Lade jemanden Gefährlichen zum Tee ein.
Mache kleine Zeichen, die “ja” sagen
und verteile sie überall in deinem Haus.
Werde ein Freund von Freiheit und Unsicherheit.
Freue dich auf Träume.
Weine bei Kinofilmen.
Schaukle so hoch du kannst mit einer Schaukel bei Mondlicht.
Pflege verschiedene Stimmungen.
Verweigere dich,’ verantwortlich zu sein’ – tu es aus Liebe!
Mache eine Menge Nickerchen.
Gib Geld weiter. Mach es jetzt. Es wird folgen.
Glaube an Zauberei, lache eine Menge.
Bade im Mondschein.
Träume wilde, fantasievolle Träume.
Zeichne auf Wände.
Lies jeden Tag.
Stell dir vor, du wärst verzaubert.
Kichere mit Kindern, höre alten Leuten zu.
Öffne dich, tauche ein. Sei frei. Preise dich selbst.
Lass die Angst fallen, spiele mit allem.
Unterhalte das Kind in dir. Du bist unschuldig.
Baue eine Burg aus Decken. Werde nass. Umarme Bäume.
Schreibe Liebesbriefe. Continua a leggere→

Tutti pazzi per il poetry slam. A Trieste il lancio della L.I.P.S.

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di Max Ponte

Il poetry slam italiano è finalmente unito. Quell’insieme di gare poetiche sparse sul territorio apparterranno finalmente ad un campionato nazionale. Un risultato importante non solo per questa pratica poetica ma un segno, un segno di unità nella frammentazione culturale italiana. Fino ad un anno fa quando una timida proposta o ri/proposta di federazione è partita da questo blog la cosa pareva quasi impossibile. Invece è stato un crescendo inarrestabile. Il lavoro di coordinamento e mappatura che ho iniziato con Christian Sinicco e Dome Bulfaro  si è allargato ad un’ampia platea di poeti e slammers italiani sotto la supervisione di Lello Voce (il padre dello slam italiano), con il contributo di Sergio Garau e coinvolgendo tutti i protagonisti dello slam italiano, come lo studioso Marco Borroni che coordina la scena lombarda. Saranno una sessantina da tutta Italia i poeti coinvolti nella fondazione della L.I.P.S., la Lega Italiana di Poetry Slam. Il merito quindi è tutto della comunità, del movimento del poetry slam italiano. L’appuntamento, Continua a leggere→

Murazzi Poetry Slam, La poesia il fiume la città

murazzi
In occasione della nascita della LIPS, Lega Italiana di Poetry Slam, che avverrà domenica 1 dicembre a Trieste, e alla quale parteciperò, ho pensato ad alcuni articoli dedicati alla forma poetica che si sta affermando nel nostro paese. Non farò la storia del poetry slam, molti già lo stanno facendo, partirò dalla mia esperienza personale e da un luogo. Da qui proverò a raccontarvi, allargando l’obiettivo di quella che chiamerei “macchina poetografica”, cosa sta succedendo in Italia. Continua a leggere→

Erich Kästner (Germania 1899-1974): Ein Mann gibt Auskunft

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Ein Mann gibt Auskunft

Das Jahr war schön und wird nicht wiederkehren. .
Du wußtest, was ich wollte, stets und gehst.
Ich wünschte zwar, ich könnte dir’s erklären,
und wünsche doch, daß du mich nicht verstehst.

Ich riet dir manchmal, dich von mir zu trennen,
und danke dir, daß du bis heute bliebst.
Du kanntest mich und lerntest mich nicht kennen.
Ich hatte Angst vor dir, weil du mich liebst. Continua a leggere→

Tre bei modi di sfruttare l’aria

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di Nadia Agustoni

La nuova raccolta di poesia di Francesco Balsamo,Tre bei modi di sfruttare l’aria (Forme Libere 2013), ha un incipit che si imprime: “dedicato a quei miracoli / detti fra noi, / quelli di cui avremo cura – / dedicato a qualcuno / che si dedica a qualcun altro…/ (9). Se alcuni versi decidono una poetica questo è uno di quei casi ed è un caso felice. Balsamo è autore colto, ma la sua cultura ci arriva filtrata dalla sensibilità di una persona che si affida alla parola senza farne un totem. Per questo le sue immagini ci raggiungono anche dove potremmo essere presi dal dubbio: “e mi parli dalla cometa delle mani” (19). Continua a leggere→

Rosaria Di Donato, hina

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da qui

hina ventisette coltellate
al petto e al volto

chi lo decise
chi imbastì il tranello

caina attende
i folli traditori

caina è qui
non-luogo poetico

è l’inferno del mondo
in cui viviamo

hina ventisette coltellate
al petto e al volto

(Da Lustrante D’Acqua, Genesi Editrice, 2008, pag.22. Regia di Iolanda La Carrubba.).

Franco Romanò su “La pazienza dell’inverno”

paganardi

Alessandra Paganardi, “La pazienza dell’inverno“
di Franco Romanò

Con questo libro più recente dal titolo La pazienza dell’inverno (Puntoacapo edizioni), Alessandra Paganardi porta a termine un segmento importante del suo percorso poetico. Continua a leggere→

Else Lasker-Schüler: Tre poesie d’amore

else

Mein Liebeslied

Auf deinen Wangen liegen
Goldene Tauben.

Aber dein Herz ist ein Wirbelwind,
Dein Blut rauscht, wie mein Blut –

Süß
An Himbeersträuchern vorbei.

O, ich denke an dich – –
Die Nacht frage nur.

Niemand kann so schön
Mit deinen Händen spielen,

Schlösser bauen, wie ich
Aus Goldfinger;

Burgen mit hohen Türmen!
Strandräuber sind wir dann.

Wenn du da bist,
Bin ich immer reich.

Du nimmst mich so zu dir,
Ich sehe dein Herz sternen.

Schillernde Eidechsen
Sind deine Geweide.

Du bist ganz aus Gold –
Alle Lippen halten den Atem an. Continua a leggere→

Ruggine, di Marilena Renda: una nota di Nadia Agustoni

cretto
Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 il Belice fu sconvolto da un terremoto che devastò alcuni paesi uccidendo 370 persone e lasciando dietro di sé 70.000 senzatetto. A quella notte e a tutto ciò che seguì Marilena Renda, poeta nata a Gibellina, uno dei paesi distrutti dal sisma, dedica un intenso poema, Ruggine (Le Voci della luna, 2011), con prefazione di Maria Grazia Calandrone, una nota molto significativa della stessa autrice, e una postfazione di Manuel Cohen. Ruggine è un libro su cui si torna sia perché rievoca fatti che inducono a una riflessione attenta, specie per chi ha assistito anche se in modo indiretto ad altre vicende di sisma che hanno colpito l’Italia, dal Friuli all’Irpinia dall’Abruzzo all’Emilia, sia perché una corrente forte attraversa le pagine del testo e lega la memoria della gente, raccolta in brevi interviste, ad un’epica dei paesi e degli oggetti che nella poesia dell’ultimo decennio ha un notevole spazio.

Rivisitazioni: Diego Valeri

(Diego Valeri, Piove di Sacco 1887 – Roma, 1976, ha pubblicato durante tutta la sua vita molte raccolte di versi, da Monodia d’amore del 1908 a Calle del Vento del 1975; invito qui a rileggere queste tre poesie tratte dalla raccolta Tempo che muore, del 1942: in rete esiste un sito a lui dedicato. a.s.)
 
COLLINA
 
Vedevamo gli ulivi
annuvolare d’un velo d’argento
l’oro disteso ai digradanti clivi;
piovere gli oleandri un scialbo rosa
dai vecchi muri oscuri
sul bianco della strada polverosa;
e la strada salire
lenta lunga al confine
del cielo alto, morire
nell’azzurro candore
senza più fine.
Dentro il tremante silenzio del cuore
udivamo parole
d’erbe di fiori di terra di sole. Continua a leggere→

Giornata dello scrittore in prigione

musine kokalari

Visibile

per Musine Kokalari (Albania, 1917-1983)

Corvi serali
consolarono le sue palpebre rotte
con lingue di fuoco

Lei si incendiò
e dalle sue ferite
uscì un grido

Una dopo l’altra
le parole le vennero strappate dalla gola,
i ceppi caddero a terra
sanguinanti

Laddove il suo sguardo si spezzò
laddove la punta dello stivale spinse la sua parola
nell’orrore,

non fiorisce più nulla,
sul pendio che oppone la schiena larga
alle stagioni prossime?

Là divenne visibile,
il suo nome sillabato,
ucciso e risuscitato,
trasformato

in tutti i nomi Continua a leggere→

Tre testi da I cani dello Chott-el-Jarid, di Andrea Raos

chott

[…] Anima sola, lasciarmi,
ti chiedo e ti dico: non torna.
Passando, passavi, sarà.

Breve e compatto poemetto, I cani dello Chott-el-Jerid (Arcipelago 2010) di Andrea Raos, mette in scena quest’area del deserto tunisino, un lago salato, con temperature fino a 60 gradi. Luogo difficile per la situazione climatica, appare nei versi di Raos a bilanciare o forse specchiare una crudeltà che riguarda il genere umano ed è ben più forte e meno spiegabile dell’aridità di un’area depressa. Continua a leggere→