Archivi categoria: Poesia

Massimo Sannelli. Intendyo. Poesie nello stile del 1940

margherite
quando conosci l’uso della mano
violenta, quando non hai la reazione
dei piccoli, una giusta, sentirai:
ti piace, se si muore? non si nega

a nessun vivo un figlio, il padre è niente
e senza arte, e il maestro divinissimo
non si conosce ancora: hai dieci anni,
il danno è doloroso, è un fatto. qui ricevi.

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Shinjiro Kurahara (Giappone 1899-1965)

onda
A Footprint

Long ago
a fox ran along a clay river bank.
After an interim
of tens of thousands of years
a footprint turned fossil remains.
Looking at it, you’ll see
what the fox was thinking while running.

Una traccia

Molto tempo fa
una volpe corse nel letto argilloso di un fiume.
Dopo un periodo
di decine di migliaia di anni
una traccia, diventata fossile, rimane.
Guardandola, si vede
ciò che pensava la volpe mentre correva.

Traduzione di Stefanie Golisch

Nota: Questa poesia fu dettata dall’autore sul letto di morte.

Silvio Raffo, Al fantastico abisso

Silvio Raffo, Al fantastico abisso
di Silvio Aman

Capita, talvolta, che fra poeti ci si intenda fin da subito: è questa l’impressione che ho ricevuto leggendo la prefazione di Marisa Ferrario Denna (curatrice della collana di poesia della Nomos Edizioni) alla raccolta di Silvio Raffo dal titolo Al fantastico abisso. Continua a leggere→

Taha Muhammad Ali (Palestina, 1931-2011)

valentino vago

Twigs

Neither music,
fame, nor wealth,
not even poetry itself,
could provide consolation
for life’s brevity,
or the fact that King Lear
is a mere eighty pages long and comes to an end,
and for the thought that one might suffer greatly
on account of a rebellious child.

My love for you
is what’s magnificent,
but I, you, and the others,
most likely,
are ordinary people. Continua a leggere→

GIOVANNI PAPINI, “CENTO PAGINE DI POESIA”

Recensione e intervista di Giovanni Agnoloni

Giovanni PapiniGiovanni Papini, Cento pagine di poesia, Quodlibet 2013 (a cura di Raoul Bruni)

Giovanni Papini per me era soprattutto il futurista dell’invettiva contro Firenze, pronunciata in occasione della serata organizzata da Marinetti e dai suoi al Teatro Verdi il 12 dicembre 1913 – della quale mi sono occupato in occasione di una recente intervista allo storico dell’arte Corrado Marsan (su Postpopuli.it). Un autore sanguigno, protagonista centrale della battagliera stagione delle riviste “La Voce” e “Lacerba”.

Leggendo Cento pagine di poesia, opera riproposta in e-book da Quodlibet (collana “Note azzurre”) nella versione originaria del 1915 (edita dalla Libreria della Voce), guidato dell’ottima introduzione del curatore Raoul Bruni – che qui di seguito ho il piacere di intervistare –, sono sceso molto più vicino al cuore dell’ispirazione di uno scrittore capace di fondere, in queste sue prose poetiche, realtà e immaginazione – Borges lo definì un autore “immeritatamente dimenticato” e lo accolse, unico italiano, nell’Antología de la literatura fantástica da lui curata con Silvina Ocampo e Adolfo Bioy Casares (1940). Non solo, ma Papini riesce anche a conciliare paesaggio esteriore e flusso di coscienza, visione soggettiva della vita e liberazione dagli aspetti più soffocanti dell’antropocentrismo, avvicinandosi all’intuitività del mondo animale e alla vibrazioni più sottili delle profondità cosmiche. Continua a leggere→

I monti non dormono più

burri per marzabotto

I monti non dormono più

alle vittime di Marzabotto

I monti hanno chiuso gli occhi
I monti hanno chiuso le orecchie
Non chiamano più le stagioni
Non distinguono più tra buio e luce
In un solo giorno sono invecchiati di millenni
Contano gli anni, ma i conti non tornano
Ho ottantasei anni, ventisette giorni, diciotto anni, sei giorno, trentadue anni e un ora
Non so quanti anni ho
Gli anni sanno di sangue, i giorni sparano colpi, le campane non suonano più
Avevo cinquecento anni, tredici mesi, quarantatre giorni e qualche minuto
Amavo ed ero amata, ora di più ora di meno, lo sapevano la pioggia il vento la terra
Era tarda estate
Erano pronte le mele
Ci stavamo preparando per l’autunno, l’inverno, primavere prossime

Stefanie Golisch

Il quadro è di Alberto Burri

La dimora del tempo sospeso *

VOLANTINO  reading… quel che sono andata a dire a loro, agli ospiti delle dimore del tempo sospeso, è che siamo tutti dimore di tempo sospeso e che il tempo lo facciamo prezioso noi e che la poesia è un diritto. (Chandra Livia Candiani)

.

* “La dimora del tempo sospeso” è il nome del blog di Francesco Marotta, da cui la Caritas ha tratto il titolo di un ciclo di laboratori di poesia tenuti da Chandra Livia Candiani in Case Alloggio per persone con Hiv-Aids della Lombardia. Una selezione dei lavori sarà proposta in un reading che si terrà venerdì 4 ottobre 2013 alle ore 18 presso il Teatro Delfino in via Dalmazia 11 a Milano. L’ingresso è libero e gratuito.

La dimora del tempo sospeso
di Chandra Livia Candiani

Da novembre ad aprile, sono passata da una casa alloggio per malati di aids all’altra della Lombardia insieme a Mario, in treno, quasi sempre di venerdì. Continua a leggere→

Marco SCALABRINO – Parleremo dell’arte che è più buona degli uomini

Parleremo dell'arte vol  1 - SAGGI

Prefazione di Pietro Civitareale

Nell’uso corrente, critica vuol dire sinteticamente “scelta del meglio” e, se poi ci riferiamo alla letteratura, il problema della critica letteraria si apre da molti angoli e secondo diverse sollecitazioni. Ecco allora la critica nella poesia, la critica cioè che si determina all’interno della vita stessa della poesia nel suo prodursi; ecco la critica dei poeti agli altri poeti, la critica cioè che si attua su di un piano paritario di specializzazione e di affinità operative, ed ecco la critica della poesia intesa come attività appropriata ed orientata, per se stessa, al giudizio secondo la linguistica, la sociologia, la psicoanalisi, la filosofia, eccetera. Le domande, e le risposte che ne scaturiscono, possono essere molte e sommuovono tutto il contesto del discorso generale sul tema. Continua a leggere→

Il grado zero del pianto: “Come una lacrima” di Federico Scaramuccia ( di DIEGO CONTICELLO)

scaram

È davvero raro nella poesia d’oggi, fatta per lo più di smielati accenti egotistici e di flebili strutture progettuali, che giunga sotto gli occhi un testo che, con poche pennellate insieme studiate ed istintive, riesca a riesumare la stessa cupa atmosfera di silenzio e morte che tutti noi abbiamo avvertito all’indomani dello schianto di inizio millennio che ci ha lasciato in eredità il disastro di ground zero, in cui l’estremo sconvolgimento vitale non ammetteva più colori per essere descritto.

Nel poemetto bipartito di Federico Scaramuccia (Come una lacrima. Napoli, d’If 2011) vi è, oltretutto, una parte cosiddetta del “coro”, la quale non fa altro che accentuare, amplificare – e, insieme, rendere dignitoso – il senso di dolore per quella che è forse la più grande tragedia che l’occhio mediatico abbia mai avuto la ventura di esperire.

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Appunti su “Le Foglie del Giovedì”, di David Chiucconi

Cucchioni
Ogni parola una foglia, ogni foglia un vascello.

Le foglie del giovedì, di David Chiucconi, edizioni Pequod-Italic, Ancona, 2013

di Anna Elisa De Gregorio

Diciamo subito che David Chiucconi è uomo di mare a trecentosessanta gradi: ama andare in barca a vela nel tempo libero, e, nel tempo del lavoro, è un tecnico surveyor (in parole più semplici, si occupa di controlli sulle navi). Continua a leggere→

María Mercedes Carranza (Colombia 1945-2003): El oficio de vestirse

boris hecht

El oficio de vestirse

De repente,
cuando despierto en la mañana
me acuerdo de mí,
con sigilo abro los ojos
y procedo a vestirme.
Lo primero es colocarme mi gesto
de persona decente.
En seguida me pongo las buenas
Costumbres, el amor
filial, el decoro, la moral,
la fidelidad conyugal:
para el final dejo los recuerdos.
Lavo con primor
mi cara de buena ciudadana
visto mi tan deteriorada esperanza,
me meto entre la boca las palabras,
cepillo la bondad
y me la pongo de sombrero
y en los ojos
esta mirada tan amable.
Entre el armario selecciono las ideas
que hoy quiero lucir
y sin perder más tiempo
me las meto en la cabeza.
Finalmente
me calzo los zapatos
y echo a andar: entre paso y paso
tarareo esta canción que le canto
a mi hija:
“Si a tu ventana llega
el siglo veinte
trátalo con cariño
que es mi persona.”

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Pasta madre, di Franca Mancinelli

copertina
Nelle profondità del corpo. Un sogno e alcune note su Pasta madre di Franca Mancinelli (dalla presentazione per Fuochi sull’acqua – 29 giugno, ponte delle Gabelle, Milano)

di Alessandra Frison

L’altra notte ho fatto un sogno, forse un po’ macabro, ma che in qualche modo mi ha ricondotto al libro di Franca Mancinelli.

Stavo nuotando nel mare, quando all’improvviso sento qualcosa che mi pizzica un piede. Quando torno a riva e lo guardo mi accorgo che la pianta è tutta bucherellata. Degli strani animaletti striscianti avevano cercato di scavarsi dei nidi nel mio piede. Era una sensazione terribile ma, allo stesso tempo mi rendevo conto di come, in quel momento, percepissi il mio corpo, la sua vera profondità. Continua a leggere→

Per Gianfranco Palmery

di Domenico Vuoto

Giorni fa se n’è andato in silenzio il poeta Gianfranco Palmery.

Lontano, per temperamento e scelta, dalle conventicole e convenzioni letterarie, dai clamori e dalle mode; nel silenzio, appunto, e in un riserbo orgogliosamente perseguito, si sono dispiegati i frutti di una sua appassionata attività poetica pluridecennale, dove la parola e il pensiero si affidano a una versificazione di straordinaria intensità e di esatta, musicale tensione lirica; a cominciare dalla prima breve raccolta, Mitologie, del 1981, per proseguire con L’opera della vita, Il versipelle, Sonetti domiciliari, Giardino di delizie e altre vanità, Medusa, L’io non esiste, In quattro, fino agli ultimi due libri, pubblicati da Passigli, Compassioni della mente (2011) e Corpo di scena (2013), intervallati da altra breve, bellissima, raccolta Amarezze – Madrigali e altre maniere amare (2012). Continua a leggere→

Dominique Villa, Inconcreti Furori

tempesta

di Augusto Benemeglio

1. L’arte suprema della parola

Quando leggiamo i versi cupi tenebrosi angosciosi dolorosi malinconici ( “la malinconia è la vera scienza del dolore e dell’angoscia”) , versi funebri , grotteschi , satanici , apocalittici , talora arcaicizzanti ( “Prima di tutto sopraggiunse la ruina” , “Tutto, tutto affonda” , “Inconcreti furori”, “Nei freddi tramonti azzurri” ) di Dominique Villa dobbiamo oscillare tra il medioevo( i ritmi le scansioni e le rapide scariche elettriche di un Cavalcanti) e il nostro tempo, dove il Nobel di qualche anno fa , Imre Kertèsz , ci dice che la vita è un sogno lontanissimo e assurdo , ma non lo dice alla maniera di Calderon della Barca, né di Primo Levi , bensì della realtà delle cose di oggi , delle cose del nostro vecchio mondo occidentale che è in disfacimento, anzi in “Liquidazione” . Continua a leggere→

Toto Trejos (Colombia, 1969-1999)

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Nueva versión del hijo pródigo

Vengo derrochando vida y dinero
desde que salí de casa, hace siglos
y no logro malgastar como quisiera.
Así que es absurda la parábola
donde se me muestra como alguien
que se ha perdido y ha perdido todo;
como el hambriento mendigo que come
hasta las sobras de los animales que cuida;
como el hijo que regresa derrotado.
Yo, que no he conocido más cerdos
que a mi padre y mi hermano,
ni más miseria y suciedad
que el lugar donde nací.
Yo, que en verdad,
no he pensado nunca en volver. Continua a leggere→