DA UN’ETERNITA’ PASSEGGERA – II
Nelle rapide in secca dell’autunno

*
notti assediate di luna
alla curva di parabole
che dal corpo scivolano
in lampi di vele, Continua a leggere
DA UN’ETERNITA’ PASSEGGERA – II
Nelle rapide in secca dell’autunno

*
notti assediate di luna
alla curva di parabole
che dal corpo scivolano
in lampi di vele, Continua a leggere
di E.D.L.
Ad onta del paesaggio, madre incavata, larva
del rimirato, del rato negozio della concorde
nostra vicina, essa, la nipote dell’ingegnere
cultore dell’igrometro in paese cessa una clausura
pentagona e riaccampa sul patrimonio avìto
l’occhio suo di civetta cacasiepi – ci risiamo,
con tutta la retorica dei greci.
Traduzione dall’italiano all’inglese di Federico Federici
Lo scopo delle parole è liberarsi dalle immagini
Juan de la Cruz
____lì vidi: nero, patio, riso
[1 – 27]
nero
lezzo e amo tra t’amo vai
se vacua dire asmata
qua tira la cura
e sta la saggia sorte
che pensieri vara
amara e certa tra rovi
di rese corte bende
a pieno nel punto
che là andai col lento derma
quel che punto guarda
le spalle stira e la nera trona
alloro e ago del muto passo
ti è teco qui con fata
uscio del lago volge e osa
talamo ancora vòlto masso
che la scia mirava
chiosata sorpresa raggiata
compresa al minato greto
colata verta erta di nati tanfi
per ritornare volti
mattino e l’onta sulle stelle
e rancori in ossi e lesa speme
in quella rete del tempo
e la lesta gioia non messe
larve né nesti né venisse con testa
la rosa fiera né tesse
lume senza mentire Continua a leggere
Su desiderio di Fabrizio, pubblico alcune poesie di Marco Molinari, un poeta che merita di essere conosciuto e che si caratterizza per una scrittura piana e raffinata, che sa parlare delle cose e delle persone, conscia tuttavia del peso dell’invisibile che abita il mondo.
Continua a leggere
salve a tutti,
il tempo trascorso ci ha permesso di risolvere alcuni problemi, per voi
poco interessanti, e di dare nuova veste, e ci auguriamo forza, alla nostra
rivista: Il Foglio Clandestino.
Per ragioni fiscali, abbiamo dovuto imporre un costo, 6 euro, e una sorta
di abbonamento. Ma, lo intendiamo, e sempre sarà così, come una stretta di
mano lungo il viaggio, un sostegno per dare energia alla nostra, comune
passione e all’amore per la cultura e la scrittura. Buona lettura e buona
vita.
Allego il sommario del numero in stampa e vi saluto.
Propongo con piacere qui alcune poesie inedite di Domenico Lombardini fattemi conoscere da Fabrizio Centofanti. Poesia lucidamente attenta alla realtà attuale che si fa dolente ricordo di chi non c’è più come nella prima poesia dedicata a Ninetto Davoli in cui il poeta si rivolge con umile canto nel ricordo disperato: “Inutile dire che mi manchi. E la neve degli anni/ algidi sotto coltri hanno sepolto il ricordo – il tuo – […]”. In questa poesia diventa quasi ossessiva la ripetizione del verso “non ci sei” e il poeta si sente “come un pària” ; parola che ricorda una splendida raccolta di Bellintani. Continua a leggere
In terza persona
Giovanni Nuscis
Manni 2006
La terza persona di cui al titolo non dia adito a fraintendimenti!
Essa infatti, lo si apprende sin dai versi d’esordio e lo si reitera per tutta la silloge, <questa giungla bestiale / di pali e fili, gemiti e carne>, <scintillio di idee e muscoli, missili, e dollari>, <vuoto che s’invera giusto il tempo / di uno scampanio di sensi>, non è la comoda, equidistante, vaga postura di chi osserva dall’alto, da distanza, con distacco; non è “maschera”, passività, spocchia. È piuttosto il tratto ponderato della contemplazione, dell’approccio critico alle “cose”. Continua a leggere
Lasciami sanguinare
Lasciami sanguinare sulla strada
sulla polvere sull’antipolvere sull’erba,
il cuore palpitando nel suo ritmo feriale
maschere verdi sulle case i rami
di castagno, i freschi rami, due uccelli
il maschio e la femmina volati via,
la pupilla duole se tenta
di seguirne la fuga l’amore
per le solitudini aria acqua del Bràtica,
non soccorrermi quando nel muovere
il braccio riapro la ferita il liquido
liquoroso m’inorridisce la vista,
attendi paziente oltre la curva via
l’alzarsi del vento nel mezzogiorno, fingi
soltanto allora d’avermi udito chiamare,
entra nella mia visuale da un giorno
quieto di settembre, la tavola apparecchiata
i figli stanchi d’attendere, i figli
giovani col colore della gioventù
esaltato da una luce che quei rami inverdiscono.
Sanguina il dito
impronta su carta
assorbente
Assorbe la linfa
una goccia scappata
Pesa di meno
la vita (ora)
Quell’attimo mi sovrasta
sorpassa il presente
Ritorno al mio dito
L’indice
indica il rimedio
Continua e straripa
Lago (rosso di sera)
dispera di guarire
chè il futuro non vede
e un’altra goccia
cade per caso
e piove la vita
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I
Quale sibilla dirà per me nell’antro materno
le parole di bronzo di una legge che duri
o quale angelo mai verrà dal cielo feroce
con la notizia della fine eterna? Continua a leggere
A UN GIORNO
Dal filo di ogni esile
erba il silenzio salga.
E poi si unisca ai
deserti illuminati.
Anche il cuore ne trema:
se l’improvviso aspetto
atteso del mattino
eliminerà l’ombra! Continua a leggere
Ernst Meister è il maestro dell’ omissione.
Sempre più corte diventarono le sue poesie nel corso della sua vita, trascorso quasi interamente nella assai insignificante città di Hagen, dove nacque il 3.9.1911 e dove morì il 15.6.1979, 28 anni fa. Continua a leggere
Riflessioni a caldo sull’opera di Sebastiano Aglieco, Gennaro Grieco, Danilo Mandolini, Paolo Rabissi, Giovanni Nuscis, Caterina Accardo, Maria Pia Quintavalla.

L’amico poeta – una foto di Salvatore Cacace
Sono passati quasi dieci anni dalla pubblicazione dell’Opera comune (Atelier, 1998): operazione antologica che ha avuto il merito, più organizzativo che teorico, di imporre all’attenzione della critica letteraria la questione della “nuova poesia italiana”. L’operazione non può dirsi che riuscita e una produzione poetica qualitativamente notevole ma relegata al mondo della piccolissima editoria e della distribuzione amatoriale oggi non solo ha raggiunto, in taluni fortunosi casi, la grande editoria (Andrea Temporelli per Einaudi, Flavio Santi per Rizzoli, Mario Desiati per Mondadori, l’antologia “Nuovissima poesia italiana” sempre per Mondadori; “Parola plurale” per Sossella) ma ha in ogni caso rinnovato tout court l’idea di una produzione poetica nazionale vivace e vegeta ed ha investito la piccola editoria di un compito essenziale, quello della promozione della qualità poetica, affinandone il senso critico e dilatandone gli orizzonti.
L’11 ottobre 1878 un nuovo caffè letterario apre le sue porte a Parigi nel Quartiere Latino: Les HydropathesEppure la sua inaugurazione passa completamente inosservata. L’Exposition Universelle ha aperto i battenti in maggio. E ha molte piú chances di un nuovo caffè letterario simile a tanti altri dell’epoca. Ma Emile Goudeau era una personalità singolare: “aveva inventato il modernismo e coltivava il parisianismo, che è un’invenzione della provincia, un modo esagerato di essere parigino” (Murice Donnay). Ben presto non si parlò d’altro che di questo Cercle des Hydropathes che accoglieva figure particolarmente significative della letteratura del momento. Con Hydropathes, Emile Goudeau, principale animatore di questo Circolo, designa un gruppo di artisti quali Charles Cros e Paul Verlaine per non citarne che due.
di Pasquale Giannino

Cassina de’ Pecchi, 9 giugno 2007
Padre, oggi è il tuo ultimo giorno di scuola e io vorrei dirti tante cose. Da piccolo mi vergognavo di te, mi chiedevo perché non fossi come i genitori degli altri bambini che se ne andavano a passeggiare in piazza coi loro amici, e parlavano di politica e si infervoravano da rischiare un infarto e poi tutto si accomodava con una briscola e una birra gelata.
Ogni parola aggiunta è una sottrazione.
Gli innesti in sequenza di due poesie originarie per generare un’unica poesia. Gli innesti delle due poesie originarie sono innestati tra di loro realizzando una nuova poesia che è nuovamente innestata per generare la poesia definitiva. Gli autori lavorano in sequenza. Uno sulla poesia dell’altro: dalla poesia originaria dell’uno l’innesto dell’altro. Ottenuti i due innesti un autore li innesta uno con l’altro. Tale poesia viene infine innestata dall’altro autore arrivando così alla poesia ultima.
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Nominata la vita si rinsaldano.
Alberi allora nel reattore,
frammenti
prolifici, – polvere, notte
diffondere, lemmi
granitici al chiarore del diorama.
INNESTO:
Nominata con nome la vita
si rinsaldano in anni
Alberi franti nel reattore,
il suono è un calco
frammenti
prolifici, e polvere
a diffondere notte
e lemmi
granitici al chiarore
graffi
nel fondo del diorama.
Annunciano di avere ammazzato
milletrecentoventisette persone,
si vantano di averne rovinate
di schianto altre diecimila,
si gloriano di aver distrutto
dighe, industrie
“anche per elevare il morale del popolo”,
di aver sconvolto undici strade:
anacronistici mostri
lo sterminio lo chiamano vittoria.
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LEVE, CARRUCOLE
Leve, carrucole comprende
nella sua allarmata biografia.
Accende fiori, li espone
al sant’iddio delle casualità,
alla causa santissima e fortuita.
Nella sua debolezza,
domina i gatti e sfiora morbidezza.
Così è, se gli pare – e tutto accetta.
VALENZE ULTIME
“Già le valenze ultime, le estreme”,
accenna a questa carne, all’aria,
alle ragioni perfette e corporali.
Non gli si può ribattere altrimenti;
è vero, sicché fango sugli occhi,
sulle visioni presto a rischiarare.
Mentalmente uccidere i fuochi.