Archivi categoria: Poesia

Madre di creature ferite

bambini

Da: Madre di creature ferite

(A Gabriele/Gibril)

[…]

“insegnami con quante lettere si scrive la parola memoria
conto i millenni a manciate
le epoche riaffiorate dalla polvere dei libri e mai
la terra stanca
di restituire alla pietà dei solchi semine di vite
sacrificate per il pasto dell’abisso”
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Poesia religiosa #1

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Inizia oggi una rubrica sulle linee poetiche del Novecento che sarà ripresa continuamente con nuovi aggiornamenti e nuove poesie: un work in progress. La prima puntata è sulla poesia religiosa con tre poeti: Rebora, Betocchi e Turoldo.

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Shakespeare visto da Carlandrea

William Shakespeare

XXIX

When in disgrace with fortune and men’s eyes
I all alone beweep my outcast state,
And trouble deaf heaven with my bootless cries,
And look upon myself, and curse my fate,

Wishing me like to one more rich in hope,
Featur’d like him, like him with friends possess’d,
Desiring this man’s art, and that man’s scope,
With what I most enjoy contented least;

Yet in these thoughts my self almost despising,
Haply I think on thee,– and then my state,
Like to the lark at break of day arising
From sullen earth, sings hymns at heaven’s gate;

For thy sweet love remember’d such wealth brings
That then I scorn to change my state with kings.

Carlandrea, aka severino cimitero

XXIX

Quando in cagnesco con fortuna e fama
deploro a solo la magra vendemmia –
impreco invano a questa luna grama,
mi specchio e sprezzo con una bestemmia

sospirando la sorte di chi gode,
i molti amici, il lustro che l’onora,
invidiando a chi l’arte, a chi la lode,
più sguarnito di quel che più m’incuora.

Ma quando più il pensiero mi deplora
ecco che penso a te – la mia memoria,
lieta come l’allodola all’aurora,
dall’impuro all’empireo canta il Gloria.

L’amorosa memoria tanto vale,
che dei fasti d’un re ride e non cale.

Questo lacerto scespiriano fa parte di un’opera ignota d’autore sconosciuto. Parlo del traduttore, naturalmente.
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TRE CONSUNTIVI (personali)

PER VIVERE

Per vivere dovevi sperimentare
per vivere dovevi essere ingannata.

Ora che hai fatto tutta l’esperienza
ora che sei pronta
ora che ti protegge tutta la diffidenza
e resta più solo vivere, anima formata,

o potersi sciogliere nell’innocenza!
o di nuovo poter essere ingannata!

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Due poesie di Lisa Sammarco

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Fra-intendimenti

Ci deve essere qualcosa nella mia voce
come un suono di rovina
di foglia d’acanto appassita senza storia
è una pausa
un sud del vuoto
che resta in bilico
e delude le parole come
l’ennesima promessa
che –questa è l’ultima Malboro-
ed ha la stessa nota del fra-intendimento
che interpreta il silenzio di questi versi. Continua a leggere→

“E se poi resto sola parlo con l’albero”

Testo: Francesca Matteoni
Immagine: Cristina Babino
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Brockwell Park

                                                                                     “Gli alberi fanno compagnia”.
                                                                                      (Un mio amico pittore.)

Da quando vivo sola ho imparato
che l’autunno è migliore dell’estate
al suo versarsi sulla terra piega
il chiaro delle voci nell’interno.

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ultima poesia di Anna

L’andamento a fanculo della vita
relax-relais, davvero molto lieve
quando vuole sviare dai discorsi
ticchettando discreto come un Rolex.
L’andamento a fanculo della sera
relitto arrugginito sulla spiaggia
che si sfarina come cocaina
bucando cartilagini di chiglia.
L’andamento a fanculo di me stessa
che non trattengo quel che mi si dice,
senza ambizioni e con la casa a pezzi,
e che non voglio altro che dormire.
Che ne farò di tutto il mio guardare,
di tanta incontinenza luminosa?
Elementi ordinali e cardinali
per mandare le navi ai quattro venti?
Caramelle di vetro scure e chiare
da tirare sugli abiti da sposa?
Fumo di sigarette da soffiare
come se fosse profumo di rosa?
Che ne farò di tutto il mio andamento
l’affanculite persa nello spazio
che dissolve momento su momento…
che ne farò di tutto quel che sento?
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Miserere asfalto – di Marina Pizzi

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71.
con un capitolo nel ventaglio
così per raccontarti l’ultima crisalide
desta sull’asfalto chissà se domani
sarà crisi o sigillo il lungotevere
malato stracco contro il muro del carcere
cerimonia dell’attenti starsene
semivivi seminascosti al mito del veliero
la maglia di rovescio così per sbigottire
il perbenismo dell’angelo possibile

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inedito

(i nostri)

All’artificio del volto trapassato
tributava il vizio vernacolo dei morti,
eppure il cimitero era ventoso
e panoramico – suo padre sempre
si fermava estraneo sul cancello,
lontano dai lumìni. Spazzando petali,
scontando, volti d’altri figli in orazione
astuta, di resa al mondo, di sospetto dio.

La legge segreta

Chi era Theodor Storm (14.9. 1817 – 4.7.1888)? E dove si trova Husum, la città dove visse e morì? La grigia città sul mar grigio, che questo autore e poeta canta in una delle sue poesie più famose come un luogo di melanconico fascino. Ah, la grigia Germania e la sua ancor più grigia letteratura! Che tristezza!
Certo, mentre Baudelaire e Mallarmé a Parigi inventavano, esaurendo le loro forze umane e creative, elegantemente la modernità, i poeti e gli scrittori tedeschi preferivano rimanere a casa propria, nelle loro piccole città di provincia dove erano nati e dove svolgevano un lavoro borghese. Continua a leggere→

Su “Nome, nome” di Massimo SANNELLI – I

Su “Nome, nome” di Massimo SANNELLI – I

Nel grembo d’ombre della madre.

Tutto ciò che accade, si accende, si disperde – si rivela fiamma sconosciuta all’ordine
dei giorni. Tutto ciò che accade è un corpo che tende alla visione, epifania di transito –
l’istante, ridiventato carne, che risponde in natura di specchio alla notte, all’immutato
esilio della luce. Continua a leggere→

Michele Parrella (1929-1996)

Delitto all’idroscalo
ad Pier Paolo Pasolini

Ti hanno sfigurato
in un’Italia
che più non riconosci.

E massacrato nell’ambigua
certezza che il tuo corpo
per gli altri non avrà

altro giudice
che la furia dei tuoi
fratelli infelici.

Ora anche il tuo
rimpianto
è stato ucciso.

E nessuno di noi
può credere che l’amore
ha calpestato la tua faccia,

distrutto i tuoi occhi.
Nessuno di noi può credere
che la dolcezza della tua voce

ha insanguinato la tua testa,
come un melograno che rotola
nei solchi dì novembre.

Chi ti ha ucciso
è stato pagato.
Chi ti ha sfregiato

non era stato scelto
e pagato.
Eppure gli hanno detto:

Questa volta non facciamo saltare
un treno, ma un uomo che come un treno
pieno di uva matura corre verso la pigiatura.

Dobbiamo fermare quella vendemmia,
distruggere gli acini, i mosti
di un paese che è cresciuto.

E quel corpo irriconoscibile
annegano
nel suo stesso rimpianto.

(2 novembre 1975)
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Inedito di Giancarlo Tramutoli

INTOSSICAZIONI

Ancora aggrappato alla grappa
o a quel che trovo
tanto fa lo stesso
anche se non sono ancora le undici
perché qualcuno ti fa sentire
l’ultimo degli stronzi
ridacchiandoti in faccia
e tu sai che proprio quello
che sto facendo ora
s c r i v e r e
alla fine è proprio quello
che sempre si frappone
fra me e le persone
e penso che allora era meglio
che l’evitavo la letteratura
che son più simpatici gli eroinomani
che il mondo è più paziente e buono
coi tossici che con i poeti
che alla fine può essere pure
che son più stronzi loro, i poeti.
Sicuro più tossici, mi dice lei.

29.6.07

Corrado Costa (1929-1991)

ANCORA SULLA POSSIBILITA’ PER VIVERE

Così non essere legati ad un contesto – contestare
così non aspettare revisione – restare condannati
così fuori tribù, fuori scheda o catalogo – essere salvati
come se dio nascesse preghiera per preghiera
come se ogni ostaggio impugnasse la storia
come se ogni sillaba contestasse il poema

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Apolide sodale – di Marina Pizzi

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89.
se vuoi puoi darmi apolidi consensi
brevetti di cosmesi senza uccisioni
dell’io predato al costo della data
il petto in torcia per dirmi la gioia
la noia del sopruso di perdersi di vista
alla vista
lo sguardo desto scodellato al desco
felici di licenze al finalmente più vicini:
sono stata semplicemente via e
mi chiamo marina sodale ai venti
brezza senza conto
90.
(da Rughe d’inserviente, 2007-)