Archivi categoria: Scritture

BUONA LETTURA: “Shiai e Ai. Combattimento e amore”. Lamberto Garzia

“BUONA LETTURA” 13. “Shai e Ai. Combattimento e amore“. Lamberto Garzia

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

Shiai e Ai (effigie edizioni, 2014) è certamente uno dei lavori più ispirati e compiuti di Lamberto Garzia, dove la poesia segna la storia di un amore guerriero, dei suoi abbandoni e del suo ritrovarsi, delle sue confidenze e delle sue conquiste, unicamente sotto forma di combattimento, scontro di corpi  che si annusano, si cercano e si respingono. Continua a leggere

Summertime

di Stefanie Golisch

Il romanticismo non è una scienza esatta.
Flavio Almerighi

Weltzeituhr

L’appuntamento è a una certa ora in
punto. Poi, a lui viene in mente qualcosa
e lei, all’improvviso, deve partire. Sono
laddove non mi cerchi, dice all’uomo
capovolto sotto la Weltzeituhr. Da qualche
parte sono le undici e trentacinque, un tempo
anche io avevo un cane di nome straniero.
Ma uno è di fretta e l’altro non ha tempo
da perdere. Un bambino travestito da vecchio
dice a sua madre torno presto. Oggi compie
gli anni, ma quanti non se ne ricorda. È bello
seguire il primo che passa senza pensarci.
Wie spät ist es eigentlich, chiede la donna
di antica tristezza, ma nessuno lo sa. In ogni
caso è troppo tardi per andare a dormire. Ti
amo, dice un lui distrattamente mentre lei si
volge dall’altra parte

Canicola

Quando ti dicono che questa sarà la tua
ultima estate, cosa fai? Come si può pensare
la parola ultima quando l’aria vibra di luce
e dalla finestra giunge il brusio del mercato
del sabato? Presto tu non ci sarai più e il
mercato continuerà, il caldo insopportabile,
il freddo insopportabile, il chiacchiericcio.
Mancherà soltanto una voce. Niente di che.
In quel giorno. Ma oggi è oggi. Ti sei appena
alzato. Devi ancora lavarti, tagliarti i baffetti.
Vestirti come si vestivano i vecchi quando
eri bambino tu. Più tardi scenderai in strada.
Andrai al bar a prendere un caffè. Darei la
solita occhiata ai titoli del Corriere della
sera, mentre le ragazze fuori sfidano i tuoi
sguardi. Ti levi il cappello davanti a tanto
inganno, ma non c’è nessun cappello, solo
un cane che abbaia e, quando chiudi gli
occhi, delle immagini che non narrano una
storia compiuta

In cammino verso la Marca gioiosa (VI)

di Roberto Plevano

Il giorno 7 settembre 2017 esce il romanzo Marca gioiosa, per i tipi Neri Pozza. La poesia e lo spirito ospiterà per alcuni settimane testi del materiale preparatorio.
In questa esposizione, si fa conoscenza con alcuni aspetti della teologia catara del XIII sec.

Impii autem quasi mare fervens,
quod quiescere non potest,
et redundant fluctus ejus in conculcationem et lutum.
Non est pax impiis, dicit Dominus Deus.

Gli empi sono come un mare agitato
che non può quietare
e le cui acque portan su melma e fango.
Non c’è pace per gli empi, dice il Signore.

 
Un silenzio prolungato, il vecchio chiuse gli occhi.

«Ascolta. Un re volle fare i conti con i suoi servi. Fu portato uno che gli doveva diecimila talenti. Non avendo costui di che restituirgli, il padrone ordinò che fosse venduto con la moglie e i figli e quanto possedeva, e saldasse così il debito. Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza e ti restituirò tutto. Avuta pietà del servo, il padrone lo lasciò andare rimettendogli il debito. Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui, che gli doveva cento denari e lo prese per il collo: Paga quel che devi! Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava: Abbi pazienza, ti rifonderò il debito. Ma egli non volle e lo fece gettare in carcere, finché non avesse pagato il debito. Al signore fu riferito tutto l’accaduto. Allora fece chiamare quell’uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? E lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto.»
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In cammino verso la Marca gioiosa (V)

di Roberto Plevano

Il 7 settembre 2017 esce il romanzo Marca gioiosa, per i tipi Neri Pozza. La poesia e lo spirito ospiterà per alcuni settimane testi del materiale preparatorio.
Continuazione dell’episodio sulla riva del Rodano (Rose dal latino medievale), la tremenda impressione del mare e delle navi agli occhi di un adolescente.

Impii autem quasi mare fervens,
quod quiescere non potest,
et redundant fluctus ejus in conculcationem et lutum.
Non est pax impiis, dicit Dominus Deus.

Gli empi sono come un mare agitato
che non può quietare
e le cui acque portan su melma e fango.
Non c’è pace per gli empi, dice il Signore.

 
Tre carri sostavano sulla riva del fiume presso una grande nave nera. Riconobbi il carro di Benbenisti, quello che portava la mia roba. Alcuni uomini attendevano, uomini grandi, robusti come non avevo mai visto, vestiti di rozze braghe, la pelle più nera del nero dello scafo, le braccia grosse come quelle funi di canapa intrise di pece usate per assicurare le navi nei porti. Salutarono con rispetto Benbenisti. Grandi sorrisi di denti bianchi. Grandi occhi spalancati. Sahib… sahib…. Lui si inchinò a tutti loro, rispose con tono grave in una lingua straniera. Poi li chiamò intorno e presero a confabulare come cospiratori. Non comprendevo nulla di quello che dicevano e rimasi in disparte, preso da dubbi e inquietudini. E se costoro fossero mercatanti di schiavi? E se Benbenisti trattasse la mia vendita? E se la suggestione di andare per mare si avverasse nella forma di un viaggio in catene verso i mercati d’oriente? Quei marinai mi avevano osservato con una tale curiosità… No, no, niente di tutto questo. Uno dei marinai salì a bordo e discese con un piccolo sacco. Benbenisti lo prese e tirò fuori una forma squadrata, una specie di mattone colore dell’ocra avvolto in un tessuto leggero, lino forse. Un odore pungente, come di legno resinoso, si sparse tutt’intorno. Benbenisti aprì con cura l’involto, fiutò la sostanza e approvando la ripose nel sacco. Poi ne trasse un sacchetto di tessuto lavorato. Lo soppesò con cura. Mi chiamò. Vieni, vieni a vedere, non hai mai visto cose così. E davvero non avevo mai visto nulla di simile. Dentro il sacchetto c’era come una luminosità iridescente, lattiginosa, il lume imprigionato della luna piena. Perle, disse Benbenisti, le più pure e perfette. Magie d’oriente. Un principe faticherebbe a trovare i denari per acquistarne una. Per averne tre un vescovo baratterebbe possessioni e dignità. Tu però non fare parola con nessuno.
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In cammino verso la Marca gioiosa (IIII)

di Roberto Plevano

Ai primi di settembre 2017 esce il romanzo Marca gioiosa, per i tipi Neri Pozza. La poesia e lo spirito ospiterà per alcuni settimane testi del materiale preparatorio.

Nella scena della foce del Rodano (Rose dal latino medievale), la tremenda impressione del mare e delle navi agli occhi di un adolescente.


Impii autem quasi mare fervens,
quod quiescere non potest,
et redundant fluctus ejus in conculcationem et lutum.
Non est pax impiis, dicit Dominus Deus.

Gli empi sono come un mare agitato
che non può quietare
e le cui acque portan su melma e fango.
Non c’è pace per gli empi, dice il Signore.

 
Il fiume a Beucaire – ecco il Rose, annunciò Benbenisti – è ampio e molle, tanto vasto che pare che la terra finisca. Per miglia intorno l’aria si fa frizzante e pizzica, effluvi di alghe e salmastro si spandono nella pianura e si mescolano con l’odore di paglia, pini e fiori di campo, col sole alto il ronzio delle api e sfrontato frinire di cicale, grilli gentili e lucciole all’imbrunire: il mare entra così nel paese della Provincia. Benbenisti disse che avremmo raggiunto la carovana sul far della notte. Oltre il fiume inizia il dominio del reame di Arelate.

Il Rose si apre sotto il castello e l’abitato. In questo suo tratto lambisce una larga spianata e l’approdo è assai agevole e comodo, così che decine di navi possono accostare, e subito scaricare e imbarcare le mercanzie. Quella sera il lento corso del fiume era una distesa di vele e vessilli che sbatacchiavano e oscillavano pigramente alla brezza calante, quando diventa più pungente l’odore del marino. Come guglie di chiese cattedrali, le vele puntute delle grandi navi da carico si ergevano a vedere il cielo, sopra muraglie multicolori di stoffe e tessuti e reti. Forme a triangolo, quadrilatere, e ingegnose combinazioni geometriche di angoli e lati, tese da alberi che armavano navi allungate, venute dai mari freddi del settentrione, imbarcazioni più ampie, catini profondi, scafi agili, solide murate scure delle navi saracine, navigli verdi e rossi e oro con le insegne di Vinegia, Pisa, Zena, Amalfi… Mai avevo visto tante navi. Era una scena meravigliosa.
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In cammino verso la Marca gioiosa (III)

di Roberto Plevano

Ai primi di settembre 2017 esce il romanzo Marca gioiosa, per i tipi Neri Pozza. La poesia e lo spirito ospiterà per alcuni settimane testi del materiale preparatorio.
Qui continua il dialogo teologico sul libro di Giobbe, condotta nel sec. XIII da tre rabbini in un piccolo paese della Provenza (9 agosto 2017), al cospetto di un ragazzo dodicenne – il narratore – e di un mercante (“l’uomo vestito di nero”). Si fa menzione del poeta Uc de Saint Circ.

Impii autem quasi mare fervens,
quod quiescere non potest,
et redundant fluctus ejus in conculcationem et lutum.
Non est pax impiis, dicit Dominus Deus.

Gli empi sono come un mare agitato
che non può quietare
e le cui acque portan su melma e fango.
Non c’è pace per gli empi, dice il Signore.

 

Compresi poco di quello che l’uomo intendeva dirmi, e quel poco mi confuse, come una notizia importante che non arriva, che non si sa… ma ne va della vita e della morte, di quale vita e quale morte. Colui che era stato chiamato maestro Samuele Ben Judah pareva intanto essere giunto a una qualche determinazione finale che lo aveva soddisfatto, perché la discussione era cessata.

«Sappiamo che Raphael Benbenisti – disse al capo carovana. Ah ecco, era questo il suo nome – ha portato da Barcinona i beni e le mercanzie a lui affidati, ed egli otterrà un grande guadagno nelle piazze di Lonbardia, dove tutto si vende a prezzo triplo. Non lo tratteniamo oltre il necessario. Il viaggio procede sotto un buon comando e sotto buoni auspici, se la bufera che oggi devasta la Provincia narbonense non ha interrotto il vostro cammino. A Montpelhièr, ci è stato detto, avete preso sotto tutela e protezione un familiare del maestro Mesulla Ben Jacob. Sta forse fuggendo? È costui un perseguitato dei nemici della fede? Possiamo essere di qualche aiuto?»
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In cammino verso la Marca gioiosa (II)

di Roberto Plevano

Ai primi di settembre 2017 esce il romanzo Marca gioiosa, per i tipi Neri Pozza. La poesia e lo spirito ospiterà per alcuni settimane testi del materiale preparatorio.
Il dialogo descrive una serrata discussione teologica sul libro di Giobbe, condotta nel sec. XIII da tre rabbini in un piccolo paese della Provenza.

Impii autem quasi mare fervens,
quod quiescere non potest,
et redundant fluctus ejus in conculcationem et lutum.
Non est pax impiis, dicit Dominus Deus.

Gli empi sono come un mare agitato
che non può quietare
e le cui acque portan su melma e fango.
Non c’è pace per gli empi, dice il Signore.

 

I cenni dell’uomo in nero provocarono però un’improvvisa discussione con i tre che ci avevano accompagnato dentro Lunel. Discussione che non compresi, perché condotta in una lingua che non avevo mai udito. Mentre quelli confabulavano interrompendosi l’un l’altro, alzando le voci, gesticolando, il capo rovistò in un baule e tirò fuori un pesante volume rilegato, una cosa di gran lusso.

«Oggi poco rimane dei tesori della sapienza in Al Andalus. Abbiamo fatto ricopiare il libro del rabbi Ben Maimon dai saggi che ancora vivono a Cordoba. La gran città ha i giorni contati, nessuno difende le mura.» Parlò nella lingua della nostra Provincia.

Il più anziano dei tre annuì gravemente. Si fece dare il libro. Là dove stava, accanto al suo mulo in mezzo alla via, con i carri che intanto passavano, prese a sfogliarlo con grande lentezza. Sembrò allora che per lui solo il mondo circostante arrestasse il corso.
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109. Di lì a poco


Non che la vita non fosse piena di sorprese: ma l’asse portante si era rovesciato, dall’esterno all’interno. Da bravi introversi, eravamo sempre più a contatto con gli archetipi, e principalmente con l’Archetipo del Sé, il Cristo. Il nostro, con Lui, era un dialogo continuo, serrato, come se avessimo compreso che la chiave si celava in questo trait d’union, nell’aggancio di ogni cosa a Lui, che dava senso, forma, proporzioni al tutto. Cos’era il peccato, se non il distacco tra l’esperienza e Cristo? Non era precisamente questa l’intersezione con la colpa originale? Non nasceva da qui la superbia diabolica – dunque, etimologicamente, divisoria – che aveva prima innalzato l’uomo nell’euforia di un’indipendenza senza limiti, sprofondandolo, poi, nell’angoscia di un amaro isolamento?
Sentivamo Gesù presente, in ogni istante, interlocutore attento, delicato, sempre pronto a soccorrerci nelle nostre défaillances, nei momenti di rabbia o di sconforto. Tornava l’idea fondamentale che nell’amore tutto è collegato, nel senso di connesso a Lui, l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine, il codice con cui decifrare anche le pagine più astruse della storia.
Da qui scaturiva un ottimismo che sembrava impossibile, grottesco, in una fase come quella, in cui il mondo danzava sull’orlo dell’abisso, inconsapevole di ciò che sarebbe accaduto, di lì a poco.

Creavo lacrime artificiali con la saliva – di Max Ponte

Creavo lacrime artificiali
con la saliva
e le dispensavo 
ai tuoi occhi che
pativano diserti
eri la mia Indonesia
e il mio oriente nelle
alture gli elephanti
i declivi nei regni
serenissimi di
navigatori di pianura
creavo lacrime artificiali
con la saliva e le
dispensavo ai tuoi occhi
di mandorla estiva

***

poesia inedita, per info e pubblicazioni  consultare il blog dell’autore

In cammino verso la Marca gioiosa (I)

di Roberto Plevano

Ai primi di settembre 2017 esce il romanzo Marca gioiosa, per i tipi Neri Pozza. La poesia e lo spirito ospiterà per alcuni settimane testi del materiale preparatorio.
Il primo è un episodio della vita di Gervasio di Tilbury (Gervasius Tilleberiensis, 1155 – 1234), liberamente tratto da Radulphi de Coggeshall Chronicon Anglicanum. De expugnatione terrae sanctae libellus. Thomas Agnellus De morte et sepultura Henrici regis Angliae junioris. Gesta Fulconis filii Warini. Excerpta ex otiis imperialibus Gervasii Tileburiensis, London 1875.

Impii autem quasi mare fervens,
quod quiescere non potest,
et redundant fluctus ejus in conculcationem et lutum.
Non est pax impiis, dicit Dominus Deus.

Gli empi sono come un mare agitato
che non può quietare
e le cui acque portan su melma e fango.
Non c’è pace per gli empi, dice il Signore.

 

Al cammino ascoltando storie allora. I racconti su Arelate serpeggiavano tra un carro e l’altro. Ad Arelate il maresciallo dell’Impero chiudeva un occhio, e anche l’altro, davanti a ogni nefandezza del vescovo. Il maresciallo era un anglico, un chierico di nome Gervasio: alla frequentazione dei cittadini preferiva la compagnia dei suoi libri. Altre compagnie aveva ricercato in gioventù.
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Breve lettera dalla frescura_

Mi nascondo. Nel fondo dello Zorio, nel catòio più fresco ci possa essere. Per ciascuno il proprio è sempre il catòio più fresco, l’utero più sicuro per l’olio il vino il pane.
Fuori c’è tanto, tanto fuoco. Qualcuno, un maligno – non il Maligno -, ha inteso ucciderci ulivi e pergole, per uno sbenno una guardata un debito un affare perso.
Mio padre l’anno scorso l’aveva salvato il vicino confinante che ci gratta le armacìe per allargarsi; quest’anno abbiamo pulito al raso il campo, che ci puoi apparecchiare e mangiare.
Ma non sai se salvarsi dal selvatico sia il miracolo, perché anche un fuoco diventa selva danzante, perché neanche le case a grappolo possono essere difesa e nido.
Anche il nido muore con ogni albero.

Uomo – di Blas de Otero

Nel corpo a corpo, con la morte lotto,
e chiamo Dio sull’orlo dell’abisso.
Quel suo silenzio è denso di boato
che soffoca la voce nel vuoto inerte, fisso.

Dio, se devo morire, la mia voglia
è che – di notte in notte – tu sia desto
udendo la mia voce alla tua soglia,
clamante graffio all’ombra e buio pesto.

La mano innalzo, mentre la incateni.
Gli occhi sbarro, sacrifici vivi.
Ho sete ed ogni spiaggia è presto sale.

L’umano, con l’orrore a piene mani.
Essere – e non essere – eterni, fuggitivi.
Ancora angeli con ali di catene.

***
Ripropongo una mia traduzione (con modifiche) di un sonetto di Blas de Otero (Bilbao 1916 – Madrid 1979). Segnalo, altresì, l’ampia voce sullo stesso sulla versione spagnola di Wikipedia.

Premio nazionale di letteratura rurale “Parole di Terra”

Premio nazionale di letteratura rurale “Parole di Terra”

Regolamento IV Edizione (2017)

  1. Pentàgora edizioni (pentagora.it) e l’Associazione Culturale Parole di Terra promuovono il Premio Nazionale di Letteratura Rurale PAROLE DI TERRA – quarta edizione, da assegnare a opere inedite in lingua italiana dedicate al mondo rurale e alla cultura contadina, con due categorie di premiazione:
  2. a. Premio Parole di Terra per la letteratura rurale (da 150.000 a 400.000 caratteri spazi compresi), aperto a opere di narrativa, saggistica, memorialistica e a raccolte di racconti. Sono considerate inedite anche le opere stampate senza codice isbn;
  3. b. Premio Parole di Terra per racconti brevi (entro 15.000 caratteri spazi compresi).

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Federica Giordano – UTOPIA FUGGIASCA

Proponiamo alcuni testi, assai interessanti, di Federica Giordano, dalla sua raccolta UTOPIA FUGGIASCA (Marco Saya editore , Milano, 2016).

Luoghi bianchi

Pochi i luoghi dove non nidifica il ribrezzo:
gli occhi del cavallo – ossi di nespola
il pianoforte e la scordatura avorio,
il sorriso alla sconosciuta.
Il volo del nibbio sulle case,
la giornata lenta di Morano.

 

Risveglio

Pesante il tuo braccio sulle gambe
dissotterra un bisogno cavo.

Le mura diventano scarne,
pareti tonde di conchiglia.

Insieme abitiamo
il colore canuto di una salina.

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Brilla brilla la scintilla


di Barbara Pesaresi

In uno di quei giorni che non mi prende la malinconia, come cantava la Vanoni, bensì l’irrefrenabile impulso che spinge l’azdòra che c’è in me verso un angolino della casa  da troppo tempo trascurato, che cosa trovo? Un libretto color del glicine, smilzo, dal titolo “Brilla brilla la scintilla”; uno di quei libri fatti stampare in tipografia, da regalare a parenti, amici e far viaggiare di mano in mano. Stava lì, tra vecchi calendari  che mi ostino a conservare non si sa perché, come custodito dal tempo. Continua a leggere

La poesia di Billie Holiday


Attorno alla graphic novel Blues for Lady Day

di Guido Michelone

La graphic novel è un genere nuovo che, da qualche anno, trova nella musica jazz una fonte ispirativa notevole – in Francia ad esempio c’è una collana intera, BD Jazz Edictions Niocturne, dedicata ai grandi jazzisti raccontati dai migliori cartoonist locali – essendo il disegno a fumetti particolarmente indicato (come trame, forme, inquadrature, colori, scene) nel tratteggiare su tempi lunghi le vite dei musicisti nel privato o a contatto con il pubblico. Continua a leggere

Guardare sempre dall’alto del commiato*

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Guardare sempre dall’alto del commiato: si salutino isole-sorelle o la Montagna, o i vortici e le fere tra le due terre nel Canale, c’è sempre questo andare verso l’alto, l’alto di un oltre della perdita e della pienezza.
Così si saluta e si parte, nell’attesa di un ritorno, che sia fatto di nuova luce cui attingere, della stessa luce, sempre uguale e sempre nuova.
Un po’ più a sud della città, in passato, l’alto era il Sant’Elia, il luogo degli anacoreti dimenticati: mio padre mi ci portò da ragazzo, a raccogliere origano ed asparagi, e, già che c’ero, a gettare l’occhio distratto sulla visione. Anche allora la sera prendeva il sopravvento, perché felicità e distacco erano sposi.