Archivi categoria: Scritture

Penna e la felicità di essere diverso

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di Nicola Vacca

Finalmente giustizia è stata fatta per Sandro Penna. Uno dei più grandi poeti del Novecento entra a far parte dei Meridiani con un volume corposo che comprende tutta la sua opera. Poesie, prose e diari per un totale di 1600 pagine( a cura di Roberto Deidier). Un omaggio doveroso, anche se arriva in ritardo, a un poeta immenso che per troppo tempo è stato dimenticato.

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Nasce la collana Z a cura di Nicola Vacca per i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno

Nasce per i tipi de I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno la collana Z a cura di Nicola Vacca. L’obiettivo che si nutre dell’esperienza, della sensibilità  e professionalità pluriennale nel mondo del giornalismo culturale d’opinione, della militanza e vita poetica e letteraria del curatore Nicola Vacca portata avanti nel tempo anche con il suo blog tra i più visti in Italia (Zona di disagio), vuole essere un universo altro dove codici, tracciati semantici e stilistici tra i più vari potranno trovare il loro posto e la loro dignità.  La prima pubblicazione selezionata  e proposta da Nicola Vacca, che vedrà la luce nella prima metà di novembre 2017 nella collana Z è quella di Donato Di Poce firma autorevole nel panorama culturale italiano dal titolo Lampi di Verità con la prefazione del filosofo Alessandro Vergari.

“Sono orgoglioso di aver avviato con Nicola Vacca, cultore di Cioran e poeta che stimo e apprezzo moltissimo – dichiara l’editore Stefano Donno – questa collaborazione in puro spirito di autentica solidarietà poetica e culturale. La convinzione che la casa editrice si sia dotata di un ulteriore mezzo culturale di grande qualità ci rassicura sul fatto che il nostro marchio inserito nel segmento della micro editoria italiana lavori lentamente ma con grande forza, purezza e autenticità”

Donato Di Poce, (Nato a Sora – FR – nel 1958 ma residente dal 1982 a Milano ). Poeta, Critico d’Arte, Scrittore di Aforismi, Fotografo.  Artista poliedrico ed ironico ma dotato di grande umanità, si è imposto all’attenzione del pubblico e della critica con la pubblicazione di una collana di 5 portfolio dal titolo: TACCUINO BERLINESE – East Side Gallery , Félix Fénéon Edizioni, Ruvo di Puglia (BA), 2009 dedicata al muro di Berlino. In un suo celebre aforisma ha scritto: “Il Poeta vede l’invisibile/Il Fotografo fornisce le prove”.

I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno (iQdB Edizioni di Stefano Donno)

Info link – http://www.iquadernidelbardoedizioni.it/

L’isola misteriosa. La Biblioteca dei libri inutili. N. 9

 

 

Come per l’idea rimasta incompiuta di realizzare un Catalogo delle idee chic, che avrebbe dovuto essere il seguito e la conclusione del romanzo Bouvard e Pécuche di Flaubert, letture e proposte di libri singolari eppure dimenticati.

Un popolo di formiche, Tommaso Fiore (1952)

C’è una corda civile che lega Torino al Mezzogiorno, oltre e prima la catena operaia dell’emigrazione. Torino e la cultura azionista di cui fu guida Piero Gobetti; il Sud ed il meridionalismo di Gaetano Salvemini. Se Gobetti ebbe come maestro lo storico pugliese; Tommaso Fiore, il cantore dell’epopea contadina delle genti pugliesi, ebbe come maestro il padre della Rivoluzione liberale. Ma Torino fu anche la città di Carlo Levi, del cui Cristo si è fermato ad Eboli l’opera di Fiore rappresenta un’ideale anticipazione.

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Ciao Severino!

“Editoria è conoscenza degli uomini. E la bellezza, la chiave di questo lavoro è che deve essere premiata l’intelligenza, che a sua volta proprio dal rapporto con gli uomini, oltre che dei testi, si alimenta” .
Giulio Einaudi
(La citazione è tratta dal
Colloquio con Giulio Einaudi, libro imprescindibile ed emozionante curato da Severino Cesari e pubblicato da Theoria nel 1991 e da Einaudi nel 2007.

Severino Cesari non c’è più, se n’è andato mercoledì. Il suo ultimo post su Facebook è del 14 ottobre; rispondeva idealmente a quanti, tantissimi, chiedevano, aspettavano sue notizie su una bacheca che è e sarà fra le più belle, profonde e intense nella storia italiana dei social. Era ammalato, sempre di più, ed era grato, felice, solare, sempre di più. Come se dalle tantissime (troppe) sfide affrontate, alcune vinte, alcune pareggiate, traesse coraggio, grinta, amore da dare, più che riceverne. E ne riceveva tanto, da chi lo conosceva personalmente, da chi ha lavorato con lui, da chi lo seguiva su Facebook e sperava, un giorno, di poterlo abbracciare. Continua a leggere

New entry

Segnaliamo l’ingresso in redazione di Luigi Maria Corsanico, che si è guadagnato sul campo, con le sue splendide interpretazioni di testi letterari, la cittadinanza onoraria di Lpels.
Benvenuto Luigi!
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“Per quanto vi diciate assolti” di Ivano Porpora

PER QUANTO VI DICIATE ASSOLTI

A cura di Ivano Porpora, che ringrazio.

LARNED, CARTER (HEADLIGHT), 1904, work clothes for train engineer

Due parole sulla questione Weinstein, ma non solo.
Ho avuto modo di rifletterci allontanandomi dall’Italia per tre giorni per motivi di lavoro – sono stato in Francia a Loriol-Sur-Drôme, un paesino di 5800 abitanti e nessun bar o forse uno; al ritorno, dopo due notti di sonni saltati e connessioni ballerine, ho visto che l’hashtag #quellavoltache è stato sostituito da #metoo (per comodità, per dargli una immagine più internazionale, perché proposto fuori confine: non lo so).
La cosa che ho pensato è che, come spesso succede, le riflessioni che sono giunte hanno creato una sorta di diversione rispetto al tema principale. Qualcuno si è attardato sulle differenziazioni tra violenza e molestia (è il caso di ripeterle?), qualcuno sul fatto che la differenza tra provarci e molestia è sottile (e sì). Qualcuno ha suggerito che ogni maschio sia sottilmente molestatore, cosa che mi rifiuto anche solo di prendere in considerazione.
Il mio pensiero per poter essere discusso ha bisogno di tre punti fermi, e non prescinderò da questi tre punti fermi in alcuna risposta (ossia: se dovessi venire tirato in ballo in qualsiasi commento che neghi i tre punti fermi, non perderò il mio tempo rispondendo). Continua a leggere

Sporcarsi col tempo per partecipare alla vita. La fine del Diario di Sarah Manguso

Andanza

I libri di Sarah Manguso – Andanza è il secondo tradotto in Italia, sempre da Gioia Guerzoni, sempre per NNE – rappresentano per il lettore una sfida con i propri pensieri più intimi, uno scavo sottopelle operato con quello strumento multiforme che è la prosa dell’autrice americana. La Manguso che finora abbiamo conosciuto (più tardi NN pubblicherà anche certi racconti, quelli di Hard to Admit) non scrive fiction, ma neppure semplici memoir o saggi. Andanza, come Il salto (in Italia nel 2016), rappresenta una prosa filosofica, strutturata a guisa di aforismi, a tratti, di mezze pagine di diario, di annotazioni, di chiose illuminanti fatte di quella stessa tagliente epifania che si legge in certi poeti ermetici. Continua a leggere

Paura che non lascia senza parole

Parla, mia paura, Simona Vinci, Einaudi Stile libero Big, 2017

L’equilibrio tra paura e coraggio è uno dei lavori di accordatura costante che ciascuno di noi esercita ogni singolo giorno.

Quando si ha paura ci si sente disorientati, la vita perde il suo centro e ci si sente sbilanciati, sull’orlo di un precipizio, come la donna nella stupenda copertina di Re Falcinelli.

Simona Vinci, in dieci capitoli, ha dato una voce profonda e generosa alle sue paure, prendendoci tutti per mano; per farci capire meglio come affrontarle? Per condividere un’esperienza? Per dirci in faccia ciò che non avremmo il coraggio di chiedere, o di ascoltare, di fronte a un parente, un amico depresso o che progetta di morire? Per capire come affrontare le angosce?

L’autrice ha dato voce alle paure, ai sentimenti sepolti sotto quel tappeto dell’anima che si cerca di non spostare mai. Perché quando si sposta, vengono fuori i mostri. Continua a leggere

Salgari al Borgo Medievale di Torino

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di Max Ponte

Si è aperta al Borgo Medievale di Torino “Salgari. Il viaggio continua…” una piccola grande mostra su Emilio Salgari, dopo quella già dedicata al libro Cuore. L’allestimento è stato realizzato nella piccola chiesa del Borgo (il Borgo Medievale, ricordiamo, è  il capolavoro neogotico di Alfredo D’Andrade costruito in occasione dell’Esposizione Generale Italiana del 1884). Potrete ammirare in particolare libri d’epoca e alcuni documenti autografi di Salgari, che visse a Torino e di cui si ricorda ancora la casa in corso Casale dove è presente una targa che lo ricorda. Lo scrittore è noto ai più soprattutto come autore della saga di Sandokan animati dal celebre Kabir Bedi, ma tante sono le opere dell’immaginifico Salgari che senza viaggiare descrisse con dovizia di particolari anche geografici le lande dei suoi romanzi. Si riporta nella mostra anche la Cabiria del film di Pastrone, poetata da D’Annunzio, con un soggetto tratto per buona parte dalla “Cartagine in fiamme”.

Una mostra che assomiglia alla vetrina di una libreria antiquaria e anche per questo particolarmente adorabile, realizzata grazie ai prestiti del MUSLI – Museo della Scuola e del libro per l’infanzia.

L’ingresso alla mostra è libero, potete visitare “Salgari. Il viaggio continua…” al Borgo Medievale di Torino dal martedì alla domenica, dalle ore 10 alle ore 18, dal 28 settembre 2017 al 18 febbraio 2018.

Per visitare invece il Borgo e la Rocca consultate il sito qui

Foto di copertina M.P.

Il tempo e il carciofo

ordine del tempo

Il tempo di Carlo Rovelli perde strati come i libri-carciofo indicati da Italo Calvino – Gadda, Rabelais, per dirne due soli tra i grandiosi epos del Moderno –, perché è la realtà stessa a presentarsi “ai nostri occhi multipla, spinosa, a strati fittamente sovrapposti”. Ci sono tuttavia affinità e differenze: i libri-mondo che Calvino cercava di sfogliare (nel senso etimologico del termine) assomigliano, certo, al concetto di tempo che Rovelli sfronda – più per noi non addetti ai lavori che per la comunità scientifica –, e tuttavia il procedere di Calvino puntava dritto allo svelamento della complessità (che sempre fugge come l’Angelica dell’Ariosto), mentre L’ordine del tempo di Rovelli (Adelphi, pp. 207, € 14), almeno in apparenza, procede, consonamente al rigore della prosa divulgativa, non solo alla razionalizzazione ma anche alla semplificazione – intesa come pulizia – di un concetto sul quale troppe sbavature si sono sedimentate. Continua a leggere

LETTERA APERTA AL CASEIFICIO DI PASTORELLO DI CUPI, NEL COMUNE DI VISSO (MC)

Gianluca Bonazzi ha scritto questa “lettera aperta”, in vista della visita di sabato 30 settembre, insieme al Sindaco di Monzuno, in rappresentanza del suo comune, a Visso di Macerata, paese colpito dal terremoto.
Monzuno ha adottato un caseificio importante, Pastorello di Cupi, proprio nel comune di Visso.
La lettera sarà letta all’inaugurazione e verrà distribuita. Ecco il testo.

Caro Pastorello,

intanto si può dire che mi sembra di scrivere a Gesù Bambino la lettera per Natale, oppure ad uno di quei pastorelli che, quando c’era una volta, alternava il tempo della scuola con quello di portare le pecore a pascolare.

Altri tempi e spazi, impossibili quasi da immaginare oggi, perché riguardano tutto un altro mondo, di cui ogni tanto però dovremmo ascoltare delle storie, perché c’è qualcosa di epico in esse che potrebbe insegnarci molto, come accade ancora coi canti di Omero e della Divina Commedia.

Io sono il Ravanatore Poetico, cioè scovo elementi di poesia e di creatività nella vita di ieri e di oggi, credendoli fondamentali per l’animo umano, quando invece nessuno li nota più.

Un “pastorello” del pittore Stefano Bruzzi (1835-1911) (da archimagazine.com)

Se il mondo contadino evocava la casa e la terra attorno lavorata, quindi una vita sedentaria scandita dal ritmo ciclico, quello della pastorizia evocava il cielo sotto cui le persone attraversavano terre, perciò una vita nomade scandita da ritmi completamente diversi, anche irregolari.

In comune avevano una tensione per la vita che oggi ci risulta estranea, precaria, povera, anche misera, affamata, ma che in un certo modo sta dolorosamente ritornando, sotto altre forme.

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ORESTE VERRINI, “LA VIA FRANCIGENA DI MONTAGNA”

Oreste Verrini, La Via Francigena di Montagna, Edizioni dei Cammini, 2017

(le illustrazioni qui riportate sono di Chiara Fabbri Colabich; il testo è di Oreste Verrini)

 

La passione per la letteratura di viaggio nasce, per caso, ai tempi dell’università e non ricordo un elemento scatenante, come un compagno di casa o di corso amante di quel genere, dal quale prese forma. Ricordo invece Le Vie dei Canti di Bruce Chatwin come il primo libro, un caposaldo della letteratura e forse nemmeno il più semplice da cui iniziare. Ma fu In Vespa di Giorgio Bettinelli ad aprirmi un mondo fatto di strade infinite, di racconti e persone incontrate, di lingue diverse, sorrisi e curiosità, seminando dentro di me quel seme che germoglierà solo molti anni più tardi.

Figurarsi come possa essermi sentito, immaginando i viaggi di quelle persone, il loro toccare con piede luoghi e nazioni sempre nuovi a centinaia di chilometri da casa, mesi e mesi lontani dalla famiglia e dagli affetti, spinti da una insaziabile sete di curiosità e di avventura.

Quale complesso di inferiorità mi abbia assalito quando ho realizzato di come il mio libro, La Via Francigena di Montagna, parli di un cammino fatto nella terra dove sono nato ed il percorso si sviluppi a pochi chilometri da dove sono cresciuto. Per un lungo periodo di tempo mi sono sentito un “viaggiatore” inferiore – non solo uno scrittore e narratore – per la vicinanza del luogo camminato, in senso metaforico il mio giardino di casa, per i pochi giorni, alla fine solamente dieci, per la relativa semplicità, zone conosciute e prive di pericoli e difficoltà oggettive. Continua a leggere

Zadoorian viaggia contromano con Virzì

Quest’anno a Venezia vengono presentati film importanti, come sempre, film che meritano attenzione; e film che escono fuori dalle pagine di libri stupendi; in particolare, personalmente faccio il tifo per due: uno, diretto da Ritesh Batra, e interpretato da Robert Redford e Jane Fonda, è tratto da Le nostre anime di notte di Kent Haruf, pubblicato in Italia da NN editore e tradotto da Fabio Cremonesi; l’altro è The Leisure Seeker, nato dalla lettura di Paolo Virzì del libro di Michael Zadoorian, tradotto da Claudia Tarolo e pubblicato nel 2009 da Marcos y Marcos, e portato al cinema da Helen Mirren e Donald Sutherland.
Haruf è sul mio comodino, e presto lo leggerò; a In viaggio contromano sono particolarmente affezionata dal primo momento in cui la fortuna lo ha fatto capitare tra le mie mani. Spero (e sono sicura) che Virzì abbia fatto un buon lavoro, e intanto propongo una mia lettura “a caldo” di qualche anno fa. E preparo i fazzoletti!

Non sta a noi giudicare.

Non sta a noi giudicare se sia o meno opportuno che una coppia di anziani malandati parta a bordo di un vecchio camper – il Leisure Seeker – e percorra la ormai poco battuta “Historic Route 66”, highway rimpiazzata negli anni Ottanta e che una volta collegava l’Est con l’Ovest, Chicago con Santa Monica, per arrivare da Detroit a Disneyland. Non sta a noi giudicare se sia il caso di scegliere una vita “contromano”, contro le regole, contro il sentire comune e la convenzione sociale che ci porta a “pensarci” troppo spesso con la testa degli Altri.

A noi sta solo leggere, ascoltare la voce narrante di Ella e appassionarci alla storia.

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a quest’ora

A quest’ora
Pesante, ad ogni ora del pianeta,
Ci sono ore ed ore
In cui recintano campi
In tutta Europa, e alzano muri,
E in ogni mare, nostrum e altrui,
E in ogni plaga o landa
Che si vieta a umani
Senza consòlo, luoghi resi bui,
Filo spinato o meno,
Menti o premanufatti cementizi.
Gli americani, poi, sono più duri:
Come nei fatui western hanno vizi
Da buoni e cattivi, prigionieri
Dell’eterno, ritinto riporto della verità,
Quella che è per me chissà
Cosa e come,
Sparuta come un profugo da guerre,
Come mio padre ieri,
Senza più un nome.

(rileggendo Vittorio Sereni)

quartine di media estate


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Un suono costante di biscotti, al burro
Nzuddhi frolle ciambelle zuccarate piparelli,
Momenti che croccano, spezie e zucchero,
Dai paesi che crollano, ciottoli, dai colli.
*
Stanotte sogno Ntinnammare,
Sogno le doppie acque giù al Pilone
Con lunghe bracciate io che non so nuotare
E mio padre che guarda da Filione.
*
Nel chiaro andavamo, io, in un sonno assorto,
Io e mio padre la domenica mattina,
All’approdo dei pescherecci al porto,
A una manna di pesci, all’altomare prossimo
al centro di Messina.
*
In collina eravamo bianchi,
Scendevamo al mare con un passaggio,
Risalendo sporchi di sale e stanchi,
I dodici anni un atto di coraggio.

In collina eravamo anche stanchi
Del tempo fermo nel solito raggio
Dell’abitudine, ma col paesaggio negli occhi
Nascevamo sempre a un eterno maggio.
*
I padri archiviavano i torti
nella pace a terrazze degli orti,
una pace a portata di mano,
all’alba, quand’era più piano l’umano.
*
Ho atteso certi antichi passi
Sotto le magnolie in San Leone –
All’ombra, come se inventassi
Come si cerca la scusa l’occasione.

In times of terror and war

di Stefanie Golisch

the end of the world; in which we live forever.
Thomas McGrath

Unsteady light over the tabby cat Berlin.
Summer, they say. A man hanging origami
parrots in a white birch long the alley. Life
runs slower while I’m watching him from
the café on the other side of the street. Friday
morning, breathing beauty and shame in the
steady rhythm of a parrots uncertain
paper heart Continua a leggere

In cammino verso la marca gioiosa (VII)

di Roberto Plevano

È finalmente in libreria il romanzo Marca gioiosa, per i tipi Neri Pozza. Il 12 settembre, alle 18:00, Palazzo Chiericati, Vicenza, Cesare Galla e Roberto Cuppone presenteranno il libro insieme all’autore. La poesia e lo spirito ha ospitato per alcuni settimane testi del materiale preparatorio.
Qui si narrano, da una prospettiva esterna alla respublica christiana della società del tempo, gli eventi che precipitarono il conflitto tra il conte di Tolosa e il papato, offrendo il pretesto per la crociata contro i Catari.

Impii autem quasi mare fervens,
quod quiescere non potest,
et redundant fluctus ejus in conculcationem et lutum.
Non est pax impiis, dicit Dominus Deus.

Gli empi sono come un mare agitato
che non può quietare
e le cui acque portan su melma e fango.
Non c’è pace per gli empi, dice il Signore.

 
Diceva Benbenisti che nell’ultimo tratto del corso del Rose i venti soffiano davvero forti, più rapidi dei cavalli selvaggi che vagano tra le dune e i canneti. Gli uomini qui sembrano concepiti e generati come otri gonfiati dal vento. Sono vanitosi, incostanti, oltremodo mendaci e non tengono le promesse.

Diceva Benbenisti che tra questi uomini il più vanitoso, mendace e spergiuro era il vescovo di Arelate Michele da Morese, il cui unico scopo nella vita pareva quello di diventare padrone della città, e che per sette anni aveva ordito schemi e intrighi contro i nobili, le famiglie, i cittadini del Consiglio e gli altri religiosi.

«Contro i religiosi?» domandavano gli uomini della compagnia.
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