Una canzone

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da qui

Lo conosci il deserto, quello vero,
quando tutto, all’intorno, sembra morto,
quando l’ultimo stelo si ripiega
con un rantolo lieve, come quando
l’uccellino compie l’ultimo balzo
e soccombe, cercando la compagna?
Solo allora ti accorgi che la verde
vallata di cui t’avevano detto,
la tua rivoluzione, scritta dentro,
non era che un miraggio, solo il sogno
di un amore perduto, una canzone.

I LIBRI DEGLI ALTRI n.79: Il “senso del verso”. Valeria Serofilli, “La parola e la cura”

Valeria Serofilli, La parola e la curaIl “senso del verso”. Valeria Serofilli, La parola e la cura, note critiche di Gianmario Lucini, con una raccolta inedita, Novi Ligure (Alessandria), Puntoacapo Editrice, 2010

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di Giuseppe Panella

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Questa monografia a cura di Gianmario Lucini rende conto in maniera precisa dell’ormai rilevante produzione di Valeria Serofilli, significativa poetessa pisana e infaticabile quanto coraggiosa operatrice nel campo della diffusione della poesia (soprattutto con l’organizzazione degli Incontri Letterari presso il “Caffè dell’Ussero”). Ma, a parte questo aspetto importante della sua attività, non si può negare che la Serofilli abbia, nella sua pratica di scrittura, una forte consapevolezza della sua poetica di fondo e della sua capacità di manifestarla durante la sua realizzazione sotto forma di versi lirici. Come scrive lo stesso Lucini nel testo introduttivo alla raccolta:

 

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Provocazione in forma d’apologo 265

Da bambino, un giorno che vagabondava con il suo cane, s’imbatté in un piccolo incendio. Subito spedì Fido, un botolo di provata intelligenza, a cercare soccorsi, e lui si diede a versare sulle fiamme acqua attinta da un vicino rivo col secchiello che portava sempre con sé, insieme a tutto l’armamentario “per le emergenze”.
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The Best American Short Stories 2013

Unknown

Daniel Alarcón, Charles Baxter, Junot Díaz, Gish Jen, Sheila Kohler, David Means, Alice Munro, Suzanne Rivecca, George Saunders e molti altri: è particolarmente ricca di voci non solo emergenti ma anche internazionalmente riconosciute questa edizione di “The Best American Short Stories 2013”, e l’immagine che alla fine resta, nella mente del lettore, è quella di una raccolta la cui varietà tematica, stilistica e strutturale non ha molti termini di paragone nel mondo.
Quest’anno, al contrario di quando fatto per le edizioni passate, ho deciso di sostituire la mia usuale recensione (trovate alcuni dei miei articoli precedenti qui e qui) con quello che Elizabeth Strout, che è la guest editor del 2013, scrive nell’Introduzione.
È raro che al lettore italiano sia data la possibilità di leggere la versione originale dell’Introduzione scritta per l’edizione americana di questa raccolta, ragione per cui sono convinto che le parole della Strout possano essere di grande interesse per capire su quali principi si costruisca oggi il valore di un’opera di short fiction in America.
“The Best American Short Stories” è un’antologia di storie brevi che viene pubblicata dal 1915 da Houghton Mifflin Harcourt – e di cui dal 2007 è editor fisso Heidi Pitlor – e che negli ultimi (quasi) cent’anni ha fatto conoscere al grande pubblico scrittori rimasti nella storia della letteratura non solo americana. Elizabeth Strout, invece, è per chi non lo sapesse una scrittrice statunitense che tra i vari riconoscimenti ha ottenuto il Premio Pulitzer per la narrativa con “Olive Kitterige” (2009) romanzo col quale ha anche vinto il Premio Bancarella in Italia (“Olive Kitterige”, Fazi Editore, 2010, traduzione di Silvia Castoldi).
Ecco qui di seguito l’Introduzione della Strout (la traduzione in questo caso è mia) con annessa l’implicita assicurazione (anche questa del sottoscritto) che le storie brevi in essa contenute sono tutte meritevoli della vostra attenzione.
Buona lettura.

 

C’era un tempo in cui il telefono era una cosa appesa a un muro o posata su un tavolo, e quando squillava non avevi idea di chi stesse chiamando. “Pronto?” Ovviamente ognuno aveva una sua maniera per dirlo: quelli che come mia nonna si aspettavano sempre un disastro lo dicevano con quieto timore. Quelli che invece volevano sembrare amichevoli (mia madre) con una sorta di benevola allegria: “pronti!” O ancora, un adolescente un po’ insicuro avrebbe borbottato “pro-nto?” Era più una domanda che un benvenuto. Prima dell’avvento delle Continua a leggere→

Vivalascuola. La congiura contro i giovani

Fotogramma per fotogramma, al rallentatore, con la crudeltà che serve, la congiura ci appare più evidente. Conformismo, cinismo, disincanto, narcisismo, esibizionismo, consumismo, alcolismo… qualunque sia la forma di rinuncia alla sfida di una vita autentica di cui sono stati tacciati i giovani non è che un ultimo fotogramma di una storia già scritta e non diretta da loro. (Stefano Laffi, La congiura contro i giovani. Crisi degli adulti e riscatto delle nuove generazioni, Feltrinelli 2014)

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79. Un orizzonte nuovo

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Faticavamo a trovare il passo giusto: bastava che lei fosse attaccata dal nemico per mettere in azione il meccanismo perverso dell’orgoglio, la presa di distanza che attizzava la paura di perdersi, il dubbio, l’orrore del vuoto scaturito dai fatti infelici del passato, che ancora gettava la sua ombra sulla pianta bisognosa di luce e di calore. Continua a leggere→

Oltre

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Da qui si vede tutto. La facciata
del mondo è trasparente. Non c’è più
la rabbia dello scontro, la tensione
mortale di paure e resistenze,
ma la resa a chi solo può guardare
dall’una e l’altra parte, riallacciando
i nessi lacerati nella trama
disfatta dal peccato. Da quassù
l’odio diventa compassione, l’urlo
di guerra si trasforma nella lenta
gestazione di un sogno appena nato.

Gli ‘evoluti’ e gli ‘abbandonati’ di Telmo Pievani

Pievani Telmo
di Guido Michelone

Il nuovo testo del filosofo Telmo Pievani, Evoluti e abbandonati, richiede una lettura impegnativa, senza distrazioni e forse con un minimo di conoscenze storiche, biologiche, scientifiche, antropologiche, benché, fin dalla bella copertina di Tullio Pericoli (e dall’inserimento nella collana ‘Passaggi’ di Einaudi), venga spacciato come libro di divulgazione: e in effetti opera didattica lo è, ma ad altissimi, serissimi, profondissimi livelli sia per l’indiscussa competenza dell’Autore – professore di Filosofia delle Scienze Biologiche all’Università di Padova – sia per l’argomento trattato – il darwinismo ‘ieri’ e soprattutto ‘oggi’ – con un linguaggio e un’argomentazione che richiedono, a loro volta, uno sforzo di dialettica e di ragionamento, del resto voluto e inseguito da Darwin medesimo. Continua a leggere→

Spine

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Dal tuo rifiuto viene la mia vita,
dai bastioni che innalzi appena sveglia
per respingere in tempo la corona
di spine, per riprendere colore
dopo il collasso di certezze, l’orlo
raggiunto dal lontano mormorare
del vento, quella che chiamano Ruach
i rabbini del Tempio. In fondo al mare
c’è la perla preziosa: per brillare
ha bisogno di te, del tuo scontento.

78. La sua lunghezza d’onda

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Se la mia vocazione era il supporto al sacerdote nelle sue difficoltà col celibato, anch’io venivo liberata da alcuni problemi radicali: un incastro perfetto, che solo Dio poteva architettare. Ciascuno di noi era strumento per la crescita dell’altro. Continua a leggere→

77. In cielo

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Sentivo che tutte queste prove ci portavano a una meta che ancora stentavamo a immaginare. Venivamo da due storie parallele, con esperienze estreme, refrattari ad ogni tipo di normalità. Non tutti sono uguali: noi due eravamo preparati a farci prendere da Dio, dopo aver riconosciuto i nostri limiti. Il coraggio di guardarci fino in fondo ci metteva in condizione di ricevere un dono straordinario; era la trama ben nota del Vangelo, nella quale i perduti, i malati, gli sconfitti, sono sempre i più aperti e i più vicini a Dio. Gesù esige che veda a quale rischio di frane e di sfaceli ti sei esposto, che la casa costruita sulla sabbia, quando soffiano i venti, straripano i fiumi e si scatena il temporale, è destinata alla rovina.
Nella preghiera del mattino avevo avuto un’intuizione: il motivo per cui non mi affrancavo dai legami ambigui era il credito che ancora accordavo a chi s’era proposto con fini contrari rispetto all’aiuto esibito e proclamato. Finché non avessi preso atto dell’inganno, non sarei stato liberato; avrei dovuto, con un gesto energico, scrollarmi tutto il male di dosso, respingere al mittente le contraffazioni sfacciate della verità. Ripercorsi le tappe del calvario: m’avevano convinto, mentendo spudoratamente, che don Mario avesse indicato chi m’avrebbe accompagnato nel cammino. Ma il vero emergeva con potenza, come se il Cristo mi spalmasse gli occhi di fango e, dopo averli ripuliti, mi guarisse un’antica cecità. Mi tornò in mente la supplica che da giorni rivolgevo alla Madonna: Maria, regina della pace, illumina il mio cuore. La preghiera autentica e costante, come Gesù insegnava ai suoi discepoli, era sempre esaudita, perché in cielo c’è qualcuno che muore dalla voglia d’infrangere i ceppi del nemico.

FRANCESCA MATTEONI, “NEL SONNO”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Nel sonno (F. Matteoni)Nel sonno, raccolta poetica di Francesca Matteoni (ed. Zona) è un concentrato di sollecitazioni percettive ed emotive di fortissima risonanza. Profondamente significativo già il titolo, che allude a un flusso onirico di immagini e significati non mediati da uno stretto canone razionale. Si potrà dire che la poesia, e in particolare quella lirica, è sempre così. Bene, ma quella di Francesca Matteoni interpreta questo tratto in modo particolarmente intenso e viscerale. Vive di cuspidi percettive, emersioni improvvise, punture di immagini che toccano vividamente la sfera sensoriale, proprio come fanno i simboli che popolano i sogni, da cui non ci si può difendere ricorrendo alle maschere che utilizziamo da svegli, proprio perché il sogno è per definizione territorio del subconscio. In questo senso, i versi di questo poeta ci entrano dentro con particolare insistenza, attingendo a livelli emozionali che abitano in tutti noi, in quanto condividiamo lo stesso inconscio collettivo.

Francesca Matteoni è capace di ottenere un simile effetto mediante il ricorso alla parola precisa, ovvero capace di evocare esattamente determinati stati emotivi, con una carica visionaria e una “spiritualità delle cose concrete” che mi viene da accostare ad Andrea Zanzotto. La parola, in questo senso, si fa “mito”, nel senso etimologico della parola greca ?????, che prima di tutto significa appunto “parola” in senso pregnante, ovvero “parola che si fa racconto”, e dunque suggestione, immagine, simbolo, con tutta la carica archetipica che soprattutto quest’ultimo termine porta con sé. Continua a leggere→

QUELLO ERA IL GIORNO

di Villa Dominica Balbinot

Quello era il giorno. Sarebbe stato il giorno, o almeno lo avrebbe dovuto essere – chissà mai… doveva, doveva esserlo, dopotutto – si disse; lei avrebbe fatto tutto perch potesse esserlo.
E allora guardò attentamente il panorama, guardò minuziosamente quel panorama angolare, prospettico rispetto a ciò che si poteva scorgere dalla finestra della camera da letto – angolare anch’essa e in alto rispetto a quella particolare abitazione stretta e rientrante. Era ubicata in una superficie dall’aspetto vagamente simile a un trapezio sghembo, compressa e ben presto in ombra, nei giorni brevi dell’inverno, ma si dilatava nella scenografia esterna di un verde parossistico che, sulla linea dell’orizzonte, era racchiuso da uno zigzagare di profili digradanti e non omogenei di quelli che si sarebbero potuti definire collinette e dossi, a stabilire il perimetro di uno spazio a conca e nel contempo spezzato, di curve e controcurve, di una struttura morfologica labirintica – non esatta – di spinte e controspinte – di un assestamento geologico mai avvenuto, di un monte avvolto maniacalmente su se stesso e che mano mano si determinava a defluire -con una base di diametro a crescere deforme – avvolgendosi su se stesso come un rettile preistorico, per rinculare al termine ultimo contrassegnato dal letto incassato di un torrente di un paese più grande che – quando non vi erano nebbie umidissime a nasconderlo – poteva essere visto da più di uno dei diversi punti della cintura circolare della frazione in cui lei abitava. Continua a leggere→

60 jazzisti. Gian Nissola intervista Guido Michelone

jazzisti Michelone
Sta uscendo nelle librerie il tuo nuovo libro dal titolo 60 jazzisti: partiamo proprio dal titolo?
Sì, 60 jazzisti sono appunto sessanta personaggi della musica jazz che ho voluto raccontare brevemente: si va dalle tre alle sei pagine per ciascuno, per un totale di circa trecento pagine, dunque non si tratta di vere e proprie biografie esaustive, ma di brevi flash che caratterizzano ciascun jazzista sotto un certo punto di vista estetico, culturale, privato, eccetera. Continua a leggere→

Considerazioni su DOPO IL DILUVIO (parte II)

Dopo il diluvio. Sommario dell'Italia contemporaneaProseguiamo le riflessioni su “Dopo il diluvio” (Sellerio)

di Massimo Maugeri

“Dopo il diluvio. Sommario dell’Italia contemporanea” è stato presentato da Dino Terra (l’originario curatore dell’opera) come “una genuina impresa letteraria”, realizzata da “un’ideale maestranza”, da “un occasionale consorzio” di scrittori, poeti, giornalisti/scrittori (che chiama soci). Il motivo per cui viene sottolineata la valenza letteraria dell’opera lo spiega lo stesso Terra: “la letteratura conosce quello che il presente ignora. La letteratura dice quello che il presente tace”. Ecco, dunque, “l’utopia” della letteratura: elemento salvifico sulla strada dell’acquisizione della consapevolezza e dello sviluppo del senso critico.
Una società di letterati da intendersi, sempre secondo Terra, non come professionisti della letteratura… ma come dilettanti… laddove il termine dilettante è da intendersi in senso positivo (il letterato dilettante è colui che non punta allo specialismo e all’esattezza della scienza specialistica, ma alla “libertà mentale”, alla “leggerezza”: il diletto della letteratura). In altri termini, l’auspicio era che i vari interventi ospitati dal libro non fossero il frutto del lavoro di burocrati della letteratura, ma di artisti della parola.
Ritengo che la rilettura odierna di “Dopo il diluvio” assolva a un duplice compito: contribuire a scoprire l’Italia di ieri (quella, appunto, dell’immediato dopoguerra) e aiutare a comprendere e interpretare l’Italia di oggi (data la chiaroveggenza di alcuni di quei contributi).
Impossibile fornire approfondimenti, in questa sede, su tutti e trentuno i saggi, ma Continua a leggere→

Considerazioni su DOPO IL DILUVIO (parte I)

Dopo il diluvio. Sommario dell'Italia contemporaneadi Massimo Maugeri

Sono molto grato a Salvatore Silvano Nigro per aver ridato luce, con la sua curatela, a questa raccolta di saggi intitolata “Dopo il diluvio. Sommario dell’Italia contemporanea” (pubblicato originariamente nel 1947 da Garzanti, a cura di Dino Terra, e oggi riedito da Sellerio).
Come si evince dal titolo, l’idea che sta alla base di questo volume è quella di consegnare una raccolta di testi, di saggi critici, sull’Italia dell’immediato dopoguerra; l’Italia, cioè, che si apprestava a riaffacciarsi al mondo dopo il diluvio del ventennio fascista e i disastri causati dalla seconda guerra mondiale.
Nella sua acuta prefazione Nigro ci presenta, intanto, la storia di questa avventura editoriale che ha coinvolto ben trentuno intellettuali (scrittori e giornalisti culturali), ciascuno dei quali ha avuto il compito di sviluppare riflessioni su varie tematiche, con l’obiettivo – per l’appunto – di tracciare un sommario dell’Italia che usciva dal ventennio del regime e dagli orrori della guerra. Giuseppe Ungaretti apre la raccolta indicando Continua a leggere→