L’autore nel suo libro deve essere come Dio nel suo universo, dovunque presente e in nessun luogo visibile.
[Gustav Flaubert]
Nel suo universo implica: l’intero spaziotempo esistente. Implica: scandire il ritmo in più luoghi. Implica: donarsi per farsi eco. E l’uno si complica e si moltiplica: si divide. Ecco lo spirito dell’autore, lo spettro che rimane all’ombra di se stesso. Uno spiccato in due e con-fuso in altro: dove il textus – quale mano ha filato? E quale ha firmato? Verba volant di corda in corda e quale cuore ha intonato? Il LA – la nota di partenza la stazione per un treno [che ha un altro capo per condurre il tuo corpus].
Qui finisce il mio cappello introduttivo ed inizia il suo Chapeau [esclamativo]. Un applauso per introdurre le parole che Paolo Pilo mi ha regalato e con voi con-divido.
Chiara Daino Continua a leggere






