Archivi tag: Nessuno è più importante di te

60. Sullo stesso ponte

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Selma, Selma e ancora Selma.
La città è un ammasso di asfalto e ferro, le auto e gli autobus sono pesci che nuotano alla cieca, ognuno rinchiuso nel suo sogno – sognano i pesci? O siamo noi a sognare loro?
Fu la prima volta che il pensiero di morire mi attraversò il cervello: non l’avrei passata sempre liscia. Continua a leggere→

59. Il muretto

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Una cosa mi sembró importante, forse, più di altre: i vescovi dissero la loro.
Promuovere la collegialità tra i vescovi e il grado di comunione e di intesa con i sacerdoti e i religiosi.
Era il ventiquattro marzo quando Oscar Romero venne ucciso con un colpo al cuore, durante l’offertorio. Continua a leggere→

58. Rosso – sangue

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Decisi di non partecipare alla marcia di Selma, era la scelta strategica consueta per non decapitare il movimento nei passi iniziali di un’impresa.
San Pietro, al tramonto, fa uno strano effetto: è una tiara che resiste nel mezzo di un incendio, le nubi sono mani callose che vorrebbero ghermirla.
I cavalieri alzano le spade per incitare i destrieri. E se stessi, soprattutto.
Non avrei mai immaginato che potesse scatenarsi l’inferno. Continua a leggere→

57. Puzza di bruciato

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E quello che successe quando la Parola di Dio fu all’ordine del giorno?
Non esiste una copia originale del vangelo (Gesù non scrisse nulla) e abbiamo smarrito anche i primi documenti.
Poi, tra mondo protestante e mondo cattolico, non si sa chi ne abbia combinate di più grosse.
Il primo schema era quello dei conservatori, che misero tutti i puntini sulle i.
Allo stesso modo, non c’è uniformità tra le Chiese primitive; così, se si volesse definire il cristianesimo con una formula unitaria che ne mettesse insieme le esperienze, si arriverebbe a una resa senza condizioni.
Volete i nomi? Vi ricordano qualcosa Michele Serveto e Giordano Bruno?
Si appellarono al mio consenso precedente, ma era noto che intendevo far discutere gli schemi predisposti, dai quali si poteva dissentire, io per primo.
Se cercassimo due manoscritti con lo stesso testo, cercheremmo invano per i secoli dei secoli. Ma i pochi preti che lo dicono vengono bollati di eresia o di modernismo.
Che poi, se passassimo in rassegna le tesi degli eretici, vi troveremmo dati confermati più tardi dalla scienza. Hai presente De l’universo infinito et mondi? Quanta legna sprecata!
Fu lì che si accesero gli animi e volarono gli insulti: falsi e bugiardi! Uno spettacolo poco edificante, a conferma che una linea unica lascia fuori almeno la metà delle opinioni.
Sì, il prete che si azzarda a sostenere che le parabole subiscono una trasformazione da una comunità meno ottimista del messia di Nazaret, rischia il linciaggio morale e a volte quello fisico.
Michele Serveto aveva il torto di discendere da ebrei, perseguitati dappertutto in quanto deicidi o per altre ragioni meno nobili.
Si fa presto a prendere il papa come mentore; in nome dell’autorità si consumano i delitti più orrendi, la storia, in certi casi, non insegna nulla.
Insomma, una giungla, che ha il difetto di essere caotica, ma è notoriamente il deposito delle ricchezze naturali più preziose, la farmacia a cielo aperto di quasi tutti i mali, la casa accogliente della più grande quantità di esseri viventi che si possa concentrare sulla terra.
Le sue idee originali sulla Trinità disturbavano tutti, ma ci pensarono i calvinisti a eliminarlo.
Da parte mia, credevo fosse giunto il momento di restituire ai cattolici la Bibbia, di cui avevano proibito la lettura per evitare complicità coi luterani.
Nella giungla si trova di tutto: dai pipistrelli ai colibrì, dai rettili agli anfibi: devi fare attenzione a dove metti i piedi, perché potrebbe sbucare un pappagallo, ma anche la mandibola fatale del giaguaro.
Non è facile comporre opere che non piacciono a nessuno, soprattutto se il mancato gradimento ti porta dritto al palo circondato da fascine che vengono condotte a combustione rapida o lenta, con effetti differenti.
I progressisti reagirono, dando prova di coraggio e soprattutto di sana indipendenza intellettuale.
Anche la Bibbia è fatta a strati: ci trovi il suolo della parola originaria, logorato tra piogge e inondazioni, gli arbusti della parola tramandata di bocca in bocca, ricevuta da orecchi attenti e meno attenti, i tronchi dei primi manoscritti, distinti per misura e robustezza, le foglie intricate delle copie, delle varianti infinite di un brano, di una frase, fino al segno più insignificante.
Alla fine, le tigri lo sbranarono, le aquile gli strapparono gli occhi dalle orbite, il gorilla gli fracassò le costole, i serpenti lo morsero e il fuoco lo ridusse in cenere.
Ritirai lo schema, i progressisti esultarono, i conservatori piansero, ma stavano già preparando la vendetta, accatastavano legna per le menti libere che ancora non erano apparse sulla piazza della storia, ma già sentivano puzza di bruciato.

56. Buchi neri

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La lotta era entrata nel vivo, mi arrestarono per l’ennesima volta.
Fu allora che accadde qualcosa che ognuno interpretò secondo la propria prospettiva. Parlo di Malcolm.
La piazza era gremita, come sempre, il colonnato era la casa dei fantasmi, da cui uscivano ombre mute che curiosavano nei pensieri della gente.
Quando piombò a Selma, qualcuno pensò che infliggesse il colpo di grazia del partito radicale.
Era imprevedibile, sapeva accendere le folle con l’eloquenza incalzante del violento, di chi trascina in azioni di forza anche i più restii. Continua a leggere→

55. Eleazar

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Si cominciò dalla riforma della liturgia, pensando di affrontare un tema meno problematico.
Paramenti e paraventi, altari e altarini, camici, calici e salici piangenti, profferte e offertori, canti e manti, organo (del partito comunista?).
E invece esplosero le polemiche più dure, le fazioni opposte dichiararono guerra e guerra fu.
Monache e tonache, chierichetti e mortaretti, alcove e baldacchini, finestroni e minestroni, cupole e padrini, ceri e neri, pala e mala.
Se ne sarebbe mai venuti a capo? Dovettero pregare per interventi brevi – forse prendevano tempo, cercavano di sfiancare l’avversario con lungaggini verbali? Continua a leggere→

54. Tutto il resto

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Una serie di eventi dimostrò come la prospettiva cambia tutto.
In certe situazioni si comprende come le beatitudini evangeliche siano collegate strettamente.
Il Time mi nominò uomo dell’anno, la considerai una soddisfazione personale e un riconoscimento all’organizzazione.
Come, per esempio, gli operatori di pace coincidano coi perseguitati.
Ma la presentazione della storia era imbottita di riserve sulle mie capacità,.
I miti con gli afflitti, i puri di cuore con i poveri, gli affamati e gli assetati. Continua a leggere→

53. Nella carne

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Pensavano fossi troppo buono. O incosciente. O troppo astuto: un contadino che la sapeva lunga e voleva ingannare tutto il mondo.
C’erano stati tentativi di unità: ricordo un monastero che ospitava monaci di ogni confessione, segno vivente che sarebbe possibile convivere.
Ma loro non erano gli scemi del villaggio e avrebbero resistito all’opera di soppressione della fede.
A volte viene da chiedersi come si possa essere cristiani ignorando la preghiera di Gesù, il testamento alle soglie di una morte infame, quando si ha poca voglia di scherzare. Continua a leggere→

52. Il confine

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Hai presente quando succede qualcosa che di dà l’impressione di riguardarti da vicino?
E’ una curva come tante altre: sullo sfondo, palazzi bianchi e beige, a sinistra un’ombra indefinibile – un pallone aerostatico? La faccia inquietante del maligno?
Erano circa le dodici e trenta di venerdì ventidue novembre millenovecentosessantatré.
La gente era assiepata lungo i marciapiedi, tutti in attesa di qualcosa – la vita non è aspettarsi qualcosa dalla vita?
Avevamo cominciato a intenderci, per amore o per forza, i nostri interessi convergevano, il popolo nero poteva contare su un sostegno decisivo.
Spunta la prima moto, leggermente inclinata: è bello vedere i segnali di un arrivo, il ramoscello d’ulivo alla fine del diluvio, Giovanni il battezzatore con la tunica di peli di cammello, la prima lama di luce che si affaccia all’orizzonte con la timidezza di un bambino, che ha chiesto di dormire col papà e la mamma per timore del buio.
Fino allora, il movimento era cresciuto, ma come sospeso sopra il nulla: equilibristi in bilico sul filo teso dell’indifferenza o dell’odio della gente.
Altre due moto si allargano a destra, cavalieri che vorticano intorno al paladino, una danza che alterna il paso doble, il giro e il mezzo giro, il ronde de jambe, la piroetta e l’arabesque.
Occorreva una leva e la nostra forza sarebbe finalmente esplosa, nessuno avrebbe potuto più fermarci.
Una delle moto gira a destra, prendendo una strada laterale; ora ne rimangono due, tirano dritte ai lati opposti del vialone.
Che importavano le critiche? Che senso aveva soffermarsi sul processo alle intenzioni? Lo faceva per motivi di carriera? Erano solo i nostri voti a interessarlo? E allora? Non contava più la libertà, che appariva all’orizzonte come la sposa dei tuoi sogni?
Ecco, finalmente le macchine, vicine, come due sorelle, due gameti, una cellula che si trasforma in due cellule diploidi, nella mitosi incessante della vita.
Poi aveva i numeri: privo di retorica, infiammava gli animi con discorsi sobri che andavano dritti alla questione.
Con un colpo d’occhio puoi cogliere lo scintillio delle ammiraglie, le moto che le affiancano, l’erba rasa del prato, un bambino che corre per vedere meglio.
Cosa importavano il come e il perché, i soldi del padre, le lotte a coltello, i compromessi con le fazioni opposte?
Una coppia matura passeggia allacciata, come se intorno non ci fosse nulla; il cuore ha il potere di cancellare tutto, quando può stringere il suo sogno.
La politica non richiede di barcamenarsi, di scegliere, in certe circostanze, il male minore?
Ma ora, perché si piega? Non si sente bene?
Non è sempre così chiaro il confine tra il bene e il male, la vita e la morte.
Istanti eterni, in cui non si capisce che cosa sia successo; sguardi in cui si legge la domanda di fronte al destino, a qualcosa che ci supera e non potremo mai dirigere – cos’hai amore? Qualcosa non va? – Mamma, quanto manca? Comincio a essere stanco.
Qual è il confine fra la realtà e l’assurdo, tra la ragione e la follia?
Sono qui, amore, non ti preoccupare – mamma, mamma, mi sento morire!
Qual è il limite, oltre il quale la vita diventa intollerabile?
Una nuvola di fumo, il cervello che salta ed è finita.
Qual è il margine oltre il quale l’umano rischia di arrendersi alla faccia inquietante del maligno?
Sì, tutto questo mi riguarda da vicino – amore, coraggio! non pensare a niente.

51. Il vento gelido

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Facile immaginare cosa dissero dopo la mia morte i più conservatori.
Eppure ce ne sono di esempi: ricordo il tavolo di legno in mezzo agli alberi, il prete stempiato che parlava ai ragazzi – e come lo ascoltavano!
Che ormai era un caos, che si erano persi i punti di riferimento, le certezze che sorreggevano la chiesa: l’anticomunismo, il cattolicesimo come depositario unico della verità, la centralità assoluta della Curia romana.
Come faceva a interessarli così? Erano pensosi, gli occhi inchiodati su di lui, persino i più piccoli sembrava che pendessero dalle sue labbra. Continua a leggere→

50. Zucchero filato

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I fatti di Birmingham, forse, segnarono l’inizio del declino.
La cella comunica con la luce esterna attraverso una grata di venti centimetri che sembra fil di ferro: è così difficile da rompere?
Nessuno seppe chi fu. Scrisse bene un avvocato: avrebbe potuto ritenersi responsabile chiunque seminasse odio, chi raccontava barzellette contro i neri, chi non denunciava le sopraffazioni o scaricava la colpa di ogni male sulla gente di colore.
Due occhi scrutano il mondo, come cercando un segno amico, una parola, uno sguardo da incrociare. Continua a leggere→

49. Una notizia

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La gente riempie la piazza: sono in piedi, bambini, vecchi, adulti; uomini in giacca e cravatta, donne con abiti bianchi e occhiali da sole più scuri del normale.
Lo vedo, il viale alberato che arranca come un uomo anziano, segnato dalle prove della vita, dalle lotte, da una speranza che fatica a farsi largo tra uomini ostili vestiti di porpora e di bisso. Continua a leggere→

48. Tutto

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Mi ero abituato a tutto: sapevo che la profezia è ostacolata e il nuovo ha poche probabilità di farla franca.
Dove mi sono interrotto… Alla fine del Recordare. Allora siamo al Confutatis.
Questa volta, tuttavia, avevamo degli appoggi – Kennedy, ci pensi? – e fu un vantaggio e uno svantaggio.
Confutatis maledictis, flammis acribus addictis. Lei come lo tradurrebbe? Condannati all’eterno tormento.
Il vantaggio era ovvio: l’istituzione bianca dalla nostra parte. Continua a leggere→

47. Perché?

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Inutile ricordare come la Pacem in terris scatenò la guerra tra le opposte fazioni.
La porta si spalancò con un rumore sordo. Si vedeva una fila di persone, lungo la parete, uomini in divisa quasi immobili, braccia che si affacciavano alle grate.
Queste sono le ragazze della fabbrica: in posa, l’una accanto all’altra, sorridenti. Potremmo chiederci che ci sia da ridere, in quelle condizioni.
La mia intenzione era chiara, forse solo a me, venne da pensare. Continua a leggere→

46. Il nome

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La lotta si spostò a Birmingham. Fui criticato per la scelta del momento, ma ero convinto che i moderati in ascesa creassero una situazione favorevole, nonostante la presenza in città del razzismo più feroce.
Il fuoco ha qualcosa di ambiguo: nella notte, è un segno di speranza, uno spiraglio di luce nella tenebra. Ma quando a incendiarsi sono macchine, negozi, cassonetti, diventa l’anticamera sinistra dell’inferno. Continua a leggere→

45. Utopia

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Insomma, capite, mi davano del comunista. Come non sapessi che un’idea può avere conseguenze rovinose, come non immaginassi le fosse comuni, gli scheletri con le mani legate, accatastati gli uni sugli altri, vittime di eccidi invisibili, tranne che per coloro che ci andavano di mezzo.
Qualcuno afferma che ci sia una fonte originaria delle parole di Gesù, in cui si celerebbero aspetti che la dottrina ufficiale non ha mai trasmesso, per ignoranza o malizia: che la comunità delle origini fosse diversa da quello che poi sarebbe stata. Continua a leggere→

44. Una barca che anela al mare

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Da fuori sembra tutto semplice: un’ ideale, una lotta, diritti da rivendicare, la gente che ti segue.
La chiamavano Nazione dell’Islam, e il suo profeta divenne Malcom – un amico? una spina nel fianco?
Quando lotti una vita per la non violenza e vedi intorno un mondo che cola sangue dappertutto, rischi di cadere nello scoraggiamento.
E invece, le contestazioni, l’accusa di debolezza e codardia, le voci maligne ogni volta che non eri alla testa di uno sciopero o di una manifestazione. Continua a leggere→

43. Kenegdo

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Il Concilio, per me, significava incontro: con chi la Chiesa si rifiutava di parlare, con quelli messi al bando che, notoriamente, nel vangelo sono sempre i più vicini.
Si avvicinò allo scranno quasi in fretta, per timore di ripensarci o di essere fermato. Era robusto, un po’ rotondo, e la rapidità stonava con le forme in eccesso che suscitavano un sorriso. Ma ci fu poco da ridere per il regime. Continua a leggere→

42. Così dolci

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Dovrei parlare di una cosa che ha fatto molto discutere, a quei tempi.
Quando il primo uomo mise piede sulla luna.
Ormai gli idranti erano all’ordine del giorno, camminavi dentro i getti come in mezzo al diluvio universale; poi, se ti prendevano di mira, non riuscivi a stare in piedi, vacillavi, cadevi, qualcuno ti allacciava da dietro e ti tirava su, cercando un angolo dove non potessero arrivare. Colpivano anche alberi, animali, come se tutta la creazione dovesse essere soggetta al loro potere senza limiti. Se eri nell’onda non vedevi nulla, e allora venivano pensieri senza senso, di quand’eri ragazzo e tuo padre t’innaffiava col tubo dell’acqua perché stavi chiacchierando mentre lui metteva in ordine il giardino. Continua a leggere→

41. Il giardino incantato

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Stavamo parlando di condanne: sì, è più facile condannare che capire. Basta mettere alla fine della frase un anàtema sit, secco e indiscusso.
Analizzare, distruggere, ricostruire, piazzare le tessere del mosaico al posto giusto per disegnare un futuro adatto ai tempi.
La guardia svizzera legge, legge – chiedo spesso a un’assemblea di pensare a un foglio a due colonne: da una parte devo e dall’altra voglio; quale lato riempite di più? Continua a leggere→