Archivi tag: Pensiero

Miserere asfalto (afasie dell’attitudine): 452-552

di Marina Pizzi

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452.

la spiga sta sotto l’erta del sale del mare, il salato la brucia lentamente. nei viali malinconici intorno alla stazione si festeggia la giara con l’olio siciliano. in un pezzullo di unghia tutta la paura di entrare dal medico. ho freddo al collo ma la sciarpa l’ho perduta cercando i guanti. otto ore al dì di postazione informatica dal lunedì al venerdì.

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Deriva italiana

di Alberto Asor Rosa

In controtendenza rispetto a una (apparente) inarrestabile deriva negativa, cercherò di riassumere quali siano per me i punti decisivi della situazione italiana: Berlusconi, il suo disegno e la sua forza. Qualche mese fa mi azzardavo a definirli diversi ma peggiori del fascismo, apriti cielo. Oggi i più autorevoli commentatori parlano disinvoltamente di una precisa caratterizzazione populistico-autoritaria. Ma dov’è la differenza? Nessuno dei regimi fascistici del Novecento in Europa fu mai contraddistinto dai caratteri di un puro putsc militare o poliziesco.
Al contrario: essi furono, in modi diversi, esperimenti fortemente autoritari ma anche fortemente populistici; arrivati il più delle volte al potere in seguito a regolari elezioni; accompagnati a lungo da un vasto consenso di massa. L’unico regime rivoluzionario arrivato al potere con un atto di rottura violenta delle istituzioni legittime costituite fu quello bolscevico: ma è lecito assai dubitare che, per una lunghissima fase, quel regime non avesse conseguito il medesimo consenso di massa caratteristico dei suoi più accaniti avversari.
Dobbiamo perciò acconciarci ad arrivare a una rapida conclusione, che forse dispiacerà a molti dei miei lettori: quel che contraddistingue un sistema democratico degno di questo nome non è in sé e per sé il consenso popolare, neanche quando conseguito con strumenti (formalmente) democratici (le elezioni), ma il rispetto (anche formale, formalissimo) delle regole. Torniamo alla liberaldemocrazia classica? Risposta: perché no, se i tempi sono di estrema emergenza? Continua a leggere

Cattolici, pensiamo a un concilio Vaticano III

di Vito Mancuso

Sono passati cinquant’anni dal primo annuncio del Vaticano II da parte di papa Giovanni e nella Chiesa si discute ancora sul significato di quell’evento. Io ritengo che il problema oggi in realtà non sia tanto il Vaticano II quanto piuttosto il Vaticano III, e per illustrare la mia tesi inizio con un riferimento alla politica italiana. In essa una serie di circostanze ha fatto sì che coloro che amano definirsi progressisti si ritrovino ad avere come principale bandiera la difesa del passato, nella fattispecie la Costituzione del 1947. Io sono fermamente convinto della necessità di essere fedeli ai valori della Costituzione e ho qualche sospetto su certe dichiarazioni in suo sfavore (poi quasi sempre ritrattate), ma non posso fare a meno di notare che il messaggio complessivo dei progressisti che giunge al Paese sia perlopiù rivolto al passato, mentre quello dei non progressisti sia paradossalmente più carico di progresso, di desiderio di innovare e di cambiare (che, vista la diffusa insoddisfazione rispetto al presente, è quanto tutti desiderano). Per evitare che la stessa cosa avvenga nella Chiesa trasformando i progressisti in antiquati lodatori di un tempo che fu e in risentiti critici del presente (pericolo più che concreto), a mio avviso è necessario iniziare a coltivare nella mente l’idea di un Vaticano III, applicando lo spirito del Vaticano II a ciò che di più urgente c’è nel nostro tempo, cioè la comprensione della natura e della vita umana in essa. Continua a leggere

Lévi-Strauss, non è un culto però è grande

di Tonino Bucci

Il 28 novembre Claude Lévi-Strauss compie cento anni. La patina del tempo si è posata sui suoi libri, diventati via via veri e propri classici. Tristi tropici, Le strutture elementari della parentela , Il pensiero selvaggio , solo per ricordare qualche titolo, hanno fatto epoca. Lévi-Strauss ha annunciato un nuovo modo di fare antropologia, l’ha resa a pieno titolo una scienza, l’ha adeguata al proprio antisoggettivismo. Soprattutto ha aperto la strada al metodo dello strutturalismo – ripreso dalla linguistica saussuriana – diventando l’iniziatore di una tendenza che avrebbe sedotto tutta la cultura francese. Grande scienziato, narratore suggestivo, certo. L’hanno celebrato, osannato, citato in tutte le salse. Nessuno potrà mai contestarne la grandezza intellettuale. Però è lecito anche chiedersi dove corra la sottile linea di confine tra i meriti teorici di Lévi-Strauss, il soffio favorevole delle mode di cui ha goduto e la capacità di cogliere un momento culturalmente propizio. Giriamo la domanda a uno dei più noti antropologi italiani, Luigi Maria Lombardi Satriani, docente di Etnologia all’università La Sapienza di Roma. Il suo prossimo libro sui classici dell’antropologia uscirà a breve col titolo Per una storia degli sguardi da vicino e da lontano . Continua a leggere

La società della paura rinuncia alla libertà

Intervista a Zygmunt Bauman

di Benedetto Vecchi

La produzione di scarti umani è una delle industrie del capitalismo che non conosce crisi. E sono proprio quegli esclusi dalla società ad essere indicati come l’origine dell’insicurezza. Un’intervista con lo studioso polacco.

Lo sguardo mite di Zygmunt Bauman si accende ogni volta che si posa su un uomo o una donna che parla a voce alta con un telefono cellulare. E così lo guarda divertito, pensando forse che oltre alla paura e all’amore anche la privacy è diventata liquida. A Roma per partecipare ai lavori del World Social Summit sulle «Paure planetarie», lo studioso di origine polacca è curioso di capire cosa sta accadendo nel nostro paese. Paese che ha cominciato ad amare con la lettura, molti anni fa, dei romanzi di Italo Calvino e di Antonio Gramsci. Autore prolifico, a chi gli chiede come sta procedendo il suo affresco sulla globalizzazione Bauman risponde che procede, anche se è convinto che occorre modificare alcune parti del disegno, perché la globalizzazione sta cambiando pelle, senza però nessun ritorno al passato all’orizzonte. Teorico della modernità liquida, attualmente sta studiando come in un mondo dove tutto è diventato fluido e dove l’individualismo sembra essere l’alfa e l’omega delle società contemporanee, il bisogno di stare in società si stia facendo largo seppure con difficoltà. Continua a leggere

Prospettive di integrazione e di dialogo, di Piero Coda

Intervento su fede e ragione, in un dibattito a Genova (il 20 giugno) con Mons. Luciano Pacomio e il Prof. Giulio Giorello

0. Parliamo stasera di prospettive d’integrazione e dialogo tra fede e ragione. Guardiamo dunque al presente e al futuro in atteggiamento positivo e costruttivo. Ma diamo al tempo stesso per scontato il significato del punto di partenza dal quale muoviamo: fede e ragione come due grandezze ben distinte, che non di rado la modernità e la contemporaneità hanno visto e vedono in conflitto tra loro. Continua a leggere

Vito Mancuso: A destra e sinistra manca un’idea

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Perché la storia politica dell’occidente è una storia teologica e di passione per la giustizia, giunta a un punto morto

In questo articolo sostengo che la lacerazione che attraversa la politica italiana dipende da una crisi culturale dovuta essenzialmente a due motivi: 1) il non riconoscimento della legittimità etica e culturale della posizione avversa; 2) l’incapacità sia della destra sia della sinistra contemporanee di fondare la propria idea-guida.

L’idea-guida di ogni concezione politica degna di questo nome è la giustizia. Continua a leggere

Vito Mancuso, Sul Cantico dei Cantici.

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Erotismo e amore
Sul Cantico dei cantici

Intervento nella Sinagoga di Casale, 3 giugno 2007, accanto ad Amos Luzzatto

Vorrei dire innanzitutto che mi sento due volte ospite. Sono ospite perché sono qui in sinagoga, in questo luogo di culto ebraico, io che non sono ebreo; e sono ospite in quanto lettore del Cantico dei cantici, un libro della Bibbia ebraica. Quand’ero bambino la Bibbia ebraica veniva chiamata Vecchio Testamento, poi crescendo mi è stato detto che era meglio dire Antico Testamento, oggi qualcuno usa l’espressione Primo Testamento. Continua a leggere

Il silenzio secondo Vito Mancuso

il-silenzio.jpgVito Mancuso
Il silenzio interiore e l’esperienza dello spirito

L’importanza del tema
Attribuisco un’importanza decisiva al tema del silenzio. Esso è legato alla vita interiore, alla dimensione contemplativa della vita, e se ha un senso la religione è esattamente quello di educare alla vita interiore: “Una sola è la cosa di cui c’è bisogno” (Luca 10, 42).
La via privilegiata per giungere alla vita interiore è il silenzio, come mostrano unanimi tutte le scuole spirituali, induismo (yoga come disciplina del silenzio), buddhismo, sapienza greca (Pitagora imponeva 5 anni di silenzio a chi voleva essere accolto come suo discepolo), il deserto nella tradizione cristiana.

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Terza risposta di Vito Mancuso

Caro Fabrizio, mi scrivi se si può usare ancora la parola spirito. Penso di capire bene il senso della tua domanda, vista la consunzione a cui le parole sono legate a causa degli usi nei contesti più diversi che se ne fa. E più le parole sono importanti, più sono soggette a questa inesorabile inflazione. Pensa a verità, bene, amore, Dio, libertà, cultura… spirito.

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Seconda risposta di Vito Mancuso

Devo una risposta ai tre bellissimi e profondi commenti al mio pezzo e voglio dire la mia sul pezzo di Francesca concernente l’eutanasia. Quanto all’eutanasia io forse me la cavo in modo troppo semplice, ma mi sembra elementare dover distinguere tra piano civile e sfera religiosa (perché poi nella mia mente si sono associate queste due figure geometriche, il piano e la sfera, rispettivamente alla dimensione politica e alla dimensione religiosa, spiega perché dopo il liceo ho scelto di studiare teologia).

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Una risposta di Vito Mancuso


pubblico qui una risposta che Vito Mancuso mi ha inviato in relazione ai commenti al suo intervento precedente.

Siamo davvero sicuri che l’amore non è logico? Io non lo penso, io penso che l’amore lo sia, ma non di quella logica ragionieristica dell’esattezza che non conosce la gratuità, ma di quella logica cosmica che è gratuità, ordine gratuito dal quale veniamo. Continua a leggere