Dalle mescolanze armoniche che nelle mani sostano
dai tuoi dire e i miei seguire in clamori e soluzioni
passa un tempo che gioca a farsi serio e più non serve.
S’incanta il trapano del vicino ai timpani già offesi
poi la musica che – questa sì che è musica –
e io vinta muoio o solo rimango a ridere sguaiata
resto, che forse è sgomento. Resto a guardare i suoni
e non si può, tu dici. Non si deve, penso.
Non posso consegnare ancora a questa tregua
trilli attorcigliati al malumore guasto di un respiro. Continua a leggere
Archivi tag: Poesia
Pepe
Per Aurora, prossima
già nel primo terzo del suo corso
a ben vedere
mentre dormiva col nonno sul giaciglio di sponze
nell’umidore crocchianti a ogni girata
sembrava parlasse nel sonno
vomito rutti accessi di fol’amor invece contava
La poesia del mondo e il respiro dell’eterno
Matteo Bonsante, Dismisure, Manni Editore, settembre 2010
di Stefano Guglielmin
Al di là dello specifico stilistico, sul quale torneremo più avanti, ciò che massimamente incanta della scrittura di Matteo Bonsante è il rigore, la tensione intellettiva con cui egli, sin dall’inizio del suo operare, dà voce alla domanda “perché esiste l’essere piuttosto che il nulla”, urgenza in lui anzitutto esistenziale, di uomo la cui meraviglia per il creato diventa immediato riconoscimento dell’impossibilità di composizione unitaria della totalità, consapevolezza di una dismisura che pervade l’intero, che lo costituisce essenzialmente. La percezione di un resto inscritto nel conto tondo, di una ferita angosciosa nel bello e buono dell’esistenza, la verità dell’essere incarnati in un’origine imprendibile costituiscono infatti il fondo inquieto dell’autore sin da Bilico, il suo primo libro, background radicato in una tradizione plurale, incentrata sul pensiero del finito, messo al centro di una costellazione ontologica in cui il particolare è coessenziale all’universale. Continua a leggere
Commiato
Rossana Colombo
I.
Chiudesti la porta che conduce
alla stanza dei desideri;
un muro scuro nasconde
la luce tenue dei sogni.
Le speranze seguivano la traccia
di una dolce melodia remota;
Brandelli di lingue diverse
animavano l’atmosfera rarefatta.
Buio è il corridoio, immerso
nel silenzio palpabile del mondo.
Nessuna luce, nessun suono
filtra dalla soglia ermetica.
L’universo si ferma e attende:
ma tu resti, e io parto. Continua a leggere
La pioggia è un bacio ingannevole
di Nicoletta Solinas
La pioggia è un bacio ingannevole
Acceleri il passo tra le gocce e il grigio
in un velato mattino di sonno e d’acqua.
Bruciava e godeva il sole lungo il viaggio
ma qui, coperto d’argento e polvere,
svela tracce di intime sbronze,
e sorsi pieni d’azzurro in cieli nudi e aperti,
ormai lontani.
Ora liquide chiazze di luce tiepida
sputate dall’alto
offrono abbagli di calore improvviso.
Allunghi il passo.
Il cielo smaltisce la sbornia
e la pioggia è un bacio ingannevole,
stordita primavera nel tuo mattino. Continua a leggere
Luoghi incerti
Stefanie Golisch, Luoghi incerti, Cosmo Iannone – 2010
di Raffaele Taddeo
Qual è il senso di uno scritto letterario? Qual è il senso della letteratura? Qual è la verità? La Letteratura è verità? Chi siamo noi? Qual è la nostra identità? Quella che viviamo, che ci dicono gli altri o quella che ci siamo appiccicati addosso come una maschera?
Qual è il grado della nostra autenticità? Siamo capaci di essere sinceri con noi o nessuno di noi lo è mai con se stesso, nella relazione con l’altro, sia anche l’altra metà della coppia?
Queste domande insistono come spade di Damocle nella testa del lettore di questo straordinario testo di Stefanie Golisch. Perché la lettura non permette un distanziamento dalle questioni che sono poste, non permette che si rimanga indifferenti. Continua a leggere
Claudio Damiani, il soffio e la durata
di Paolo Pegoraro
Strano personaggio, Claudio Damiani. Nonostante sia tra i maggiori poeti italiani viventi, si guarda bene dal darlo a vedere. Qualche anno fa, mentre era impegnato nella ristrutturazione della casa e si vide soffiare per un solo punto il premio Viareggio-Répaci, si limitò a commentare: «Peccato, perché ci avrei pagato le finestre, e la scala». Come non desse peso ai riconoscimenti ufficiali. Eppure, alla presentazione romana della sua prima raccolta antologica (Poesie 1984-2010, Fazi, pp. 168, € 15), il cinema Nuovo Sacher straripava, neanche a calcare il palco ci fosse il più smaliziato mattatore. Continua a leggere
Elogio del corpo
1.
Il corpo sa tutto o quasi
Il corpo conosce l’acqua perché la beve
conosce l’aria perché la respira
il corpo conosce i baci che dà e riceve.
Molta fatica fa con le parole
che ascolta o dice,
lì si confonde
tra linfa e parassita, tra la chioma
e la radice.
Poesie per un no
Roberto Rossi Testa, Poesie per un no, Nino Aragno Editore
Molte cose, magari anche contraddittorie, rappresenta e contiene l’ultimo libro di versi di Roberto Rossi Testa, Poesie per un no, appena uscito presso Nino Aragno Editore.
Innanzitutto vi si trovano raggi di luce che fendono la tenebra di questi nostri giorni disperati; e nondimeno esso è un’agenda con l’indirizzo della morte, che molti hanno smarrito, forse per averlo riportato su un foglietto volante: magari quello dei quotidiani o dei talk show, che durano il tempo dello spettacolo e lasciano dietro di sé, come unico frutto, una scia di veleni; mentre, assecondando l’umano, l’esortazione di Rossi Testa è la seguente: “riaccendi i lumi stanchi/ di chi ti trovi accanto”, insegnando a “non contare le ore”, ma semplicemente a viverle.
Ecco, qui si possono trovare le “primizie d’altri regni”, che parevano perdute nel marciume quotidiano, nell’immondizia dilagante, di cui quella materiale è solo un simbolo sfocato. Continua a leggere
gli altri si fanno sempre più ignoti
Amami [e facciamola finita.] di Franz Krauspenhaar
Amami, e facciamola finita.
Raccoglimi nella sabbia, come raccoglieresti fine la conchiglia
che ti sussurra cio’che mi sto impazzendo di te. Continua a leggere
Il ritorno – di Franz Krauspenhaar
Sono ricco
Ho consumato il mio sangue
sperperandolo
Gregory Corso – da “Alba”.]
Sono nel reparto salvezza.
Sull’ambulanza m’ero dato
buone chances, come al calcio.
Oh vita ripresa dentro le dita
di un bambino, io sono sabbia
della spiaggia, entro agli occhi,
e un’onda non arriva al padre mio.
Tu leone marino della mia vita.
Stavo per farti il sorriso dolce
che ti attendo da sempre.
Ma se Dio non c’è non rideremo.
Se però c’è, rideremo di tutta questa
inutile disperazione, che batte
soprattutto nel petto dei migliori.
Dopo due settimane e un cuore
che pompa come un cazzo umido,
accarezzato dalla fica tua, io muoio
di energia, amore. Fermatevi, carogne, stronzi.
Sono tornato per bere il mio sangue.
[Foto: FK – “Era mio padre- la foto austriaca.]
dunque il mondo è la casa
Claudio Damiani
Claudio Damiani, Poesie, Marco Lodoli cur., Fazi Editore
Il fico sulla fortezza
ha vita molto precaria
perché quando faranno i restauri
sarà certamente tagliato.
Però sta tranquillo sotto la luce del sole
distendendo il suo ampio mantello
disuguale, incurante dell’estetica,
se ne frega di stare così in alto
non soffre di vertigini
si lascia accarezzare
dalla luce e dalle brezze tiepide
sente la nebbia, sente gli uccelli
che parlottano tra i suoi rami. Continua a leggere
Antonia Pozzi
di Francesco Pontorno
L’opera complessiva di Antonia Pozzi ha conosciuto una diffusione lenta e frammentaria. Le ricerche recenti stanno portando alla luce una figura prismatica, le cui diverse esperienze possono essere isolate solo andando incontro a semplificazioni e incomprensioni.
Poesia che mi guardi è una ricognizione testuale e visiva di e su Antonia Pozzi, che si presenta letteralmente come uno strumento liminare, propedeutico all’attività di studio, di scoperta, di scavo, che dovrà necessariamente farsi intorno a una figura sacrificata e destinata al catalogo delle rimozioni del Novecento.
Il volume (in cofanetto insieme a un dvd con il film sulla poetessa di Marina Spada) contiene le poesie della Pozzi, l’intero diario, un’importante scelta di lettere, alcuni saggi, e contributi critici di Goffredo Fofi, Eugenio Borgna e altri.
Poesia che mi guardi offre quindi la più ampia raccolta dell’opera della scrittrice amica di Vittorio Sereni e degli intellettuali legati al magistero milanese di Antonio Banfi. Continua a leggere
Felice Paniconi
I mangiatori di patate
Nelle affumicate cucine
con una vita che vede soltanto
il nero e il bianco
non sanno quanto valgono
i mangiatori di patate
pedine annerite dal carbone
ma battezzati bianchi
neri segni sul cartone
all’orizzonte dei campi
Continua a leggere
nuvole inerti
Scelta di poesie edite – di Sara Pozzato
Da “Declinazione d’affetti”, LietoColle 2009
*
Felicità perfetta ed appagante
chiudersi nella stanza umida
del ricordo liquido
già lucido e scandito
in sequenza rigorosa.
Ricordo ormai scolpito,
cesello di memoria,
eternato come un rito. Continua a leggere
Finestra, o del cortile – di Carlotta Giucastro
La natura, fuori,
non collabora.
Immobile si specchia come sempre,
ignora il mal di stomaco
l’affanno delle viscere,
e non sa nulla dell’entusiasmo armato,
del dire che finalmente abbiamo osato. Continua a leggere
Inediti di Laura Corraducci
8 Dicembre 2008
Zoppi i miei passi di ieri e ancora
mi affidi le spade dita strappate
di netto lo scudo mi scivola in basso
la paura è vestita di chiaro
i tuoi occhi nel becco dell’aquila
li sento scavarmi le colpe sfranarmi
gli amori negati cucirmi al braccio
un respiro di padre gioirmi addosso
una corona di alloro nel nome
dividimi adesso in parti di lacrime
uguali e fiorire vedrai il Tuo sangue
versato in offerta all’amore













