Archivio mensile:Maggio 2007

Antonio Spagnuolo, Fugacità del tempo, LietoCollle

Antonio Spagnuolo
Fugacità del tempo
LietoColle – collana Aretusa
ISBN 978-88-7848-324-8 € 10

Esuberante. Eccessivo. Complicato e complesso. Luminoso e persino rutilante. Cerco, è evidente, gli aggettivi “giusti” per avvicinare la poesia di Antonio Spagnuolo, per ricondurre la sua ideale coloratissima luce napoletana alla dimensione fisica della grigiastra nebbia nostrana. Una luce che illumina ogni poesia, ogni verso […]

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Ulixes

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I Quest

Se mai nel mare troverò la lacrima
scesa dal volto della mia sirena
che inebriata del nulla in Occidente
canta l’amore, il vuoto, la mia pena
allora ogni parola sarà pietra
ad innalzare una città di dèi.

II Circe

Come di dolce tenebra
splende il tuo occhio, donna
e forma l’incolmabile distanza
del deserto segreto delle altezze
che divide nel cuore dell’eone
le speranze dai puri compimenti.

Nell’attesa di tutto il silenzio
io ricordo la voce beata
che diceva impossibili eventi.
E ti vedo, ti vedo velata
come di dolce tenebra.
Sale la notte in superficie calma.

III Penelope

L ‘idolo ancora luce nell’oscuro
della tua vita, piccola consorte
conficcata alle fibre dello scoglio.
Il vento dell’inverno teso svolge
tutte le cose ma non ti sbianca il forte
volto, e io ti so pagana.

Andiamo insieme, io trafitto in cuore
dal vuoto dell’eterno, tu ripiena
del sussurro di plastiche miriadi.
La tua sostanza nella terra madre.
Passa i fiumi fatali amore il grande?

IV Nostos

La tua sostanza fatta di fantasmi
non discioglie la luce. Fa dolere
l’intima pietra il canto di sirene
da cui l’inesorata nave ti allontana.

Leopardi: Gran parte degli scrittori non legge

Pensieri su letteratura e poetica dallo Zibaldone

N. N. legge di rado libri moderni; perchè, dice, io veggo che gli antichi a fare un libro mettevano dieci, venti, trent’anni; e i moderni, un mese o due. Ma per leggere, tanto tempo ci vuole a quel libro ch’è opera di trent’anni, quanto a quello ch’è opera di trenta giorni. E la vita, da altra parte, è cortissima alla quantità di libri che si trovano. Onde ec. (17 Gennaio 1829). Continua a leggere→

Franco Fortini: “Uno dei grossi meriti dell’avanguardia…”

“Uno dei grossi meriti dell’avanguardia è stato quello di aver richiamato alla memoria, per chi se ne fosse dimenticato, il grande valore del montaggio, del collaggio, e quindi del falsetto: che è un valore essenziale. Me ne sono ricordato rileggendo L’usignolo della Chiesa Cattolica, ove ci sono le cose forse più belle di Pasolini, che sono fatte in gran parte di elementi di falsetto.” [Franco Fortini, Un dialogo ininterrotto: interviste 1952-1994; a cura di Velio Abati. Torino, Bollati Boringhieri, 2003, p. 84]

A Siddrata

di Pasquale Giannino



Camminavo per le vie deserte. Riconobbi gli odori e i sapori, quella gioia indescrivibile che sentivo da bambino ma anche le paure, e quel senso di ingenua timidezza che a volte rimpiango.

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LE VOCI LA CITTA’

Fiesole (FI) – Basilica di Sant’Alessandro 7-10 giugno 2007
meeting delle scritture e dei giovani scrittori
(laboratori di scrittura/poetry slam/reading/tavola rotonda)

LE VOCI LA CITTÀ
La scrittura per ripensare spazi e accessi

Il Comune di Fiesole, nell’ambito del progetto “GiovaniLibri” promosso da ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), Ministero delle Politiche Giovanili e Ministero per i Beni e le Attività Culturali, organizza per il prossimo mese di giugno un meeting dedicato alla scrittura e ai giovani scrittori.

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Vittorio Sereni: Appuntamento a ora insolita

La più grande forza non viene dal combattere, ma dal riuscire anche ad accettare, non dal mettersi a contrasto continuamente, ma dal sapersi fare molto piccoli (a vedersi per i piccoli che si è) e ascoltare, aspettare. C’è molto più coraggio nella gioia che nella rabbia – la si porta, la gioia, attraverso il proprio dolore, la propria imperfezione, è la tregua che sappiamo concederci per vedere il mondo fuori da noi stessi. Queste sono un po’ le cose che ritrovo in una delle più belle poesie di Sereni ed una delle più care alla mia vita.
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Maria Zambrano (a cura di Elena F. Ricciardi)

POEMA E SISTEMA

( di Maria Zambrano )

Il risultato che la Filosofia ha ottenuto sino ad ora è stato di una generosità estrema, ma anche il segno più evidente della condizione della sua inaccessibilità. La Filosofia ha infatti reso visibili tutte le cose, rimanendo essa stessa quasi invisibile. Siamo così giunti a un momento in cui la stessa domanda che il pensiero rivolgeva a tutte le cose si presenta ora rivolta alla sua esistenza: al pensiero viene chiesto di rivelarsi, di scoprire la propria condizione e di giustificarla.

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Buon compleanno vecchio Bob

di Loris Pattuelli

dylan-papa.jpg(Oggi Bob Dylan compie 66 anni. E’ nato, infatti, il 24 maggio 1941 a Duluth, nel Minnesota. Un’età veneranda per un menestrello. Eppure il vecchio Bob è passato indenne attraverso oltre quarant’anni di musica, di avventure, di concerti, di sfide. Non del tutto indenne a dire il vero, infatti, causa un grave incidente in moto nel 1968 che gli provocò una lesione all’osso del collo, è stato fermo per tre anni, confinato nella sua proprietà di Woodstoock, assediato continuamente da ammiratori, vagabondi, mitomani. Bob Dylan ha riconfigurato di continuo i propri pezzi, rendendoli talvolta quasi irriconoscibili. Alcuni sono passati alla storia, anche per alcune mitiche covers: Mr Tambourine Man dei Byrds (1965), This whell’s on fire di Julie Driscoll (1968), molte canzoni rifatte da Joan Baez, poi due leggendarie Like a Rolling Stone, All along the watchtower di Jimi Hendrix, e Knockin’ on heaven’s door dei Guns n’ Roses. Di seguito pubblichiamo il contributo di un dylaniano di lungo corso MB.)
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PROPRIETA’ DEL DOLORE – di Valter Binaghi

moribondo

Quando si corica e spegne le luci, il dolore al fianco non è più semplice zavorra che appesantisce il cammino ma un morso, un appetito monotono e imperturbabile, come se tutte le innumerevoli richieste che l’universo fa a un organismo vivente confluissero in una sola e spaventosa, verme onnipotente, ventosa dall’unico labbro circolare che assorbe sangue, vita e pensieri lasciando di lui una mummia vizza, ostinatamente cosciente.
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Adam Vaccaro, La piuma e l’artiglio (editoria & spettacolo, 2005)

 

di Tiziano Salari

La piuma e l’artiglio (editoria & spettacolo, 2005) di Adam Vaccaro racchiude quasi trenta anni di poesia (1978 – 2005), in una autoantologia in cui la disposizione dei testi non segue un ordine cronologico ma un filo ideale di corrispondenze ossimoriche tra la piuma che lievita e l’artiglio che lacera, le due immagini che condensano il senso della sua poesia. Quindi il soggetto poetico cerca di ricostituire, per così dire, il permanere di una soggettività (o di una visione del mondo o di un’idea) da sottrarre al trapassare dei tempi e da consegnarci come icona portata in salvo al di là di ogni devastazione. Continua a leggere→

Ossa – di Christian Frascella

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“Cristo, Capo, ma queste sono ossa!” grida Wilbur.
Il Capo, che indossa pantaloni mimetici e scarponi militari, gli si avvicina a grandi passi. “Che cazzo dici, Wilbur?” La sua voce da cornacchia sovrasta il motore delle gru intorno.
“Queste sono ossa, Capo!” e Wilbur gli indica frammenti macchiati e sbrindellati nella terra sulla carriola.
Il Capo ne prende uno. Lo ripulisce con le dita, lo alza verso il cielo, come se rimirasse una moneta antica. “Già” dice alla fine. “Ossa di cani.”

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Edoardo Sanguineti

da “Sanguineti’s song: conversazioni immorali”

Mi è capitato di scrivere che il mio stile è non avere stile.

La frase ha un doppio significato: uno estetico, l’altro mondano. Un uomo senza stile è un uomo che non usa un galateo, questo è uno dei sensi. L’altro è più forte e coinvolge la responsabilità dell’intellettuale.

C’è una mia poesia che amo molto e che dice: la mia virtù fu la spudoratezza, e si conclude con: la mia sola virtù fu il mio pudore. Due endecasillabi che dicono esattamente il contrario, ecco il mio non avere stile.

a cura di Antonio Gnoli, Feltrinelli, 2006, pp. 170-171

TRADOTTI DAL SILENZIO # 3 – Yves BONNEFOY

TRADOTTI DAL SILENZIO # 3 – Yves BONNEFOY

fenice

Douve – La voce dell’ombra tra fiamma e gelo

“Douve même morte
sera lumière encore n’étant rien.”

Se il compito della scrittura poetica è quello di “rovinare le sacre verità” (come afferma Harold Bloom) e poi esplorare il lampo del “mondo sprofondato nell’oscurità“, Douve (1) è la stessa oscurità in cui il mondo si immerge: un intero alfabeto condensato nell’ombra, completamente raccolto nel fuoco di una intuizione che non si fa parola se non per testimoniare l’irriducibile ineffabilità dell’atto: se il verso è un “ragionare poetico“, la sua esistenza si giustifica solo come un tentativo di descrivere una materia indicibile, un mondo senza orientamento, forse “un territorio dell’inconscio, nel quale la simmetria è totale, ma i cui valori sono rovesciati” (Matte Blanco). Continua a leggere→

Stanley Jordan al Bluenote Milano (31 Maggio – 1 Giugno)

Cercare di descrivere adeguatamente, e in poche parole, Stanley Jordan è impresa impossibile o quantomeno parziale: comunque, possiamo dire, che il chitarrista elettrico americano è tra le figure importanti e più originali della storia di questo strumento. Egli rinnova e porta a livelli massimi una tecnica marginale, il “Touch” o “Tapping” che gli permette un uso pianistico della chitarra. Jordan non usa il plettro e non “pizzica” ma ora “percuote” ora ne “tira” le corde fino a creare un sound in cui le linee melodiche, i contrappunti e le linee di basso s’incrociano, danzano, come se fossero una, due, tre chitarre che suonano insieme.

http://www.stanleyjordan.com/
www.bluenotemilano.com

(chiedere al lauro)

di Enrico De Lea

Chiedere al lauro d’altre possessioni

aurorali, l’incedere dei pellegrinaggi

verso altro mare ed un’oscura matronale essenza,

ove si siano l’isole pictate: con l’occhio

dell’inquisito persempre, ragionaci,

animale servente della zolla, arroventata

carne dell’ultima, fedele rimostranza.

Ragno

di Emanuele Kraushaar

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Delle mie quattro sorelle la più grande, Germana, è molto grassa e impacciata. Sembra sempre fuori luogo, dovunque la metti, dovunque si mette.
Ingombra qualsiasi spazio. E per questo se ne sta spesso chiusa nella sua stanza ad ascoltare la radio.
Le parlo poco, perché non so che dirle.

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La prima parola

Come probabilmente tutti i qui presenti  ho trascorso  gran parte della mia vita leggendo. Nel corso di lunghi anni si è così formato un mio – a me – tanto  prezioso universo  privato di affinità ed avversioni. Una specie di piramide e  l’ombra della piramide.

 

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