Archivio mensile:Gennaio 2012

io sostengo la proposta di assegnare i benefici della “legge Bacchelli” a Pierluigi Cappello

“Elementare”

E c’è che vorrei il cielo elementare
azzurro come i mari degli atlanti
la tersità di un indice che dica
questa è la terra, il blu che vedi è mare

Pierluigi Cappello è uno dei più grandi poeti italiani. Vive a Tricesimo, in provincia di Udine, affrontando con serena determinazione gli impedimenti ed i dolori causati da un antico incidente, che gli ha tolto l’uso delle gambe. A questi si sono aggiunti, di recente, nuovi dolori ed impedimenti.

Pierluigi Cappello vive con poco.
C’è una legge di civiltà, in Italia, detta comunemente “Legge Bacchelli”, che prevede la possibilità che figure di rilievo nell’arte e nella cultura, che si trovino in difficoltà, ricevano un vitalizio che le aiuti ad avere una vita meno gravosa. Ora, la Giunta Regionale del Friuli Venezia Giulia ha fatto proprio un ordine del giorno per sostenere l’assegnazione dei benefici della Legge Bacchelli a Pierluigi Cappello.
Noi sosteniamo questa iniziativa, con le parole di un amico di Pierluigi, Alberto Garlini:

“Chi lo conosce, chi lo ha sentito almeno una volta leggere i suoi versi, chi ha letto i suoi libri, sa che Pierluigi non lavora solo per se stesso, sa che i versi che costruisce con forza artigiana, la precisione cristallina del gesto, l’estrema e fragile bellezza che ci dona, riguardano non solo lui ma tutti noi. Pierluigi, grazie alla sua ascesi, al coraggio con cui ha affrontato la scelta della poesia vista come totalità, sta creando un immaginario condiviso, un innalzamento di coscienza e di prospettive per una intera comunità. Ci dà la possibilità di riconoscerci in qualcosa di più bello e di più alto, regala le esatte parole che un domani saranno la sostanza del nostro ricordo, ciò che ci permetterà di essere noi stessi e di tramandare un insegnamento ai nostri figli.”

Maria Pia Quintavalla, Testi

Ritratto in piedi

parlato a mio padre vestito da respirante, sussurrante

albero che parla (e che mi ama), cime alla luce

occhi luminosi ogni tanto esso è qui, davanti

sta dicendo precise cose. Respira. Commenta (mi

rimprovera anche, mi contraddice).

Di pomeriggio lo vedo bene che il sole fa luce,

di passaggio di nascosto che fa luce – e

me li porto con me per digiunare gli occhi,

per le scale per le strade, poi divento normale

sottile netta, e bianca

***

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Giorgio Conte, Un trattore arancio

di Guido Michelone

Giorgio Conte, astigiano, settantenne, è molto noto quale autore di canzoni per altri (Mina, Celentano, la Vanoni, Milva, Patty Pravo) e per sé, emulando o forse superando n bravura persino il fratello Paolo, ormai internazionalmente riconosciuto come lo chansonnier italico per eccellenza. Ma a ben vedere proprio i brani arguti, ironici, grotteschi del folksinger piemontese secondogenito, un po’ alla George Brassens, rivelano una vis narrativa fortissima, che da qualche tempo si estrinseca pure nella fiction letteraria con un libro di racconti (Sfogliar verze, per Excelsior 19881, Milano 2007), con tanti volumetti allegati ai suoi notevoli CD e ora con un testo che in copertina, sotto il titolo, si fregia dell’ambiziosa dicitura di romanzo. Continua a leggere

31. Il litorale

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da qui

Perché vicino a te mi sento meglio?
La casa è sempre quella: originale, fantasiosa. Oggetti sparsi come segni, o ricordi, o chissà cosa.
Parlami degli ultimi giorni.
I colori contano: è dare un tono alla vita, decidere se sarà triste o allegra, perché la scelta è nostra; a chi si può impedire di sorridere? Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.90: Rinascita e morte di un mito. Alberto Cola, “Lazarus”

Rinascita e morte di un mito. Alberto Cola, Lazarus, Milano, Mondadori (Urania 1565), 2010

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di Giuseppe Panella*

Con questo romanzo Alberto Cola ha vinto il Premio Urania per il 2009, dimostrando di essere diventato un narratore di razza rispetto ad altre sue prove precedenti pur rilevanti e di qualità (ricordo, tra tutte le sue prove narrative, il Goliath che anni addietro, nel 2003, fu pubblicato da un’esangue casa editrice che pur voleva stampare dei Solid Books).

Lazarus è ambientato nel futuro temporalmente indeterminato di un Giappone devastato e avvilito, proprietà di multinazionali avide e indifferenti ai vecchi valori spirituali del Paese.

Gabriel, un Mistico (una persona che risulta dotata di poteri particolari che la mettono in grado di uccidere o di paralizzare con il solo pensiero) che vive con una studentessa non vedente di nome Miko (e che risulterà anch’essa alla fine avere le sue stesse potenzialità) viene incaricato di ritrovare Yukio Mishima redivivo che è sparito dal luogo dove avrebbe dovuto trovarsi. Grazie a tecniche pioneristiche di rigenerazione dei tessuti muscolari e cerebrali, è, infatti, possibile ormai far risorgere i morti e riportarli in vita (l’unica condizione è che i neo-vivi si sottopongano a cure particolari che ne permettano la nuova esistenza, altrimenti il corpo che li sostiene si disfa e si avvia a una rapida distruzione). Il padre del Progetto Lazarus, il biochimico Kao Yee, ricostruisce così la genesi e lo sviluppo della sua portentosa scoperta:

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La prima antologia del calcio astrale

È in uscita l’opera prima della nuova casa editrice Cletus Production: La prima Antologia del calcio astrale, un ebook (la prefazione è di Enrico Vaime) di racconti scritti da una fra le più valide leve di scrittori italiani (Cletus Alfonsetti, Stefano Amato, Martino Baldi, Marco Candida, Marco Crestani, Samuele Galassi, Franz Krauspenhaar, Antonio La Malfa, Héctor Genta, Giuseppe Manfridi, Mauro Mirci, Gianni Montieri, Mario Pischedda, Paola Ragnoli, Ezio Tarantino, Rocco Traisci). Segue la prefazione.

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2012

L’anno in cui tutto finirà, l’anno della possibile Fine del Mondo è dunque arrivato.
Della cosa, anche se in maniera e con prospettive differenti mi sono già occupato in altri articoli (qui, qui e qui) e la ragione per cui oggi ne torno brevemente a parlare è chiudere per quanto possibile un cerchio e prepararsi a (soprav)vivere all’interno o all’esterno di quello che seguirà.
Il senso della fine, di cui per secoli ci eravamo quasi dimenticati, e che dall’inizio del Novecento ha lentamente cominciato a rosicchiare la base dei pilastri del Pensiero Occidentale (e del Mondo di cui tale Pensiero credeva d’essere l’unico rappresentante), ha finalmente raggiunto gli alti piani delle torri, dopo aver a lungo bazzicato i bassifondi.
La cosiddetta “profezia del 2012” è oramai risaputa (e qui cito l’Oracolo, ovvero Internet, e una delle sue voci più controverse, ovvero Wikipedia): trattasi della credenza che Continua a leggere

30. Dormire qui

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da qui

Dove mi stai portando?
Guardali, come ti trovi?
Tu sei matto.
E’ una specie di campo con gente strana, a dire poco. Uno è un armadio con la faccia tonda, pelato.
Si chiama Marius. Non si sa da dove venga. Potrebbe sradicare il tronco di una quercia con un abbraccio solo.
Pensi di far ridere? Continua a leggere

Come valorizzare un’area col turismo di qualità

DALLA MAREMMA UNA LEZIONE PER LE VALLI APPENNINICHE PIEMONTESI

Articolo di Marco Grassano

da Postpopuli

Daini sotto gli ulivi maremmani

Lo scorso giugno ho fatto, con la famiglia, un “tour” tra Assisi e la Maremma; in quest’ultima zona, in particolare, ho osservato un modello di “gestione” del turismo che potrebbe funzionare egregiamente anche da noi, se solo lo volessimo davvero adottare. Tutto ruota attorno al valore ambientale dell’area, in Toscana garantito da un parco regionale (come lo sono in provincia di Alessandria, tanto per intenderci, il Parco del Po e dell’Orba o quello delle Capanne di Marcarolo) – ma si potrebbe anche partire da una zona protetta della Rete Natura 2000, quale quella del Monte Antola, magari estendendola alle Terre del Giarolo, che dal punto di vista della biodiversità non hanno nulla da invidiare a molte altre realtà più rinomate (mi pare però che la Comunità Montana abbia deliberato, non molto tempo fa, l’espressione di parere negativo alla creazione di un’area di salvaguardia, voluta dalla Regione… forse per timore di avere le mani legate, o forse in obbedienza all’ormai abusato principio “padroni in casa nostra”, che in una società civile deve invece essere, necessariamente, limitato dal prevalere degli interessi collettivi, a partire dalla tutela del territorio).  Continua a leggere

Alfonso Nannariello.

Materie spirituali

Dal 1952 la cacciata dal paradiso è raffigurata alla

Madonna, con l’angelo impietoso, e Adamo ed Eva afflitti.

Alla Madonna la navata centrale aveva motivi laminati

in oro dai quali scendeva nel sensibile di qua l’Irrappresentabile.

Sulla stessa navata erano raffigurate alcune scene

della passione insistentemente sottolineata dalle stazioni della via crucis. Continua a leggere

29. Un cantautore

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da qui

Come stai?
Perché è così difficile parlarsi, dopo il tradimento? Ma quale tradimento? Fausto: c’è un giorno in cui sono stata importante nei tuoi progetti, nei tuoi sogni? Qual è la chiave del tuo cuore? Non riconosco più la nostra casa: chi ci è stato? Qual è l’ultima donna?
Come vuoi che stia?
Non piangere Dalia, non dargli soddisfazione più di quanto meriti. Guarda: ha spostato tutto. La tua foto non c’è più. Eppure dicevi di amarmi, staremo sempre insieme. Dov’è finito, tutto? Dov’è finita la mia foto? Continua a leggere

Domenico Starnone, Autobiografia erotica di Aristide Gambia

 

di Guido Michelone

Occorrono tempo e pazienza per leggere attentamente le 452 pagine di questo nuovo libro di Domenico Starnone, il diciottesimo ufficiale in ventiquattro anni di pubblicazioni tra la narrativa e la saggistica: e anche quest’ultimo è un testo anomalo, a metà fra i due generi, pur con forti tinte autobiografiche come si evince sin dal titolo, che fornisce anche una seconda fondamentale chiave di lettura. Continua a leggere

28. Conchiglie

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da qui

La stanza è piccola, ma fantasiosa. Ester ci sa fare coi gingilli, col colore vivo alle pareti.
Non devi più vederlo.
Colleziona conchiglie, tutte quelle che trova sulla spiaggia.
E’ lui che mi cerca: appare all’improvviso nei posti più impensati.
Le conosce per nome: la patella caerulea è una montagna vista dall’alto; le ricorda l’Etna, le lunghe passeggiate con la macchina, tra dossi di lava nera e solida. Continua a leggere

La scrittura vertiginosa di Franco Arminio

di Anna Rotunno

La scrittura di Arminio non è artigianato colto, ma è scrittura ispirata, anche piena di scorie, detriti, schegge, che ingloba in sé come se si trattasse di relitti preziosi della coscienza e dell’inconscio, senza escludere nulla e anzi con meticolosa cura di ciò che altri getterebbero via come scarti. In questo e per questo si tratta di una scrittura in tutto anomala, atipica e soprattutto controcorrente, tanto che si dà atto alle case editrici che hanno pubblicato l’opera di Arminio (Da Laterza a Mondadori) del coraggio dimostrato nel puntare su uno scrittore che distanze siderali separano dall’attuale produzione letteraria italiana. Continua a leggere

Maurizio Manzo, Assistenziali

Ho sempre creduto

che l’orrore avesse un orlo

Erich Fried

*

era in quel modo

davanti a quell’uomo

come cristo davanti

alla sua verità

che pareva non credere

ai gesti e al suono

alla bava asciugata sulle

sue braccia

mentre strappavano via come

cose tenute strette

erette più in alto che poteva

ogni sua arteria che gridava

divagando ogni dubbio pietoso

un dubbio che roccia respinge

ingegno precluso

eluso

dolore sapore candore.

La luce folta

rendeva narici palati

alati

scortesi protesi orticanti

cantilena tra moccio

e lacrima

rimasugli d’umano destino.

**
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l’età degli alcolisti

Franco Arminio

Una nota di un mio amico uscita su fb mi riporta alla nostra gioventù alcolista. bere è obbligatorio, come pare obbligatorio trascurare il padre, considerarlo poco più che un bancomat. non amo i ragazzi ligi e conformisti, ma basta vedere una festa per i 18 anni per capire che stanno completamente fuori strada. aprire dieci birre e berne cinque, solo perché è tutto gratis, è veramente uno spettacolo… indegno. più che l’ebbrezza sembra che questi ragazzi sembrano volere togliere ogni sacralità all’esistenza. so che non sono tutti così, ma è ora di finirla con la complicità con questo andazzo. beaudelaire, poeta dell’ebbrezza, diceva che tutto sommato lavorare è meno noioso che divertirsi. e si può lavorare anche da disoccupati, imparando a fare qualcosa, leggendo un libro, aiutando qualcuno, etc…