Archivio mensile:Luglio 2016

Mascha Kaléko : Rezept

koudelka engel

Rezept

Jage die Ängste fort
und die Angst vor den Ängsten.
Für die paar Jahre
wird wohl alles noch reichen.
Das Brot im Kasten
und der Anzug im Schrank.

Sage nicht mein.
Es ist dir alles geliehen.
Lebe auf Zeit und sieh,
wie wenig du brauchst.
Richte dich ein.
Und halte den Koffer bereit.

Es ist wahr, was sie sagen:
Was kommen muss, kommt.
Geh dem Leid nicht entgegen.
Und ist es da,
sieh ihm still ins Gesicht.
Es ist vergänglich wie Glück. Continua a leggere

SU “FARE DI QUESTO” DI CARLO BORDINI

vulcano

di Giselda Pontesilli

 

  La poesia “Fare di questo” è, primariamente , demistificatrice, poiché   -non a parole-  ci fa coscienti di un fatto che sapevamo già: per sentire, per esperienza; ma solo ora,  solo così tardi,  lo comprendiamo davvero:

non è vero  -ci dice, non a parole-  non è vero che solo alcuni misteriosi uomini (non io, mai io) compiono omicidi; io = omicida : ecce homo. Continua a leggere

Roberto Saporito, L’ascensore.

corridoio
“Abbiamo bisogno di sapere cose che gli altri non sanno.
E’ quello che nessuno sa di te che ti permette di conoscerti.”
(Don DeLillo)

Si aprono le porte dell’ascensore cigolando lievemente.
Esci dall’ascensore e le porte dietro di te si chiudono, replicando il lieve cigolio.
Ti ritrovi in uno slargo deserto, in un angolo c’è una sedia di ferro, smaltata di bianco, e bianche sono le pareti e il soffitto.
Prendi a destra per un piccolo corridoio, attraversi un piccolo slargo a sinistra, uno a destra che poi diventa un lungo corridoio senza finestre.
Non c’è nessuno. Continua a leggere

Stiamo profanando Dio, di Michele Caccamo

Nizza
“il massacro fu così grande che i nostri uomini camminavano nel sangue fino alle caviglie” e così hanno dato a Dio il possesso del crimine.
Le loro bocche, in quegli altri tempi, erano senza luce di speranza, erano piene di odio; per mille diverse ragioni una trappola.
Dopo Gesù Cristo, quello che doveva essere un mondo nuovo è diventato una vampa: l’Umanità ha iniziato ad avere le armature fragili, ha iniziato a essere spiata da un’aria non di pace.
Di quale importanza parliamo, che fossero ebrei o cristiani o islamici, in quegli altri anni venne fatta la fortuna delle religioni. Venne fatta lo separazione dallo Spirito. Continua a leggere

CRESTOMAZIA 23: René Char, “Giorno orrendo…”

Giorno orrendo! Ho assistito, qualche centinaio di metri distante, all’esecuzione di B. C’era solo da premere il grilletto del mitra e poteva essere salvo! Eravamo sulle alture che dominano Céreste, la boscaglia piena zeppa d’armi e noi in numero almeno pari alle SS, ignare della nostra presenza. Agli occhi dovunque imploranti attorno a me il segnale del fuoco, ho risposto di no col capo… Sotto il sole di giugno un freddo polare mi filtrava nelle ossa.
E’ caduto come non ravvisando i suoi carnefici e così leggero, m’è parso, che il minimo soffio di vento avrebbe dovuto sollevarlo da terra.
Non ho dato il segnale perché il villaggio doveva a qualunque costo essere risparmiato. Che cos’è un villaggio? Un villaggio simile a un altro? Forse lo ha saputo, lui, in quell’ultimo istante?

(trad. Vittorio Sereni)

René Char, Fogli d’Ipnos in Poesia e prose, Feltrinelli, 1962, pp.132-133


“Dell’altra moltitudine che abbiamo di versi, quasi infinita, ha scelto ciò che gli è riuscito o più elegante, o più poetico, o anche più filosofico, e infine, più bello […]” (Tratto dalla Prefazione alla crestomazia italiana de’ poeti di Giacomo Leopardi)

LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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Il televisore di fronte allo specchio

Pasolini definisce la televisione alienante non in quanto contenuto ma come “cornice”. E’ inutile qui associarsi al giudizio profetico che condivido a pieno. Quello che invece mi attrae è il discorso sulla cornice. Ed è un discorso sul guardare, sullo specchio, sul dentro e fuori. Al cinema lo ha anticipato Hitchcock con il film La finestra sul cortile. In realtà, si tratta di una vecchia questione che parte da Lucrezio, che per primo affronta l’affronta: la distanza tra azione  – il naufragio del De Rerum Natura – e lo spettatore.

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Antiche domande: Poesie di Maria Rosaria Madonna

mito

Sono arrivati i barbari

«Sono arrivati i barbari, Imperatore! – dice un messaggero
che è giunto da luoghi lontani – sono già
alle porte della città!».
«Sono arrivati i barbari!», gridano i cittadini nell’agorà.
«Sono arrivati, hanno lunghe barbe e spade acuminate
e sono moltitudini», dicono preoccupati i cittadini nel Foro.
«Nessuno li potrà fermare, né il timore degli dèi
né l’orgoglio del dio dei cristiani, che del resto
essi sconoscono…».
E che farà adesso l’Imperatore che i barbari sono alle porte?
Che farà il gran sacerdote di Osiride?
Che faranno i senatori che discutono in Senato
con la bianca tunica e le dande di porpora?
Che cosa chiedono i cittadini di Costantinopoli?
Chiedono salvezza?
Lo imploreranno di stipulare patti con i barbari?
«Quanto oro c’è nelle casse?»
chiede l’Imperatore al funzionario dell’erario
«E qual è la richiesta dei barbari?».
«Quanto grano c’è nelle giare?»
chiede l’Imperatore al funzionario annonario
«E qual è la richiesta dei barbari?».
«Ma i barbari non avanzano richieste, non formulano pretese»
risponde l’araldo con le insegne inastate.
«E che cosa vogliono da noi questi barbari?»,
si chiedono meravigliati i senatori.
«Chiedono che si aprano le porte della città
senza opporre resistenza»
risponde l’araldo con le insegne inastate.
«Davvero, tutto qui? – si chiedono stupiti i senatori –
e non ci sarà spargimento di sangue? Rispetteranno le nostre leggi?
Che vengano allora questi barbari, che vengano…
Forse è questa la soluzione che attendevamo.
Forse è questa». Continua a leggere

Luigi Maria Corsanico legge Federico Garcia Lorca. 12

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da qui

[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=YjwbHGMnBlQ&feature=youtu.be]

da qui

Federico García Lorca

Potessero le mie mani sfogliare

Da
GARCÍA LORCA
Poesie
Libro de poemas – Suites
a cura di Claudio Rendina Continua a leggere

Il portacenere

di
Roberto Plevano
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§ Il portacenere

Anna fumava come un camino. Fumava come una ciminiera. In quel mezzo pomeriggio che passò di fronte a lei, Luca fece silenziosamente un conto approssimato di una trentina di sigarette. Per ogni santo giorno, erano quasi due pacchetti, MS o Camel, aperti e consumati in ripetitiva compulsione. Accendere e non far nemmeno caso all’inalazione.

E occorreva aggiungere le sigarette che lei rollava con perizia, da bustine di tabacco marca Samson e Drum. Era un piccolo rito artigianale – estrazione cartina, apertura bustina, presa della dose di tabacco, disposizione della dose sul risvolto della bustina aperta, controllo del giusto grado di umidità dei polpastrelli di indici e pollici, meticolosa confezione di un cilindretto regolare, leccatina sulla striscia adesiva, sigillatura, rifinitura con asportazione del tabacco eccedente alle estremità, breve attesa per l’asciugatura, accensione – che eccedeva il computo delle anonime sigarette industriali e per cui ci voleva almeno una sosta e un ripiano. Un intermezzo quindi di quiete in un’altrimenti incessante movimento interiore di cerebro, e poi di polmoni, labbra, dita. Rollando le sigarette, Anna socchiudeva gli occhi. Solennità e automatismo della cerimonia.
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SUL TAMBURO n.21: Salvatore Martino, “Cinquant’anni di poesia 1962-2013”

Salvatore Martino, Cinquant'anni di poesiaSalvatore Martino, Cinquant’anni di poesia 1962-2013, a cura di Donato di Stasi, Roma, Edizioni Progetto Cultura, 2015

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di Giuseppe Panella

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Cinquant’anni, mezzo secolo di poesia, sono tanti e va da sé che non si possono racchiudere in una formula, in una frase che abbracci un percorso tanto lungo e tanto variegato. Il tentativo, tuttavia, va comunque fatto perché l’esperienza poetica di Salvatore Martino ha caratteristiche sue peculiari che non debbono passare inosservate nel mare magnum del calderone della poesia contemporanea.

Il percorso di Martino, peraltro ben ricostruito da Donato di Stasi nella sua massiccia Introduzione al volume, inizia nel 1969 (anche se molti testi raccolti in questo volume risalgono già al 1962) con Attraverso l’Assiria (Caltanissetta, Casa Editrice Terzo Millennio, 1969) e La fondazione di Ninive (Roma, Carte Segrete, 1977), due raccolte che incidono già, nel mondo poetico e culturale del poeta, il segno pieno della sua scrittura e della sua aspirazione a una visione colorata e sanguigna del mondo con cui si confronta. In essi – scrive di Stasi:

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Pianto dal Sud (sul disastro ferroviario in Puglia), di Michele Caccamo

Puglia
E ci stanno raccontando che gli assassini sono i macchinisti, i negri del fumo. Coloro che non hanno saputo marcare a stretta misura il binario, e lo hanno lasciato scivolare sotto le ruote e gli stantuffi, nel sentiero che tiene il posto alle ossa degli uomini morti.
E il treno oggi in Puglia si è aperto come un altare, o una rosa schiusa in due.
E ci stanno raccontando quanto influente sia il fato nelle vicende umane e che più neanche Dio ha le spalle giuste per la nostra sorte.
E che i due macchinisti hanno messo avanti le teste, nella forma delle pietre, per avere la potenza nel tempo, per dominare l’attrito del ferro. Continua a leggere

49. Alle porte

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Il mondo era ormai un concentrato di violenza. I siti di notizie s’ingolfavano di cronache e immagini di assassinii perpetrati per motivi diversi, ma con la stessa ferocia disumana. L’azione del demonio si faceva più chiara: in primo luogo nelle stragi collegate al fondamentalismo religioso, che rivelava sempre più la sua matrice politico-sociale. L’ingiustizia, eretta a sistema, non poteva non essere foriera di danni irreparabili, a meno che, a livello mondiale, non si fosse deciso di invertire la rotta verso l’autodistruzione. Sull’onda di media rapidissimi e invasivi, le distanze abissali tra paesi ricchi e poveri risaltavano in tutta la loro assurdità. Diventava insopportabile il pensiero che pochi egoisti detenessero l’intero potere nelle mani, depredando in modo insaziabile i beni che avrebbero ridato dignità all’altra parte del mondo. Se non si fosse posto rimedio a tutto questo, il mondo si sarebbe avviato a una rovina inevitabile. All’orizzonte potevamo intravedere l’intenzione di Dio: dar vita a una nuova umanità, sensibile al suo orientamento di Padre generoso, attento ai bisogni dei suoi figli. Sempre più le nazioni sarebbero state provocate a far loro lo sguardo di Dio, la compassione per ogni sua creatura.
Anche noi procedevamo nella nostra ricerca guidati dalla grazia, spinti a superarci per attingere al cuore del Progetto, a una luce abbagliante sullo sfondo tenebroso della violenza umana. Gli occhi di Cristo e il ghigno del demonio erano i poli tra cui il mondo pendeva, sul baratro inquietante di un futuro avvertito ormai alle porte.

Vivalascuola. Ciao, Lucy pestifera!

216551_107145182704087_1678755_nLucia Tosi è mancata sabato 9 luglio. Insegnante, poetessa e scrittrice, ha collaborato a vivalascuola con numerosi articoli, tra cui ricordiamo questo, scritto alle prime avvisaglie dei superpoteri assegnati ai Dirigenti Scolastici, questo su “A cosa serve il Latino?“, questo sulla progressiva scomparsa dell’insegnamento della Geografia nelle scuole italiane, questo in occasione dei tanti pronunciamenti governativi contro chi educa al senso critico a scuola… e tanti altri su vari aspetti della didattica e della politica scolastica, che si possono leggere scorrendo l’archivio di vivalascuola. E ancora di più ci piace ricordarla con queste poesie, queste e quelle che si possono leggere sul suo blog. Qui presentiamo un saluto di Roberto Plevano a nome della redazione di vivalascuola e di lapoesiaelospirito. Ciao Lucy!
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MAILÉN, UNA VERITÀ NASCOSTA di Lorenzo Marotta

di Massimo Maugeri

http://www.vertigolibri.it/libri/cop_mailen%20C
Ci sono eventi che hanno segnato l’umanità lasciando piaghe profonde sulla pelle della Storia. Alcuni vengono ricordati periodicamente, altri rischiano di rimanere offuscati nella nebbia dell’oblio.
Tra le tante ferite della Storia, va senz’altro ricordata la tragedia dei desaparecidos: gli oppositori scomparsi a opera della dittatura dei generali in Argentina a seguito del colpo di stato del 1976. Si tratta di una vicenda abbastanza nota che, però, non è conosciuta da tutti. Ecco allora che, ancora una volta, la letteratura può intervenire per colmare buchi di conoscenza o per rinsaldare una consapevolezza assopita. Di recente è approdato in libreria il nuovo romanzo di Lorenzo Marotta intitolato “Mailén, una verità nascosta” (Vertigo, 2016, p. 267, euro 13), incentrato – per l’appunto – sulle “stragi invisibili” organizzate dalla dittatura militare argentina nel corso degli anni Settanta: una sorta di epurazione che segnò il destino di circa trentamila dissidenti o sospettati tali (tra uomini, donne, giovani, preti, suore) spariti nel nulla a opera del regime militare. Continua a leggere

Nicola Vacca tra i cinque finalisti del Premio Camaiore 2016

Con la raccolta di poesie “Luce nera” (Marco Saya Editore) Nicola Vacca è stato scelto tra i cinque finalisti della XXVIII del Premio Internazionale Camaiore. In questa opera, Vacca ci conduce in un viaggio orfico in cui l’Inferno è preciso, mentre il Paradiso è vago. Solo la parola dà forma. E per questo solo la parola può salvarci. Le parole, solo le parole/ che abbiamo il coraggio di pensare/ potranno dirci dove ci condurrà/ questa notte./ Soltanto se le parole pugnalano/ le ferite saranno rimarginate.

vTagli

Come se un bisturi
prendesse per mano la vita
mentre incide ferite
sulla pelle dell’ora presente. Continua a leggere

La confessione

Giuseppe Cinquina con la veste da chierichetto

di Gianni Fumagalli

Veniva preparata molto tempo prima dalle suore che ci facevano catechismo. Per fare la prima comunione bisognava, innanzitutto, pulire la nostra anima che, per ricevere Gesù, doveva essere immacolata. La confessione aveva il compito di rendere bianca l’anima che i nostri peccati avevano macchiato. Solo il sacerdote godeva di questo potere, conferitogli da Gesù Cristo, solo il suo ministro poteva cancellare i peccati. Ma anche per andare di fronte al sacerdote bisognava prepararsi. Il libretto distribuito a tutti i bambini era il catechismo di Pio X, considerato al pari di una Bibbia in miniatura. Venne consegnato all’inizio del corso con un’aura di solenne soddisfazione e una serie di moniti, tra i quali campeggiava quello che vincolava la nostra prima comunione al fatto di imparare a memoria l’intero libretto. Un severo esame, condotto personalmente dalle suore, avrebbe garantito la solida preparazione di ogni singolo aspirante. Alcune parti bisognava impararle alla perfezione, su altre erano concesse attenuanti, ma i capitoletti sulla trinità, sulla confessione e comunione occorreva saperli senza esitazione, dimostrare di non avere incertezze e di conoscerle, quindi, “a mena dito,” come dicevano le suore. La preparazione alla confessione era meticolosa, comprendeva, la formula introduttoria: “perdonatemi padre perché ho peccato”, l’elenco dei peccati, sul quale le suore si esibivano in una serie di esercizi di fantasia al limite dell’equilibrismo, la contrizione, la soluzione e la penitenza. Quali peccati confessare? Si poteva cominciare dai piccoli furti in casa, quando la mamma proibiva di mangiare il cioccolato o la marmellata e furbescamente, approfittavamo della sua assenza per disubbidire. Continua a leggere

CRESTOMAZIA 22: Percivalle Doria, “Come lo giorno…”

Come lo giorno…

Come lo giorno quand’è dal maitino
claro e sereno – e bell’è da vedere,
per che gli augelli fanno lor latino,
cantare fino, – e pare dolze audire;

e poi ver’ mezzo giorno cangia e muta,
e torna in poggia la dolze veduta
che mostrava;
lo pellegrino ch’a securo andava
per l’alegrezza de lo giorno bello,
diventa fello, – pieno di pesanza:
così m’ha fatto Amore a sua possanza.

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