Archivio mensile:Luglio 2016

Premio Strega a “La scuola cattolica”

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di Maurizio Soldini

Ripubblichiamo l’articolo in cui Maurizio Soldini aveva previsto la vittoria di Albinati al Premio Strega 2016, recensendone il libro.

Finalmente ho portato a termine la lettura de La scuola cattolica, che rimetto in coperta e ripongo in libreria tra i vincitori del Premio Strega.
Non perché sia d’accordo, a proposito della vittoria dello Strega, tanto più per il valore del libro, ma perché così pare sia già deciso, del resto come ogni anno a questa parte, in cui avviene che si sappia anzitempo quale libro sia destinato a vincere. Continua a leggere

Non respiro…

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L’articolo qui di seguito lo avevo scritto nel 2014, all’indomani dell’uccisione dell’afroamericano Eric Garner da parte della polizia di New York. Sono passati quasi due anni e in Italia come negli Stati Uniti (e ovunque nel mondo occidentale) il diritto alla vita di chi ha il colore della pelle diverso dal nostro continua a non essere riconosciuto.
Mi permetto allora di ripostare le parole di ieri, nella speranza, auspicata già a suo tempo alla fine di questo articolo – e 
purtroppo contraddetta dai fatti – di non doverlo fare ancora una volta domani.

Viviamo in un mondo in lotta tra diritti e soprusi, povertà crescente e ricchezza sempre più concentrata nelle mani di pochi. Viviamo in una società basata sempre più sui conflitti, di razza, di genere, di religione e non ultimo, appunto, di ricchezza, che poi è divenuta l’attuale scala di valori su cui giudicare gli altri, dopo la scomparsa di quel concetto di ‘classe’ che tanto a lungo aveva caratterizzato il secolo scorso.
Dagli Stati Uniti, nazione che fino a non molti anni fa veniva indicata come luogo simbolo delle lotte per i diritti civili, e che all’indomani dell’elezione di Barack Obama sembrava aver definitivamente superato i fantasmi della discriminazione razziale, arrivano ogni giorno storie di violenze e ingiustizie operate dalle forze dell’ordine nei confronti di persone di colore. In Italia più che il colore sembrano contare (come spesso accade dalle nostre parti) le conoscenze. E così, per un’escort appena maggiorenne che fa la vita della milionaria tra il Messico e Dubai, ci sono i vari Giuseppe Uva, i Federico Aldovardi, gli Stefano Cucchi, entrati Continua a leggere

Il porgitore di stelle, Margherita Guidacci

Guidacci
Poesie tratte da Il buio e lo splendore, di Margherita Guidacci.
Ed. Garzanti Poesia

a cura di Barbara Pesaresi

da Il porgitore di stelle

“Una Lasa etrusca (divinità femminile alata) di nome Vecua, divenuta per amore una donna mortale, ebbe dal Collegio dei Lucumoni l’incarico di delimitare i confini dei terreni dei popoli etruschi, perché non sorgessero discordie; e, successivamente (essendo i Lucumoni rimasti molto soddisfatti dell’operato catastale di Vecua) anche di disegnare una mappa del cielo. A questo scopo fu dato a Vecua un assistente, detto «Mav Luceziniai» (il porgitore di stelle) perché le indicasse ad una ad una le stelle, che Vecua poi incluse in sedici «case del cielo». Dalla storia di Vecua, che mi piace enormemente, ho tratto il titolo di questa parte della mia raccolta.”
(Margherita Guidacci) Continua a leggere

Il Calcio d’autore di Antonio Donadio

Copertina Donadio  CALCIO D'AUTORE
di Guido Michelone

Gli Europei di calcio stanno volgendo al termine e l’Italia come sempre è divisa in due, tra chi ama e chi detesta il gioco del pallone: pro o contro senza mezze misure. Per l’evento sportivo e mediatico annunciato da mesi, anche l’editoria si attrezza in tempo per offrire ai lettori romanzi e saggi sul football (o soccer, per dirla all’americana), sia per cercare di attrarre nuovi lettori dalle tifoserie storicamente ritenute incolte o addirittura ignoranti e semianalfabete, sia per mostrare a tutti che sport e cultura non sono due fenomeni contrapposti, ma addirittura riescono a convivere nelle passioni di molti scrittori insospettabili. Continua a leggere

Luigi Maria Corsanico legge Federico Garcia Lorca. 11

[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=a9LUIlLy4VA&feature=youtu.be]

da qui

[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=X9l2kSd6fwg&feature=youtu.be]

da qui

Federico García Lorca
L’ombra della mia anima

Da:
GARCÍA LORCA
Poesie
Libro de poemas – Suites
a cura di Claudio Rendina Continua a leggere

L’ultimo giorno

l'ultimo giorno[Un racconto che ho lasciato nel cassetto per molti anni, ma che ho voglia di tirare fuori proprio in questi giorni. Una buona musica da ascoltare durante la lettura potrebbe essere questa, se avete voglia. Grazie.]

L’ULTIMO GIORNO

Quando la mattina si incamminava verso il lavoro in genere albeggiava. In silenzio, scendeva a valle insieme ad altri, ognuno a passo diverso, chi con asini, chi con ceste, chi con niente, come lui, sentendo solo il rumore dalla terra sabbiosa che scricchiolava sotto i sandali, dando un ritmo cullante al cammino. Solo qualche sporadico camion saliva a quell’ora in senso contrario verso il suo villaggio, mischiando acre gas di scarico e polvere in un’unica nuvola nera. Continua a leggere

Il commento

di
Roberto Plevano
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§ Il commento

Lunedì vado finalmente a visitare l’amico che non ci si riesce mai a vedere, quello che ha seguito i passi del padre e si è accomodato, con occasionali mugugni e genuino compiacimento di sé, dietro la scrivania, nella prassi e identità di imprenditore. Mi mostra i capannoni – un quaranta anni fa qui c’erano campi a perdita d’occho e sull’orizzonte si stagliavano soltanto i campanili dei paesi –, la macchine delle linee di produzione, pile di bobine nei magazzini, parla di fatturato, di crescita, di personale soprattutto: snocciola numeri importanti. I suoi capannoni non sono scatole vuote, c’è gente che viene a lavorare ogni mattina, con i turni anche di sera, famiglie intere hanno un reddito. Ma non è tutto oro quello che luccica, non è soltanto virtù salvifica del sudore e del lavoro, questo lo so da me. Senza addentrarsi in considerazioni generali, so che la crescita di fatturato è stato un passo obbligato per minimizzare perdite pesanti di un investimento sbagliato, un errore che gli rode, tanto che ne parla poco, lui che ama parlare; e per buona sorte, questo passo gli è stato possibile.

Con un giorno del suo fatturato ci vivrei comodamente per anni, eppure lui dice: tu non hai problemi, la tua vita tranquilla, qui appena ti muovi ti saltano addosso, è un assedio continuo. Escludo a priori che dietro alcune occhiate di sottecchi che mi lancia ci sia un sentimento – vaghissimo, eh? – di invidia, invidia in senso buono si intende. Dalle mie parti, con redditi come il mio, c’è poco da invidiare, mi punge il sospetto di essere una specie di fallito, uno sfigato… discorso lungo, la sfiga è una categoria dello spirito che tocca il genere umano, come il peccato originale, come il fato eschileo, come le idee platoniche. Come l’IO cartesiano. Ci si rispecchia, nello sfigato, lo si teme.

Non gli dico niente, annuisco con aria seria, come a dire, eh, ti capisco, comprendo il tuo fardello di imprenditore.
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All’ombra del campanile

matisse vita

di Gianni Fumagalli

La nostra infanzia è stata dominata da una presenza possente, distaccata ma fiera, dominante ma necessaria: il campanile della nuova chiesa parrocchiale, dedicata a S. Margherita . Alto, elegante, conquistava la simpatia dei parrocchiani con il suono forte e caldo delle sue campane e lo sguardo austero ma rassicurante. Abitavo allora nella curt di Brivi, il cui muro di cinta confinava con il piazzale della chiesa. E’ inutile dire che la prima cosa che vedevo appena alzavo lo sguardo era proprio il campanile, ma occorre dire che la mia fantasia si è esercitata sulla sua ardita altezza e sulla sua forma slanciata. Fu ultimato nel 1933 e per la sua costruzione le maestranze si avvalsero della collaborazione volontaria di molti parrocchiani, tra i quali mio zio Luigi e mio padre. Ho una chiara istantanea della piazza della chiesa, parte erbosa :la famiglia Barachetti quasi al completo, il sacrestano Giuseppe, davanti a tutti col suo passo lesto, un po’ dietro la moglie, sempre sorridente, a seguire Ermanno, con la sua grande e lenta falcata e lo sguardo pensieroso, ultimo Sem, leggero nella camminata e sorridente nel viso. Continua a leggere

LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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Ode all’arte “assenteista”

In un viaggio a New York ho visitato una mostra al museo Guggenheim; Storylines: questo era il titolo.  Il tema era, spero di aver interpretato bene, il rapporto tra opera d’arte e biografia dell’autore. Insomma, l’arte come “narrazione” dei vissuti umani e del vissuto particolare dell’artista. Mi ha colpito un’installazione del vietnamita Danh Vo. In realtà, più che l’opera – l’arte post-moderna ci ha offerto un catalogo inesauribile di stranezze, dal WC al vuoto pneumatico – mi ha fatto riflettere la didascalia a sua presentazione. Continua a leggere

SUL TAMBURO n.20: Guido Guidi Guerrera, “La truffa”

Guido Guidi Guerrera, La truffaGuido Guidi Guerrera, La truffa, Reggio Emilia, Imprimatur Edizioni, 2016

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di Giuseppe Panella

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La più grande (e riuscita) truffa della storia dell’Occidente avvenne a Lisbona tra il 1925 e il 1926. Le sue ripercussioni furono enormi per la storia della nazione lusitana – senza il gravissimo scandalo suscitato dalla burla (come viene chiamata in portoghese) orchestrata da Arturo Virgilio Alves do Reis e dai suoi complici di tutta Europa, e dalle sue ripercussioni a livello economico nazionale e internazionale, l’inflazione non avrebbe dilagato in Portogallo e i militari non avrebbero trovato la forza e il consenso necessari a prendere il potere (con il colpo di stato del 28 maggio 1926 che portò al potere António de Oliveira Salazar per lunghi decenni fino alla “rivoluzione dei garofani” del 1975). Non si trattò, allora, solo di un evento criminale sia pure di livello notevolmente alto per conseguenze e implicazioni ma della tipica goccia che fece traboccare un vaso fino allora rimasto colmo soltanto fino all’orlo (analoghe conseguenze ebbero storicamente eventi dello stesso tipo: l’affaire Stavisky nella Francia del 1934 con le imponenti conseguenze che ebbe sul governo del radicale Camille Chautemps costretto alle dimissioni e, più indietro nel tempo, nel 1786, l’affaire del collier della regina Maria Antonietta all’alba della grande stagione della Rivoluzione Francese – sembrerebbe che, dal punto di vista della storia universale, grandi truffe siano i prodromi di grandi eventi successivi, siano rivoluzionari o meno).

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KSENJA LAGINJA, “PRATICARE LA NOTTE”

Ksenja Laginja – Praticare la notte – Giuliano Ladolfi Editore

Praticare la notteLa cosa singolare è che scrivo la recensione di questa raccolta poetica, Praticare la notte di Ksenja Laginja, intrisa di ariose oscurità notturne (reali e metaforiche) in un luogo (Visby, sull’isola svedese di Gotland) e in un momento (il solstizio d’estate) in cui è il giorno a farla da padrone, e le tenebre si affacciano appena solo per un’ora o due. Ma è l’atmosfera perfetta, sia per riflettere su un romanzo che ho in gestazione, sia per coltivare queste emozioni, per così dire, “in negativo”, attraverso letture fatte di Ombra e Luce. Durante il viaggio di andata ho letto La lucina di Antonio Moresco (ed. Mondadori), romanzo immerso nel buio ma con un unico – enigmatico – segnale luminoso a fare da guida a un narratore in cerca di risposte sulla vita e sull’Oltre. E anche un poemetto di prossima pubblicazione, del quale scriverò la postfazione, La via lattea di Diego Caiazzo, dove le vicende umane si specchiano nella profondità abissale dell’universo (esterno e interiore).

A suggellare il tutto, la lettura di Ksenja. Continua a leggere

Lucetta Frisa, Poesie su dipinti

Holbein
I due ambasciatori* Hans Holbein.

A noi non interessano i progressi della scienza:
ci portano onore e danaro? Altrimenti non servono.
Certi messaggi complessi neppure il re li comprende
li inviano demoni e angeli a sovvertire le imprese.
Oggi fa molto freddo, ci riscalda la pelliccia
adeguata a questa stagione come il nostro atteggiamento
e nulla di obliquo traversa cose e velluti.
Noi diciamo quello che abbiamo da dire,
facciamo quello che ci ordina il re.
Non guardate nient’altro, non c’è nulla da scoprire.
E’ il l553.
Siamo Jean de Dinteville e Georges de Selve –
due ambasciatori.

***

*La figura in basso,obliqua, quasi a livello del pavimento mostra un teschio tridimensionale che,per effetto della deformazione ottica,si può vedere solo se posizionati sul lato destro del dipinto: è l’anamorfosi e il suo messaggio è esplicito.

Come è finita la guerra di Troia non ricordo.

Antologia cop come è finita la guerra di Troia non ricordo

di Mario M. Gabriele

La recente antologia di Giorgio Linguaglossa: Come è finita la guerra di Troia non ricordo. Poesia italiana contemporanea, Edizioni Progetto Cultura, 2016”, non appartiene a nessuna di quelle pubblicate nel Secondo Novecento, in quanto ha una sua specifica particolarità, che è quella della diversità progettuale, al di là dei consueti sistemi linguistici omologati. Questa antologia ha il pregio di essere un ventaglio poetico aperto a tutto campo, rispetto alle antologie generazionali e sperimentali degli anni Settanta-Ottanta. Essa si collega, senza preclusione alcuna, nelle diverse proposte poetiche, mai ferite dal pregiudizio, e da qualsiasi altra interferenza. Il curatore ha operato un proprio sistema di “guida” per immettere la poesia nel giusto raccordo anulare. Nel Postmoderno la poesia ha cambiato il proprio cromosoma. Continua a leggere