Archivio mensile:Marzo 2019

Cosa possiamo

Che possiamo offrire al Cristo? Piccole cose. Un’offesa ricevuta, una fatica, un inizio di scoraggiamento. La vita è piena di prove, dalle più gravi alle più insignificanti. Ma ciò che è fatto per amore è grande comunque e sempre. E Lui lo apprezza.

Geoffrey Brock (USA, 1964) : And Day Brought Back My Night


And Day Brought Back My Night

It was so simple: you came back to me
And I was happy. Nothing seemed to matter
But that. That you had gone away from me
And lived for days with him—it didn’t matter.
That I had been left to care for our old dog
And house alone—couldn’t have mattered less!
On all this, you and I and our happy dog
Agreed. We slept. The world was worriless. Continua a leggere→

L’Ostia

Gesù è nel tabernacolo, e mi aspetta. È bello pensare all’Ostia come a qualcosa di inseparabile da me, come a una coppia, a un’unione indivisibile. L’amore di Dio è cosi: ti stringe a sé, ti abbraccia. Come sentirsi soli?

Giorgio Galli, “Le morti felici”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Giorgio Galli, Le morti felici, Il Canneto Editore, 2018

Una serie di variazioni, modulate come riflessioni filosofico-narrative, sul tema della morte, del suo approssimarsi e del suo senso. Questa l’essenza de Le morti felici di Giorgio Galli, scrittore colto e raffinato, che abbiamo già conosciuto con La parte muta del canto (ed. Joker, 2016).

Che si tratti di un compositore lungamente dimenticato, come il ceco Leoš Janá?ek, che si dice essere morto in un letto d’ospedale mentre era insieme a una donna che amava, o di Igor Stravinsky, deceduto con la consapevolezza di essere vissuto nell’epoca sbagliata, o ancora del grande Franz Kafka, trapassato con l’amarezza di non aver raggiunto la felicità, ma con la serenità di esservisi adoperato al massimo, la morte, in questi brevi ma intensi ritratti, viene dipinta come una presenza perturbante, capace di condizionare negativamente l’agire umano ma, paradossalmente, di sprigionare, nel suo compiersi, il senso di un’intera esistenza. Continua a leggere→

Niente

Dobbiamo vedere che siamo niente: è la scoperta più importante della vita. In genere facciamo il contrario: vogliamo essere qualcuno, avere un potere, essere ammirati. Ma solo con la luce che viene dall’alto possiamo conoscerci davvero: siamo niente. Un niente amato alla follia, dal nostro Dio.

“E il sonno non ha buio”, i versi di Maria Rosaria Valentini

di Enrico De Lea

Con l’attenta e partecipe prefazione di Nadia Terranova, la nuova silloge poetica di Maria Rosaria Valentini, “E il sonno non ha buio” (Giulio Perrone editore, ROMA, 2019), rappresenta lo snodo lirico di una già assai nutrita presenza letteraria dell’autrice, che, tra l’Italia (con gli editori Sellerio e Keller) e la Svizzera (Capelli ed.), dove vive, ha al suo attivo una produzione narrativa di sicuro rilievo.  Nell’ambito della scrittura in versi, dell’espressione canonicamente poetica, per la natura del genere lirico, sussiste in radice il rischio di una scrittura e di un contenuto che esprima un “io” lirico, in quanto disilluso, pacificato e consolatorio. Da tale rischio è assolutamente esente la poesia della Valentini, che, sin dal titolo (“E il sonno non ha buio”, tratto da uno dei testi conclusivi) esprime un non pacificato e radicale oratorio della luce e delle sue dimore, in luoghi, esseri, voci, memorie, momenti che all’autrice si offrono come occasione per avvicinarsi al tempo, in qualche modo tentare di stanare il suo mistero, come scrive la stessa nella sua nota introduttiva. Un libro, come scrive Nadia Terranova nella chiusa della prefazione, del quale “il sentimento più prepotente che rimane è quello del desiderio” e nel quale “si respira la vita, si respira una bellezza sottile e persistente, pungolata dal dolore che è crescita, mancanza, abbandono, ma non è mai distruttivo “, in cui si esprime come “abbiamo intorno a noi, sempre più di quello che perdiamo”.   I testi della raccolta, organizzati in sezioni, ciascuna caratterizzata da un titolo-tema (Case, Stami, Desideri, Attese, Memorie, Timori, Notti, Voci) sono, per il lettore, una spiazzante sorpresa, com’è nella migliore poesia, nei quesiti e negli esiti, sempre provvisori ed inconclusi, che pongono.
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Imitazione

L’offerta è la marcia in più che valorizza la sofferenza, ne fa un tesoro da condividere con gioia. Così ha fatto Gesù con la passione, di cui ancora, ogni giorno, ci nutriamo. Anche noi possiamo fare come Lui: imitarlo, divenirgli simili, nutrendo i fratelli con una vita presa, spezzata e data.

Ornithology 23. Ts’ui T’u e Chang Chiu-ling

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L’oca selvatica solitaria


File e file ritornano, si perdono oltre confine.
Ma tu dove vai, tutta sola?
Nella pioggia di sera chiami le altre, perdute,
sulla diga deserta incerta discendi.

Sull’isola avvolta di nebbia passi in fondo nel buio,
la luna di frontiera fredda t’insegue.
Seppur non incontri la freccia incoccata,
volare da sola al tuo pericolo basta.

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Un miracolo

Gesù ha bisogno di noi, perché ci ama. È bello pensare a un Dio per il quale non siamo superflui, piuttosto che a qualcuno per cui se siamo o non siamo nulla cambia.
Per un Dio che ha bisogno di me mi spendo, arrivo a compromettermi, a rischiare. Lo ringrazio dal profondo dell’anima per aver permesso un miracolo così.

Cercare

Non ha senso cercare qualcosa più di Dio, di più dell’amore. A volte ci facciamo affascinare da sirene di ogni tipo, rischiamo di perderci nei loro canti seducenti; ma non c’è niente di più grande dell’amore, non c’è niente di più bello, di più buono, di più vero di Dio.