Archivi autore: fabrizio centofanti

Informazioni su fabrizio centofanti

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La parola ai poeti. Stefano Guglielmin

 

Leggo e scrivo poesia da almeno quarant’anni. Ho condotto un laboratorio di lettura di poesia italiana contemporanea per venti. Gestisco Blanc de ta nuque dal 2006 e, fino al 2016, ho scritto quasi una recensione alla settimana di libri di poesia appena usciti. Ho scritto anche alcuni saggi; l’ultimo, il più completo, s’intitola La lingua visitata dalla neve. Scrivere poesia oggi (Aracne, 2019, pp. 450). Posso dunque dire di praticare la materia con una certa regolare continuità, frequentando poeti d’ogni ordine e grado. Che cosa ho compreso? Niente di nuovo: i poeti sono persone difficili, a volte generose, spesso permalose; e ho capito la difficoltà che hanno gli aspiranti poeti nel comprendere che non si può scrivere senza conoscere le opere degli altri contemporanei e quelle della tradizione. Si è sempre allievi di un’area del poetico: dev’essere chiaro di quali e quanti sforzi si è fatto per liberarsene. Mi stupisco sempre quando qualcuno non ha la minima idea del canone secondo-novecentesco, e, di conseguenza, non si rende conto di scrivere come un epigono degli autori che viaggiavano in carrozza e pensavano che le donne non avessero diritto al voto né la libertà di parola. E mi stupisco che non capiscano che la rima fiore /amore è davvero difficile da fare. E che il canto non possa più essere cristallino, a meno di non essere davvero fanciulli, come Penna, oppure maledetti, come Simone Cattaneo, per esempio. Continua a leggere→

Dare

Siamo fatti per dare gloria Dio: è questo il nodo cruciale. L’orgoglio si rifiuta, l’umiltà si allinea allegramente. La felicità si trova oltre la cortina dell’io. È lì che aspetta il Cristo, il quale disse: c’è più gioia nel dare che nel ricevere.

La voce degli ultimi. La poesia


La poesia è la delicata modalità religiosa – l’unica modalità di espressione libera che hanno, dopo che la stessa cultura è stata loro preclusa – con cui nei millenni si è espressa la voce dei poveri.

Quella preghiera, nel tempo da qualche parte fatta poesia, ha da sempre consolato i poveri perché si dirige all’Unico che li vuole e li sa ascoltare e perché, come si diceva, sono le uniche parole che essi possono esprimere in piena libertà. Continua a leggere→

Marco Salticchioli Ramana [Dwija], Tre poesie

Marco Salticchioli Ramana [Dwija] è nato a Roma, città in cui vive, nel 1961. Sue poesie sono state pubblicate su “Poesia” (nella sezione “I poeti di trent’anni” a cura di Milo De Angelis, che ha anche scritto su di lui e sulla sua produzione poetica), “Il rosso e il nero” (con introduzione di Antonella Anedda), “Metropolitan” (con presentazione di Roberto Carvelli), “Galleria”, “almaluna”, “La società lunare” e numerose altre riviste.

È stato assai vicino, umanamente e letterariamente, all’esperienza della rivista “Braci” e alla rivista, pubblicandovi, tra l’altro, gli “Appunti su Scipione poeta”.

Non pubblica poesia, per scelta personale, da anni ed anni ed anni ed oltre.

Tra le ultime pubblicazioni, la postfazione al volume di poesie “Novalis o Europa” di Giselda Pontesilli (Giuliano Ladolfi Editore). Continua a leggere→

Talent scout. Leo Silva Brites


Leo Silva
Brites, L’ultima poesia d’amore, Instapoeti, Alise Editore

Poesia di Nadia

La pioggia fuori cade forte,
rimbomba dentro al cuore,
pulsa nelle vene e sa di rara felicità
che comprendi solo se la provi
e quel nostro tipico amore
talmente grande, come grandine
che cade sull’asfalto e irrompe con prepotenza

continuando a gocciolare,
come l’amore che dilaga
in ogni posto
che incontriamo
e si espande dopo ogni tocco e ogni battito
e quel nostro amore
solo da noi compreso
come quella irrefrenabile pioggia dirompente.

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Paolo Valesio, Il Testimone e l’Idiota. Nota di lettura di Marie Laure Colasson

Paolo Valesio, Il Testimone e l’Idiota, La nave di Teseo, 2022 pp. 278 € 20 .  

In una sua nota di lettura Giorgio Linguaglossa parla di «poeta kirkeegaardiano che ha attraversato la storia contropelo, che, nell’epoca della fine della metafisica, si è creato una propria metafisica per poter investigare un mondo ormai dissacrato, privo di sacro, che ha relegato il sacro nelle discariche degli oggetti e delle parole a perdere. È di qui che prende inizio il discorso poetico valesiano. La parola diventa testimonianza di una verità che è ogni giorno di più indicibile, impronunciabile, innominabile». Ben detto, io però vorrei parlare di un poeta ad un tempo cosmopolita e provinciale, globale e glocale, che abbraccia le due facce del linguaggio e dell’essere nel mondo. In Valesio la parola diventa «testimonianza» in virtù del semplice appalesarsi della parola poetica in un discorso tutto interno, internalizzato e, quindi, proprio per questo, pubblico, per pudicizia e per  rigore. Davvero un libro singolare, dissimile dai libri che si pubblicano oggi, che cerca con tutte le proprie forze di aprire un varco nel linguaggio sordo degli uomini del suo tempo, che parla un linguaggio non classificabile entro le categorie ermeneutiche della critica letteraria. E questa sua «inclassificabilità» è il miglior argomento in pro del lato pubblico di esso, del suo volgersi verso i pubblicani, coloro che commerciano con le cose pubbliche di beni privati che, per loro natura, si sottraggono alla impudicizia della pubblicità. Tutto sospeso tra la grazia e la colpa, tra la richiesta del perdono e la impossibilità di concederlo, il discorso poetico valesiano si comporta come l’«Idiota» (uno dei suoi quattro personaggi del libro: il Testimone, l’Idiota, la Fiamminga, la Voce), che ripete sempre la stessa parola fino alla nausea e allo stordimento.

 

(Marie Laure Colasson) Continua a leggere→

La parola ai poeti. Alessio Brandolini

Sulla poesia

La poesia è pura immaginazione, una rosa sbocciata nell’occhio della luna.

Non so perché a un certo punto, da adolescente, ho iniziato a scrivere poesie e lo facevo in modo costante e duro, eppure per vent’anni non ho mai pensato di farne un libro, soltanto qualche testo su riviste: quando capitava, quando un’anima generosa mi chiedeva qualcosa in lettura. Questo fino alla pubblicazione, a sorpresa, della silloge L’alba a piazza Navona nell’antologia del Premio Montale (1992). Un esordio tardivo, non cercato, e per il successivo libro ho aspettato dieci anni. Continua a leggere→

L’epoca del Covid e della guerra in Ucraina segna La Fine del post-moderno, di Giorgio Linguaglossa

A proposito di alcuni enunciati standard, a cura di Giorgio Linguaglossa

 

Posto qui alcuni enunciati standard che abbondano nei siti web e nelle comunicazioni via web. Si tratta di alcuni esempi di messaggi anisotropi, neutri, standard, impersonali, oggettivi, persuasivi, assertori, direi gentili della gentilezza di un linguaggio robotizzato, standardizzato, programmato. Si tratta di un linguaggio allo stato cristallino, sostanzialmente ambiguo ed eterodiretto che può essere interpretato in molti modi diversi a seconda delle sollecitazioni psichiche ed endopsichiche che intercettano. Continua a leggere→