
La tragedia è non credere all’amore di Dio, perché se ne rimane privi. Chi crede nell’amore di Cristo, sovrabbonda di vita, resiste alla morte, rinasce nella luce.
Archivi autore: fabrizio centofanti
Nicola Fano, La candela di Caravaggio. Da Paolo Uccello a Burri: quando l’arte dà spettacolo
di Alberto Fraccacreta
Nicola Fano, La candela di Caravaggio. Da Paolo Uccello a Burri: quando l’arte dà spettacolo, Elliot, pagine 128, euro 17,50
Esiste un legame tra arte e teatro? Certo ed è molto più aggrovigliato di quello che si possa credere. Lo spiega Nicola Fano – docente di Letteratura e filosofia del teatro all’Accademia Albertina di Torino – in La candela di Caravaggio. Da Paolo Uccello a Burri: quando l’arte dà spettacolo, un saggio che, in diciassette “reportage da fermo”, prende in considerazione artisti come Piero della Francesca, Tintoretto, Tiepolo, Picasso e altri (Caravaggio non ha un profilo proprio ma compare a sprazzi, come nume tutelare) per chiarirne la profonda vocazione scenica. Continua a leggere
Realtà
La parola ai poeti. Monia Gaita
La poesia è la spremuta di un fertile scambio tra interno ed esterno. È un ponte sfavillante che collega il mondo individuale al mondo universale. Quando mi concentro sul foglio potrei sembrare un artigiano scostante e solitario, eppure non è così: si stabilisce un dialogo robusto non solo tra me e la parola, ma anche tra la parola e il mondo. Questo è scontato dal momento che si tratta più che di corpi finitimi, di corpi combacianti e commisti, non convergenti in entità separate. La poesia mette il cuore in ogni cosa, prende parte delle vicende, dei fenomeni, della materia visibile e invisibile; non lavora a compartimenti stagni, non erige barriere divisorie. Ha cura di noi, carezza e bacia pure i nostri silenzi. Continua a leggere
È questo
Intervista a Biagio Accardo
1 domanda: Luce del più vasto giorno (la tua ultima silloge) ripercorre un arco di vita di più di dieci anni: poesie scritte due lustri fa, altre composte in un periodo intermedio, altre in questi ultimi mesi. Com’ è stato il lavoro di revisione ed unione di testi così distanti nel tempo? Continua a leggere
La scelta
Bellezza
Padre Elia Spezzano, una poesia
Finalmente
Poesie di Marina Petrillo da “materia redenta”. Lettura di Giorgio Linguaglossa
Poesie di Marina Petrillo da materia redenta, Progetto Cultura, 2019, Lettura di Giorgio Linguaglossa
Se l’essere svanisce nell’evento, anche le parole di quella patria linguistica svaniscono irrimediabilmente
Lettura di Giorgio Linguaglossa
«La storia dell’essere è alla ?ne».
«Soltanto se il mondo avviene espressamente l’essere – ma con esso anche il nulla – svanisce nel mondeggiare». (Heidegger) 1
La fine della metafisica coincide con l’inizio di un qualcosa che non conosciamo, e in questa zona di mezzo, in questo transito su un ponte di corda dobbiamo attendere in quella che Marina Petrillo chiama la «elicoidale memoria» come un salvagente che ci risollevi e ci tenga sul pelo dell’acqua.
L’età della Tecnica richiede imperiosamente un nuovo linguaggio, un nuovo linguaggio poetico.
Se l’essere svanisce nell’evento, anche le parole di quella patria linguistica svaniscono irrimediabilmente, e non c’è modo che esse ritornino ad abitare un essere che è svanito anch’esso… Continua a leggere
Domenico Pelini legge Joseph Brodsky. 3
La parola ai poeti. Mauro Germani
Ho cominciato a scrivere versi da ragazzo, chiedendo alle parole tutto ciò che io stesso non capivo. Da questo impedimento o da questa mancanza è nata la mia poesia. Essa doveva condurmi là dove io non riuscivo ad arrivare. Un allontanamento, una traversata nel deserto per cercare di comprendere ciò che si muoveva dentro e fuori di me: l’esistenza stessa, il suo grido e il suo silenzio, in una tensione estrema. La parola poetica tra due abissi, qualcosa che sta all’origine, che è prima, e qualcosa che attende come un destino. In mezzo i sussulti, le voci, le preghiere e gli assedi del nulla, le notti a domandare, a fissare l’invisibile. Continua a leggere
Inutile
La parola ai poeti. Antonio Corona
Forse, a volte, ci si stufa solo a leggerne il nome: poesia. Eppure poi, ritorna. Ritorna per chi la scrive, per chi la legge e detesta, per chi vorrebbe dimenticarla. Ma un giorno inaspettato eccola riapparire, improvvisa e schietta. La leggiamo ed è subito sconcerto, stupore o amore. Perché?
Se la poesia nasce prima della scrittura, sotto forma di storie cantate o in frasi strutturate per farsi ricordare e tramandare più facilmente, oggi si assiste ad una totale inversione di tendenza. Le rime, molto usate in passato, diventano spesso ridondanti o scontate e la poesia non s’identifica più in un cielo terso, in una luna malinconica o in un gabbiano che plana ma è nella vita di tutti i giorni. La poesia diventa strumento di riflessione profonda, non scontata dove lo scrittore stesso si trova non solo a scrivere poesie ma ad essere necessariamente e istintivamente poeta. Continua a leggere
La volontà

L’invocazione del Pater suona così: sia fatta la tua volontà. Una delle preghiere più sottovalutate di ogni tempo e luogo: divisi tra il timore dell’ignoto e la paura del dolore, dimentichiamo che se in tutto il mondo si realizzasse la volontà di Dio, sperimenteremmo il Cielo sulla terra. Chiediamolo spesso, allora, molto più spesso di quanto oggi facciamo.
La voce degli ultimi. Come arricchirsi diventando poveri
Chi accoglie, come un vero e proprio bisognoso, le condizioni insegnate dalla povertà, ha le maggiori possibilità di percepire quale sia la verità nella vita. I poveri e il loro mondo sono infatti una luce potente che permette di acquisire nuovi occhi e un cuore nuovo, e di vedere ciò che senza di essa non si vedrebbe. Solo la conversione verso il mondo dei poveri può accendere in noi quella luce la quale, allora, ci arricchirà in solidarietà, compassione, sapienza, giustizia, fede, speranza e forza di liberazione.
Ed è proprio alla luce di questo tipo di fede e di quei nuovi occhi che io ho visto la poesia fluire nel mondo dei poveri, soprattutto quando sono bambini: Continua a leggere
Effetto
La leggenda della Madonna delle armi
Basilio Stella, un poesia
Le perle nere
Ho incontrato Cristo vestito da cencioso
a mendicare: nessuno l’ha riconosciuto mai
cosi conciato
ed il passo si è fatto più lungo e l’occhio ha guardato altrove.
Cristo è un gran re
che ha mille reggie e servitori in gran quantità
pronti a tradirlo,
perché dunque mendicare? Più avanti l’ho incontrato ancora
vestito da demente il Cristo
a parlare col sole:
nessuno l’ha riconosciuto mai
cosi conciato ed il passo si è fatto più lungo e l’orecchio si è girato altrove.
Cristo è un gran re
a cui hanno usurpato il trono
per far dannare l’uomo, perché dunque delirare? Cristo
E ancora più avanti vestito da morto
a dormire:
nessuno l’ha riconosciuto mai così conciato,
ma il passo si è fermato a commiserare.
Per farsi riconoscere un’altra volta Cristo ha dovuto morire!


















