Archivi autore: fabrizio centofanti

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La parola ai poeti. Alfredo Panetta

Cosa non è poesia? E quanto contano i luoghi per diventare poeti? Parto da questi due cippi per raccontarmi. La seconda domanda è più facile, la prima è a forte rischio retorico. Proverò ad evitare la trappola dell’elenco. Mi sento fortunato, ho vissuto due vite diametralmente opposte. La prima in un paese sperduto delle colline joniche calabresi, la seconda nell’unica metropoli italiana. Dall’innesto tra questi due luoghi si è concretizzata la mia poesia. Oggi non saprei immaginarmi privo di versi. Almeno uno al giorno, un piccolo mattoncino. Continua a leggere→

La parola ai poeti. Vincenzo Mascolo

FRAMMENTI DI UN DISCORSO POETICO, UN PO’ RETORICO E UN PO’ NO. COME D’USO. 

  1. Metti in versi la vita: questo verso di Giovanni Giudici mi torna alla mente ogni  volta che mi accingo a scrivere una poesia. Meglio “mettere la vita in versi”, scrivere  di ciò che appartiene alla quotidianità, oppure avere il coraggio di “turbare  l’universo”, sondare il mistero in cui siamo immersi? Non penso possa esserci una  risposta univoca. E forse rispondere non serve perché, come recita l’ultimo verso di  quella poesia di Giudici, in ogni caso l’essere è più del dire. 

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Natale 2019, di Mauro Germani

 

Che cosa penso del Natale? Che cosa posso scrivere di ciò che una volta era chiamata la festa dei poveri?

Oggi tutto è cambiato. Anch’io non sono più il bambino di un tempo. Quell’attesa e quella dolcezza sono lontane, così come non c’è più un mondo di campagne, di periferie, di vecchie case di ringhiera e di cascine. Un mondo di uomini e donne che avevano una loro dignità, una loro consistenza, una loro identità, le quali si potevano leggere sui loro volti segnati dal lavoro e dalle difficoltà di ogni giorno. Un mondo contadino e popolare che è stato distrutto, un mondo urbano, periferico, rionale, non ancora contaminato da uno sviluppo devastante. Continua a leggere→

Benito Mussolini. Me ne frego

di Guido Michelone

Benito Mussolini. Me ne frego

A cura di David Bidussa

Edizioni Chiarelettere

 

Per il centenario della marcia su Roma, da parecchi mesi, l’editoria italiana si è attrezzata nel proporre nuovi e vecchi libri, che tentano di spiegare un avvenimento rimasto un unicum nella storia delle democrazie occidentali, benché, da allora, ripetuto sino ai nostri giorni, in altri Paesi di tutto il Pianeta: ovviamente non una parata simbolica quale presa di potere concessa dal re Vittorio Emanuele III a Benito Mussolini, quanto il radicarsi del fascismo inteso via via come falso movimento rivoluzionario, forza conservatrice ultranazionalista, tendenza reazionaria antiparlamentare, ideologia distruttrice guerrafondaia in grado, per colpa di Adolf Hitler (forse il continuatore è più celebre della ideologia mussoliniana), di cancellare in soli sei anni di guerra, oltre sei milioni di morti, anche innumerevoli testimonianze di civiltà antica e moderna (ad esempio ben 417 dipinti di inestimabile valore). Continua a leggere→

“È come se io / rinascessi al tramonto”: su “Ineluttabile incontro di sguardi” di Milena Ri

 

di Alessandro Burrone

“È come se io / rinascessi al tramonto”: su Ineluttabile incontro di sguardi di Milena Ri (L’erudita – Giulio Perrone Editore, 2022)

 


Dunque, usiamo la pagina come uno specchio, intanto. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci ascolti, vi arriviamo per questo. Dobbiamo dirci qualcosa, intorno è piattume o incredibilmente bello. Fissare un ricordo. Come in un dialogo con se stessi, si passa dal tu all’io, e la domanda finale è grido: Continua a leggere→

La parola ai poeti. Niccolò Nisivoccia

Cos’è la poesia, per te? È una domanda ad altissimo rischio di retorica nella risposta, ma non è retorica se dico che, al di là della sua pura e semplice bellezza, la poesia è secondo me un modo, al tempo stesso, per sentire più forte che mai l’attaccamento alla vita e per guardarla da una giusta distanza. L’attaccamento alla vita: perché la poesia ha molto a che fare con i sensi, con la sensualità, è il tentativo di afferrare quello che Robert Frost chiamava il “suono del senso” – e credo che la vita possa e debba essere vissuta e sentita proprio attraverso i sensi, la sensualità, prima ancora che attraverso la ragione. La giusta distanza, al tempo stesso (e per lo stesso motivo): perché la poesia ci libera dal vincolo e dall’ossessione di dover dare sempre un significato a ciò che accade, a tutte le nostre azioni. La parola della poesia, a differenza di altre, non pretende di dominare il mondo, ma al contrario: prende atto dell’irriducibilità del mondo ad unità, e l’accetta. Non pretende risposte assolute alle proprie domande, perché non ne cerca. Continua a leggere→

Questa luce


In questo sta l’amore, che Dio ci ha amati per primo, ricorda nella sua prima lettera Giovanni. Dobbiamo far tesoro di questa precedenza, contare su un amore che ci anticipa e sorprende, questa luce che si accende, quando meno te lo aspetti.

Cinque pensieri di Ungaretti, tratti dalle “Lettere a Bruna”.

 

a cura di Giselda Pontesilli

 

Cinque pensieri di Ungaretti, tratti dalle Lettere a Bruna

inviate in Brasile alla poetessa Bruna Bianco dal ‘66 al ‘69

e pubblicate nel 2017 da Mondadori a cura di Silvio Ramat.

 

«Quando verranno a Roma, Bruno e Marco, vorrei mostrare loro diverse cose. Qui è nato il Barocco. Roma è la città barocca più straordinaria del mondo. Vi hanno lavorato il Bernini e il Borromini. Del Borromini vorrei mostrare loro alcune opere. Era l’architetto più fantastico che abbia avuto il mondo, forse il maggiore in ogni senso. Era Ticinese. È morto giovine, suicida. I suoi monumenti sono pazzi d’equilibrio. Le diverse parti si tengono su, con un’armonia insuperabile, come gli oggetti che porta uno sopra l’altro, un monte di oggetti, un illusionista di circo.

/ Eppoi desidero che scoprano gli Etruschi. Non potranno venire con me sino agli scavi di Pompei e di Ercolano? Sarebbero visioni incancellabili per sempre.

Anche i Musei di Napoli, sono ricchi da impazzire.

Come sarei felice di mostrare loro com’è stata grande, come sarà grande l’Italia: arte e sapere. Non abbiamo altre strade, sono le strade maestre.» (lettera 184) Continua a leggere→