A volte, amiamo Gesù per questo e per quello, per l’una o l’altra persona: e se lo amassimo per Lui? La vita è una scoperta: l’essenziale è capire prima dell’ultima puntata.
Archivi autore: fabrizio centofanti
Zbigniew Herbert, Mandel’štam
Mandel’štam
E alla fine come tutti i grandi poeti è diventato un buffone
alla corte dei muschi e dei licheni nel reame sovrano
della tundra
desta l’allegria generale quando a quattro zampe come
un cane
cerca gli avanzi di cibo vecno nenažratyj
e così per la gioia dei prigionieri compagni di sventura il
poeta canta come un gallo
fa le capriole si mette sulle mani a testa in giù
quando gli manca l’inventiva semplicemente fa l’ebreo
Sono passati decenni nessuno più ti cerca
adesso forse il signor Brodskij nell’aldilà cerca di ritrovare
una traccia
è sempre stato così preciso il tempo e il luogo lo hanno
abbandonato
contava le sillabe come un avaro ma parlava anche con le
ombre
E Mandel’štam balla per la gioia degli urka
con la camicia mortale della paura i torsoli
gettati in faccia
dimenticato sul fondo del mar rosso
che si è chiuso su di lui non vedrà Jerusalem
gettati in faccia
E Mandel’štam balla per aumentare la gioia di
esistere
e Mandel’štam balla da solo scalzo sulla neve
[1996-1997]
Riparazioni
Domenico Pelini legge Dino Campana. 1
Il verso giusto
La parola ai poeti. Gianluca Garrapa
Innanzitutto ringrazio Fabrizio Centofanti per l’invito.
Un piccolo avvertimento per la lettura di quanto segue: quel che leggerete è esso stesso una forma poetica, ovvero una forma di scrittura desiderante che cerca di illustrare il tema proposto. Quanto vado scrivendo è esso stesso desiderante-poetico; il discorso intorno alla poesia è, a mio parere, sempre contorno del desiderio, passeggiata intorno e dentro uno spazio del desiderio: ancor prima di essere metrificata, storicizzata, conclusa in un ‘genere’ contraddistinto dalla prosa, la poesia è lo spazio del desiderio, spazio che è anticamera di ogni inconscio, ogni Dio, ogni materialismo. Lo spazio del desiderio è, in sostanza, l’anticamera di sistemazioni di comodo che etichettino il modo e il mondo poetico in. Continua a leggere
Nuovo
La parola ai poeti. Isabella Bignozzi


Poesia è anelito al vero, preghiera collettiva che va mendicando un luogo in parola. Poeta è colui che tenta, in piena inadeguatezza, di farsi tale luogo, radicando il suo dire in lacerti d’assoluto, oltre le orizzontalità e contingenze del tempo.
Al pari d’ogni altro essere umano, chi vive in poesia è anima colata in un corpo, e come tale sente, nel punto d’incontro tra membra e soffio del pensiero, una tensione, una sdrucitura. È in questo divario che s’annida il conato del dire: tra l’essere verticale e trasparente, parte di un tutto, e l’esserci nel fluire, forma che scorre. Continua a leggere
Con Dio
Giuseppe Gallo, Quattro mollette blu made in Cina, nota di lettura di Ewa Tagher
Giuseppe Gallo, Quattro mollette blu made in Cina, Progetto Cultura, Roma, 2022, pp. 70,€ 12
Giuseppe Gallo, è nato a San Pietro a Maida (Cz) il 28 luglio 1950 e vive a Roma. È stato docente di Storia e Filosofia nei licei romani. Negli anni ottanta, collabora con il gruppo di ricerca poetica “Fòsfenesi”, di Roma. Delle varie Egofonie, elaborate dal gruppo, da segnalare Metropolis, dialogo tra la parola e le altre espressioni artistiche, rappresentata al Teatro “L’orologio” di Roma. Continua a leggere
Inizio
Joseph, di Alida Airaghi
di Alida Airaghi
Otto anni Benedictus
poi gravatus senectute
sofferente di salute
a basite eminenze
in concistoro
flebilmente scandisce
inaudita insospettata
decisionem
dopo fervida preghiera
tormentata riflessione
ribadisce
pervenuto
ad certam cognitionem
supplicando comprensione
declaro renuntiare
io semplice operaio
nella vigna del Signore
coscientia coram Deo
explorata
risolto ad abdicare
se si trova zizzania
più che grano
nel campo della Chiesa
Benedictus iam Joseph
preferisce migrare
spogliato di mitrie
pivali fanoni
sontuose liturgie
si allontana silenzioso
il più antiquus
vegliardo
della storia vaticana
invocando
la schiera dei santi
i saggi timonieri
della barca di Pietro
testimoni
di una croce sostenuta
restaurando
nel solco traditionis
ha scelto
il vicino più spoglio
monastero
dove un gatto
lo attende
e Mozart lo consola
pontifex non summus
ma emerito soltanto
altero curvo bianco
patiendo
et orando
lui teutone severo
così stanco
del mondo.
Grazie di tutto
Ogni momento
30 dicembre 2008

Il telo bianco è la veste dell’angelo
nella regione dei donatori di bene
dove un gesto amante
è il canto dei salvati
di coloro che trasmisero luce
come in circolo
in una rete infinita
di rimandi
sulla frequenza di un Dio
che è sempre nuovo
perché ama sul serio
– veglia in ogni istante –
come le madri di una volta.
Due Poesie di Giorgio Linguaglossa, Lettura di Marie Laure Colasson
Due Poesie di Giorgio Linguaglossa, Lettura di Marie Laure Colasson
Stanza n. 73
Cogito è in viaggio su un treno blindato
Il gioco dell’ombra tra gli hangar. Fasci di luci dai riflettori
posti sulla sommità delle torrette blindate.
Sulla terra battuta il passo dell’oca dei soldati.
I gendarmi giocano al gioco delle tre carte.
Gli ufficiali puntano alla roulette: sul rosso, sul nero,
sul numero 33.
Giocano con le bambole, giocano con le murene.
Accompagnano al pianoforte la bella Marlene
Che canta il Lied della nostalgia e della morte.
In alto, le sette stelle dell’Orsa maggiore.
Beltegeuse è una stella nana, Enceladon è lontana.
Firmamento stellato.
Cogito è in viaggio su un treno blindato,
Sta scrivendo una cartolina ad Enceladon:
«Mia amata, il mio posto è qui».
Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro. Notte di Natale
di Lucio Brandodoro
Si sta compiendo un fatto.
E un fatto ha sempre una connotazione precisa. È un accadimento situato precisamente nel tempo e nello spazio. E, nel tempo e nello spazio, è un accadimento che necessariamente ha delle implicazioni sociali, politiche, economiche, religiose, culturali.
Questo vale per qualunque fatto, per qualunque accadimento.
Che dire, se il fatto di cui parliamo ha come soggetto Dio stesso? Continua a leggere

















